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Il certificato redatto dall'infermiere NON è carta straccia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Venerdì 11 Novembre 2011 12:36

Questa breve dissertazione merita una spiegazione.

Oggi il parente di una assistita mi ha telefonato riferendo il rifiuto della vicepreside di un istituto scolastico della zona, la quale non aveva accettato il certificato della compagna, giustificativo dell'assenza lavorativa, perchè "redatto da un infermiere e quindi carta straccia".

Siccome l'infermiere era il sottoscritto la vicepreside è stata correttamente istruita su alcune disposizioni legislative. disposizioni che potrebbero fare comodo anche a qualcun'altro.

avendo presente gli art. 357 e 358 c.p. gli infermieri rivestivano la qualifica di incaricato di pubblico servizio, in quanto la dizione di P.U. prevedeva potere certificativo o autoritativo ma gli infermieri erano considerati professione sanitaria ausiliaria.

Il tutto chiaramente incideva sul valore attribuito alla documentazione infermieristica nel processo civile che quindi assumeva valore legale, in funzione della qualifica di incaricato di pubblico servizio rivestito dal personale infermieristico e dalla dottrina giuridica era interpretato come atto pubblico in senso lato e pertanto elemento facoltativo per la ricostruzione dei fatti.

Alla luce dei cambiamenti normativi (L.42/99) si può affermare che l’attività infermieristica è attività esercitata da pubblico ufficiale, anzi in una moderna lettura degli art. 357 e 358 c.p. che tutti i professionisti sanitari possono alternativamente ricoprire la qualifica di P.U. e/o incaricati di pubblico servizio: è la specificità dell’attività, realizzata in quel momento e in quel contesto, da cui scaturisce la titolarità.

L'infermiere, insieme al medico, al fisioterapista, al tecnico di radiologia, al tecnico di laboratorio ed al logopedista è, ESSENDO UN LAUREATO, abilitato dalla legge a rilasciare certificati che, come atti pubblici, sono atti di fede privilegiata fino a querela di falso (Cass.n. 4219/2011).

Dopo la legge 86/1990 la qualifica inoltre si attribuisce sulla base della funzione ricoperta ("È ormai irrilevante la qualifica formale della persona all’interno dell’amministrazione", Cass. Pen.Sez. VI, 85/172198).

Risulta quindi essere perseguibile per legge (Art. 328 del CP) chi non accetta un atto pubblico legalmente valido. La certificazione deve essere redatta dall'ufficio ove venga svolta, non dal professionista che esegue la specifica prestazione.

E', ad esempio, l'amministrazione che rilascia i certificati di ricovero, non il chirurgo che opera.

Ai fini del rispetto della legge sulla privacy, inoltre, un certificato redatto da un medico ha addirittura minore efficacia di uno stesso certificato redatto da un infermiere, essendo la specializzazione del suddetto medico facilmente rintracciabile attraverso il servizio on-line dell'Ordine.

Quindi, in conclusione, fatevi il vostro timbro, con il numero di iscrizione al Collegio IPASVI, e rilasciate pure certificati (ovviamente se non implicano una diagnosi, quella rimane competenza del medico).

 

Alcune considerazioni finali, legate alla giurisprudenza:

Il pubblico ufficiale è, per il diritto italiano, colui che esercita una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.
Il "pubblico ufficiale", così come lo si intende normalmente, non esiste più. In calce alcune sentenze che lo chiariscono meglio.

Legge 86/1990 la qualifica si attribuisce sulla base della funzione ricoperta ("È ormai irrilevante la qualifica formale della persona all’interno dell’amministrazione", Cass. Pen. Sez. VI, 85/172198).

Un rapporto di subordinazione o di dipendenza con l’Ente pubblico non è condicio sine qua non per l'attribuzione dello status di pubblico ufficiale (Cass. Pen., sez. II, 90/186992).

L. 181/199 ha introdotto al secondo comma dell'art.357 c.p. la seguente definizione: agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.

È pubblico ufficiale anche chi concorre in modo sussidiario o accessorio all’attuazione dei fini della pubblica amministrazione, con azioni che non possano essere isolate dal contesto delle funzioni pubbliche (Cass. Pen., Sez. VI, 85/172191).

La qualifica va riconosciuta a chi, anche se privato cittadino, può esercitare poteri autoritativi, deliberativi o certificativi, considerati anche disgiuntamente tra loro (Cas. Sez. Un. Pen. N. 92/191171), ma "occorre sempre verificare se l’attività è disciplinata da norme di diritto pubblico" (Cass. Pen., Sez. VI, 99/213910).

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Settembre 2012 17:07
 

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