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Chi scrive cosa, e dove? L’autonomia Professionale non è più un’utopia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Trianni   
Venerdì 17 Marzo 2017 08:17

E’ interessante notare quante occasioni di riflessione professionale possano emergere durante la semplice routine delle nostre pesanti ed interminabili giornate lavorative. Sto parlando in particolare di un Centro di Salute Mentale, dove lavoro, che si occupa di Psichiatria Territoriale.

Ultimamente una collega mi ha chiesto: “Ho parlato al telefono con la Sig.ra… che mi ha segnalato comportamenti strani della sorella. Poi ho chiamato l’interessata (la paziente) invitandola ad anticipare la visita prevista fra due giorni. Infatti l'ho sentita agitata, ansiosa. Ma non lo posso scrivere in cartella?! E poi non posso riportare termini medici. Vero?”.

Però per fortuna, non è così, forse qualcosa la possiamo scrivere. Ci viene in aiuto una certa autonomia professionale, già introdotta dall'OMS nel 1988 nella raccomandazione n.6 della Conferenza Europea sul nursing a Vienna, e finalmente introdotta in Italia con la Legge 251/2000.

Dopo anni e anni di dura lotta, il buon senso ha prevalso, spesso in contrasto con i nostri “vicini di Professione Sanitaria”, i Medici, non essendo più loro “ausiliari”, ricordiamo la non ultima disputa sulle “Case della Salute” in Emilia Romagna.. Siamo depositari di un sapere “intellettuale” che ci rende indispensabili nella salvaguardia della salute, integrandolo multi professionalmente.

Ritornando alla questione aperta con la collega, quindi, le risposi: “Possiamo e dobbiamo scrivere in Cartella!” Il problema qui non è più di cosa possiamo scrivere, né dove o quando, ma il punto focale è la convinzione e la presa di coscienza di una responsabilità onerosa e onorabile che ci deve esortare ad una partecipazione più attiva nel quotidiano agire visto che ormai siamo a tutti gli effetti di Legge autonomi e non dobbiamo aver paura di “osare”. Dalla mia risposta alla domanda, i verbi che ci devono far riflettere sono, infatti “potere” e “dovere”.

Durante l'orario di servizio, parlo per chi si trova in un Ente Pubblico, l'infermiere come gli altri Professionisti Sanitari è a tutti gli effetti un Pubblico Ufficiale o Incaricato di Pubblico Servizio in base agli artt.357 e 358 del Cod.Pen.. La differenza è nella particolarità di svolgimento dei diversi compiti assegnati, ad es. se si intende lo svolgimento del servizio è un Incaricato di Pubblico Servizio, mentre se è chiamato ad adoperarsi su funzioni particolari come la compilazione di una scheda di Triage, o una valutazione per consulenza di Wound Care è un Pubblico Ufficiale.

Si riportano per completezza:

Art. 357 Nozione del pubblico ufficiale.

Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.

Art. 358 Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio.

Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale.

L'Infermiere può assolutamente mettere mano e riportare in Cartella ,che non scordiamoci è un Atto Pubblico, fatti o evoluzioni di cui è stato partecipe o che sia venuto a conoscenza o da lui esplicitati che riguardano l'evolversi della situazione clinica della persona in cura, in quanto facente parte dell'Equipe multiprofessionale che ha in cura il paziente.

L'Art. 2700 del c.c. cita infatti che:

"L'atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti"

Quindi non dobbiamo aver timore di spingerci a mettere in pratica ciò che già ci è legittimato dopo tanto e tanto soffrire. Sempre con fede, dovere di coscienza, e trasparenza, si intende. E cerchiamo di essere professionisti fino in fondo non spaventandoci di riportare termini ormai facenti parte del ns. bagaglio culturale, e qui parlo delle Diagnosi del NANDA (North American Nursing Diagnosis Association), come Ansia, Disperazione, Bassa stima di sè situazionale, Alto rischio di autolesionismo,ecc., naturalmente contestuali al caso sopra riportato, introdotto dalla mia collega, tanto per chiudere il cerchio.

Pertanto, tenendo conto dell'equazione nella quale l'Infermiere è il Professionista Sanitario facente parte dell'Equipe Multiprofessionale che prende in cura il paziente seguendolo fino alla dimissione, che è insignito della figura legale di Incaricato di Pubblico Servizio o di Pubblico Ufficiale, che la Cartella Clinica (e non medica) è un atto pubblico di "fede privilegiata", che le attestazioni contenute in cartella rappresentano l'evoluzione degli interventi dei Professionisti Sanitari coinvolti nel Piano di Assistenza, possiamo e dobbiamo essere Infermieri a tutti gli effetti.

Inf. Legale Forense

Giovanni Trianni

 

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