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Aperto l'albo CTU anche a Vasto. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 31 Maggio 2011 14:28

Aperto anche a Vasto, Chieti, l'albo CTU per infermieri legali e forensi.

L'AILF ringrazia la socia Cinzia Battista per l'impegno.

Ultimo aggiornamento Martedì 31 Maggio 2011 17:20
 
POLIAMBULATORIO: CURA E RISCHIO CLINICO. QUALE POSITIVA CONVIVENZA ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberta Torri   
Lunedì 30 Maggio 2011 16:53

Interessante poster della collega Roberta Torri.

L'immagine, in alta definizione, può essere scaricata cliccando sopra con il tasto destro destro del mouse e scegliendo "Salva immagine con nome".

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Maggio 2011 16:56
 
Bolzano: volontari in sala operatoria al posto degli infermieri, indaga la Procura PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Mercoledì 18 Maggio 2011 10:18

Riportiamo la notizia data dalla cronaca dell'Alto Adige.


BOLZANO. Un utilizzo indebito dei volontari della Croce Bianca sulle ambulanze e persino in sala operatoria in sostituzione del personale infermieristico: la Procura di Bolzano ha aperto un fascicolo per esercizio abusivo della professione medica.

L'inchiesta è partita dopo un esposto delle organizzazioni degli infermieri, che da sempre contestano il ricorso massiccio da parte dell'Asl ai volontari anche per prestazioni sanitarie delicatissime.

Alcuni documenti sono già stati acquisiti dai Nas dei carabinieri. L'assessore provinciale alla sanità Richard Theiner, in una nota, sottolinea l'importanza «del personale volontario non sanitario, elemento insostituibile e fondamentale del servizio sanitario».

Theiner però chiede che venga fatta chiarezza: «Va accertato, di caso in caso, se vi siano stati episodi nei quali sono stati svolti da personale non sanitario compiti di pertinenza di figure professionali sanitarie. Non è però corretto accusare di comportamenti scorretti il servizio nel suo complesso».

Notizia in se piuttosto interessante e che dimostra l'attenzione che finalmente gli inquirenti pongono verso la difesa della nostra professionalità.
Quello che lascia perplessi, sperando in un refuso di stampa, è che si parli di "abuso della professione medica" e non, correttamente, di "abuso della professione infermieristica". Anche se nella realtà gli artt. 348 e 359 del Codice penale parlano genericamente di "Abusivo esercizio di una professione" e "professioni forensi o sanitarie", quindi giuridicamente procedure e sanzioni non cambiano.

 
L'accanimento terapeutico costa la condanna PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Sabato 09 Aprile 2011 15:38

Da "Il Sole 24 ore"

L'accanimento terapeutico su un malato terminale, a cui un intervento chirurgico inutile e dannoso addirittura abbrevia l'aspettativa di vita, determina la responsabilità per omicidio colposo del medico.
A richiamare i camici bianchi alle regole di prudenza, e soprattutto ai dettami «della scienza e della coscienza» professionale, è la Quarta sezione della Suprema Corte (13746/2011, depositata giovedì) che pur dichiarando la prescrizione del reato, ha fatto salve le conseguenze civilistiche, cioè risarcitorie, della cattiva condotta in sala operatoria.
Il caso portato in Cassazione da tre medici dell'ospedale San Giovanni di Roma – condannati a pene detentive nei due gradi di merito (tra otto e 12 mesi di reclusione) – riguardava una quarantenne madre di due figli, afflitta da una grave forma tumorale al pancreas e con metastasi diffuse. Nonostante la «acclarata inoperabilità» della paziente, accertata mediante una laparoscopia addominale, i chirurghi avevano ugualmente deciso di procedere a un intervento tradizionale per asportare organi e masse neoplastiche. L'operazione era stata preceduta, come prassi, dalla sottoscrizione del consenso informato da parte della paziente sui rischi connessi alle manovre previste. In realtà i danni provocati durante l'esplorazione laparoscopica causarono un'emorragia di cui, peraltro, i medici neppure si accorsero durante l'espianto successivo. A situazione ormai disperata, uno dei tre imputati tentò anche un ulteriore intervento – senza anestesia – sul letto della donna, che spirò in pochi minuti.
Secondo la Corte, che ha respinto anche le richieste dei ricorrenti sulla declaratoria di assoluzione piena, «il prioritario profilo di colpa in cui versavano gli imputati» sta chiaramente «nella violazione delle regole di prudenza applicabili nella fattispecie, nonché nelle disposizioni dettate dalla scienza e dalla coscienza dell'operatore». Nel caso concreto, viste le condizioni «indiscusse e indiscutibili della paziente (...) non era possibile fondatamente attendersi dall'intervento (pur eseguito in presenza di consenso informato della paziente, madre di due bambine e pertanto disposta a tutto pur di ottenere un sia pur breve prolungamento della vita) un beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita». I chirurghi quindi «avevano agito in dispregio del codice deontologico che fa divieto di trattamenti informati a forme di inutile accanimento diagnostico-terapeutico».
I giudici hanno respinto tutti i motivi di ricorso degli imputati, mirati a una diversa interpretazione delle ricostruzioni cronologiche e medico legali, e in particolare quello rivolto a ottenere un'assoluzione nel merito in base all'insufficienza o contraddittorietà delle prove in atti. Anche perché, sottolinea la Cassazione, davanti alla causa estintiva del reato per intervenuta prescrizione (i fatti risalivano al dicembre 2001) «l'eventuale difetto o insufficienza della prova della colpevolezza non consente di accedere al proscioglimento nel merito ex articolo 530 del Codice di procedura penale.

 
L'INFERMIERE: PRIMUS INTER PARES PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 12 Maggio 2011 08:26

Evoluzione infermieristica
L’attualità impone all’infermiere un’attenta analisi e conoscenza delle proprie e altrui responsabilità. L’organizzazione lo pone al vertice del processo assistenziale e come tale ha l’obbligo di formarsi e informarsi. La consulenza dell’infermiere legale è una guida in questo percorso.


CHE COS'E' UN INFERMIERE?

Prima del 1999 egli era un ‘’incaricato di pubblico servizio’’ e la documentazione prodotta aveva un limitato effetto legale:era considerata atto pubblico in senso lato. La si utilizzava di certo in sede legale - ma la sua importanza era relativa.
Con le ultime norme, su tutte la 42/99, TUTTI i Professionisti Sanitari, in base a ciò che svolgono, e relativamente alla specifica attività realizzata in quel contesto preciso possono essere Pubblici Ufficiali
Per capirci, un esempio:
• L’Infermiere in servizio è un incaricato di pubblico servizio.
• E' un pubblico ufficiale mentre compila documentazione che - a vario titolo - comporta una valenza probatoria (dalla scheda di triage alla cartella clinica, dalla firma sulla scheda di terapia al certificato di degenza).


LA RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE INFERMIERISTICA

La professione infermieristica è molto cambiata negli anni, determinando l'acquisizione di nuove responsabilità nel RUOLO e nelle FUNZIONI dell’infermiere nell’attuale contesto sociosanitario.
L’importanza del ruolo assunto dalla Professione Infermieristica oggi viene definita dal suo Status Giuridico e dal Percorso Formativo universitario che hanno reso completo il livello di AUTONOMIA PROFESSIONALE.
La professione infermieristica rientra nel disposto dell’art. 2229 del C.C. come Professione intellettuale (tutte quelle professioni per l’esercizio delle quali sia necessaria l’iscrizione in un apposito albo professionale).

Art. 2229 Esercizio delle professioni intellettuali
La legge determina le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi o elenchi.
L'accertamento dei requisiti per l'iscrizione negli albi o negli elenchi, la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle associazioni professionali sotto la vigilanza dello Stato, salvo che la legge disponga diversamente.
Contro il rifiuto dell'iscrizione o la cancellazione dagli albi o elenchi, e contro i provvedimenti disciplinari che importano la perdita o la sospensione del diritto all'esercizio della professione e ammesso ricorso in via giurisdizionale nei modi e nei termini stabiliti dalle leggi speciali.

Limitazione della responsabilità civile (art.2236 del C.C. - Responsabilità del prestatore d'opera).

Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d’opera non risponde dei danni, se non in caso di dolo o colpa grave.
L'infermiere è un professionista chiamato a rispondere delle conseguenze delle proprie azioni che in qualsiasi ordinamento normativo presenta tre risvolti:
- Civile
- Disciplinare
- Penale
L’Infermiere come professionista ha la dignità giuridica perché:
- ha un corpo di conoscenze adeguato;
- ha una responsabilità diretta del proprio lavoro;
- ha la capacità di aggiornarsi e arricchirsi con la formazione e la ricerca.
Ha quindi tutti gli elementi:
- competenza
- riservatezza
- autonomia
- responsabilità
ha sopratutto un corpo di competenze attribuite da un riconoscimento formativo che lo Stato certifica con l’abilitazione.


LA RESPONSABILITÀ DISCIPLINARE


La responsabilità disciplinare dell’infermiere è legata a:
-Codice Deontologico, che al contrario di quello Medico ha valenza giuridica;
-Contratto di lavoro.

La responsabilità disciplinare derivante dagli obblighi contrattuali emerge nel caso di un comportamento in servizio che non sia conforme agli impegni assunti stipulando il contratto di lavoro (Legge n. 29/1993).

L’art.13 del D.P.R. n. 3/1957 ( Comportamento in servizio):
Nei rapporti con i superiori e con i colleghi l’impiegato deve ispirarsi al principio di un’assidua e solerte collaborazione; deve essere di guida ed esempio ai dipendenti, in modo da assicurare il più efficace rendimento del servizio.

L’art.16 (Dovere verso il superiore):
- comma 1 e 2, dispone: l’impiegato deve eseguire gli ordini che gli sono impartiti dal superiore gerarchico relativamente alle proprie funzioni.
L’art. 17 (Limiti al dovere verso il superiore):
L’impiegato, al quale, dal proprio superiore, sia impartito un ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farne rimostranza allo stesso superiore, dichiarandone le ragioni.
Se l’ordine è rinnovato per iscritto, l’impiegato ha il dovere di darvi esecuzione.
Sanzioni disciplinari (D. Lgs. 150/09 “Riforma Brunetta”)
- Rimprovero verbale
- Rimprovero scritto (censura)
- Multa con importo non superiore a 4 giornate lavorative
- Sospensione dal lavoro e retribuzione da 3 giorni a 3 mesi
- Declassamento di qualifica
- Collocamento in disponibilità
- Licenziamento con preavviso
- Licenziamento senza preavviso


PRINCIPALI REATI A CARICO DELL’INFERMIERE


- Somministrazione e detenzione di farmaci guasti o scaduti (Art.443 C.p.)
- Rivelazione del segreto professionale e d’ufficio (Artt. 622 e 326 C.p.)
- Omissione di soccorso (Art. 593 C.p.)
- Lesioni personali e omicidio colposo (Artt. 583 e 598 C.p.)
- Esercizio abusivo della professione (Art. 348 c.p.)
- Violenza privata (Contenzione fisica) (Art.610 C.p.)
- Interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.)
- Violenza sessuale (L.15/2/96 n.66 ­artt.609 ter e 609 decies C.p.)



RESPONSABILITÀ CIVILE


Quando il mancato adempimento di un dovere comporti per l’utente un danno che obblighi al risarcimento, l’Infermiere è chiamato a rispondere a titolo di responsabilità civile, la responsabilità civile è di tipo contrattuale (art. 1218 c.c.), si fonda sul rapporto che viene stabilito fra paziente e struttura sanitaria.
La colpa è legata a comportamenti che non rispettino i principi della:
-diligenza
-prudenza
-perizia (maestria, conoscenze acquisite con l'esperienza)
-osservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline.


LA RESPONSABILITÀ COLPOSA ­ PENALE


Art. 43, 3°comma, Codice Penale ­ Il delitto (...) è colposo , o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
La responsabilità colposa ­ penale si divide in:
COLPA GENERICA:
- NEGLIGENZA (non fare ciò che si sa fare)
- IMPRUDENZA (fare più di ciò che si sa fare)
- IMPERIZIA (fare ciò che non si sa fare)
COLPA SPECIFICA:
Inosservanza di:
- leggi,
- regolamenti,
- ordini o discipline

L'Art. 2043 del Codice Civile recita: Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto al risarcimento del danno.
Accertamento della colpa
Per accertare la colpa occorre riferirsi alle regole dettate dalla disciplina di riferimento le regole che definiscono la colpa del sanitario sono dettate dalla stessa categoria di riferimento.
Fino al 1999 ­ il mansionario esauriva l’accertamento oggi ­ l’accertamento assume connotati analoghi alle altre professioni sanitarie.


RAPPORTI CON LA STRUTTURA E GLI ALTRI SANITARI

L’infermiere, in quanto nuova figura “RESPONSABILE” potrebbe essere giudicato l’anello debole e, quindi, più indifeso ed attaccabile.
E’ necessario che prima che il problema della responsabilità sanitaria esploda, gli infermieri individuino dei meccanismi di tutela (anche assicurativa) che garantiscano sia loro (in termini di difesa legale) che i pazienti (garanzia del risarcimento del danno subito).
Strumenti di “Prevenzione”
- Formazione (modelli di comportamento uniformi; consensus conference dedicate)
- Informazione (errori come bagaglio di esperienza comune)
- Consulenza (esperti in appoggio)

EQUIPE
struttura che si fonda su una distinzione dei ruoli e sulla sicura individuazione della figura “apicale”.

LA COOPERAZIONE COLPOSA
L’ipotesi più frequente di cooperazione colposa in campo medico riguarda il lavoro d’equipe, trattamenti sanitari in cui intervengano contemporaneamente più specialisti (medici, infermieri ecc.) in “coordinata collaborazione”. ”.

COOPERAZIONE NEL DELITTO COLPOSO
La cooperazione nei delitti colposi è prevista dall’articolo 113 del Codice penale:
“Nel delitto colposo quando l'evento è stato cagionato dalla cooperazione di più persone, ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il delitto stesso”

PREVEDIBILITÀ
Un agente MEDIO nelle medesime condizioni di tempo e luogo del soggetto agente avrebbe potuto prevedere il verificarsi dell’evento. Ribadiamo, quindi, che l’autonomia decisionale è una conquista importante, che non può ovviamente prescindere da una “responsabilità” personale che si traduce in un comportamento corretto e coscienzioso nei confronti del paziente. Ovviamente però, come sempre accade oltre agli “onori”, sono aumentati gli “oneri”, in quanto dietro al concetto di “autonomia” non vi può che essere ricollegato il concetto di “responsabilità diretta” e l’infermiere è pertanto tenuto ad una diligenza fortemente caratterizzata dalla “qualifica specialistica” acquisita dopo l’abrogazione del mansionario e con l’emanazione della legge n. 251 del 2000 sulla dirigenza.


RISK MANAGEMENT


Il rischio clinico è la probabilità che un paziente sia vittima di un evento  avverso, cioè subisca un qualsiasi “danno o disagio imputabile, anche se in modo  involontario, alle cure mediche prestate durante il periodo di degenza, che causa un prolungamento del periodo di degenza, un peggioramento delle condizioni di salute  o la morte” (Kohn, IOM 1999).
Il rischio clinico può essere arginato attraverso iniziative di Risk management messe in atto a livello di singola struttura sanitaria, a livello aziendale,  regionale, nazionale. Queste iniziative devono prevedere strategie di lavoro che includano la partecipazione di numerose figure che operano in ambito sanitario.
Un'attività di Risk management efficace si sviluppa in più fasi: conoscenza ed analisi dell'errore (sistemi di report, revisione delle cartelle, utilizzo degli indicatori), individuazione e correzione delle cause di errore, Root Causes Analisys (RCA), analisi di processo, Failure Mode and Effect Analysis (FMEA), monitoraggio delle misure messe in atto per la prevenzione dell'errore, implementazione e sostegno attivo delle soluzioni proposte. Inoltre, il programma di Risk management deve essere articolato e comprendere tutte le aree in cui l'errore si può manifestare nell'interezza del processo clinico assistenziale del paziente.
Sulla base del modello proposto da Rasmussen (1987), James Reason distingue tra errori di esecuzione e tra azioni compiute secondo le intenzioni e delinea così tre diverse tipologie di errore (Reason, 1990):

- Errori di esecuzione che si verificano a livello di abilità (slips). In questa categoria vengono classificate tutte quelle azioni che vengono eseguite in modo diverso da come pianificato, cioè il soggetto sa come dovrebbe eseguire un compito, ma non lo fa, oppure inavvertitamente lo esegue in maniera non corretta (ad esempio, il paziente riferisce di una allergia all'infermiere che si dimentica di riferirlo al medico).

- Errori di esecuzione provocati da un fallimento della memoria (lapses). In questo caso l'azione ha un risultato diverso da quello atteso a causa di un fallimento della memoria. A differenza degli slips, i lapses non sono direttamente osservabili.

- Errori non commessi durante l'esecuzione pratica dell'azione (mistakes). Si tratta di errori pregressi che si sviluppano durante i processi di pianificazione di strategie: l'obiettivo non viene raggiunto perché le tattiche ed i mezzi attuati per raggiungerlo non lo permettono.
Possono essere di due tipi:
- Ruled-based: si è scelto di applicare una regola o una procedura che non permettono il conseguimento di quel determinato obiettivo.
- Knowledge-based: sono errori che riguardano la conoscenza, a volte troppo scarsa, che porta ad ideare percorsi d'azione che non permettono di raggiungere l'obiettivo prefissato. In questo caso è il piano stesso ad essere sbagliato, nonostante le azioni compiute siano eseguite in modo corretto.


LA DOCUMENTAZIONE SANITARIA


Per documentazione sanitaria si intendono tutti gli atti che gli operatori sanitari compilano nell’esercizio della loro attività.
Per documento o atto si intende “ogni scritto dovuto ad una persona che in esso si palesa, contenente esposizione di fatti o dichiarazioni di volontà”.
Le caratteristiche peculiari di ogni documento sono:
- La forma scritta;
- L’attribuzione dello scritto all’autore del documento.

Essenzialmente esistono due tipi di documenti:
- Gli atti pubblici;
- Le scritture private.

ATTI PUBBLICI
Art. 2699 del codice civile:
L’atto pubblico è il documento redatto, con le richieste formalità, da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto è formato.
Art. 2700 del codice civile :
L’atto pubblico fa piena prova , fino a querela del falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

Secondo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato la cartella clinica, o nel nostro caso la documentazione di sala, costituisce un atto pubblico di fede privilegiata con valore probatorio contrastabile solo con querela di falso, anche se le attestazioni della cartella clinica, ancorché riguardanti fatti avvenuti in presenza di un pubblico ufficiale o da lui stesso compiuti non costituiscono prova piena a favore di chi le ha redatte, in base al principio secondo il quale nessuno può precostituire prova a favore di se stesso.
(Corte di Cassazione 27/9/99 n° 10695)

UN ESEMPIO CONCRETO: Pretura di Firenze, sentenza numero 893 del 1994:
• Il fatto in questione viene ricostruito ‘’dalla cartella clinica, sebbene gravemente lacunosa,e dal libro delle consegne del personale infermieristico, più puntuale ed ampiamente attendibile secondo il parere dello stesso consulente tecnico..’...decisamente una figura migliore di quella fatta dai medici...

MODALITA' DI COMPILAZIONE
La stesura della documentazione sanitaria deve essere "scrupolosa, priva di correzioni, adattamenti e completamenti tardivi".
La documentazione sanitaria deve contenere tutti gli elementi per una piena valutazione dell’attività svolta durante l'orario di lavoro, in quanto essa costituisce un atto ufficiale a garantire la certezza di una serie di vicende.
Alla compilazione della documentazione sanitaria concorrono quanti, ciascuno per la parte di propria competenza e funzione, hanno contribuito al risultato finale, quindi sia medici sia infermieri.
Nessuno deve aggiungere informazioni a margine, cancellare parole o dati o modificare quelli già scritti. Tutte le informazioni devono essere annotate in modo consequenziale riportandone la data e la firma del sanitario, quindi SENZA spazi o righe bianche.
La grafia con cui viene compilata deve essere, per legge, facilmente comprensibile per tutti.
Se la documentazione sanitaria è illeggibile per la grafia di chi l’ha redatta, deve essere trascritta in modo che le informazioni in essa contenute risultino chiare per il malato. La leggibilità delle informazioni è la prima condizione per la loro piena comprensione.
L’Autorità Garante accogliendo il ricorso di un paziente ha ordinato ad un’azienda ospedaliera di rilasciare, entro un termine stabilito, una trascrizione dattiloscritta o comunque comprensibile delle informazioni contenute nella cartella clinica e di comunicarle all’interessato, come prescrive la legge, tramite il medico di fiducia o designato dalla Asl. All’Azienda sono state inoltre imputate le spese del procedimento, stabilite in 250 euro, che sono state versate direttamente a favore del ricorrente.

COSA FARE
- Controllare che il documento riporti i dati corretti e logo/nome dell’istituto senza possibilità di equivoci in tutte le pagine/fogli
- Scrivere sempre a penna e in modo leggibile
- Non utilizzare il bianchetto e non incollare fogli bianchi su parti scritte che riportino registrazioni errate e improprie
- In caso di errore non strappare il foglio ma tracciare una linea sull’errore, scrivere “errore” o “annullato” firmare o siglare, scrivere il dato corretto vicino a ciò che si è cancellato e se non c’è posto indicare chiaramente dove si può reperire il dato corretto
- Firmare quanto si è scritto con firma leggibile o sigla o TIMBRO (anche l'infermiere può usare un suo timbro!!!)
- Quando si riportano decisioni mediche scrivere il nome del medico
- Scrivere quello che si è effettivamente fatto e perché, specie in caso di “deviazioni” dai protocolli.
- Utilizzare solo simboli e abbreviazioni di uso comune o codificati dall’Azienda
- Evitare di riportare attività svolte da altri colleghi, o scrivere per i medesimi
- Ricordatevi che i fogli “vaganti” tipo raccoglitore ad anelli, in teoria non sono legali in quanto possono essere buttati via, persi o sostituiti in qualunque momento e da chiunque

La completezza del documento deve riguardare ogni sua parte, senza arbitrarie omissioni. Infatti nel corso di indagine in tema di responsabilità Professionale, ogni annotazione od omissione assume importanza sia come elemento costitutivo della colpa, sia nella formulazione di un giudizio complessivo sulla qualità dell’assistenza sanitaria prestata.

“Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che indebitamente rifiuta, omette o ritarda un atto dell’ufficio o del servizio è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2 milioni di lire” (art. 328 c. p.).


GLI OPERATORI DI SUPPORTO E LA DOCUMENTAZIONE SANITARIA


• La loro attività è LIMITATA alla esecuzione delle prescrizioni infermieristiche.
• Attenzione: le loro attività POSSONO essere dagli stessi registrate sulla cartella/scheda,
ma su queste annotazioni l’Infermiere dovrà effettuare azioni di vigilanza e controllo.

CONSERVAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE SANITARIA

La documentazione sanitaria ha valore giuridico e pertanto deve essere conservata in modo che non possa andare nelle mani di persone non autorizzate. La sua conservazione deve essere garantita, come deve essere garantito che non venga persa o distrutta.

Il  D.Lgs 81/2008

Il  D.Lgs 81/2008 sostituiva la 626, la più importante legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La responsabilità infermieristica in questo caso riguarda:
conoscenza ed applicazione delle procedure di sicurezza;
controllo delle apparecchiature e loro corrispondenza agli standard richiesti dalla legge;
segnalazione di eventuali problematiche relative alla sicurezza;

Compito essenziale dell'infermiere è intervenire presso la Direzione Sanitaria per la segnalazione anche delle necessità di sicurezza della sala: materiali, dotazioni e formazione.

E' essenziale che almeno un operatore per turno sia in possesso della certificazione di operatore antincendio e possibilmente di quella di operatore NBC (nucleare-biologico-chimico). Corsi che spesso i Vigili del Fuoco effettuano gratuitamente.

ALCUNE SENTENZE RIGUARDO LA DOCUMENTAZIONE:

....la mancata segnalazione in cartella clinica, di manifestazioni cliniche rilevanti, di trattamenti medicamentosi e di atti operativi, è indice di comportamento assistenziale costantemente negligente ed imperito....

Sentenza Corte di Cassazione n. 8875/1998

La imperfetta compilazione della cartella clinica (la cui corretta compilazione e tenuta compete al sanitario) non può pregiudicare il paziente, nel caso in cui non si possono trarre utili elementi di valutazione della condotta del medico. Se il documento clinico è incompleto possono essere ammesse presunzioni logiche come fonti di prova...

Cassazione Civile, Sezione III, 21 luglio 2003, n. 11316


L'INFERMIERE FORENSE

La figura dell'infermiere legale e forense è una delle ultime apparse nel panorama post-laurea della nostra professione, ed è una di quelle che più ha conosciuto successo e diffusione.
Ma nella quotidianità cosa può fare per i colleghi?

- consulenza riguardo la documentazione;
- consulenza per la sicurezza sul lavoro;
- consulenza nei provvedimenti disciplinari;
- consulenza sindacale, anche in collaborazione;
- consulenza infermieristico-forense in caso di procedimento penale e/o civile.

E' questo ultimo aspetti che forse merita di essere approfondito. Fino al 1999 era ancora possibile che l'operato professionale dell'infermiere venisse giudicato da un medico o un medico-legale. Con la legge 42 di quell'anno l'infermiere, come abbiamo visto, acquisisce la piena autonomia professionale e con essa il diritto/dovere di essere giudicato solo ed esclusivamente da un infermiere.
Nel caso quindi di procedimento penale e/o civile è DIRITTO dell'infermiere sottoposto a giudizio essere giudicato da un infermiere forense che risulti iscritto negli albi del Tribunale. E' altresì obbligo deontologico e morale dell'avvocato che lo difende ricusare l'eventuale perizia redatta da un medico o un medico-legale.

 
COME AFFRONTARE GLI ERRORI PDF Stampa E-mail
Scritto da Sivia Berardi   
Sabato 02 Aprile 2011 13:43

Si ringrazia la collega Silvia Berardi per il contributo dato all'AILF con questo interessante articolo.

 


 

L’uomo accorto impara dai propri errori, il saggio impara da quelli altrui.” (Anonimo)

Nel corso degli ultimi decenni,per quanto concerne il mondo del lavoro,si è passati, e si continua ancora a passare,attraverso fenomeni a volte contraddittori che si traducono essenzialmente nel passare dallo sfruttamento ad un uso intelligente delle risorse.

La centralità delle risorse umane è ormai generalmente riconosciuta.

Prima che il concetto si deteriori e passi nell’archivio delle espressioni abusate,retoriche e quindi prive di significato,è necessario precisarne la valenza operativa,individuarne i tratti che possono caratterizzare soluzioni tecniche e gestionali congruenti.

Questa centralità delle risorse umane può essere interpretata come il vantaggio competitivo che può produrre ed alimentare le differenze strategiche delle imprese o aziende.

Per contribuire a favorire al successo delle organizzazioni si è iniziato a parlare di “tecnologie delle competenze”.

Le competenze non sono un dato di natura, ma l’esito di un processo di apprendimento continuamente mutevole,devono essere scoperte, stimolate, indirizzate,conservate e difese dall’obsolescenza.

La competenza anche etimologicamente ha il significato di procedere:

dal latino:“cum” = con”petere” = camminare;camminare insieme verso…)

Un’altra componente fondamentale sia in senso tecnico-giuridico,ma anche nel senso psicologico-organizzativo,è la relazione.

Le imprese devono imparare a gestire una pluralità di relazioni con le risorse umane e quindi con le competenze.

Oltre al tipo di relazione risulta fondamentale anche la qualità della relazione.

La misura delle competenze non può prescindere da quest’ultima, infatti una elevata qualità della relazione,tramite lo sviluppo e la valorizzazione delle risorse,può sopperire ad un meno elevato livello di competenze individuali,conferendo così all’insieme dell’impresa o sistema o gruppo,una notevole competenza.

Per contro una elevata competenza individuale associata ad una relazione debole,dà luogo ad una scadente competenza aziendale!

La gestione delle relazioni (es. empowerment, commitment, ecc.)è il campo nuovo e tutto da esplorare nella gestione delle risorse umane.

La valorizzazione della prestazione,sia nella sua espressione monetaria sia nella sua espressione psicologica,è un altro elemento importante nella gestione e organizzazione delle imprese.

Le organizzazioni che sapranno liberare il potenziale di cui dispongono saranno quelle “vincenti”.L’obiettivo è quello di ricavare in futuro un ritorno superiore a quello presente.Si deve parlare di ricerca.

La base dello sviluppo della ricerca oltre ad avere un contenuto scientifico professionale ha anche un contenuto deontologico.

Il codice deontologico: dall’articolo 3.1 che parla di formazione permanente, riflessione critica, ricerca.

Ricerca: intesa come un tentativo di incrementare le conoscenze disponibili, mediante la scoperta di nuovi fatti o relazioni, attraverso un’indagine sistematica (con metodologia).

Parole chiave:

· Incrementare le..

· Conoscenze attraverso le metodologie quindi....

· Sistematicità e creare...

· Relazioni.

La ricerca infermieristica ha l’obiettivo di sviluppare le conoscenze nell’assistenza alla persona sana o ammalata.

Si parla di qualita' e del rishio clinico della cultura della sicurezza e si cerca di capire i propri possibili “rischi” o eventi indesiderati.

Per quanto riguarda la Gestione del Rischio, è ormai consolidato nel sistema (sanitario)

come un aspetto integrante della “qualità”.

In passato si è prestata attenzione prevalentemente agli aspetti strutturali,come ad esempio,la sicurezza degli ambienti di lavoro le attrezzature,alla formazione del personale per la prevenzione dei rischi professionali ed anche per i rischi del paziente,mettendo in atto interventi sanitari solo se collegati ad azioni legali contro l’organizzazione sanitaria.

Attualmente,a mio parere la situazione sta mutando considerevolmente,si creano programmi di monitoraggio degli eventi avversi e di intervento tempestivo c/o le ASL e Aziende Ospedaliere,al solo scopo preventivo degli eventi avversi futuri e di riduzione delle possibili conseguenze negative degli stessi.

La Gestione del Rischio deve essere concepita non come sistema che porta a provvedimenti disciplinari,non è un mezzo per nascondere ai pazienti gli errori, non deve promuovere la medicina difensiva,ma deve promuovere e premiare la partecipazione attiva ed operosa del personale sanitario,dandogli la sicurezza di ricevere aiuto nel caso in cui sia accusato di aver provocato danni iatrogeni.

Tutto questo in un’ottica di miglioramento continuo della “qualità”,l’eventuale errore va considerato un opportunità per imparare e migliorare.

La tematica della sicurezza è, strettamente legata a quello della “qualità dell’assistenza”,anzi ne rappresenta la logica conseguenza.

Il tema della qualità dell’assistenza è allo stesso tempo il principale problema ed obiettivo per i servizi sanitari;esso riassume al suo interno tutta la complessità dei temi che caratterizzano la attuale medicina moderna e l’assistenza sanitaria.

La qualità dell’assistenza in un sistema sanitario rappresenta il risultato finale di un complesso intreccio di fattori che riassumono capacità di gestione di un sistema sanitario,il grado di razionalità nell’uso delle risorse disponibili,le sue competenze nel governo delle innovazioni biomediche,e di gestione del rischio,tanto quanto la sua capacità di indirizzare i comportamenti professionali degli operatori verso scelte diagnostico-terapeutiche,giuste ed efficaci.

Il sistema a mio modesto parere,deve essere ristrutturato in modo da far capire ai pazienti-clienti la complessità del lavoro di cui noi siamo chiamati a svolgere.

Il pieno concetto della “condivisione” è necessario per un intervento integrato è fondamentale al fine di evitare che le innovazioni siano considerate, iascuna separatamente,come attività esaustive del processo di Risk Management.

In assenza di questa evoluzione culturale sarà assai difficile riuscire a realizzare interventi strutturali e soprattutto, d incidere in un settore caratterizzato da elevatissime professionalità.

Il pericolo sotteso è quello di sottovalutare ed impedire un approccio globale di gestione dei rischi. Pertanto in fine,si potrebbe auspicare la creazione di un “network” ( o veri e propri Collegi nominali – Comitati di gestione del rischio clinico,che attualmente in Italia ce ne sono pochi),ovvero la creazione di una rete di collegamento tra i vari organismi che sono preposti al controllo ed al monitoraggio di aree o settori del rischio clinico(ad esempio U.O.ospedaliere, comitati etici...).

La rete consentirebbe una gestione integrata dei rischi,migliorare maggiormente le procedure codificate o linee guida,creando e migliorando il sistema di“qualità”, sotto un organo principale,che potrebbe essere individuato come Coordinatore nella Direzione Sanitaria dell’Azienda Sanitaria o Ospedaliera,presa in esame.

Certo far passare questo tipo di cultura non è ancora semplice,questo si può considerare quasi un “problema sociale”,nel senso che la nostra cultura cattolica,fondata anche sul senso di colpa e del peccato,tende a far celare gli errori piuttosto che a renderli evidenti affinche'possano essere risolti.

Troppo spesso, fin da bambini si viene rimproverati perché si compiono errori,dimenticandosi che spesso le maggiori scoperte in campo scientifico,sono state casuali e innescate da errori.

Non c’è mai qualcuno,poi, che ci dica come questi si potevano evitare!

Se anche ci veniva detto “sbagliando si impara”,chi realmente non era ,o non è,infastidito dagli errori, sia propri che altrui? Chi a tutt’oggi ringrazia di aver fatto un errore, invece di irritarsi o addirittura colpevolizzarsi?

Non è semplice, ma nulla è impossibile, e tutti i processi di cambiamento,di qualsiasi tipo,a qualsiasi livello ed in qualunque contesto, richiedono tempo, pazienza, metodo e strategia.

Forse la sfida per il futuro può essere proprio questa,cambiare paradigma ed iniziare a rivalutare noi stessi e il nostro lavoro sotto un’altra ottica,dove il fine ultimo rimane sempre la centralità della persona.

A cambiare sarà il mezzo attraverso cui arrivare a questo fine e la rivalutazione dell’errore ne potrà essere certamente un esempio!

Infermiera

Coordinatore infermieristico

Silvia Berardi

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Aprile 2011 14:50
 
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