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Crimini contro l'umanità: genocidio e stupro nel diritto penale internazionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 07 Gennaio 2014 08:09

Aleksandr Isaevič Solženicyn

Aleksandr Isaevič Solženicyn - scrittore e drammaturgo russo, sopravvissuto ai campi di concentramento, vincitore del Nobel per "Arcipelago Gulag" - (1918 – 2008)

 

L'evoluzione del diritto internazionale e la nascita e lo sviluppo del multilateralismo, caratteristico della formazione e del funzionamento delle organizzazioni internazionali, ha comportato negli anni una sempre crescente attenzione agli individui, quali beneficiari materiali di alcune norme internazionali, tanto da spingere autorevole parte della dottrina a parlare di una trasformazione progressiva della materia da peculiare diritto degli Stati a diritto degli individui.

Il processo di evoluzione è stato caratterizzato dalla sempre più ampia affermazione della necessità di tutelare e salvaguardare i diritti umani, quali diritti essenziali ed inviolabili dell'uomo e di prevenzione e repressione della loro violazione.

L'esigenza di proteggere i diritti e le libertà fondamentali dell'individuo si è in primo luogo manifestata nell'ambito degli ordinamenti giuridici nazionali.

Già a partire dal secolo scorso infatti, i sistemi di diritto pubblico di diversi paesi si sono arricchiti di norme che, sulla base di principi etico-politici miravano a tutelare l'individuo in quanto tale da eventuali abusi dei pubblici poteri a suo danno.

In siffatta ottica, il concetto stesso di diritti dell'uomo assume a presupposto la circostanza che l'individuo non debba essere considerato un mezzo per la realizzazione di superiori finalità dello Stato, e cioè di un Ente astrattamente definito come governo della società stanziata su di un determinato territorio, bensì tende a rappresentare l'obiettivo, la finalità cui l'azione statale deve ispirarsi ed al tempo stesso, secondo il principio enunciato nella sentenza 20 gennaio 1989 dalla Corte interamericana dei diritti dell'uomo, caso Godìnez Cruz, relativo alla sparizione di un individuo in Honduras, il limite che l'esercizio della sovranità deve necessariamente rispettare.

Sul piano più strettamente internazionalistico, la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali si pone come settore della cooperazione tra Stati a partire dal secondo dopoguerra ed in conseguenza diretta delle gravi violazioni dei diritti umani e dei crimini internazionali verificatisi durante il secondo conflitto mondiale.

Un impulso decisivo alla posizione di strumenti convenzionali atti a garantire il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali deriva dalla Dichiarazione Universale dei Diritti umani e delle Libertà fondamentali del 1948, sul piano del diritto positivo, e in ambito più precisamente politico-internazionale dalla nascita delle Nazioni Unite e dal conseguente sviluppo del fenomeno del multilateralismo e della cooperazione internazionali.

L'art. 1 dello Statuto ONU recita, infatti: “I fini delle Nazioni Unite sono: 
- Mantenere la pace e la sicurezza internazionale ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace; 
- Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli, fondate sul rispetto e sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodecisione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale; 
- Conseguire la cooperazioni internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, per tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione. 

Da questo assunto derivano, e sul piano dell'effettività della tutela apprestata ai diritti umani e sul piano interno e, infine, per ciò che riguarda l'ambito dei rapporti tra Stati, le seguenti implicazioni

• La tutela dei diritti umani è contenuto essenziale del mantenimento della pace e sicurezza internazionali, fine precipuo delle Nazioni Unite, ed al contempo strumento e fine della cooperazione internazionale;

• La problematica dei rapporti tra pubblici poteri e individui stanziati sul territorio dello Stato nazionale non afferisce più e semplicemente, come enunciato dalla Corte Internazionale di Giustizia in numerose occasioni, la sfera della domestic jurisdiction, bensì giustifica l'ingerenza negli affari interni dello Stato da parte degli altri Stati membri della Comunità internazionale, e in occasione di conflitti interni, che possano degenerare in gravi turbamenti della sicurezza internazionale e minacce alla pace nel mondo, e in occasione di crisi e conflitti internazionali mediante il ricorso agli strumenti previsti dai Cap. VI e VII della Carta ONU;

• Come porre la questione dell'effettività della tutela internazionale dei diritti umani, in caso di violazioni commesse in tempo di guerra o nell'ambito di conflitti armati, e sotto l'individuazione del duplice profilo di responsabilità dello Stato e dell'individuo, e sotto il profilo dell'accertamento, dell'applicazione della sanzione e della riparazione.

Ciò spiega anche, perché, in materia di trattati sui diritti dell'uomo, una importanza decisiva è riconosciuta non solo al catalogo dei diritti tutelati, ma soprattutto ai meccanismi procedurali, ovvero agli strumenti che le norme di diritto internazionale forniscono per ricorrere contro uno Stato presunto responsabile di violazioni. L'efficacia degli strumenti predisposti è poi particolarmente intensa se essi possono venire attivati non solo dagli Stati parte, ma anche dallo stesso individuo che si ritiene leso. Ciò non implica, tuttavia, il riconoscimento di una piena soggettività internazionale anche agli individui, accanto a Stati e Organizzazioni internazionali, in quanto essi continuerebbero a costituire solo i meri beneficiari materiali di una tutela, comunque demandata e sotto il profilo dell'autotutela collettiva e sotto il profilo sanzionatorio alla cooperazione intergovernativa.

Questa ulteriore considerazione trova conferma nella disciplina apprestata dal diritto internazionale per quanto concerne i crimini internazionali dell'individuo. In questo caso, norme di diritto internazionale, anziché prevedere diritti a vantaggio dell'individuo, pongono obblighi di cui egli è gravato sul piano personale. Pertanto, gli imputati di comportamenti di particolare gravità possono essere assoggettati a un processo e a una pena ( se colpevoli) sulla base di norme di diritto internazionale.

Ciò consentirebbe di superare gli eventuali limiti, di diritto o di fatto, posti dai sistemi di diritto interno e di colpire i responsabili, indipendentemente dal fatto che uno Stato sia in grado di prevenire e reprimere i loro comportamenti e indipendentemente dal fatto che uno Stato abbia consentito o addirittura incoraggiato le loro azioni. Un impulso fondamentale all'affermazione della nozione di crimine internazionale deriva dall'accordo concluso a Londra l'8 agosto 1945 dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale per il giudizio e la punizione dei principali agenti di Stato tedeschi e membri del partito nazista, secondo tre categorie di illeciti: crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

Mentre il crimine di guerra è di solito commesso dal militare, il crimine contro la pace è caratteristico dell'uomo politico, che prende la decisione di fare la guerra non consentita da norme di diritto internazionale.

Nel crimine contro l'umanità rientrano, invece, in base alla Carta del Tribunale di Norimberga, le persecuzioni per motivi politici, razziali o religiosi, come le uccisioni, lo sterminio, la riduzione in schiavitù, la deportazione egli altri atti disumani commessi contro la popolazione civile, prima o durante la guerra.I crimini contro l'umanità si caratterizzano, oltre che per la loro atrocità, anche per il fatto che essi possono essere compiuti sia in tempo di guerra, che in tempo di pace, a danno di persone che possono essere sia stranieri che cittadini dello stesso Stato cui appartengono i responsabili.

In questo senso è preliminarmente necessario indagare quale sia, in questo caso, il bene giuridico leso dalla condotta illecita e sotto il profilo dell'effettività della lesione e sotto il profilo causale, o più propriamente del movente sotteso ad un determinata condotta. E' opinione concorde in dottrina che siffatti crimini ledano un individuo, non in ragione di comportamenti che egli abbia personalmente tenuto, ma per il solo fatto che egli appartiene ad un gruppo politico, razziale o religioso.

A questo riguardo, è d'uopo rilevare come la principale caratteristica d'innovazione apportata dalla Carta del Tribunale sta proprio nell'avere introdotto, per la prima volta, nel diritto internazionale, siffatta categoria di crimini individuali. Ai fini di un'analisi più approfondita del tema in oggetto, è utile richiamare brevemente il contenuto del parere reso dalla Corte Internazionale di Giustizia il 28 maggio 1951 circa le riserve alla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, si precisa, in primo luogo che “…omissis…I principi evidenziati nella Convenzione sono principi riconosciuti unanimemente dalle Nazioni civili come principi vincolanti gli Stati, anche in mancanza di strumenti convenzionali ad hoc”.

Successivamente ed in tempi recenti proprio in occasione del conflitto interetnico nell'Ex Jugoslavia, vari casi relativi alla convenzione del 1948 sono stati sottoposti all'interpretazione della Corte Internazionale di Giustizia.

Nel 1993 la Bosnia-Erzegovina ha introdotto una domanda contro la Jugoslavia, adducendo la violazione degli obblighi derivanti dalla convenzione. La Jugoslavia ha, a sua volta, presentato domanda riconvenzionale nei confronti della Bosnia. A tale proposito, secondo la Corte “ la caratteristica intrinseca del crimine di genocidio è l'intento di distruggere un gruppo etnico, nazionale, razziale o religioso…In quest'ottica… la minaccia o l'uso della forza contro uno Stato non può di per sé rappresentare un atto di genocidio, quale ricompresso nell'accezione del termine accolta dall'art. 2 della Convenzione… di conseguenza…i bombardamenti massicci, pure comportando o potendo comportare effetti ugualmente distruttivi sulla popolazione civile, non implicano genocidio, in quanto non presuppongono l'intento di sterminio di un gruppo, per motivi etnici, razziali o religiosi, senza il quale non può nemmeno configurarsi il crimine di cui all'art. 2 della Convenzione.

L'istituzione dei Tribunali penali internazionali per l'ex Jugoslavia 
Sebbene indicativa dell'importanza che la Comunità internazionale attribuisce alla prevenzione e repressione di crimini di estrema gravità, è tuttavia sufficiente a risolvere i problemi posti da questa delicata materia. 
Il concetto stesso di crimine internazionale dell'individuo implica che l'azione delittuosa posta in essere dal singolo, come tale o in gruppo, e con il placet implicito dello Stato di appartenenza o dello Stato territoriale o meno, non solo offende il genere umano nel suo insieme, ma presuppone che tutti gli imputati di tali crimini siano sottoposti a giudizio per l'accertamento della loro colpevolezza e l'irrogazione della pena conseguente. Sotto questo profilo, l'istituzione della Corte penale internazionale, sia pure con i limiti cronologici, procedurali e sostanziali alla giurisdizione dell'organo, rappresenta senza dubbio un passo avanti verso la definizione di una giurisdizione penale internazionale. 
In particolare, tra i principi generali previsti dallo Statuto della Corte particolarmente importante è l'esclusione che la qualità ufficiale dell'imputato possa esonerarlo dalla responsabilità per i reati compiuti. Se si ammettesse qualsiasi forma di immunità a vantaggio di coloro che si sono resi colpevoli di crimini contro l'umanità, agendo quali organi dello Stato, e in particolare coloro che hanno ricoperto le più alte cariche pubbliche, ne uscirebbe vanificata l'idea stessa della responsabilità internazionale dell'individuo.

In altri termini, non avrebbe senso invocare immunità e privilegi nei confronti di crimini di gravità estrema, i quali offendono la dignità stessa dell'essere umano e che, in nessun caso possono rientrare tra le funzioni di uno Stato.

Specifiche disposizioni dello Statuto della Corte Penale internazionale riguardano i casi in cui il sottoposto risponde per gli ordini da lui eseguiti e, inversamente, il comandante risponde per fatti compiuti dai propri sottoposti, anche in contravvenzione agli obblighi da lui impartiti ( si adduca ad esempio, la sentenza del 4 febbraio 1946, con cui la Corte Suprema degli USA condannò il Generale Yamashita, comandante in capo delle forze armate giapponesi di occupazione delle filippine per aver omesso di controllare le operazioni dei militari a lui sottoposti.

In modo speculare, la Corte di Cassazione italiana, nella sentenza del 1 dicembre 1998, nel caso Hass e Priebke, ritenne che un ordine “ avente ad oggetto l'esecuzione di un barbaro eccidio, in danno di prigionieri inermi, in violazione sia del diritto bellico che dei più elementari principi umanitari dello jus gentium…recava intrinsecamente ed ontologicamente, per la cinica selezione e sproporzione del numero delle vittime rispetto ai soldati morti in conseguenza dell'attentato partigiano e per le efferate modalità di esecuzione collettiva, le stimmate della manifesta criminosità dello sterminio di massa.

Perciò agli ufficiali destinatari dell'ordine, connotato dall'incontrovertibile disvalore proprio di un orribile delitto contro l'umanità, non era consentito spazio alcuno per dubbi o incertezze interpretative e si imponeva il dovere di disobbedienze gerarchica.

Oltre il genocidio, particolarmente importante è l'elenco degli altri crimini, compresi nella nozione di crimini contro l'umanità contemplato dallo Statuto della Corte.

In primo luogo, è d'uopo rilevare come la categoria in questione risulti notevolmente ampliata rispetto a quanto contenuto nella Carta del Tribunale di Norimberga, che sostanzialmente si limitava al pur gravissimo crimine di genocidio.

Viene, in tal modo, rafforzata l'idea che i crimini contro l'umanità consistono in quei comportamenti che assumono una gravità tale da offendere la dignità stessa del genere umano.Tra di essi risulta compreso, alla lett. g, art. 7, par. 1 “ lostupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza e la sterilizzazione forzate e ogni altra forma di violenza sessuale comparabile per gravità;”

Già in precedenza, alcuni giudici nazionali avevano accolto l'idea che alcuni reati, particolarmente gravi, diversi dal genocidio, rappresentavano, al contempo, violazioni del diritto interno e del diritto internazionale.

A questo proposito, può essere menzionata la sentenza resa dalla Corte d'Appello Nazionale dell'Argentina, pur precisando che la decisione era basata soltanto sul diritto argentino in vigore, rilevò che non è stata trovata alcuna norma che possa giustificare,, coloro che autorizzarono o si resero autori degli atti in questione, non trovando essi alcuna giustificazione né nel diritto scritto, né in quello consuetudinario, né nell'opinione dei giuristi.

Per ciò che attiene la pratica dello stupro e di altri reati a contenuto sessuale come mezzo di coartazione psico-fisica del nemico e sottomissione materiale e simbolica su appartenenti alla razza, alla religione e all'etnia nemica, ovvero alla minoranza etnica presente sul territorio dello Stato,, la sua inclusione tra i crimini internazionali, e per di più tra i crimini contro l'umanità ha comportato un ampio dibattito in dottrina e consta tuttora di scarsi riscontri giurisprudenziali.

Sebbene l'idea di questa ulteriore manifestazione della forza, a fini bellici o nell'ambito di conflitti interni, quale ulteriore umiliazione o sottomissione dell'avversario, ripugni alla coscienza individuale e collettiva, si è tuttavia incentrato, per lungo periodo, il problema come conseguenza ed effetto immanente ad un teatro bellico o posto-conflittuale, tentando in qualche modo di giustificare la condotta tesa ad umiliare l'individuo appartenente al campo avversario come mezzo di guerra o conflitto, pertanto, sotto determinati aspetti e in certi limiti, lecito.

Già in occasione del processo di Norimberga ad esempio, le accuse rivolte agli imputati sono state incentrate sui crimini di guerra, e sul crimine di genocidio, tralasciando accanto a queste fattispecie pure gravissime e portatrici di incontrovertibile disvalore, tutte le condotte ugualmente delittuose e tra di esse anche quelle a sfondo sessuale perpetrate come strumento di offesa e negazione della dignità dell'individuo, in quanto appartenente alla popolazione nemica e per il solo fatto dell'appartenenza ad un gruppo etnico, religioso o razziale.

Emblematica, a tale riguardo, è la richiesta di assunzione di responsabilità giuridica e morale e di riparazione presentata al Governo giapponese dalle ex donne di conforto coreane, per essere state reclutate e forzatamente tenute nelle case di prostituzione organizzate dalle autorità militari giapponesi durante la seconda guerra mondiale, e non meno significativa di una difficoltà giuridico-politica al riconoscimento della illiceità per il diritto internazionale di simili condotte, nonché alla loro inclusione nel novero dei crimini contro l'umanità, è la replica del Governo nipponico, il quale ha ritenuto di avere, nei confronti delle richiedenti obblighi di natura esclusivamente morale e non giuridica

Una analoga difficoltà è riscontrabile nella classificazione e nella sanzione effettiva di siffatti comportamenti in relazione agli episodi verificatisi in occasione del conflitto interetnico nei Balcani.

Mentre dal punto di vista giurisprudenziale ed esegetico non constano numerosi elementi o fattispecie utili ad ulteriori approfondimenti, sul piano normativo e convenzionale sembra già riscontrabile un'evoluzione simile, nelle forme e nei presupposti a quella intervenuta nel diritto penale interno e riguardante la definizione di analoghe fattispecie. Si pensi al codice penale italiano ante riforma, il quale classificava il reato di violenza sessuale e le altre fattispecie equiparabili nel titolo dedicato ai reati contro l'onore e la moralità pubblica. Con la riforma del 1988, è intervenuta una modifica di notevole rilievo, integrata, sotto il profilo dell'ampliamento delle fattispecie, di una loro diversa classificazione secondo il criterio dell'equipollenza del disvalore penale e infine di un più compiuto sistema di prevenzione e repressione. L'inclusione dei reati a sfondo sessuale nel titolo dedicato ai reati contro la persona sta, infatti a rappresentare un'evoluzione di notevole momento, in quanto la condotta viene ora considerata come lesiva non solo e non prioritariamente di una non meglio definita moralità pubblica o di un valore esogeno della persona offesa in quanto rispettata nell'onore ad essa riconosciuto a livello sociale, bensì si viene a riconoscere la libertà sessuale come connotato intrinseco della libertà personale e come tale parimenti inviolabile, in quanto elemento caratterizzante al pari di altri la dignità e la libertà dell'essere umano.

Ugualmente, il proliferare delle Convenzioni sulla tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, con l'inclusione in essi della inviolabilità della sfera psico-fisica dell'individuo, ha costituito il prius logico per l'affermazione della necessità di una tutela delle violazioni di tali diritti a livello penale internazionale, mediante l'enucleazione e l'ampliamento dei crimini contro l'umanità, caratterizzati da condotte lesive di interessi diversi ma equiparati, e secondo modalità offensive differenti, ma accomunate da un identico o perlomeno equiparabile disvalore sociale, in quanto ugualmente offensive della dignità stessa del genere umano nel suo insieme e di conseguenza in nessun contesto giustificabili.

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Gennaio 2014 08:24
 

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