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Le specializzazioni forensi. Il futuro che vorremmo. Ed una critica. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Sabato 25 Gennaio 2020 19:38

 

Diciamolo francamente, come sempre.

Quando si parla di "competenze avanzate" e "specializzazioni infermieristiche", nonostante le dichiarazioni entusiastiche a noi resta sempre l'amaro in bocca per una certa mancanza di coraggio.

E non ultima, una visione piuttosto ristretta e tradizionalistica, oseremmo dire medicocentrica, della nostra professione.

Dice, ma davvero? Ma cosa dite?

Lo diciamo e lo ribadiamo.

Le aree individuate sono basate su una sanità che forse non esiste più e su specifiche dichiaratamente mediche, non infermieristiche.

Oltretutto, nonostante la revisione degli atti e degli accordi, sono rimaste sostanzialmente identiche a quelle citate nella vecchia legge 42 del 2006.

Aree, dicevamo, evidentemente basate su una sanità obsoleta e medicocentrica, o comunque sull'attività medica che si svolge in quella determinata unità.

Sappiamo tutti, credo, quanto sia accomunato lo specifico professionale di un infermiere che lavori in medicina o in chirurgia, mentre è estremamente differenziato tra un collega che lavori in pneumologia ed uno che operi in geriatria.

Eppure con la divisione per aree scelta dagli alti livelli istituzionali i primi 2 sono in 2 aree diverse, gli altri 2 nella stessa area.

Ricordiamole, quindi, queste aree, tanto per chiarirsi:

AREA CURE PRIMARIE – SERVIZI TERRITORIALI/DISTRETTUALI

AREA INTENSIVA E DELL’EMERGENZA URGENZA

AREA MEDICA

AREA CHIRURGICA

AREA NEONATOLOGICA E PEDIATRICA

AREA SALUTE MENTALE E DIPENDENZE

 

Non vi pare manchi qualcosa?

E' abbastanza evidente come siano totalmente omesse tutte le aree "intellettuali" della professione.

Eppure, oggi, nel 2020, abbiamo infermieri che pur non ricoprendo ruoli dirigenziali, che soggiaciono ad altre differenziazioni, lavorano nel rischio clinico, nella formazione, nella gestione dei processi.

Ed abbiamo gli infermieri legali e forensi.

Noi.

Che è vero possiamo essere e siamo trasversali a tutte le aree, ma perchè negare, come ai colleghi citati sopra, una propria aree di intervento?

Non sono solo quisquilie burocratiche, sono determinazioni che identificano il professionista in modo univoco e gratificante.

E permettono uno sviluppo professionale ben più specifico e caratterizzante.

L'Italia è stata forse il primo paese fuori dagli Stati Uniti dove l'infermieristica forense è stata proposta, con ottimi risultati, testimoniati anche dall'attività decennale della nostra Associazione.

Dopo quell'afflato di novità, però, il tempo pare essersi fermato, e con esso la progressione della nostra specializzazione.

Siamo fondamentalmente rimasti al 2008, con la creazione dei primi master.

Ed allora noi, nell'anno internazionale dell'infermiere, rilanciamo la sfida ad Università, Istituzioni e FNOPI.

Riprendiamo in mano il fervore che all'estero anima il nostro specifico professionale e cominciamo a proporre specializzazioni dell'infermiere legale e forense.

Esistono già almeno in 2 paesi, Stati Uniti ed Inghilterra.

Torniamo davvero a quel 2008, che ha visto l'Italia capofila di questa formazione specifica ed introduciamo quelle che sono le nostre aree di specializzazione:

1. Infermieri specialisti correttivi

Forniscono un'assistenza sanitaria efficiente e di qualità alle persone detenute dai tribunali, compresi quelli in carcere, strutture minorili e altre istituzioni correzionali. All'interno di queste strutture, gli infermieri specialisti correttivi possono curare i malati, eseguire esami fisici di routine e somministrare farmaci a persone con bisogni cronici.

2. Infermieri specialisti in clinica forense

Gli specialisti della cliniche forense usano la loro formazione avanzata per servire come esperti clinici, insegnanti, ricerche, consulenti e amministratori in diversi contesti forensi. Possono lavorare in pronto soccorso, nei programmi di esame di aggressioni sessuali, nelle unità di trattamento psichiatrico.

3. Specialisti in gerontologia forense

Gli specialisti in gerontologia forense aiutano a indagare sui casi di abuso, abbandono o sfruttamento degli anziani e lavorano per sensibilizzare sulle questioni legali e sui diritti umani.

4. Infermieri ricercatori forensi

Tipicamente impiegati nell'ufficio di medicina legale, gli infermieri ricercatori forensi esaminano il corpo, studiano la scena, assistono nelle autopsie e raccolgono informazioni sulla storia medica e sociale del defunto al fine di determinare la causa esatta della morte.

5. Infermieri psichiatrici forensi

Sono specializzati nella gestione dei trasgressori con disturbi psicologici, sociali e comportamentali. Valutano e selezionano i pazienti per il trattamento, forniscono cure riabilitative e supervisionano le azioni di un paziente all'interno della comunità. Inoltre possono esaminare e curare gli imputati criminali e assistere i colleghi che hanno assistito ad aggressioni o hanno subito qualche forma di trauma emotivo.

6. Consulenti infermieri legali

Che siano CTU o CTP aiutano gli avvocati, i PM ed i giudici che lavorano in cause civili o penali in cui la legge e la medicina si sovrappongono. Alcune di queste situazioni potrebbero includere negligenza , lesioni personali, indennizzo dei lavoratori e libertà vigilata. I consulenti infermieri legali applicano la loro formazione infermieristica forense e l'esperienza clinica per interpretare, ricercare e analizzare le informazioni clinicamente rilevanti relative a un caso o reclamo, educando gli avvocati su fatti sanitari e fungendo da collegamento tra avvocati, coleghi e clienti.

7. Infermiere coroner o investigatori della morte

Applicano le loro abilità infermieristiche alle indagini sulla scena del crimine. Come primo professionista forense ad arrivare sulla scena di una morte sospetta analizza la scena ed esamina il corpo al fine di approssimare il tempo della morte e trovare indizi medici che potrebbero spiegare la causa.

8. Infermieri con specializzazione SANE (sexual assault nurse examiners)

Offrono cure compassionevoli e tempestive alle vittime di aggressioni sessuali. Qualificati attraverso un'educazione infermieristica forense specializzata, valutano le lesioni che una vittima ha subito; individuano, raccolgono e preservano prove forensi rilevanti per il reato; forniscono informazioni o segnalazioni relative alla cura continua della vittima. In aula, gli infermieri SANE rappresentano la vittima, fungendo da testimoni esperti che offrono testimonianza sulla base delle loro prove documentate.

 

Fonti: American Association of Legal Nurse Consultants; Associazione internazionale delle infermiere forensi; Educazione forense; Bollettino del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Ufficio per le vittime del crimine; Risorse per l'educazione infermieristica Medi-Smart.


 
20? NO! Sui documenti scrivete 2020. PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Domenica 05 Gennaio 2020 22:05

Non abbreviare 2020 nei documenti, può essere pericoloso. Ecco perché

L'avvertimento arriva dagli Usa: "Il rischio di truffe è alto. Se si scrive solo 20, basta aggiungere due cifre per modificare la data".

Come esperti forensi consigliamo di non abbreviare mai la data 2020 quando si firmano documenti importanti, come assegni, certificati di compravendita, mutui ma anche, nel nostro caso, documentazione sanitaria.

Perché i rischi sono tanti e le truffe o le mistificazioni dietro l'angolo. Non dovremmo quindi solo abituarci a non scrivere più 2019 oppure '19, ma siamo obbligati a prestare particolare attenzione perché scrivere soltanto 20 lascia la possibilità ai malintenzionati di completare la data a piacimento, per esempio aggiungendo 21 e facendo così diventare un 2021 il 2020.

Questo problema riguarda quasi unicamente il 2020 perché l’abbreviazione dell'anno scorso, il 2019, come '19 potrebbe essere cambiata solo in una data nel 1900 e l’abbreviazione del 2018 potrebbe essere modificata solo in una data nel 1800. A lanciare l’allarme - come riporta il sito della Cnn - è il dipartimento di polizia Usa (ma vale per ogni Stato) che ha aggiunto alcuni spunti. I revisori dei conti e le forze dell'ordine a stelle e strisce fanno sapere che "è ancora l'inizio dell'anno e non ci sono prove che qualcuno sia stato truffato in questo modo, ma è meglio prevenire che curare. È solo un'altra precauzione, un'altra possibilità per avvertire la gente che ci sono persone là fuori che potranno approfittare di te".

Il sito anti bufale americano, Snopes, ha comunque analizzato approfonditamente questi allarmi, sviscerando fonti e fake news, arrivando a una conclusione pubblicata nel proprio sito: "Scrivere una data per intero è indubbiamente una buona pratica, ma il giudizio se metterla in pratica o meno va esercitato con calma e senza allarmismo alcuno".

Anche Bufale.net scrive che se mai scrivessimo solo '20: "Abbiamo mezzi legali per disconoscere documenti alterati o sospetti".

Il problema è la lentezza ed il costo di tali mezzi.

Vale quindi il consiglio iniziale: iniziate DA SUBITO ad usare la data completa.

 
Medico di base: può essere reato se non viene a casa. PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Lunedì 23 Dicembre 2019 02:55

Secondo gli ultimi regolamenti non è più legale che il medico di famiglia si rifiuti di venire a casa vostra a visitarvi, almeno in alcune circostanze.

Se il paziente richiede la visita domiciliare del medico entro le 10 di mattina, il dottore è tenuto a presentarsi entro il giorno stesso della richiesta. Al contrario se sono già trascorse le 10, il medico dovrà presentarsi presso il domicilio del paziente entro le 12 del giorno successivo. Secondo i regolamenti menzionati sopra, poi, le visite domiciliari devono essere completamente gratuite specie se il paziente non può presentarsi di persona dal medico. Oppure se si tratta di qualcosa di molto urgente.

Il sabato o nei giorni prefestivi il medico non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale, ma deve eseguire le visite domiciliari richieste entro le ore 10 dello stesso giorno e quelle non ancora effettuate, richieste dopo le ore 10 del giorno precedente.

Con una precisazione: se la visita domiciliare è legata al fatto che il paziente non ha voglia di uscire di casa, a quel punto il medico può chiedere un compenso per la visita domiciliare.

È il medico stesso però a decidere se la sintomatologia è abbastanza grave da impedire al paziente di andare direttamente nello studio. E questo rende la legge vaga e poco precisa.

Le condizioni che rendono il paziente impossibilitato ad andare nello studio del medico sono legate, oltre al suo stato di salute, anche ad altri fattori quali, ad esempio, l’età del paziente.

Se il medico valutasse in modo errato le nostre condizioni di salute, rischierebbe una sanzione disciplinare e commetterebbe reato.  Così come ribadito dalla sentenza della Corte di Cassazione, numero 21631/17.

“Il reato di rifiuto di atti di ufficio è un reato di pericolo, onde la violazione dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice al corretto svolgimento della funzione pubblica ricorre ogniqualvolta venga denegato un atto non ritardabile alla luce delle esigenze prese in considerazione e protette dall’ordinamento, prescindendosi dal concreto esito della omissione e finanche dalla circostanza che il paziente non abbia corso alcun pericolo concreto per effetto della condotta omissiva”



 
Congresso AIILF Sicilia PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Martedì 26 Novembre 2019 12:29

Nuovo appuntamento con il Coordinamento Sicilia dell'AIILF.

Il 5 dicembre, al Policlinico di catania di parla di Codice Rossso.

Il “Codice rosso” innova e modifica la disciplina penale, sia sostanziale che processuale, della violenza domestica e di genere, corredandola di inasprimenti di sanzione

Sulla G.U. del 25 luglio 2019 è stata pubblicata la Legge 19 luglio 2019, n. 69 (recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”) denominata “Codice Rosso”, che avrà vigenza dal 9 agosto. Il testo include incisive disposizioni di diritto penale sostanziale, così come ulteriori di indole processuale.

L'EVENTO E' APERTO A TUTTI GLI INFERMIERI.

Durante il Congresso sarà possibile l'iscrizione o il rinnovo all'AIILF Nazionale.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Novembre 2019 12:40
 
Luci ed ombre nel Codice Rosso PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Venerdì 06 Dicembre 2019 10:33

Nella G.U. del 25 luglio 2019 è stata pubblicata la Legge 19 luglio 2019, n. 69 (recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”) denominata “Codice Rosso”, entrata in vigore il 9 agosto scorso.

Il testo sarebbe dovuto essere indicativo di incisive disposizioni di diritto penale e di supporto alle vittime di violenza.

Tra le novità in ambito procedurale, è previsto una cosiddetta “riduzione dei tempi” per l’avvio del procedimento penale per alcuni reati: tra gli altri maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, questo con l'intenzione di velocizzare eventuali provvedimenti di protezione delle vittime.

Questa supposta riduzione si esplica in un tempo massimo di 72 ore.

Inoltre:

- la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisce immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale;

- il pubblico ministero, nelle ipotesi ove proceda per i delitti di violenza domestica o di genere, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, deve assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato. Il termine di tre giorni può essere prorogato solamente in presenza di imprescindibili esigenze di tutela di minori o della riservatezza delle indagini, pure nell’interesse della persona offesa;

- gli atti d’indagine delegati dal pubblico ministero alla polizia giudiziaria devono avvenire senza ritardo.

Misure cautelari e di prevenzione

E’ stata modificata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, nella finalità di consentire al giudice di garantirne il rispetto anche per il tramite di procedure di controllo attraverso mezzi elettronici o ulteriori strumenti tecnici, come l’ormai più che collaudato braccialetto elettronico. Il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi viene ricompreso tra quelli che permettono l’applicazione di misure di prevenzione.

- il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (cd. revenge porn), punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro: la pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. La condotta può essere commessa da chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, diffonde, senza il consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, ovvero mediante l’impiego di strumenti informatici.

- il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, sanzionato con la reclusione da otto a 14 anni. Quando, per effetto del delitto in questione, si provoca la morte della vittima, la pena è l’ergastolo;

- il reato di costrizione o induzione al matrimonio, punito con la reclusione da uno a cinque anni. La fattispecie è aggravata quando il reato è commesso a danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero da o in danno di un cittadino italiano o di uno straniero residente in Italia;

- violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, sanzionato con la detenzione da sei mesi a tre anni.

Sanzioni

Si accrescono le sanzioni già previste dal codice penale:

- il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi, da un intervallo compreso tra un minimo di due e un massimo di sei anni, passa a un minimo di tre e un massimo di sette;

- lo stalking passa da un minimo di sei mesi e un massimo di cinque anni a un minimo di un anno e un massimo di sei anni e sei mesi;

- la violenza sessuale passa da sei a 12 anni, mentre prima andava dal minimo di cinque e il massimo di dieci;

- la violenza sessuale di gruppo passa a un minimo di otto e un massimo di 14, prima era punita col minimo di sei e il massimo di 12.

In relazione alla violenza sessuale viene esteso il termine concesso alla persona offesa per sporgere querela, dagli attuali 6 mesi a 12 mesi. Vengono inoltre ridisegnate ed inasprite le aggravanti per l’ipotesi ove la violenza sessuale sia commessa in danno di minore di età.

Inoltre, è stata inserita un’ulteriore circostanza aggravante per il delitto di atti sessuali con minorenne: la pena è aumentata fino a un terzo quando gli atti sono posti in essere con individui minori di 14 anni, in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, pure solo promessa. Nell’omicidio viene estesa l’applicazione delle circostanze aggravanti, facendovi rientrare finanche le relazioni personali.

Le criticità

Come spesso purtroppo accade in Italia le leggi vengono decise da asettici burocrati, quasi sempre del tutto incompetenti in materia, e nonostante si stia parlando di sanità, senza nessun riferimento, o quasi, alle buone pratiche, alle linee guida internazionali o alle evidenze scientifiche.

Andiamo ad analizzare le criticità che abbiamo riscontrato nel testo.

* Il termine di 72 ore per lo start del procedimento. Secondo le best practice un tempo assolutamente lungo, che permette alla vittima di rimuginare, cambiare versione, giustificare o essere perfino nuovamente maltrattata.

* La comunicazione orale al PM. Finora nessuno ha proposto ricorso, ma la “forma orale” non è presente nell'ordinamento e nel codice di procedura penale. Questa forzatura potrebbe essere ritenuta incostituzionale.

* I vari decreti attuati e le indicazioni date alle aziende prevedono una composizione del pool che valuta e gestisce la vittima. Chiunque abbia lavorato con le vittime di violenza o di maltrattamenti sa benissimo che l'ultima cosa che desidera la vittima è essere “circondata” da estranei. Per fare un esempio, la figura dello psicologo, fondamentale e centrale nel percorso di recupero, nella fase della valutazione olistica della vittima è francamente superflua.

* Si permette alla vittima di far entrare una persona di fiducia che assista alla valutazione. Se non è la vittima a denunciare la violenza, ma viene rilevata dal personale sanitario, è altamente probabile che essa permetta l'ingresso proprio a chi quella violenza l'ha agita, essendone succube.

* Non viene riconosciuta nessuna formazione specifica del personale sanitario, e nei protocolli della formazione c'è poco o nullo spazio per la necessaria educazione forense alla raccolta dei campioni e delle prove (abiti, oggetti, ecc.), che potrebbe invalidare un intero processo, impedire una giusta condanna o far finire in galera un innocente.

* Viene previsto un questionario in forma scritta e a risposte chiuse. Esattamente il contrario di quanto prevedono le best practice. La vittima deve essere lasciata libera di esprimersi, va solamente guidata nella sua narrazione in modo da raccogliere tutte le informazioni possibili ma assolutamente senza nessuna forzatura o “ingabbiamento”.

* Non viene previsto uno standard per il kit antistupro o antiviolenza.

* Non è previsto un eventuale supporto economico alla vittima, che spesso non denuncia per la paura del danno economico se l'autore della violenza è l'unica fonte di reddito.

* Non sono previsti corsi obbligatori per il personale delle Forze dell'Ordine e della Magistratura o la stesura di linee guida su come gestire la raccolta della denuncia e l'interrogatorio. Ancora oggi la domanda più diffusa tra gli inquirenti che viene rivolta ad una donna dopo uno stupro è “Come era vestita?”.

Sopratutto viene fatto l'errore classico della legislazione italiana.

La vittima viene immediatamente istituzionalizzata, medicalizzata ed inserita in un percorso standard con pochissime possibilità di adattamento, vuoi per limiti tecnici, vuoi per limiti economici, ma sopratutto per una ignoranza (nel senso letterale del termine), in materia.

Questa legge è evidentemente un passo avanti rispetto a quanto previsto finora, ma è, o meglio era, certamente migliorabile.

Ricordiamo che l'unico corso internazionale per la gestione delle vittime di violenza è il SANE (sexual assault nurse examiner), della IAFN (International Association of Forensic Nurse).

A quel corso, alle linee guida internazionali, agli EBM ed EBN ci si doveva rifare per stendere una legge che fosse al passo con le esigenze della vittima.

La sensazione è invece che sia stata fatta una legge autoreferenziale, accondiscente verso alcune lobby sanitarie, con scarsa copertura economica, ma nella quale la vittima, in fondo, rimane marginale.

 
2 piccioni con una fava. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Mercoledì 26 Luglio 2017 09:02

Il sapientino della classe, l'amico saccente o vostra moglie direbbe "Te l'avevo detto".

Si, perchè della questione ne avevamo esposto i pericoli già altre volte.

Andiamo però per gradi.

Iniziamo dai fatti.

Una Coordinatrice ha stilato più volte i turni senza rispettare la legge sull'orario di lavoro, in particolare non rispettando i riposi minimi garantiti.

Oltre a questo, purtroppo, si è "dimenticata" di denunciare, anche solo alla ASL, il problema. Denunciare in quanto venuta a conoscenza, per esservi obbligata, di una violazione di legge.

Per la violazione dei riposi minimi garantiti è stata condannata dall'Ispettorato del Lavoro (in realtà si tratta di una contestazione, ma non è adesso il luogo ed il momento di chiarire le differenze).

In solido è stato anche disposto il risarcimento danni da parte della ASL.

ASL che, in assenza di qualsiasi comunicazione da parte della Coordinatrice, si è difesa con il classico "Noi non sapevamo".

La Coordinatrice, quindi, è stata anche obbligata a risarcire la USL.

VE L'AVEVAMO DETTO!

1) la legge sull'orario di lavoro e sui riposi minimi è TASSATIVA. Chiederne il rispetto, e denunciare quando tale rispetto manca, non fa di voi degli "scansafatiche", ma solo dei seri professionisti che conoscono i loro diritti.

2) come PROFESSIONISTI siamo OBBLIGATI a denunciare qualsiasi violazione delle normativa vigenti. Da quella contrattuale a quella penale. Anche solo come difesa personale, per evitare che qualcuno possa accusarci della violazione o di rispondere civilmente e penalmente degli eventuali danni.

3) fate leggere l'articolo al vostro Coordinatore. Magari ci penserà 2 volte prima di farvi saltare l'ennesimo riposo...

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Novembre 2019 12:38
 
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