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Prima di criticare, sappiamo davvero cosa è l'IPASVI? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 22 Giugno 2017 08:14

E' ormai diventata una moda.

Colleghi, anche di una certa formazione e cultura, addossano alla Federazione IPASVI qualsiasi problema della categoria e personale; dai bassi stipendi al demansionamento, dalla carenza di organico alla mancata valorizzazione delle specializzazioni, fino alle decisioni dei Tribunali.

Ma, in sostanza, cosa è l'IPASVI?

La Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi è un ente di diritto pubblico non economico. Il che significa, in primis, che è una struttura DELLO Stato, con tutti i pregi ed i difetti di questa situazione. Questo è il motivo, ad esempio, per cui la tessera IPASVI è, ai sensi della legge, un documento di riconoscimento valido (D.P.R. 28/12/2000 n° 445).

Se venisse applicata la legge e la Federazione si trasformasse in Ordine cambierebbe qualcosa? Forse. In meglio o in peggio? Entrambe le cose, probabilmente. A seconda di che aspetto si analizzi. 
Ma ritorniamo indietro.

Cosa fa l'IPASVI?

Lo Stato delega alla Federazione Ipasvi la funzione, a livello nazionale, di tutela e rappresentanza della professione infermieristica nell’interesse degli iscritti e dei cittadini. 
Tutela e rappresentanza.

Già, ad una lettura veloce, manca la parola “difesa” e si parla ESCLUSIVAMENTE di professione infermieristica. Non dei singoli iscritti.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in Palombella rossa. In legislazione e giurisprudenza ancora di più.

L'IPASVI rappresenta l'intera professione nelle sedi legislative, tutela la professione da decisioni politiche o attacchi mediatici che potrebbero sminuirne il valore o la portata di competenze.

Garantisce ai cittadini che l'infermiere che hanno davanti sia adeguatamente formato, anche controllando i programmi di studio nelle università.

Questo fa l'IPASVI, non altro; perchè questo è ciò che, per legge, deve fare.

Chiariamo. In tutto questo è OVVIO che non tutto sia rose e fiori.

I problemi ci sono; e forse ci saranno ancora a lungo.

Ma pensiamo da dove arriviamo e quanta strada abbiamo già fatto. Davvero l'IPASVI deve correre più dei professionisti stessi? Quanti ancora, a distanza di 17 anni, si definiscono ancora “infermieri PROFESSIONALI”?

Quanti, a distanza di 22 anni, rimpiangono il mansionario? E' innegabile che l'infermiere italiano, la professione infermieristica italiana, venga da un passato di ausiliarietà, subordinazione e “spirito crocerossino”. Come è innegabile che tutto questo appartenga, almeno legislativamente, al passato. Ma le abitudini sono dure a morire. E noi, come professione, non siamo certo tra i primi a volerle o poterle superare! Eppure basta così poco. E' sufficiente una piccola cosa chiamata CONOSCENZA. Faccio solo il solito piccolo esempio. Da contratto del servizio pubblico, nel periodo estivo, ci spettano 15 giorni continuativi di ferie. Festivi esclusi. Ma quanti di noi pretendono davvero TUTTI i giorni che ci spettano? Pochissimi. Ci prendiamo la “quindicina” e stop, senza fiatare.

Però pretendiamo uno scatto di orgoglio e prese di posizione difficili da sostenere da parte di un ente pubblico come la Federazione.

E se cominciassimo a muoverci NOI, nel nostro piccolo orticello, rivendicando i piccoli diritti che ci spettano? Così, tanto per dire, no?

L'errore più grosso che facciamo è credere che l'IPASVI sia tutto.

Un sindacato, l'ARAN, un tribunale.

Ecco.

La Federazione non è NIENTE di tutto questo.

Non può esserlo.

Torniamo alle “accuse iniziali”, facciamo un passo indietro.

Gli infermieri italiani guadagnano poco. E' lampante e lapalissiano.

E la colpa viene data all'IPASVI.

Ma chi va a discutere dei contratti con l'ARAN? L'IPASVI?

No, assolutamente.

Ci vanno i sindacati.

In particolare i generalisti, la triade.

Quelli che hanno la maggioranza, essendo infarciti di amministrativi e personale tecnico di base.

E, guarda caso, tali sindacati, firmano contratti dove veniamo trattati come illustrato nella tabella che vi riporto, dove sono messi in grafico gli stipendi tabellari, quindi al netto degli accordi aziendali, del comparto sanità pubblica.

E' evidente che, mentre fino alla cat. C (linea rossa) gli stipendi salgono progressivamente e regolarmente, per la cat. D (linea verde e linea blu per i Ds), ovveroQUELLA DEI LAUREATI, si riparte da più indietro, come se studiare fosse un peccato.

Le linee tratteggiate (bianco-verde e bianco-blu) indicano quanto guadagneremmo se la curva in salita venisse rispettata, anche senza discutere delle differenze di responsabilità e carico di lavoro.

Nella tabella  invece il confronto degli stipendi nella sanità tra Italia e media europea. 
Senza contare responsabilità. percorso formativo ed obbligo di formazione continua, i dati parlano chiaro, grazie ai contratti firmati dai sindacati confederali nella sanità italiana più si sale di qualifica meno si guadagna in rapporto alla media europea.

E' colpa dell'IPASVI o dei sindacati generalisti che firmano i contratti?

Per la mancata valorizzazione delle specializzazioni vale lo stesso discorso. Finchè nel contratto della sanità pubblica verrà citato solo ed esclusivamente il master in management, per accedere alle funzioni di coordinamento, quali aziende investiranno nelle altre specializzazioni come l'area critica o l'infermieristica legale e forense?

Gli organici, per cambiare discorso, vengono definiti dalle direzioni sanitarie. L'IPASVI è in direzione sanitaria? No, evidentemente.

Ampliamo il discorso, così ci colleghiamo al prossimo argomento.

Finchè gli infermieri risponderanno ai campanelli o rifaranno i letti, chiuderanno i ROT e distribuiranno i pasti, senza MAI scrivere in Direzione Sanitaria per denunciare la mancanza di personale di supporto, pensate che le aziende assumano?

Non siamo noi i primi ad autodemansionarci, in molti casi, senza prendere mai una posizione forte nei confronti dell'azienda? Si, ok, facciamo all'italiana. “I sindacati ci devono pensare”. Beh, primo, no, i piccoli atti di demansionamento li dobbiamo rifiutare NOI per primi; secondo, ai sindacati generalisti di cui sopra, quanto pensate interessino le vostre lamentele? Gli infermieri mica pagano loro la tessera! Gli infermieri mica vanno a votare alle RSU! A loro premono altre figure...

Ma il demansionamento è colpa dell'art.49! L'ha detto anche il giudice!”.

Ora, che l'art.49 non sia il massimo, lo posso anche accettare. Certo è figlio di quella realtà storica passata di cui ho già parlato.

Ma l'art.49 ha una parolina (ricordate Moretti?) piuttosto interessante: ECCEZIONALITÀ. Gira tutto intorno a quella.

E' ovvio a chiunque che, se una mattina l'OSS è malato, posso anche rifare i letti. Ma dalla mattina dopo perde le caratteristiche di eccezionalità, quindi nisba. Non è complicato.

Se non rifiutiamo, sempre noi per primi, la mansione inferiore NON eccezionale, l'IPASVI può scrivere un nuovo articolo, eliminare quello vecchio, qualunque cosa. Non cambierà certo niente.

Ma l'ha detto il giudice”.

I giudici, partiamo da un dato di fatto, di sanità non sanno niente.

Forse se sono stati uan volta ricoverati possono immaginare come funzioni un reparto, ma nulla di più. 
Se un giudice non ha capito come appllicare l'art.49 ringraziamo l'avvocato, ed i suoi periti, per non essere riuscito a farglielo capire. Ecco a cosa serve un infermiere legale e forense... (Si, vero, tiro un po di acqua al mio mulino. Ma è la verità, no?).

Anche in questo caso, colpa dell'IPASVI?

Chiaramente no.

Ma fa “figo” dirlo.

E' un ottimo capro espiatorio, per deviare la vostra rabbia e frustrazione verso i VERI responsabili dei problemi della professione.

Uno SPLENDIDO capro espiatorio.

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Giugno 2017 08:17
 

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