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Notizie del 15 aprile - Oggi, nel 1923 inizia la commercializzazione dell'insulina per diabetici PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Lunedì 15 Aprile 2013 14:59


 

Eventi sentinella, il nuovo Rapporto del ministero

Il documento raccoglie le segnalazioni di eventi avversi che hanno coinvolto i pazienti fino alla fine del 2011. Il più frequente è la morte o il danno a seguito di una caduta. Tra le principali criticità c’è l’inefficace comunicazione tra gli operatori e tra questi e il paziente.

Tra settembre 2005 e la fine del 2011 le strutture del Servizio sanitario nazionale hanno inviato 1.723 segnalazioni di eventi sentinella. È questo l’ultimo dato aggiornato dal Rapporto pubblicato dal ministero della Salute sul finire dello scorso marzo.

Giova ricordare che per “evento sentinella” si intende «un evento avverso, particolarmente grave, potenzialmente evitabile, che può comportare morte o grave danno al paziente e che determina una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del servizio sanitario». Il verificarsi di un solo caso, precisa il ministero, è «condizione sufficiente per dare luogo a un’indagine conoscitiva diretta ad accertare se vi abbiano contribuito fattori eliminabili o riducibili e per attuare le adeguate misure correttive da parte dell’organizzazione» della struttura in cui l’evento è accaduto.

Sulle 1.723 segnalazioni, precisa il Rapporto (curato dal Dipartimento della programmazione e dell’ordinamento del servizio sanitario nazionale del ministero), sono state 1.442 quelle validate.

Quali. L’evento più segnalato è la “morte o grave danno per caduta del paziente”, con 321 segnalazioni (pari al 22.26% del totale), che ha scavalcato il “suicidio o tentato suicidio di paziente in ospedale” (226 segnalazioni, pari al 15,67%) che nel precedente Rapporto (fino al 31 dicembre 2010) era appunto la prima causa segnalata di evento sentinella. Al terzo posto figura la voce “ogni altro evento avverso che causa morte o grave danno al paziente” (ad esempio, per infezioni correlate alla pratica assistenziale o in seguito all’utilizzo di dispositivi ed apparecchiature oppure per ritardo o errore di diagnosi) con 207 segnalazioni, pari al 14,36% sul totale.

Cosa. L’esito più frequente dell’evento segnalato è stato la morte del paziente: 530 casi, pari al 36,8% del totale. Se si esclude la voce “altro” (312 casi, pari al 21,6%), la conseguenza più frequentemente verificatasi è stato un trauma grave, con 207 casi (14,4%) e, a seguire, un reintervento chirurgico in 149 casi (il 10,3%).

Dove. Per quanto riguarda il luogo dove è avvenuto l’evento, le segnalazioni indicano più frequentemente il reparto di degenza: 554, cioè il 38,4% del totale. Altre 282 segnalazioni (19,6%) indicano la sala operatoria. L’area assistenziale dove più spesso si sono verificati gli eventi segnalati sono la Medicina generale (187, pari al 13%), seguita da Ostetricia e ginecologia (162, pari all’11,2%) e dalla Chirurgia generale (158; 11%); per 169 eventi (11,7%) questa indicazione non è stata data.

Perché. I fattori più frequentemente indicati (754) sono stati quelli raccolti sotto la voce “Cause e fattori legati alle tecnologie sanitarie, farmaci, linee-guida e barriere”, seguiti da “Cause e fattori legati alla comunicazione” (544), “Cause e fattori umani” (448) e “Cause e fattori ambientali” (250). Il totale supera il numero delle segnalazioni poiché, per ogni evento, i fattori determinanti possono essere più di uno.

Le conclusioni. Dall’analisi delle schede di segnalazione e dei fattori contribuenti, sottolinea il Rapporto, emerge «l’estrema criticità di una comunicazione interpersonale che risulta spesso inefficace sia tra gli operatori che tra operatori e pazienti». Perciò, raccomanda il documento, sarebbe opportuno adottare iniziative per migliorare i «processi di comunicazione per la sicurezza e la qualità delle cure». In questa prospettiva, aggiunge, il ministero ha tra l’altro pubblicato sul proprio portale le Linee guida per la comunicazione e gestione dell’evento avverso e sono attualmente disponibili 14 raccomandazioni elaborate sulla base delle criticità emerse e delle migliori esperienze nazionali e internazionali.

Altra criticità emersa è, «nonostante i buoni risultati raggiunti», la sottosegnalazione degli eventi, «evidenziando che le motivazioni culturali e organizzative alla base del fenomeno sono ancora forti e diffuse».


Celiachia: in Italia oltre 135mila diagnosi. +10% all'anno

Le diagnosi di celiachia sono in grande aumento. E nonostante la maggior attenzione verso questa intolleranza alimentare da parte della classe medica, insieme a test sempre piu' validi per svelarne l'esistenza, si registra in questi anni una propria esplosione di casi.

Anche se lo sviluppo delle conoscenze ha favorito in maniera sensibile l'incremento delle diagnosi, altri fattori sono sicuramente coinvolti nell'incremento diagnostico della celiachia, malattia autoimmune che puo' essere definita come un'intolleranza permanente al glutine, componente proteica di alcuni cereali. Fra questi il dato che oggi la popolazione mondiale consuma una maggior quantita' di cereali e che quelli attualmente utilizzati sono assai piu' ricchi di glutine di quanto non fossero quelli del passato.

Questo aumentato carico di glutine potrebbe spiegare lo sviluppo progressivo di nuovi casi di intolleranza al glutine che hanno portato in pochi anni il numero delle diagnosi a raddoppiarsi arrivando a 135.000, con un incremento di circa il 10% all'anno negli ultimi 5 anni mentre il numero teorico di celiaci dovrebbe essere intorno ai 600.000.

L'elemento scatenante la celiachia e', quindi, il glutine che per innescare i meccanismi immunologici patogenetici, necessita comunque di una particolare predisposizione genetica che viene a ricoprire un ruolo di primo piano nella diagnosi della malattia celiaca.

Un'altra domanda di grande attualita' e' se si nasce celiaci, con sviluppo immediato dell'intolleranza al glutine nell'infanzia non appena vengono introdotti nell'alimentazione cereali che lo contengono, o se invece si diventa celiaci lungo il decorso della vita a fronte dell'intervento di fattori ambientali scatenanti.

L'esperienza degli ultimi decenni ha chiaramente dimostrato che non si nasce celiaci, ma lo si diventa nel corso della vita e che qualsiasi eta' della nostra esistenza puo' segnare l'inizio di questa malattia.

''Anche alcuni fattori ambientali possono svolgere un ruolo determinante, a cominciare dalle infezioni come quelle da Rotavirus o da Adenovirus e altri ceppi virali, cosi' come gastroenteriti di natura batterica contratte dopo un viaggio in paesi con condizioni igieniche non ottimali o infezioni da parassiti - spiega Umberto Volta, Responsabile della struttura semplice di malattia celiaca e sindromi da malassorbimento al Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna e Presidente dei consulenti scientifici nazionali dell'Associazione italiana celiachia (Csn-Aic) - . Fra gli altri fattori ambientali in grado di provocare lo sviluppo della celiachia in soggetti geneticamente predisposti bisogna ricordare la fase del puerperio dopo una gravidanza trascorsa in modo del tutto regolare o stress legati a gravi dispiaceri (ad esempio lutti familiari) o ad interventi chirurgici. E' chiaro che tutto cio' non fa altro che confermare che per il manifestarsi della patologia e' necessario un habitus genetico ben definito su cui agiscono fattori ambientali in grado di far insorgere la celiachia in qualsiasi eta' della vita, anche in quella geriatrica''.


Salute: malattie veneree, e' sempre emergenza. A rischio i giovanissimi

Un tempo erano dette ''malattie veneree'' (da Venere, la dea dell'amore) e con questo termine si indicavano la sifilide e la gonorrea, quelle cioe' piu' conosciute e tenute nascoste. Oggi, le Malattie Sessualmente Trasmesse (MTS) sono un'emergenza di cui si puo' e si deve parlare: molti sanno che esistono, ma pochi le conoscono davvero e forse non tutti sanno che sono malattie infettive causate da batteri, virus, funghi o parassiti che, in genere, si trasmettono per via sessuale e che si differenziano per contagiosita', decorso della malattia e possibilita' di cura e prevenzione.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS), dei 340 milioni di nuovi casi di MTS che si registrano nel mondo, almeno 111 milioni interessano giovani sotto i 25 anni di eta'. Si stima, infatti, che ogni anno un adolescente su 20 contragga una MTS e che l'eta' di insorgenza tende progressivamente ad abbassarsi.

Una delle categorie piu' a rischio di contrarre le MTS e' quella dei giovani adolescenti che risultano essere i meno consapevoli, a causa della scarsa informazione o di condizioni socio-culturali scadenti.

Oltre la meta' delle nuove infezioni di HIV, per esempio, interessano giovani nel gruppo di eta' 15-24 anni.

Generalmente, le ragazze sono piu' vulnerabili dei ragazzi per ragioni fisiologiche, ma spesso anche sociali, essendo in alcuni casi costrette a relazioni sessuali fin da bambine.

''L'eta' media in cui le ragazze scoprono il sesso - sostiene Susanna Esposito, Presidente SITIP (Societa' Italiana di Infettivologia Pediatrica) e Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano - si e' notevolmente abbassata (7% gia' tra i 13-14 anni) ma non si riscontra ancora un'adeguata consapevolezza che anche attraverso un singolo rapporto si puo' contrarre una malattia trasmessa sessualmente. Ovviamente la probabilita' di incontrare persone infette sara' tanto maggiore quanto piu' elevato e' il numero dei partner. Risultano, pertanto, a maggiore rischio le persone sessualmente attive, che hanno rapporti con partner diversi, soprattutto se occasionali''.

''Tra le Malattie Sessualmente Trasmissibili - sottolinea Susanna Esposito - la piu' temibile e' certamente l'infezione da HIV, il virus responsabile dell'AIDS. Molto comuni sono anche la Candida e il Trichomonas responsabili di infezioni dell'ultimo tratto delle vie genitali (vulviti, vaginiti nella donna; balaniti, uretriti nell'uomo) e che il piu' delle volte guariscono con una terapia mirata (creme, ovuli o farmaci specifici). Altre infezioni, invece, come ad esempio, le infezioni da Chlamydia e la Gonorrea, se non diagnosticate tempestivamente e non curate in modo adeguato, possono interessare anche gli organi genitali interni: utero, ovaie, tube nelle donne; testicoli e prostata nell'uomo. Nella donna la malattia infiammatoria pelvica (PID) rappresenta l'evenienza piu' grave e ne possono conseguire infertilita', aumentato rischio di gravidanze tubariche e dolore pelvico cronico. Altri virus come l'herpes genitale o il papilloma virus hanno la tendenza a rimanere all'interno dell'organismo e vengono ritenuti responsabili dell'insorgenza di forme pre-tumorali del collo dell'utero''.

Dunque, avverte la specialista, ''fondamentale e' la prevenzione, che si attua attraverso il rispetto di norme igieniche e comportamentali''.


Boom di interventi per protesi d'anca, in aumento fra i giovani

Sempre più interventi per le protesi d'anca. Sono circa 100 mila ogni anno, in Italia, gli ingressi in sala operatoria per impianti o revisioni. E sono sempre di più i pazienti giovani che chiedono di recuperare la totale funzionalità e anche di poter tornare ad attività, lavorative e sportive, 'pesanti'. Numeri ed esigenze da valutare anche sul versante della sostenibilità economica e che impongono ai medici e chirurghi scelte mirate per ottimizzare al massimo risultati e costi. Una questione su cui si confronteranno esperti di tutto il mondo il 12 e 13 aprile a Roma, nel congresso internazionale sulle protesi d'anca, organizzato all'università Sapienza da Ciro Villani, direttore del dipartimento di Scienze dell'Apparato Locomotore dell'ateneo romano e Alessandro Calistri, ortopedico specialista dell'anca. Ogni anno il numero di interventi legati alla protesi d'anca cresce di quasi 3 punti percentuali. "Un fenomeno - spiega Calistri all'Adnkronos Salute - legato sia all'allungamento della vita media che alle maggiori indicazioni di protesizzazione di pazienti giovani. Questo perché si sta evidenziando che molti dei problemi all'anca derivano da patologie pediatriche non trattate". Ma incide anche l'aumento delle persone che fanno sport, in particolare quelli da contatto e ad alto impatto. "Abbiamo sicuramente un elevato numero di interventi in Italia - continua Calistri - ed è necessario, per il mondo scientifico, riflettere e confrontarsi. Un recente studio sui costi della sostituzione protesica di anca e ginocchio ha messo in evidenza che l'aumento di questi interventi potrebbe portare in futuro ad un'esplosione dei costi, legati alle revisioni". Ma vanno anche valutati, al contrario, continua l'esperto, "i danni economici che potrebbero derivare dal mancato intervento sui giovani, sottratti alla produttività". Da qui la necessità "di interventi appropriati e con i sistemi più adatti". Un argomento che "discuteremo a fondo con i più grandi esperti italiani ed internazionali provenienti da oltre 15 Paesi nel congresso a Roma del 12 e 13 aprile", conclude Calistri.


Bioetica: Marinella malata di Sla, con un computer racconta la sua storia

E' immobile da tempo, tenuta in vita da un ventilatore polmonare ma, grazie a un sofisticato software, è riuscita a scrivere una "difficile ma soprendente avventura" raccontata nel libro "Cosa importa se non posso correre"

Un colpo dato al mouse, contraendo le gambe, per ogni singola lettera. Perche' anche se il suo corpo e' immobile, la sua persona e' in continuo movimento. Spinta dalla sua "anima da combattente" che si esprime su una tastiera virtuale. Marinella Raimondi, insegnante di tedesco nelle scuole superiori, sposata, due figlie, si e' ammalata di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) all'eta' di 40 anni. E' immobile da tempo Marinella, tenuta in vita da un ventilatore polmonare ma, grazie a un sofisticato software, riesce a scrivere la sua storia. Una storia che e' una "difficile ma soprendente avventura" raccontata nel libro "Cosa importa se non posso correre" (ed.Mursia). Un libro che porta dritti a toccare con mano come una realta' dolorosa possa, straordinariamente, essere comunque vissuta.

Il libro e' la storia dei giorni di Marinella Raimondi ma di fatto apre uno squarcio su cosa significa dover dividere ogni attimo della propria esistenza con "il ciclone Sla" che quando arriva nella vita di una persona la "priva di ogni movimento". Una malattia degenerativa del sistema nervoso di cui sono vittime in Italia circa 4000 pazienti. Persone di cui sappiamo davvero troppo poco. "Dopo alcuni anni di malattia ho sentito il bisogno di chiarire, prima di tutto a me stessa, mettendo nero su bianco, la mia situazione" scrive all'ADNKRONOS Marinella Raimondi che, a colpi di mouse, ha risposto senza esitare ad un'intervista senza parole. Una conversazione senza il colore dei suoni ma piena di emozioni dell'anima.

Nell'intervista silenziosa Marinella non si e' sottratta nemmeno a domande sulla scelta di non dover vivere a tutti i costi, raccontando le sue lacrime per Piergiorgio Welby e Eluana Englaro. Ed esprimendo senza mezzi termini la sua "ferma posizione in favore dell'eutanasia". Ma affermando che "no", lei "non ci pensa proprio" a morire. "Io -dice- amo la vita, anche questa vita a meta'". Nell'intervista "a colpi di mouse" Marinella Raimondi mette sul tavolo anche il complesso e contrapposto sentimento di chi ha letto il suo libro e le ha scritto. Lettori che le confessano di non sapere "se ridere o commuoversi" per la sua storia "e che, nel dubbio, -sottolinea Marinella- fanno entrambe le cose". Per chi la legge senza poterle parlare, la sua storia costringe a superare il muro del suo inerme silenzio per poter cogliere le parole che le si muovono dentro.

"Da tempo immobile, da qualche anno costantemente ventilata da una macchina, con grandi difficolta' non sapevo piu' riconoscermi" spiega Marinella Raimondi. "Cosa ne era della donna di un tempo? Un tempo non molto lontano. Della mamma entusiasta, dell'amica sulla quale si poteva contare? Non mi ritrovavo piu' in nessuna di queste figure: ero -afferma- solo un essere bisognoso di tutto e di tutti". "C'era pero' -continua- la volonta' fortissima, di continuare ad essere, almeno spiritualmente, la donna di sempre". E spiega come e' nata la voglia di scrivere in un libro la sua storia. "Dalla mia immobile postazione -racconta- guardando i miei piccoli nipoti, con i quali sono sempre riuscita incredibilmente a comunicare, ho cominciato a raccontarmi. Un percorso faticoso sia dal punto di vista fisico che psicologico".

Il libro e' nato cosi'. Una parola alla volta, una parola dietro l'altra. "L'ho fatto senza nascondermi -afferma- senza reticenze, a cuore aperto, ridendo e piangendo: sono partita da lontano, dalla favolosa Milano della mia infanzia e dalle straordinarie persone che mi hanno accompagnato in quel periodo, per raccontare poi delle mie avventure e disavventure quotidiane, una tragicommedia che ho cercato di vedere con gli occhi dell'ironia". Nei suoi primi sintomi, la Sla si era manifestata a Marinella con una perdita di voce, preannunciando la completa afasia cui poi sarebbe stata costretta. Ma la Sla le ha chiuso la bocca, non la voglia di parlare. E la tecnologia le ha dato una mano.

"Scrivo su una tastiera virtuale, i cui tasti -spiega Marinella- si illuminano a scansione: quando il cursore illumina la lettera desiderata, premo un cuscinetto dotato di un piccolo interruttore che riporta le lettere sullo schermo". "Ogni parola -spiega ancora- viene quindi composta lentamente, lettera dopo lettera, costringendomi in una posizione di assoluta immobilita' perche', dimenticavo, il cuscinetto mi viene posto fra le ginocchia". "Come ho scritto nel libro -aggiunge- basta un colpo di tosse o uno starnuto perche' la tastiera impazzisca e succeda di tutto. Proprio di tutto nel mio testo ormai senza controllo".

Ma lettera dopo lettera, Marinella Raimondi ha scritto quasi 200 pagine. E non le sono mancati commenti e riscontri di tanti lettori. "Mi ha stupito -scrive- ricevere tanti consensi anche da un pubblico giovane, per il quale sicuramente la malattia non rientra nei pensieri quotidiani". "Diversi -sottolinea poi- i commenti rispetto alla mia ferma posizione in favore dell'eutanasia: ho pianto per Welby ed Eluana e non solo per loro, e' stato doloroso ma doveroso da parte mia esprimere un pensiero". E all'eutanasia Marinella dedica nel suo libro un intero capitolo.

"Piergiorgio e' fra coloro che piu' hanno lottato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto all'accanimento terapeutico e per il diritto all'eutanasia" scrive nel libro Marinella. "Per Welby ho pianto e mi sono sentita profondamente offesa non solo come persona malata di SLA, ma come ESSERE UMANO" scrive ancora, accentuando con le maiuscole il carico espressivo che la sua afasia non le permette piu' di incidere sulle parole. Sul caso di Eluana Englaro parla di "una vergognosa diatriba". "Davanti a tanto dolore e tanto mistero -commenta- sarebbe stato opportuno stare in silenzio".

Ed il "semplice pensiero" che Marinella ha espresso negli ultimi giorni di Eluana e' che "se Dio esistesse davvero e potesse assumere sembianze umane, volerebbe al suo capezzale e, baciandola e abbracciandola con grande tenerezza, staccherebbe tutte le spine crudeli e testarde, toglierebbe con delicatezza tutti i sondini dagli orifizi, sondini che provocano dolore e piaghe, io lo so perche' l'ho provato. Senza parole, senza giudizi ma con amore, questo farebbe Dio". E Marinella, che farebbe? "Voglio ancora vivere. Per mille motivi" scrive Marinella elencando le tante cose che la rendono felice: dagli sguardi della nipotina Bianca alle gare che fa in carrozzina con il nipotino Riccardo sul monopattino. Ma un giorno questo potrebbe non succedere piu'.

"Quando queste semplici, impagabili cose -afferma Marinella- diventeranno impossibili, quando la sofferenza togliera' ogni possibile gioia, allora io invoco il diritto di scelta. Rivendico la possibilita' di poter morire in modo dignitoso, cosi' come dignitosamente ho affrontato la malattia". "Io, tetraplegica innamorata della vita, dico si' all'eutanasia. La considero un'espressione di rispetto e civilta' nei confronti dell'essere umano" spiega nel suo libro in cui elenca le tante sofferenze cui va incontro una persona che non puo' respirare piu' da sola, in piena, naturale autonomia.

Non mancano da Marinella commenti duri sull'assistenza sanitaria che questo nostro Paese riserva ad un malato grave come lei. "Per quanto riguarda l'assistenza -dice- devo spendere parole molto severe. Da noi manca la cultura del malato ed il rispetto verso le sue reali necessita': quel poco che viene dato, deve soggiacere a criteri burocratici e speculativi". "Questo vale per tutti ma, -aggiunge- quanto piu' la malattia e' grave e invalidante, tanto piu' la mancanza di aiuto si fa sentire. La buona volonta' del singolo operatore viene mortificata e annullata dalla burocrazia e da chi ne trae vantaggio: viene premiato il burocrate rispetto all'operatore".

Marinella quindi, commentando la notizia del ragazzo di Vercelli pronto a vendere un rene per poter sostenere le spese per curare il padre malato di Sla, taglia corto con fermezza sulla "superficialita' e indifferenza da parte del sistema sanitario". "Io che sono fra i fortunati, -dice- ricevo un'ora e mezza di assistenza quotidiana per l'igiene personale". "Tutto il resto -e' la sua amara conclusione- e' a mio carico, compresi i medicinali".


Pedofilia: abusi su minori, arrestato sacerdote. E' il coadiutore della parrocchia di Omegna (Verbania)

Un sacerdote di 44 anni, don Marco Rasia, coadiutore della parrocchia di Omegna (Verbania), è stato arrestato per pedofilia. Il prete, secondo l'accusa formulata dalla Procura di Novara, avrebbe commesso abusi sessuali su minori quando prestava servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino.

L'arresto è stato eseguito dalla squadra mobile di Novara ieri mattina, ma è stato reso noto soltanto in giornata, dopo che la Diocesi di Novara in un comunicato ha espresso "sorpresa, sgomento e tristezza" per l'arresto del sacerdote e, in attesa degli sviluppi della vicenda, ha garantito la "massima trasparenza nei confronti della comunità civile ed ecclesiale". Ordinato sacerdote nel 1997, don Marco aveva prestato servizio nella parrocchia di Castelletto Ticino sino al 2009. Proprio a Castelletto, in provincia di Novara, secondo l'accusa il prete avrebbe commesso gli abusi sessuali. Le indagini devono ora accertare se altri episodi analoghi si siano verificati anche a Omegna, dove il sacerdote era coadiutore dell'oratorio della parrocchia. Proprio di recente don Marco aveva chiesto, e ottenuto, al vescovo, monsignor Franco Giulio Brambilla, un periodo di distacco dagli impegni pastorale. La decisione del vescovo, precisa la diocesi nella nota, "era motivata da elementi per i quali non era possibile prevedere i successivi sviluppi".


Veneto, ospedali aperti notte per esami. Presidente Zaia ha ufficializzato la delibera

Per almeno 4 sere a settimana gli ospedali veneti, entro l'1 settembre, saranno aperti dalle 20 a mezzanotte per effettuare visite diagnostiche specialistiche, come tac, risonanze e mammografie.

La delibera regionale e' stata ufficializzata oggi dal presidente del Veneto, Luca Zaia. L'iniziativa e' volta ad abbassare le liste d'attesa per gli esami e ad ottimizzare le risorse della sanita'. Le aperture serali degli ambulatori saranno lunedi', mercoledi' e i giorni prefestivi e festivi.

 

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