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Masturbarsi in pubblico non è più reato. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Sabato 24 Giugno 2017 08:17

Già. O almeno così dice la Cassazione.


Avevamo affrontato l'anno scorso il discorso depenalizzazioni voluto dal Governo.

Potete trovare qui quell'articolo.

Dall'analisi della legge non eravamo particolarmente preoccupati, così come gran parte dei giuristi.

In particolare per quanto riguardava i reati a sfondo sessuale, quelli che ci interessavano maggiormente, sembrava cambiare poco o nulla.

E' invece di 3 giorni fa una sentenza della Cassazione che ci lascia perplessi, annulla le valutazioni fatte lo scorso anno ed ovviamente ci trova assolutamente in disaccordo.

Secondo la Suprema Corte infatti masturbarsi in pubblico non è più reato se non sono presenti minori. Resta, ovviamente, la sanzione amministrativa.

Vediamo nel dettaglio.

La Corte ha applicato appunto la riforma entrata in vigore l’anno scorso che ha depenalizzato circa 40 reati, ma al posto di alcuni di essi ha previsto delle sanzioni amministrative da 5mila a 30mila euro. La fedina penale resta immacolata, ma il portafogli completamente al verde. E tra questi reati c’è anche quello di atti osceni in luogo pubblico.

Non è quindi più reato l’autoerotismo al parco. Per cui non subisce il procedimento penale chi si masturba davanti ad altre persone. A patto però che non si tratti di luoghi abitualmente frequentati da minori.

Ma attenzione: dalla sanzione amministrativa si torna al penale se l’autoerotismo (così come qualsiasi altro tipo di atto osceno) viene consumato in «luoghi abitualmente frequentati da minorenni». In tale ipotesi resta la sanzione penale della reclusione da 4 mesi a 4 anni. È il caso del maniaco che si masturba davanti a una scuola. E qualcuno potrebbe anche pensare di includere, tra tali «luoghi abitualmente frequentati dai minori», anche i parchi. Ma non è di questa idea la Cassazione, non almeno se si tratta di una villa e non di uno spazio verde appositamente destinato ai piccoli con scivoli e altalene. Il parco comunale è un luogo frequentato da tutti, non solo (e, anzi, non prevalentemente) dai bambini. Questo significa che se anche l’autoerotismo viene commesso davanti ad alcuni minori questo non lo trasforma in reato, perché conta la natura del luogo e non l’effettiva visione dell’atto da parte di chi non ha ancora compiuto 18 anni.

Ovviamente tutto questo non può che indignarci.

Mentre nel mondo civilizzato il concetto di "violenza sessuale" è sempre più ampio, come abbiamo spiegato in questo articolo, in Italia le ultime decisioni della Cassazione vanno in senso totalmente opposto.

Dalla sentenza allucinante per cui c'è violenza solo se gridi, a questa.

Non è forse violenza sessuale essere costrette ad assistere ad atti sessuali?

E, diciamolo francamente, dall'autoerotismo al sesso vero e proprio dove sta la differenza?

Quindi la Cassazione assolverà anche la coppia che si lascia liberamente andare in una piazza (i video che mostrano tali atti sono sempre più frequenti) purchè non vi siano minori?

Tutto questo, in un paese che davvero protegge i cittadini, in particolare le donne, è francamente inaccettabile.

Ultimo aggiornamento Sabato 24 Giugno 2017 08:39
 
Prima di criticare, sappiamo davvero cosa è l'IPASVI? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 22 Giugno 2017 08:14

E' ormai diventata una moda.

Colleghi, anche di una certa formazione e cultura, addossano alla Federazione IPASVI qualsiasi problema della categoria e personale; dai bassi stipendi al demansionamento, dalla carenza di organico alla mancata valorizzazione delle specializzazioni, fino alle decisioni dei Tribunali.

Ma, in sostanza, cosa è l'IPASVI?

La Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi è un ente di diritto pubblico non economico. Il che significa, in primis, che è una struttura DELLO Stato, con tutti i pregi ed i difetti di questa situazione. Questo è il motivo, ad esempio, per cui la tessera IPASVI è, ai sensi della legge, un documento di riconoscimento valido (D.P.R. 28/12/2000 n° 445).

Se venisse applicata la legge e la Federazione si trasformasse in Ordine cambierebbe qualcosa? Forse. In meglio o in peggio? Entrambe le cose, probabilmente. A seconda di che aspetto si analizzi. 
Ma ritorniamo indietro.

Cosa fa l'IPASVI?

Lo Stato delega alla Federazione Ipasvi la funzione, a livello nazionale, di tutela e rappresentanza della professione infermieristica nell’interesse degli iscritti e dei cittadini. 
Tutela e rappresentanza.

Già, ad una lettura veloce, manca la parola “difesa” e si parla ESCLUSIVAMENTE di professione infermieristica. Non dei singoli iscritti.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in Palombella rossa. In legislazione e giurisprudenza ancora di più.

L'IPASVI rappresenta l'intera professione nelle sedi legislative, tutela la professione da decisioni politiche o attacchi mediatici che potrebbero sminuirne il valore o la portata di competenze.

Garantisce ai cittadini che l'infermiere che hanno davanti sia adeguatamente formato, anche controllando i programmi di studio nelle università.

Questo fa l'IPASVI, non altro; perchè questo è ciò che, per legge, deve fare.

Chiariamo. In tutto questo è OVVIO che non tutto sia rose e fiori.

I problemi ci sono; e forse ci saranno ancora a lungo.

Ma pensiamo da dove arriviamo e quanta strada abbiamo già fatto. Davvero l'IPASVI deve correre più dei professionisti stessi? Quanti ancora, a distanza di 17 anni, si definiscono ancora “infermieri PROFESSIONALI”?

Quanti, a distanza di 22 anni, rimpiangono il mansionario? E' innegabile che l'infermiere italiano, la professione infermieristica italiana, venga da un passato di ausiliarietà, subordinazione e “spirito crocerossino”. Come è innegabile che tutto questo appartenga, almeno legislativamente, al passato. Ma le abitudini sono dure a morire. E noi, come professione, non siamo certo tra i primi a volerle o poterle superare! Eppure basta così poco. E' sufficiente una piccola cosa chiamata CONOSCENZA. Faccio solo il solito piccolo esempio. Da contratto del servizio pubblico, nel periodo estivo, ci spettano 15 giorni continuativi di ferie. Festivi esclusi. Ma quanti di noi pretendono davvero TUTTI i giorni che ci spettano? Pochissimi. Ci prendiamo la “quindicina” e stop, senza fiatare.

Però pretendiamo uno scatto di orgoglio e prese di posizione difficili da sostenere da parte di un ente pubblico come la Federazione.

E se cominciassimo a muoverci NOI, nel nostro piccolo orticello, rivendicando i piccoli diritti che ci spettano? Così, tanto per dire, no?

L'errore più grosso che facciamo è credere che l'IPASVI sia tutto.

Un sindacato, l'ARAN, un tribunale.

Ecco.

La Federazione non è NIENTE di tutto questo.

Non può esserlo.

Torniamo alle “accuse iniziali”, facciamo un passo indietro.

Gli infermieri italiani guadagnano poco. E' lampante e lapalissiano.

E la colpa viene data all'IPASVI.

Ma chi va a discutere dei contratti con l'ARAN? L'IPASVI?

No, assolutamente.

Ci vanno i sindacati.

In particolare i generalisti, la triade.

Quelli che hanno la maggioranza, essendo infarciti di amministrativi e personale tecnico di base.

E, guarda caso, tali sindacati, firmano contratti dove veniamo trattati come illustrato nella tabella che vi riporto, dove sono messi in grafico gli stipendi tabellari, quindi al netto degli accordi aziendali, del comparto sanità pubblica.

E' evidente che, mentre fino alla cat. C (linea rossa) gli stipendi salgono progressivamente e regolarmente, per la cat. D (linea verde e linea blu per i Ds), ovveroQUELLA DEI LAUREATI, si riparte da più indietro, come se studiare fosse un peccato.

Le linee tratteggiate (bianco-verde e bianco-blu) indicano quanto guadagneremmo se la curva in salita venisse rispettata, anche senza discutere delle differenze di responsabilità e carico di lavoro.

Nella tabella  invece il confronto degli stipendi nella sanità tra Italia e media europea. 
Senza contare responsabilità. percorso formativo ed obbligo di formazione continua, i dati parlano chiaro, grazie ai contratti firmati dai sindacati confederali nella sanità italiana più si sale di qualifica meno si guadagna in rapporto alla media europea.

E' colpa dell'IPASVI o dei sindacati generalisti che firmano i contratti?

Per la mancata valorizzazione delle specializzazioni vale lo stesso discorso. Finchè nel contratto della sanità pubblica verrà citato solo ed esclusivamente il master in management, per accedere alle funzioni di coordinamento, quali aziende investiranno nelle altre specializzazioni come l'area critica o l'infermieristica legale e forense?

Gli organici, per cambiare discorso, vengono definiti dalle direzioni sanitarie. L'IPASVI è in direzione sanitaria? No, evidentemente.

Ampliamo il discorso, così ci colleghiamo al prossimo argomento.

Finchè gli infermieri risponderanno ai campanelli o rifaranno i letti, chiuderanno i ROT e distribuiranno i pasti, senza MAI scrivere in Direzione Sanitaria per denunciare la mancanza di personale di supporto, pensate che le aziende assumano?

Non siamo noi i primi ad autodemansionarci, in molti casi, senza prendere mai una posizione forte nei confronti dell'azienda? Si, ok, facciamo all'italiana. “I sindacati ci devono pensare”. Beh, primo, no, i piccoli atti di demansionamento li dobbiamo rifiutare NOI per primi; secondo, ai sindacati generalisti di cui sopra, quanto pensate interessino le vostre lamentele? Gli infermieri mica pagano loro la tessera! Gli infermieri mica vanno a votare alle RSU! A loro premono altre figure...

Ma il demansionamento è colpa dell'art.49! L'ha detto anche il giudice!”.

Ora, che l'art.49 non sia il massimo, lo posso anche accettare. Certo è figlio di quella realtà storica passata di cui ho già parlato.

Ma l'art.49 ha una parolina (ricordate Moretti?) piuttosto interessante: ECCEZIONALITÀ. Gira tutto intorno a quella.

E' ovvio a chiunque che, se una mattina l'OSS è malato, posso anche rifare i letti. Ma dalla mattina dopo perde le caratteristiche di eccezionalità, quindi nisba. Non è complicato.

Se non rifiutiamo, sempre noi per primi, la mansione inferiore NON eccezionale, l'IPASVI può scrivere un nuovo articolo, eliminare quello vecchio, qualunque cosa. Non cambierà certo niente.

Ma l'ha detto il giudice”.

I giudici, partiamo da un dato di fatto, di sanità non sanno niente.

Forse se sono stati uan volta ricoverati possono immaginare come funzioni un reparto, ma nulla di più. 
Se un giudice non ha capito come appllicare l'art.49 ringraziamo l'avvocato, ed i suoi periti, per non essere riuscito a farglielo capire. Ecco a cosa serve un infermiere legale e forense... (Si, vero, tiro un po di acqua al mio mulino. Ma è la verità, no?).

Anche in questo caso, colpa dell'IPASVI?

Chiaramente no.

Ma fa “figo” dirlo.

E' un ottimo capro espiatorio, per deviare la vostra rabbia e frustrazione verso i VERI responsabili dei problemi della professione.

Uno SPLENDIDO capro espiatorio.

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Giugno 2017 08:17
 
E’ ipotizzabile l’infermiere o il medico robot? PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Lunedì 19 Giugno 2017 13:51

Come è noto la robotica negli ultimi tempi sta facendo passi da gigante ed indubbiamente le ricerche ed i conseguenti progressi ottenuti in tale settore consentiranno di portare benefici in termini di efficienza e di risparmio economico non solo in ambito manifatturiero e commerciale, ma anche in altri settori quali i trasporti, l'assistenza medica, l'educazione e l'agricoltura, consentendo di evitare di esporre esseri umani a condizioni pericolose, come nel caso della pulizia di siti contaminati da sostanze tossiche.


La tecnologia costruttiva dei robot si è evoluta grazie sia ai materiali utilizzati (più leggeri, robusti e, ove richiesto, flessibili) sia agli attuatori (più potenti, leggeri e veloci); tale evoluzione consente una rapidità e una precisione di movimento molto superiori a quelle dei robot della generazione precedente. La capacità di ragionamento, grazie agli sviluppi degli elaboratori (più in generale dei sistemi informatici e, in particolare, delle tecniche dell'intelligenza artificiale), è aumentata di alcuni ordini di grandezza; tale evoluzione consente l'esecuzione di azioni complesse in ambienti anche molto articolati, con la presenza congiunta di macchine e uomini. L'integrazione con l'ambiente è molto migliorata, sia per la maggiore capacità di analisi dei diversi ambienti operativi, sia per la migliore comprensione delle modalità di interazione robot-ambiente, sia, ancora, per la capacità di gestire in tempo reale, e per un significativo intervallo di tempo, le operazioni svolte dal robot. Dal punto di vista della ricerca, l'evoluzione della robotica ha visto l'interazione di competenze molto diverse, tradizionalmente afferenti a settori disciplinari distanti, con il risultato di sperimentare elementi di automazione sempre più rispondenti alle esigenze dell'utenza.


E’ diventata sempre maggiore l’ interazione che si è andata costituendo tra robotica e intelligenza artificiale. Negli ultimi anni, si è assistito a un dilagare dei robot di servizio, per i quali gli aspetti strettamente tecnici e tecnologici, relativamente semplici o comunque risolvibili, si legano in modo indissolubile con le tecniche dell’intelligenza artificiale che consentono e consentiranno sempre più di spostare il baricentro della robotica dalla fabbrica alla società (sia nella casa sia nelle collettività), valorizzando gli aspetti di interfaccia con l’uomo e di autonomia.


Alla luce, quindi, di queste prospettive sempre più evolute riguardo l’apporto della robotica alle attività umane l’aspetto che da un lato affascina e che dall’altro desta una certa preoccupazione è che queste tecnologie intelligenti potrebbero evolversi ad un livello tale da rimpiazzare un giorno l’umanità: il robot intelligente, dotato di un’intelligenza artificiale così sviluppata da entrare in conflitto con gli umani, sino a volerli sostituire.


In realtà questa prospettiva è piuttosto ambiziosa poiché nessun robot, probabilmente, avrà mai quel complesso sistema biochimico che governa il comportamento ormonale degli essere umani. Aggressività, euforia, rabbia, gioia, tristezza sono manifestazioni tipicamente umane che nascono da una biochimica sofisticatissima che difficilmente potrà essere trasferita alle macchine. Il giorno in cui questo fosse possibile, non avremo più robot, ma cloni e allora di certo sorgeranno questioni etiche immense, ma non connesse alla robotica bensì alla genetica della duplicazione umana.


Ma al di là di questi scenari futuristici possiamo dire che gli uffici ed i servizi del futuro saranno indubbiamente più interattivi, collaborativi e semplificati (ed in parte già lo sono) rispetto a quelli di oggi, e il merito sarà delle tecnologie e dei processi che creeranno modalità di lavoro diverse. Le innovazioni che entro i prossimi vent’anni potranno colonizzare gli uffici includono i droni, le comunicazioni Bluetooth cervello-cervello e i trasmettitori sensoriali (piccoli dispositivi da inserire nell’orecchio, che inviano dati audio e video al cervello sotto forma di segnali elettronici). Sono ormai ipotizzabili robot che fungono da “assistenti”, immagazzinando informazioni e apprendendo dall’esperienza e dall’osservazione della realtà, oppure un customer service totalmente automatizzato. Un altro tipo di assistente virtuale, in questo caso non basato su hardware ma totalmente incorporeo, potrebbe nascere dall’utilizzo di ologrammi. Oppure, perché no, gli ologrammi potrebbero in certi casi sostituire i colleghi in carne e ossa, lontani oppure assenti dall’ufficio. Se tutto questo sembra ancora troppo futuristico per poterlo immaginare, si pensi a un acquisto recente del distretto del Brent, nel Regno Unito, che ha speso 12mila sterline per “Shanice”: un’avvenente assistente virtuale che, proiettata su un muro della sede del consiglio distrettuale, fornisce indicazioni e risponde alle domande dei visitatori.


“Ross” ad esempio è un’applicazione di intelligenza artificiale che si basa su “Watson”, il software di IBM capace di comprendere il linguaggio umano (lo stesso che viene utilizzato per il robot Pepper), e può essere utilizzato negli studi legali e dai periti forensi per semplificare e accelerare proprio la fase delle ricerche nel campo legislativo e giurisprudenziale.


Ross oltre a fare le ricerche per i singoli casi è capace di fare collegamenti logici e proporre soluzioni ad hoc che aiutano a interpretare il caso e ad agire di conseguenza.


Come già si è avuto modo di anticipare, quindi, in questi casi ci troviamo di fronte ad applicazioni di intelligenza artificiale più che a robot e più precisamente a dei sistemi esperti.


Si tratta di sistemi basati sulla conoscenza, mediante i quali ci si propone di usare in modo intelligente le informazioni, trasformando i dati in conoscenza.


In tali sistemi la conoscenza è contenuta in una determinata base, dove è rappresentata in un linguaggio ad alto livello, cioè in una forma relativamente vicina al linguaggio usato nella comunicazione umana. E’ possibile adottare una rappresentazione dichiarativa del compito affidato al sistema informatico, lasciando al sistema l’individuazione della procedura da seguire per svolgere quel compito. Inoltre la conoscenza è usata da un motore inferenziale, ovvero un meccanismo in grado di interpretare il contenuto della base di conoscenza ed effettuare deduzioni logiche in modo da risolvere il problema posto al sistema.


Il sistema è in grado di esporre in forma comprensibile le premesse e le inferenze che hanno condotto ad un determinato risultato, cioè di giustificare le conclusioni cui giunge.


I sistemi basati sulla conoscenza sono spesso completati da interfacce che agevolano l’interrogazione e la preparazione della base della conoscenza.


In definitiva essi sono costituiti da tre componenti fondamentali:

la base di conoscenza;

il motore inferenziale;

le interfacce, rivolte tanto all’utente quanto all’ingegnere della conoscenza (autore del programma).


Il sistema esperto non è altro che un sistema basato sulla conoscenza in grado di eseguire compiti che richiedono conoscenza specializzata, possono essere svolti solo da esperti o da persone dotate di notevoli competenze. Il sistema esperto è quindi composto da due elementi:


un elemento strutturale, in ragione del quale il sistema è basato sulla conoscenza, cioè si compone di una base di conoscenza distinta dal motore inferenziale;


un elemento funzionale, in ragione del quale il sistema deve essere in grado di fornire prestazioni che richiedano notevoli competenze.


I sistemi esperti sono programmi in cui l’utente interagisce in un dialogo simile a quello che si svolgerebbe con un esperto umano, al quale è stato esposto un problema ed al quale vengono rivolte domande sulle soluzioni proposte. Tali sistemi possono essere visti come intermediari tra gli esperti umani, che interagiscono con il sistema nell’acquisire conoscenza, e l’utente umano che interagisce con il sistema nella consultazione.


La ricerca in questo campo dell’intelligenza artificiale ha anche cercato di dotare questi sistemi della possibilità di spiegare il loro ragionamento, sia per rendere semplice la consultazione per l’utente, sia per aiutare l’esperto a rilevare eventuali errori nel ragionamento del sistema.


In generale, la caratteristica fondamentale di un sistema esperto dovrebbe essere in primo luogo quella di essere in grado di simulare il ragionamento che un esperto umano farebbe in quelle determinate circostanze; le soluzioni date dal sistema dovrebbero essere della stessa qualità ed inoltre prospettate con una maggiore rapidità, altrimenti non si giustificherebbe l’apporto informatico.


Da un punto di vista invece strettamente legato all'operatività esistono oramai da molti anni i robochirurghi.


La medicina espletata attraverso l'uso delle tecnologie informatiche è diretta a rendere gli interventi chirurgici ancora più sicuri, selettivi, indolori, con piccole cicatrici e minime perdite di sangue. Questo comporta una degenza ultra-breve in ospedale e rapido recupero post-operatorio. Con tale tecnica è possibile operare a forte ingradimento rendendo l'intervento più minuzioso e dettagliato, è possibile operare a distanza, è possibile effettuare movimenti millimetrici e tridimensionali che dal vivo non sarebbe possibile fare, è possibile eseguire una chirurgia virtuale di apprendimento: sono solo pochi dettagli che rendono incomparabile la tecnica.


Anche in questo caso, però, più che di veri e propri robochirurghi, che quindi operano in totale autonomia, è più corretto parlare di "estensioni meccaniche", in quanto l'intelligenza, connessa alla capacità decisionale, sono sempre e solo dipendenti da un essere umano.


Sono invece italiani i tre infermieri-robot che aiuteranno i nostri anziani.


Doro, Coro e Oro. Questi sono i tre robot che la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, insieme con l’INRCA, sta sviluppando con il progetto europeo Robot-Era. L’obiettivo è quello di sperimentare servizi per gli anziani e garantire loro più autonomia.


I prototipi sono stati costruiti per portare a termine tre tipologie di compiti diversi ma complementari fra loro. Ed è proprio dalle attività che devono assolvere, dalla spesa online alla sorveglianza e all’accompagnamento, che deriva il loro specifico nome: Domestic Robot; Condominium Robot; Outdoor Robot.


1) DORO

Si occupa di mansioni domestiche e quotidiane: registra e ricorda la scadenza delle bollette, l’assunzione di determinati medicinali e supporta terapie specifiche; acquista beni di prima necessità come provviste e oggetti per l’igiene; mette in comunicazione l’anziano con la famiglia. È costituito da una piattaforma e un braccio mobili e occhi dotati di led e telecamere. In più è dotato di un vassoio su cui possono essere poggiati oggetti che devono essere trasportati da un ambiente all’altro.


2) CORO

Il suo compito principale è quello di sorvegliare e monitorare ambienti di una certa grandezza. È pensato soprattutto per piccole comunità, case di riposo e condomini. Al posto del braccio possiede un meccanismo a rulli che serve, anche in questo caso, per spostare oggetti, soprattutto quelli di notevoli dimensioni.


3) ORO

Simili a i precedenti è però costruito e programmato per muoversi in ambienti esterni. Il suo compito principale è quello di supervisionare e accompagnare le persone anziane in brevi passeggiate. Ma è in grado anche di compiere tragitti specifici per andare a ritirare ciò che serve (spesa, pacchi, abiti) e compiere azioni come gettare l’immondezza. La sua struttura è un po’ più complessa: prevede una piattaforma mobile a 6 ruote e un alloggiamento a scomparsa con rulli.


Nuovamente...

Cosa abbiano di infermieristico, ed umano, queste sintesi di "sistemi di allarme", "reminder e distributori ad orario di pillole", "smartphone ad attivazione vocale" e "transpallet automatici" è difficile da capire...


E’ proprio questo l’aspetto che differisce l’uomo dal robot o da qualsiasi applicazione di IA, l’elemento della discrezionalità o per essere più precisi la libertà decisionale tipica dell’uomo (il libero arbitrio).


Possiamo, quindi concludere che sicuramente questi sistemi potranno essere utili all’uomo, ma sempre come sistemi di supporto ad una decisione che deve rimanere umana.

Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Giugno 2017 13:53
 
Pubblicata in Gazzetta la nuova legge sul cyberbullismo. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Martedì 06 Giugno 2017 14:04

Il Parlamento ha dato il via libera alle nuove disposizioni contro il fenomeno del cyberbullismo.

Nella Gazzetta del 3 giugno scorso è stata pubblicata la Legge 29 maggio 2017 n. 71 recante "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo".

Vediamo quali sono le principali novità introdotte dal provvedimento:

  • Definizione di «cyberbullismo»: con questa espressione si intende"qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo".
  • Obiettivo della legge: il provvedimento intende contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l'attuazione degli interventi senza distinzione di età nell'ambito delle istituzioni scolastiche.
  • Gestore del sito internet: si intende il prestatore di servizi della società dell'informazione che, sulla rete internet, cura la gestione dei contenuti di un sito in cui si possono riscontrare le condotte di cyberbullismo; non sono considerati gestori gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca.
  • Oscuramento del web: la vittima di cyberbullismo, che abbia compiuto almeno 14 anni, e i genitori o esercenti la responsabilità sul minore, può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un'istanza per l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet. Se non si provvede entro 48 ore, l'interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.
  • Ruolo della scuola nel contrasto al cyberbullismo: in ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l'autore. Più in generale, il Miur ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando, tra l'altro, sulla formazione del personale scolastico e la promozione di un ruolo attivo degli studenti, mentre ai singoli istituti è demandata l'educazione alla legalità e all'uso consapevole di internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaboreranno anche polizia postale e associazioni territoriali. 
    Il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo (salvo che il fatto costituisca reato) deve informare tempestivamente i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale o i tutori dei minori coinvolti e attivare adeguate azioni di carattere educativo.
  • Ammonimento da parte del questore: è stata estesa al cyberbullismo la procedura di ammonimento prevista in materia di stalking (art. 612-bis c.p.).
    In caso di condotte di ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (art. 167 del codice della privacy) commessi mediante internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, fino a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia è applicabile la procedura di ammonimento da parte del questore. A tal fine il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli effetti dell'ammonimento cessano al compimento della maggiore età.
  • Piano d'azione e monitoraggio: presso la Presidenza del Consiglio è istituito un tavolo tecnico con il compito di redigere un piano di azione integrato per contrastare e prevenire il bullismo e realizzare una banca dati per il monitoraggio del fenomeno.

Il presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, Antonello Soro, ha così commentato la notizia dell’approvazione della legge da parte del Parlamento: “è un risultato importante e atteso da tempo. Particolarmente positiva è  la scelta di coniugare approccio preventivo e riparatorio, grazie alla promozione dell’educazione digitale e alla specifica procedura di rimozione dei contenuti lesivi della dignità del minore”. Ha poi aggiunto che “è fondamentale garantire la tutela di una generazione tanto più iperconnessa quanto più fragile, se non adeguatamente responsabilizzata rispetto all’uso della rete”.

Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 18 giugno 2017.

 
Pronta disponibilità: abuso per supplire alla carenza di infermieri PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Mercoledì 14 Giugno 2017 15:09

L’abuso di pronta disponibilità per gli infermieri è uno dei molti casi in cui la carenza di personale è stata affrontata con un istituto non previsto dal CCNL Infermieri.

La situazione del SSN resta critica, ma ciò non può incentivare le strutture della Sanità a ignorare le regole.


La pronta disponibilità per gli infermieri è infatti una pratica prevista per tutti quei servizi che non possono seguire un orario H24, obbligati però ad avere infermieri e medici reperibili per affrontare le emergenze. Un esempio su tutti è quello delle Sale Operatorie.

 

Il problema delle nuove assunzioni in Sanità non è nuovo a mezzi originali di risoluzione per esigenze di risparmio della spesa pubblica.

 

Malgrado gli sprechi della PA però, l’abuso della pronte disponibilità si configura come condotta impropria di principio. Per questo motivo occorre fare chiarezza su ciò che è previsto per la pronta disponibilità, quali sono i diritti degli infermieri e in cosa consiste l’abuso.

 

Cosa prevede la normativa:

- la reperibilità, in realtà si chiama Servizio di Pronta Disponibilità (SPD) è possibile solo in alcuni reparti, le sale operatorie e le strutture di emergenza, non è quindi possibile avere il SPD negli altri reparti o unità operative. (comma 11 – art. 7 – CCNL integrativo 20/09/2001)

- non possono fare il SPD i coordinatori (ex Caposala) e gli oss inquadrati nel ruolo tecnico (cioè tutti o quasi) (comma 11 art. 7 – CCNL integrativo 20/09/2001)

- per un turno di SPD fatto in un giorno festivo, con chiamata o meno, l'infermiere ha diritto ad un giorno di riposo compensativo nella settimana successiva. Ma va richiesto solo nel caso in cui si abbiano delle ore di surplus, in quanto il riposo compensativo verrà conteggiato con 6 ore di debito orario (comma 6 – art. 7 – CCNL integrativo 20/09/2001)

- i turni di reperibilità non possono essere superiori a 6 nel mese (comma 10 – art. 7 – CCNL integrativo 20/09/2001)

- i turni di reperibilità sono di 12 ore e possono essere 2 consecutivi, quindi di 24 ore, solo nei festivi (comma 6 e 7 – art. 7 – CCNL integrativo 20/09/2001)

- il SPD è possibile solo la notte e nei festivi (comma 6 – art. 7 – CCNL integrativo 20/09/2001)

 

Per un più esaustivo trattamento della normativa sull'orario di lavoro vi rimandiamo a questo articolo.

 

L’abuso della pronta disponibilità per contrastare la carenza di personale si configura quindi come condotta irregolare proprio a partire dall’impiego degli infermieri di guardia in reparti diversi dal reparto di appartenenza, con aumento del rischio di errori.

 

Il danno dell’abuso della pronta disponibilità è anche l’aggravio economico sulle spalle dello Stato, in quanto gli infermieri vengono comunque pagati come se fossero impegnati in ore di lavoro straordinario.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Giugno 2017 15:10
 
Vaccini: tra mito e realtà PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Lunedì 22 Maggio 2017 07:51

Infuria la polemica sul web per la recente decisione del Governo di rendere obbligatorie le vaccinazioni fino a 16 anni.
Un atto dovuto, a seguito del crollo delle vaccinazioni per le istanze antivax, e per il ripresentarsi di malattie ormai quasi debellate.

Raccogliamo quindi alcune realtà sui vaccini, realtà SCIENTIFICHE, validate da EBM e centinaia di studi in tutto il mondo, contrapponendole ai falsi miti che gli antivax portano a sostegno della loro "tesi".

Tesi infondate che però pare abbiano fatto breccia anche a chi dovrebbe basare la propria professionalità solo su studi, evidenze e realtà. Sempre più medici ed infermieri si dichiarano antivax. L'Ordine dei Medici ha già dato disposizione alle proprie sedi provinciali di provvedere alla convocazione, audizione ed eventuale radiazione degli iscritti dichiaratisi apertamente contro i vaccini. Auspichiamo che anche la Federazione Nazionale IPASVI si muova presto in tal senso.


Sottoporre i bambini a tanti vaccini nel primo anno di vita è pericoloso.

Falso. Alcune vaccinazioni vengono effettuate entro il primo anno di vita proprio perché è il periodo in cui i bambini sono maggiormente soggetti ad ammalarsi e il sistema immunitario è in grado di produrre una risposta efficace alla loro somministrazione. Nei primi 12 mesi di vita l’organismo è più vulnerabile e quindi è fondamentale sottoporre i più piccoli alle vaccinazioni raccomandate dal Ministero della Salute e dalle Regioni. Il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia viene somministrato più tardi, fra i 12 e i 15 mesi di vita, perché prima non sarebbe efficace: il piccolo ha ancora in circolo gli anticorpi della madre trasmessi attraverso la placenta che interferirebbero con una sua risposta immunitaria adeguata. Non ci sono rischi con i vaccini, neppure nei nati prematuri che dovranno effettuare le vaccinazioni come tutti gli altri bambini secondo l’età cronologica e non l’età corretta per le settimane di gestazione.


In alcuni vaccini si trovano sostanze tossiche come la formaldeide, il mercurio, l’alluminio.

L’alluminio si trova in concentrazioni minime, di appena pochi milligrammi e, laddove presente serve per migliorare la risposta immunitaria del vaccinato. Il bambino ne assume quantità superiori ogni giorno attraverso il latte materno per esempio. Di mercurio, da oltre 25 anni, non vi è più traccia e comunque le quantità minime contenute nei vaccini degli Anni 90 non sono state associate ad alcun tipo di problematica clinica. Per quanto riguarda la formaldeide, che viene utilizzata per inattivare gli agenti infettivi, la troviamo in quantità infinitesimali senza alcun potere tossico.


Se la maggior parte della popolazione è già vaccinata, perché dovremmo vaccinare i nostri bambini? Non sono già al sicuro visto che nessuno può trasmettergli le malattie?

Non si è per niente al sicuro se non si mantengono le coperture vaccinali almeno al 95% su tutta la popolazione. Inoltre, i bambini e i pazienti di ogni età che hanno un tumore o assumono immunosoppressori sono esposti, perché a causa della patologia sottostante rispondono meno ai vaccini e rischiano di contrarre malattie infettive gravi. Al momento in Italia siamo attorno al 90% di copertura per l’esavalente, e tra l’85 e il 90% per la prima dose di vaccino anti-morbillo, rosolia e parotite. Dati ancora peggiori si hanno per i cosiddetti “richiami”.


I vaccini provocano danni altissimi e morte.

Falso. Non sono stati registrati casi di morte nei bambini in conseguenza della vaccinazione. In passato si sono registrati alcuni casi di paralisi post-vaccino in chi era affetto da immunodeficienza primitiva grave non diagnosticata e si sottoponeva al vaccino antipolio orale. Nel nostro Paese questo non è più somministrato nei lattanti dal 2002, quando venne abolito perché l’Europa era stata dichiarata , ossia la malattia era considerata debellata nel continente. Da allora è stato introdotto il vaccino antipolio inattivato, molto ben tollerato e non associato ad alcun rischio di paralisi o di altri effetti collaterali di rilievo. Succede però che genitori di bambini che presentano problemi neurologici nei primi due anni di vita imputino questo insorgere della patologia all’aver vaccinato i loro figli. Così intentano quasi sempre della cause legali contro il Ministero della Salute con l’aiuto di medici “anti-vaccino”. E puntualmente vengono sconfessati al termine dei vari gradi di giudizio. I dati attuali disponibili presso l'Osservatorio del Ministero ci dicono che i danni da vaccino sono nell'ordine di 1 per 1.000.000 di vaccini somministrati. Irrisori, quindi.


Perché vaccinare i bambini contro le malattie esantematiche? Io l'ho avute tutte e non mi è successo niente.

Certamente chi è sopravvissuto a una malattia, soprattutto se non ha presentato complicanze, sarà convinto che fare a meno dei farmaci sia la strada da percorrere. Dirà che è stato il brodino della nonna a guarirlo e qualcuno gli crederà, soprattutto nel caso di infezioni virali in cui non esistono terapie specifiche. Di recente in Bosnia-Erzegovina c’è stata un’epidemia di parotite con conseguenze gravissime per chi l’ha contratta. Tra queste l’orchite negli adolescenti maschi, con rischio di sterilità per tutta la vita. Le vaccinazioni sono alla base della nostra salute e hanno ridotto ovunque il numero di morti, di disabili e di malattie gravi.

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Maggio 2017 07:52
 
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