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Prelievo di rene da vivente a fini di trapianto PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 28 Novembre 2013 09:42

Il punto cruciale nel trapianto da vivente è rappresentato dal valido consenso del donatore; questo atto deve essere libero da ogni forma di condizionamento o pressione e soprattutto deve essere sufficientemente informato sulle possibili conseguenze negative dell'asportazione di un organo o di parte di esso. Questo senza sminuire, ovviamente, l'importanza di un valido consenso del ricevente, con particolare riferimento ad una completa informazione sulla possibile trasmissione di malattie infettive e di tumori attraverso l'organo trapiantato, così come sottolineano anche Buzzi e Borlotti Carraio,alla luce della sentenza della Corte di Cassazione n. 2325 del 25 Febbraio 2000.

Forse più che altrove il significato etimologico della parola consenso <> si adatta all'argomento. Per definizione, infatti, il consenso deve scaturire da una compartecipazione che si fonda su un'informazione volta, in questo caso, alla piena acquisizione dei rischi e dei benefici che possono derivare da un tale atto di solidarietà. L'importanza del consenso informato emerge in modo dirompente sia nella donazione tra consanguinei che,a maggior ragione,in quella tra non consanguinei.

Il Comitato Nazionale per la Bioetica a questo proposito ha espresso l'opinione che il donatore non consanguineodovrebbe comunque essere <> con il ricevente,infatti solo un vincolo di affettività,appropriatamente documentato,potrebbe giustificare un atto altruistico come la donazione di un proprio organo. In caso contrario il rischio è che atti apparentemente dettati da altruismo siano in realtà indotti da interessi di ordine economico(compravendita di organi)o da pressioni psicologiche sul donatore.

Il Comitato, quindi, afferma la liceità della donazione anche tra non consanguinei, quando sia appurato un vincolo affettivo e ferme restando le condizioni di libertà,di valido ed informato consenso e di non eccessiva pericolosità per il donatore. E' indubbio, infatti, che l'asportazione di un rene sia produttiva di una menomazione permanente dell'integrità psico-fisica che però, come dimostrato anche dalla letteratura in merito; in molti casi non comporta apprezzabili ripercussioni funzionali. Ci si chiede allora quanto la decisione di privarsi di un rene incida sulla vita del soggetto donatore.

Un aspetto fino ad ora poco considerato è quello delle ripercussioni della donazione tout court,cioè senza alterazioni organiche,sulla idoneità ad intraprendere alcune attività lavorative,quale ad esempio la carriera militare. L'esame dei bandi di concorso relativi alle diverse tipologie di carriere militari(Esercito,Marina Militare,Aeronautica Militare,Arma dei Carabinieri,Guardia di Finanza)ha permesso di apprezzare che,per ciò che concerne i requisiti fisici indispensabili ad ottenere l'idoneità,si fa riferimento al Decreto Legge 114,del 4 Aprile del 2000(Regolamento recante norme in materia di accertamento dell'idoneità al servizio militare). In tale decreto è riportato l'elenco delle imperfezioni ed infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare,in particolare per l'apparato uro-genitale si legge:

•  Le malformazioni, le malposizioni, le patologie o i loro esiti del rene, delle pelvi, dell'uretere, della vescica e dell'uretra che sono causa di rilevanti alterazioni funzionali,trascorso ove occorre il periodo di inabilità temporanea;

•  Le malformazioni, le malposizioni, le patologie o i loro esiti dell'apparato genitale maschile che sono causa di rilevante alterazione funzionale,trascorso ove occorra il periodo di inabilità temporanea;

•  C)le malformazioni, le malposizioni, le patologie o i loro esiti dell'apparato genitale femminile che sono causa di rilevante alterazione funzionale, trascorso ove occorra il periodo di inabilità temporanea.

L'asportazione di un rene in assenza di alterazioni funzionali non è quindi causa di non idoneità,diversamente da quanto avveniva in passato;la normativa in vigore prima del 2000(D.M. Difesa 29 Novembre 1995),infatti,includeva all'art. 22,tra le imperfezioni ed infermità dell'apparato uro-genitale causa di non idoneità,anche la perdita anatomica o funzionale di un rene.

Per quanto attiene la Polizia di Stato, invece, per i requisiti psico-fisici, si fa riferimento al D.P.R 23 Dicembre 1983, n. 904, (<>.

L'asportazione di un rene, anche in questo caso, non rappresenta elemento di non idoneità per l'accesso alla Polizia di Stato.

Esulando dalla sfera strettamente lavorativa andiamo a valutare eventuali ripercussioni sull'idoneità alla guida ed al porto d'armi,che oltre ad incidere sulla sfera “ludica”di un soggetto,posso avere indirette ripercussioni sull'ambito lavorativo. Per quel che attiene il porto d'armi non si ritrovano nel D.M. 28 Aprile 1998, <>,limitazioni per le menomazioni renali. Per quanto invece riguarda la normativa in tema di idoneità alla guida (art.320 C.d.S.),la patente non deve essere rilasciata né confermata a chi sia affetto da insufficienza renale grave;limitatamente alle patenti delle categorie A e B,permane l'idoneità se l'insufficienza renale è corretta con adeguato trattamento dialitico o di trapianto.

Per quanto riguarda l'invalidità civile, nelle tabelle annesse al D.M. 5 Febbraio 1992 la nefrectomia con rene superstite integro ha un valore fisso del 25%; dunque il donatore di un rene non è considerato invalido civile. La perdita di un rene per donazione non potrà certo essere valutata in ambito INAIL come tale,,ma solo come concorrente in caso di perdita per causa lavorativa del rene superstite:nel D.M. del 12 Luglio 2000,n 119,recante l'approvazione delle tabelle di indennizzo del danno biologico ,si stabilisce che,in caso di perdita o abolizione della funzione bilaterale tabellata;non si procederà pertanto all'applicazione della formula Gabrielli, come previsto invece dal testo unico 1124/1965,bensì ildanno biologico permanente sarà uguale all'abolizione bilaterale tabellata. Questo significa che il soggetto donatore di un rene che per infortunio lavorativo perda (anatomicamente o funzionalmente) il rene superstite verrà valutato come se avesse perso entrambi i reni per infortunio lavorativo,vale a dire fino al 75%.

In definitiva, la donazione di un rene non comporta, di se stessa, gravi ripercussioni negative sulla sfera socio-lavorativa: le remore alla diffusione di questa tecnica derivano principalmente dall'effettiva ricorrenza della libertà del donatore, ed è su questo punto che deve porsi l'attenzione della terza commissione. Un altro punto di interesse medico legale riguarda quanto riportato all'art. 5 della legge 458/1967,che testualmente recita:<>.

All'art 8, invece,si legge che <>. Nonostante ciò il regolamento attuativo che avrebbe reso operativo il disposto di cui all'art 5 non è mai stato emanato cosicché allo stato attuale non esiste una tutela assicurativa per il donatore di rene. Ad oggi, infatti, ad eccezione della gratuità delle cure mediche garantita dallo SSN, il donatore che si assenti dal lavoro per l'espianto di un rene rischia di vedersi computati i giorni di assenza come ferie piuttosto che come malattia. Ed ancora,non è prevista per il donatore un'assicurazione contro i rischi né immediati né futuri derivanti dalla donazione di un rene.

E' auspicabile che i benefici previsti dall'art. 5(il riconoscimento dello stato di malattia del donatore,riconoscimento dello stato di malattia del donatore,riconoscimento di coperture assicurative in caso di menomazione secondaria alla donazione9diventino una realtà concreta così da fornire garanzie al donatore che, non va dimenticato, compie un gesto dell'elevata finalità morale teso alla salvaguardia della salute del singolo e dunque della collettività. D'altronde il Ministero della Sanità, con la legge n. 107 del 4 maggio 1990, ha già predisposto alcuni benefici, ad esempio, per il donatore di sangue ed emoderivati; infatti, all'art 13,viene stabilito che:<>

Allo stesso modo,con la legge n. 52 del 6 Marzo 2001,art. 5 comma 1,sono stati tutelati i donatori di midollo osseo con rapporto di lavoro dipendente che <>. Al comma 2 dello stesso articolo si afferma poi che il donatore ha anche <>

Tale formulazione, tra l'altro, calzerebbe perfettamente anche per il <>del donatore di rene. Ci si chiede, dunque, quali siano i motivi che comportano una tale differenza di trattamento,differenza che potrebbe far pensare a poco condivisibili distinzione tra classi di donatori. Inoltre, date le caratteristiche di maggiore invasività della donazione del rene,si ritiene peraltro opportuno prevedere delle provvidenze per i casi in cui si realizzino dei danni permanenti:a tale proposito si ricorda che per altre categorie già sono previsti dei benefici di legge. Si fa riferimento, ad esempio, a quanto previsto con la legge 3 Agosto 2004, n. 206 recante le nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Ci si augura dunque che il vuoto normativo lasciato dalla mancata emanazione del regolamento di esecuzione della legge 458/67 venga colmato al più presto con l'assunzione di un provvedimento legislativo adeguato,anche alla luce del fatto che la regolazione dei trapianti tra viventi si fonda,per sua natura,sull'esigenza di protezione del donatore e,al contempo,dei valori racchiusi nel gesto di solidarietà diretto a salvare la vita del ricevente. In definitiva l'attuare un provvedimento legislativo, atto a tutelare il donatore vivente, sia per il periodo di malattia che per eventuali menomazioni permanenti, sarebbe auspicabile non solo perché rappresenterebbe la manifestazione della volontà di salvaguardare la salute del donatore,ma anche e soprattutto perché rappresenterebbe un incentivo alla donazione stessa.

A tal proposito un recentissimo contributo americano ha proposto quattro modelli(modello di compenso basato sulla legge <>;modello di compenso fisso;modello di rimborso spese,modello senza compenso) atti ad incentivare la donazione renale da vivente prendendo in considerazione vantaggi e svantaggi di ognuno di essi e giungendo alla conclusione che il metodo che incentiverebbe la donazione da vivente,garantendo comunque un allineamento a quelle che sono le leggi etiche,sarebbe rappresentato dal modello che prevede un rimborso spese per il donatore. Detta conclusione appare del tutto condivisibile anche nel sistema italiano. Ferma restando la cautela nella selezione del donatore, sia dal punto di vista clinico che, e soprattutto, da quello psicologico ed etico, la donazione da vivente può rappresentare una valida opzione per molte famiglie dove vi sia la volontà autonoma di favorire il congiunto,svincolandolo dalle liste d'attesa del trapianto da donatore cadavere. Le linee guida nazionali, come si è detto,rappresentano una norma cogente8dato il citato iter dal CNT alla Conferenza Stato-regioni)e sono un validissimo supporto per i centri trapianto che devono proporre l'opzione solo delle famiglie che possono ritenersi idonee. La sussistenza di benefici di legge che possano,se non proprio costituire un rimborso spese,quantomeno evitare che il soggetto donatore sia penalizzato in qualsiasi momento della propria vita futura,potrebbe essere davvero un incoraggiamento alla donazione da vivente. Appare solo il caso di sottolineare che in nessun caso l'attività di donazione da vivente deve essere una pratica che sottragga risorse o si sostituisca alla donazione da cadavere che rimane,a tutt'oggi,sempre la fonte principale di organi umani per trapianto.


Dott.ssa Maria Anna Filosa
 

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