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Confessioni di un (ex) violento. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Martedì 05 Settembre 2017 10:28

«Lei è bella, anzi bellissima. Ha un impiego di prestigio, tanti amici. E’ solare, simpatica e brillante, a differenza mia. Lei è tutto quello che vorrei essere... Ecco perché non perdo occasione per offenderla, sminuire quello che fa o farla sentire in colpa. E’ l’unico modo che ho per affermarmi su di lei: cerco di farla sentire meno per sentirmi io di più». Lorenzo racconta a fatica il rapporto di amore e odio che lo tiene legato alla sua compagna. Stanno insieme da sei anni e non riesce a capire come «possa una come lei stare con uno come me».

 

«E’ difficile anche per me – riprende – ma è l’unico modo che ho per tenerla legata». Lui ha 30 anni, è insicuro, un passato di rifiuti e si sente un po’ un fallito. Confessa con un filo di voce la sua quotidianità a patto che resti anonimo, quindi niente nome e cognome. Sono circa cento gli uomini che si rivolgono ogni anno al Cam, il centro di ascolto per uomini maltrattanti, il primo in Italia che si occupa dal 2009 della presa in carico di uomini autori di comportamenti violenti. L’adesione a questo tipo di programmi è volontaria e gli uomini possono arrivarvi di propria iniziativa oppure tramite servizi sociali o forze dell’ordine. Per la stragrande maggioranza si tratta di fiorentini tra i 35 e i 55 anni, in aumento dal 2009.

«La maggior parte quando entra dice: Cosa ho fatto? Questa è un’esagerazione. Ci troviamo di fronte a una modalità così frequente di trattare male le mogli o le fidanzate che quasi ci si abitua. Si tratta di una preoccupante legittimazione sociale e di una normalizzazione della violenza che porta i maltrattanti a minimizzare quello che stanno facendo. A questo si accompagna un’attribuzione di responsabilità in cui sono loro a sentirsi vittime scaricando tutte le colpe sulla partner» spiega Alessandra Pauncz, presidente del centro Cam.

«C’è un sottile linguaggio del privilegio maschile – prosegue – che fa sì che gli uomini pensino di essere legittimati ad essere violenti, senza mai percepire le proprie azioni come violente». Non è semplice ottenere dati scientifici sulla recuperabilità degli uomini maltrattanti. Dalle analisi emerge che la difficoltà maggiore è quella di superare le prime fasi di terapia quando il 40% dei pazienti abbandona. Per coloro che invece continuano, si osserva che dopo alcuni mesi interrompono la violenza fisica e allo stesso tempo si sviluppa una riflessione sulle motivazioni che portano alla violenza psicologica, economica, sessuale. «I maltrattanti – conclude il presidente delcentro Cam – hanno scarse capacità di riconoscere i propri stati emotivi al di fuori della rabbia. Per questo quando si sentono per esempio vulnerabili o sotto pressione rispondono con la violenza».

 

Articolo de La Nazione

 

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