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Falsi titoli al concorso USL: no al risarcimento del danno per la candidata penalizzata PDF Stampa E-mail
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Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 09 Gennaio 2014 14:22

La Suprema Corte ha confermato la sentenza con cui veniva respinta la domanda di risarcimento dei danni avanzata nei confronti di un Comune, di alcune Aziende sanitarie, della Regione e di un Ordine dei medici e degli odontoiatri, per una ipotesi di responsabilità per mancato diligente controllo della documentazione prodotta da altro candidato in un concorso per titoli ed esami bandito da una USL.

La professionista si era collocata al quinto posto, in quanto l’altro concorrente era risultato primo in graduatoria nonostante non possedesse il titolo di studio richiesto, atteso che in un secondo momento il medesimo aveva patteggiato la pena di mesi dieci di reclusione, col beneficio della sospensione condizionale, per i delitti di falso, truffa ed esercizio abusivo della professione, per cui a seguito dello scorrimento della graduatoria lei si era venuta a trovare solo come la prima dei non assunti.

Secondo la Cassazione, i primi giudici avevano adeguatamente spiegato con argomentazione logica ed immune da rilievi di natura giuridica, che l'inutilizzabilità della graduatoria era dipesa esclusivamente dal fatto che al momento dell'istanza tesa alla copertura del posto in questione, resosi vacante a seguito dell'emanazione del provvedimento di esclusione del sanitario senza titoli, era già abbondantemente decorso il biennio previsto, per la validità della stessa graduatoria approvata in data 9 agosto 1990 e che, spirato tale periodo di validità, costituiva solo una facoltà dell'amministrazione quella di provvedere attingendo alla stessa selezione, per cui la ricorrente non poteva vantare alcun diritto soggettivo al riguardo.

 

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