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COME AFFRONTARE GLI ERRORI PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sivia Berardi   
Sabato 02 Aprile 2011 13:43

Si ringrazia la collega Silvia Berardi per il contributo dato all'AILF con questo interessante articolo.

 


 

L’uomo accorto impara dai propri errori, il saggio impara da quelli altrui.” (Anonimo)

Nel corso degli ultimi decenni,per quanto concerne il mondo del lavoro,si è passati, e si continua ancora a passare,attraverso fenomeni a volte contraddittori che si traducono essenzialmente nel passare dallo sfruttamento ad un uso intelligente delle risorse.

La centralità delle risorse umane è ormai generalmente riconosciuta.

Prima che il concetto si deteriori e passi nell’archivio delle espressioni abusate,retoriche e quindi prive di significato,è necessario precisarne la valenza operativa,individuarne i tratti che possono caratterizzare soluzioni tecniche e gestionali congruenti.

Questa centralità delle risorse umane può essere interpretata come il vantaggio competitivo che può produrre ed alimentare le differenze strategiche delle imprese o aziende.

Per contribuire a favorire al successo delle organizzazioni si è iniziato a parlare di “tecnologie delle competenze”.

Le competenze non sono un dato di natura, ma l’esito di un processo di apprendimento continuamente mutevole,devono essere scoperte, stimolate, indirizzate,conservate e difese dall’obsolescenza.

La competenza anche etimologicamente ha il significato di procedere:

dal latino:“cum” = con”petere” = camminare;camminare insieme verso…)

Un’altra componente fondamentale sia in senso tecnico-giuridico,ma anche nel senso psicologico-organizzativo,è la relazione.

Le imprese devono imparare a gestire una pluralità di relazioni con le risorse umane e quindi con le competenze.

Oltre al tipo di relazione risulta fondamentale anche la qualità della relazione.

La misura delle competenze non può prescindere da quest’ultima, infatti una elevata qualità della relazione,tramite lo sviluppo e la valorizzazione delle risorse,può sopperire ad un meno elevato livello di competenze individuali,conferendo così all’insieme dell’impresa o sistema o gruppo,una notevole competenza.

Per contro una elevata competenza individuale associata ad una relazione debole,dà luogo ad una scadente competenza aziendale!

La gestione delle relazioni (es. empowerment, commitment, ecc.)è il campo nuovo e tutto da esplorare nella gestione delle risorse umane.

La valorizzazione della prestazione,sia nella sua espressione monetaria sia nella sua espressione psicologica,è un altro elemento importante nella gestione e organizzazione delle imprese.

Le organizzazioni che sapranno liberare il potenziale di cui dispongono saranno quelle “vincenti”.L’obiettivo è quello di ricavare in futuro un ritorno superiore a quello presente.Si deve parlare di ricerca.

La base dello sviluppo della ricerca oltre ad avere un contenuto scientifico professionale ha anche un contenuto deontologico.

Il codice deontologico: dall’articolo 3.1 che parla di formazione permanente, riflessione critica, ricerca.

Ricerca: intesa come un tentativo di incrementare le conoscenze disponibili, mediante la scoperta di nuovi fatti o relazioni, attraverso un’indagine sistematica (con metodologia).

Parole chiave:

· Incrementare le..

· Conoscenze attraverso le metodologie quindi....

· Sistematicità e creare...

· Relazioni.

La ricerca infermieristica ha l’obiettivo di sviluppare le conoscenze nell’assistenza alla persona sana o ammalata.

Si parla di qualita' e del rishio clinico della cultura della sicurezza e si cerca di capire i propri possibili “rischi” o eventi indesiderati.

Per quanto riguarda la Gestione del Rischio, è ormai consolidato nel sistema (sanitario)

come un aspetto integrante della “qualità”.

In passato si è prestata attenzione prevalentemente agli aspetti strutturali,come ad esempio,la sicurezza degli ambienti di lavoro le attrezzature,alla formazione del personale per la prevenzione dei rischi professionali ed anche per i rischi del paziente,mettendo in atto interventi sanitari solo se collegati ad azioni legali contro l’organizzazione sanitaria.

Attualmente,a mio parere la situazione sta mutando considerevolmente,si creano programmi di monitoraggio degli eventi avversi e di intervento tempestivo c/o le ASL e Aziende Ospedaliere,al solo scopo preventivo degli eventi avversi futuri e di riduzione delle possibili conseguenze negative degli stessi.

La Gestione del Rischio deve essere concepita non come sistema che porta a provvedimenti disciplinari,non è un mezzo per nascondere ai pazienti gli errori, non deve promuovere la medicina difensiva,ma deve promuovere e premiare la partecipazione attiva ed operosa del personale sanitario,dandogli la sicurezza di ricevere aiuto nel caso in cui sia accusato di aver provocato danni iatrogeni.

Tutto questo in un’ottica di miglioramento continuo della “qualità”,l’eventuale errore va considerato un opportunità per imparare e migliorare.

La tematica della sicurezza è, strettamente legata a quello della “qualità dell’assistenza”,anzi ne rappresenta la logica conseguenza.

Il tema della qualità dell’assistenza è allo stesso tempo il principale problema ed obiettivo per i servizi sanitari;esso riassume al suo interno tutta la complessità dei temi che caratterizzano la attuale medicina moderna e l’assistenza sanitaria.

La qualità dell’assistenza in un sistema sanitario rappresenta il risultato finale di un complesso intreccio di fattori che riassumono capacità di gestione di un sistema sanitario,il grado di razionalità nell’uso delle risorse disponibili,le sue competenze nel governo delle innovazioni biomediche,e di gestione del rischio,tanto quanto la sua capacità di indirizzare i comportamenti professionali degli operatori verso scelte diagnostico-terapeutiche,giuste ed efficaci.

Il sistema a mio modesto parere,deve essere ristrutturato in modo da far capire ai pazienti-clienti la complessità del lavoro di cui noi siamo chiamati a svolgere.

Il pieno concetto della “condivisione” è necessario per un intervento integrato è fondamentale al fine di evitare che le innovazioni siano considerate, iascuna separatamente,come attività esaustive del processo di Risk Management.

In assenza di questa evoluzione culturale sarà assai difficile riuscire a realizzare interventi strutturali e soprattutto, d incidere in un settore caratterizzato da elevatissime professionalità.

Il pericolo sotteso è quello di sottovalutare ed impedire un approccio globale di gestione dei rischi. Pertanto in fine,si potrebbe auspicare la creazione di un “network” ( o veri e propri Collegi nominali – Comitati di gestione del rischio clinico,che attualmente in Italia ce ne sono pochi),ovvero la creazione di una rete di collegamento tra i vari organismi che sono preposti al controllo ed al monitoraggio di aree o settori del rischio clinico(ad esempio U.O.ospedaliere, comitati etici...).

La rete consentirebbe una gestione integrata dei rischi,migliorare maggiormente le procedure codificate o linee guida,creando e migliorando il sistema di“qualità”, sotto un organo principale,che potrebbe essere individuato come Coordinatore nella Direzione Sanitaria dell’Azienda Sanitaria o Ospedaliera,presa in esame.

Certo far passare questo tipo di cultura non è ancora semplice,questo si può considerare quasi un “problema sociale”,nel senso che la nostra cultura cattolica,fondata anche sul senso di colpa e del peccato,tende a far celare gli errori piuttosto che a renderli evidenti affinche'possano essere risolti.

Troppo spesso, fin da bambini si viene rimproverati perché si compiono errori,dimenticandosi che spesso le maggiori scoperte in campo scientifico,sono state casuali e innescate da errori.

Non c’è mai qualcuno,poi, che ci dica come questi si potevano evitare!

Se anche ci veniva detto “sbagliando si impara”,chi realmente non era ,o non è,infastidito dagli errori, sia propri che altrui? Chi a tutt’oggi ringrazia di aver fatto un errore, invece di irritarsi o addirittura colpevolizzarsi?

Non è semplice, ma nulla è impossibile, e tutti i processi di cambiamento,di qualsiasi tipo,a qualsiasi livello ed in qualunque contesto, richiedono tempo, pazienza, metodo e strategia.

Forse la sfida per il futuro può essere proprio questa,cambiare paradigma ed iniziare a rivalutare noi stessi e il nostro lavoro sotto un’altra ottica,dove il fine ultimo rimane sempre la centralità della persona.

A cambiare sarà il mezzo attraverso cui arrivare a questo fine e la rivalutazione dell’errore ne potrà essere certamente un esempio!

Infermiera

Coordinatore infermieristico

Silvia Berardi

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Aprile 2011 14:50
 

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