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Obbligo di reperibilità durante la malattia. PDF Stampa E-mail
Sabato 10 Marzo 2012 16:03

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una analisi più approfondita della questione reperibilità durante la malattia fatta dal collega Antonio Inserra.

Scrivo in riferimento ad un articolo che ritengo poco veritiero e in discordanza con la normativa vigente. L’articolo in questione è  “Se è prescritto dal medico si può uscire di casa anche essendo in malattia.

Ho letto con attenzione ed ho effettuato delle ricerche per conto mio e devo necessariamente dissentire da quanto riportato sul sito dell’associazione, ovvero: E questo mette finalmente la parola FINE ad imposizioni e vessazioni verso quei lavoratori che non presentavano patologie che li obbligassero a rimanere al domicilio, o peggio ancora che questo fosse controindicato (pensiamo ad esempio alle depressioni).

La questione è molto articolata e complessa in quanto bisogna necessariamente distinguere in primis il dipendente pubblico dal privato, il primo con OBBLIGO delle seguente fasce orarie : 09,00 – 13,00   15,00 – 18,00 il secondo con le vecchie fasce orarie ovvero 10,00 -12,00  15,00 – 18,00.

La sentenza della Corte di Cassazione riportata sul sito, dà giustamente ragione al lavoratore in quanto: tutti i dipendenti possono allontanarsi dal proprio domicilio e svolgere attività sociale soprattutto se ciò viene prescritto dal medico curante ma tutto ciò  sempre al di fuori delle fasce orarie di reperibilità previste per legge.

Mi permetto di richiamare la tua attenzione su di una sentenza della Corte di Cassazione che spero possa far chiarezza sulla questione. La sentenza n° 6618/2007 che di seguito riporto integralmente:

"La reperibilità del lavoratore ammalato nel domicilio durante le prestabilite ore della giornata costituisce un onere all'interno del rapporto assicurativo con l'ente previdenziale e un obbligo accessorio alla prestazione principale del rapporto di lavoro, la cui violazione assume rilievo disciplinare all'interno del rapporto stesso, salva la prova, da parte del lavoratore, dell'esistenza di un ragionevole impedimento all'osservanza del comportamento dovuto. Per il caso poi che, come nella specie, il contratto collettivo imponga espressamente l'obbligo di reperibilità e quello di dare comunicazione all'azienda della impossibilità di osservare le previste fasce orarie, variamente sanzionandone il mancato rispetto, il principio in più occasioni enunciato è che il dipendente non può limitarsi a produrre il certificato medico attestante l'effettuazione di una visita specialistica o di un trattamento terapeutico durante l'orario di reperibilità, ma deve dare dimostrazione della loro urgenza e indifferibilità, e cioè di una necessità di effettuarli sorta durante le ore della possibile visita di controllo". È quanto ha di recente stabilito la sezione lavoro della Corte di Cassazione (Sent. n. 6618/2007) la quale, ponendosi nel solco dell'orientamento interpretativo già tracciato in precedenza, ha confermato che costituisce giusta causa di licenziamento "il non consentire al datore di lavoro il controllo sullo stato di malattia senza dar prova di un'adeguata ragione di impedimento".

Nel caso di specie, in particolare, il lavoratore aveva tentato di giustificare il proprio allontanamento con la necessità di accompagnare la nonna ad una visita di controllo producendo in giudizio il relativo certificato medico che, pur attestando l'avvenuta visita, non era stato in grado di dimostrare  la presenza del ricorrente nell'ambulatorio medico.

Sintetizzando possiamo affermare con certezza di causa che nessun dipendente è autorizzato ad allontanarsi dal proprio domicilio durante le fasce orarie (salvo le modalità previste dalla legge) anche se viene prescritto dal medico curante, in quanto la normativa vigente non riporta assolutamente nessuna patologia (vedi crisi depressive o similari) che possa essere esonerate dal rispetto delle norme citate.

Ritengo doveroso da parte mia sia come professionista nel servizio di medicina legale e fiscale da ormai 15 anni sia come infermiere forense, dare una giusta informazione ai colleghi che giornalmente attingono notizie sul sito dell’associazione.

 

Ringraziamo quindi Antonio per le precise e chiare rettifiche all'articolo.

 

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