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Colpa professionale del tirocinante infermiere e del tutore - responsabilità per assunzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Lunedì 15 Luglio 2013 07:15

 

COLPA PROFESSIONALE DEGLI ESERCENTI LA PROFESSIONE SANITARIA CON PARTICOLARE ATTENZIONE ALLA POSIZIONE DEL TIROCINANTE INFERMIERE.

In tema di colpa professionale, la responsabilità del sanitario non può che configurarsi nel quadro della colpa grave richiamata dall’art. 2226 c.c., la quale si riscontra nell’errore inescusabile il quale trova la propria origine o nella mancata applicazione delle cognizioni generali e fondamentali attinenti alla professione, o nel difetto di quel minimo di abilità e perizia tecnica nell’uso dei mezzi manuali o strumentali che il sanitario deve essere sicuro di sapere adottare correttamente o, infine, nella mancanza di prudenza o diligenza che non devono mai difettare in chi esercita una professione sanitaria.

Pertanto dovendo la colpa professionale del sanitario essere valutata dal giudice con larghezza di vedute e comprensione, l’esclusione della stessa trova il suo limite nella condotta del professionista incompatibile con quel minimo di cultura ed esperienza che deve legittimamente pretendersi in colui che sia abilitato all’esercizio della professione stessa. (Cass. Pen., Sez. IV, 87/4515).

In particolare è necessario sottolineare che in tema di colpa le norme penali non operano alcuna distinzione quantificatoria, vale a dire che non viene effettuato alcun distinguo tra colpa grave, colpa meno grave e colpa lieve a differenza di quanto avviene in sede civile per la colpa professionale ex art. 2226 c.c. .

Dunque l’esistenza dell’elemento psicologico in sede penale può e anzi deve essere liberamente valutata dal giudice, ma una volta accertato che il giudice l’abbia ritenuto esistente, il maggiore o minore grado di essa può avere rilievo solo ai fini e nell’ambito della disciplina penale e mai quindi con efficacia discriminante.

La colpa del sanitario, che è una delle cosiddette colpe speciali o professionali proprie delle attività giuridicamente autorizzate perché socialmente utili anche se rischiose per loro natura, ha come caratteristica l’inosservanza di regole di condotta, le leges artis, che hanno per fine la prevenzione del rischio non consentito, vale a dire dell’aumento del rischio.

La prevedibilità consiste nella possibilità di prevedere l’evento che conseguirebbe al rischio non consentito e necessita di essere commisurata al parametro del modello dell’agente, dell’homo eiusdem professionis et condicionis, arricchito dalle eventuali maggiori conoscenze dell’agente.

 

IL CASO DEL TIROCINANTE INFERMIERE.

In tema di colpa professionale il tirocinante infermiere è titolare di una posizione di garanzia in relazione alle attività personalmente compiute, nell’osservanza delle direttive e sotto il controllo del tutore che deve verificarne i risultati, fermo restando che la sua responsabilità dovrà in concreto essere valutata in rapporto anche allo stadio nel quale si trovava il suo iter formativo.

In tale particolare situazione la Suprema Corte ha recentemente precisato che il medico specializzando (nel nostro caso il tirocinante infermiere, per estensione) deve rifiutare i compiti che ritiene di non essere in grado di compiere, poiché in caso contrario se ne assumerà la responsabilità a titolo di cosiddetta colpa per assunzione. (Cass. Pen. Sez. IV, 08/32424; 10/6215).

In effetti il concreto e personale espletamento di attività da parte del tirocinante comporta pur sempre l’assunzione diretta anche da parte sua di una posizione di garanzia nei confronti del paziente, condivisa con quella che fa capo a chi le direttive le impartisce, sicché anche su di lui incombe l’obbligo della osservanza delle leges artis, che hanno per fine la prevenzione del rischio non consentito ovvero dell’aumento del rischio, con la conseguenza che non lo esime da responsabilità la passiva acquiescenza alla direttiva data ove non si appalesi appropriata, avendo egli al contrario l’obbligo di astenersi dal direttamente operare. (Cass. Pen., sez. IV, 99/13389).

Da ultimo vi è da considerare un ulteriore aspetto posto in luce dalla recente giurisprudenza, in base alla quale risponde del reato commesso dal tirocinante infermiere, materiale esecutore dell’intervento, anche il dirigente infermieristico, anche coordinatore, cui il tirocinante è affidato, il quale, non vigilando sulle azioni compiute, viene meno all’obbligo di diretta partecipazione agli atti posti in essere dal sanitario affidatogli. (Cass. Pen., sez. IV, 07/21594).

 

 

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