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COVID-19 e spagnola. Davvero sono simili? PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Martedì 16 Giugno 2020 08:30

Spesso durante questa pandemia di CoViD-19, il coronavirus è stato paragonato all'influenza spagnola, che uccise milioni di persone (tra i 50 ed i 100) tra il 1918 e il 1920.

Un articolo pubblicato sullo Smithsonian Magazine analizza i due fenomeni, e ne deduce che questo confronto non è del tutto corretto e, soprattutto, non si può utilizzare la spagnola come metro di paragone per capire come andrà a finire la pandemia attuale.

Ci sono infatti importanti differenze biologiche tra il SARS-CoV-2 e il ceppo di H1N1 alla base dell'epidemia di influenza spagnola.

A questo vanno aggiunte sostanziali differenze tra il contesto abitativo, igienico e sociopolitico attuale e quello dell'epoca (il primo dopoguerra).

LA GRANDE GUERRA.

La diffusione della spagnola venne certamente favorita dalla situazione dell'epoca.

Durante la I° guerra mondiale molti giovani lasciarono le proprie case per andare a combattere su fronti di battaglia che spaziavano dalle Ardenne alle porte di Mosca.

Questa spostamento di truppe permise al virus di circolare e contagiare i soldati, causando la prima ondata dell'epidemia nella primavera del 1918.

Nell'autunno dello stesso anno arrivò una seconda ondata pandemica: si diffuse grazie ai commerci con le rotte marittime e ferroviarie in tutto il mondo.

MUTAZIONI GENICHE

Si stima che tra il 1918 e il 1920 la spagnola uccise tra i 50 ed i 100 milioni di persone nel mondo: quel ceppo del virus poi scomparve da solo, probabilmente a causa del fatto che in molti l'avevano contratto e si era quindi creata un'immunità di gregge, oppure a causa delle mutazioni del virus stesso.

Gli studi fin qui condotti fanno ipotizzare che il SARS-CoV-2 sia relativamente stabile: il virus della spagnola, al contrario, mutò rapidamente, così come accade a quello dell'influenza stagionale, per proteggersi dalla quale è necessario vaccinarsi ogni anno.

LA STAGIONALITÀ.

Un altro fattore che rende difficile fare previsioni sul futuro della pandemia attuale da SARS-CoV-2 è il fatto che il nuovo coronavirus, al contrario di quello dell'influenza, non sembra condizionato dalla stagionalità. In realtà ancora non sappiamo se lo è.

(Le indagini satellitari fatte dall'Università di Harvard ed analizzate anche dal Mossad israeliano, che dimostrerebbero un notevole aumento del traffico e delle auto parcheggiate intorno agli ospedali cinesi già da agosto 2019, farebbero ipotizzare che non lo sia affatto, se ha superato sia il caldo estivo che il freddo invernale delle province cinesi).

In definitiva «le oscillazioni nei casi di COVID-19», si legge sullo Smithsonian Magazine, «non sembrano comparabili con le "ondate" di influenza del 1918 e 1919».


Paragonare quindi la CoViD-19 con la spagnola potrebbe avere solo una ragione di fondo in effetti.

L'influenza spagnola si è conclusa.

Ed è quello che possiamo sperare della COVID-19

 

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