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Il dirigente non può effettuare visite di controllo in reparto PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Martedì 17 Gennaio 2017 15:55

Il dirigente, medico o infermieristico, che effettui visite durante l'orario di lavoro o convochi allo stesso modo il professionista, distogliendolo dalla sua attività, commette un illecito penale oltre che la lesione di un interesse legittimo rientrante nella sfera giuridica del professionista sanitario.

E' ben noto che molti Dirigenti, nel buon nome della loro carica di manager "autonomi", e forse anche troppo, svolgono visite personali di controllo in reparto, anche magari con il pretesto di valutare l'andamento degli utenti.

Tanto è vietato specificatamente dalla Legge 300/70 art. 6 che espressamente prevede visite personali allorquando "siano eseguite all'uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore e che avvengano con l'applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori."
E' di tutta evidenza come la norma de qua tuteli il professionista sanitario che improvvisamente, nel bel mezzo della propria attività, si veda piombare nel proprio reparto il Dirigente medico o infermieristico.

Tale tutela, come è ben comprensibile, non interessa solo l'aspetto professionale, che pure, nella sua rilevanza, potrebbe essere leso nel diritto di libertà ed autonomia professionale, ma anche la salvaguardia della dignità umana e la riservatezza dello stesso professionista, che potrebbe vedere compromesso (a seguito di tale controllo) il proprio rapporto di stima e di fiducia nei suoi confronti degli utenti a lui affidati, o dei familiari.

Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali non possono riguardare mai una prestazione professionale, anche perché sul piano strettamente penale, un siffatto comportamento sarebbe punito dal C.P ai sensi degli art. 331 e 340 in quanto: "Chi, esercitando imprese di servizi pubblici! [358 comma 2] o di pubblica necessità! [359 n. 2], interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio, [340], è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa non inferiore a lire un milione ![332, 635 n. 2]".

Ad ogni modo le relative modalità (visite personali di controllo) debbono essere concordate dal datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali (art. 6 L.300/70) o nella specie con le R.S.U., fermo restando che eventuali accordi o pattuizioni non potranno derogare ai sensi degli artt.2077-1418-1419 del C.C. rispetto a norme imperative di legge, nella specie il richiamato art. 6 dello Statuto Lavoratori che espressamente le vieta.

 
Alcune precisazioni sul servizio di SKY TG24 PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Mercoledì 11 Gennaio 2017 14:52

Durante la diretta mattutina di SKY TG24, parlando di violenza sessuale, è stato mostrato questo grafico, dal quale si evincerebbe, e le parole dei cronisti lo sottolineavano, come l'Italia sia un paese con un tasso di violenza sessuale bassissimo rispetto ad altri paesi europei considerati "progressisti" ed "emancipati". Quasi a voler rassicurare gli spettatori e sminuire un problema che invece sembra riempire le pagine dei giornali.

Quello che invece non è stato sottolineato, mancanza piuttosto grave, è che il grafico era basato sulle denunce presentate, non sulle condanne.

Nessun riferimento inoltre alle differenze legislative tra i vari paesi.

Nei paesi scandinavi e nordeuropei, infatti, si denuncia molto di più rispetto ai paesi mediterranei, dove vige ancora in alcuni strati sociali la "convinzione" che tra marito e moglie non può esserci violenza sessuale, o che in fondo "la donna se l'è cercata".

Linee di pensiero che abbassano drasticamente il numero di denunce, falsando già di base i dati su cui si basa quella statistica.

Per fare un esempio in India è denunciato meno di uno stupro ogni 100,000 abitanti, in Svezia 180 stupri ogni 100,000 abitanti. Dati che ovviamente non possono, nel primo caso, essere veritieri.

Nei paesi citati, inoltre, la legislazione è mediamente più rigida, ed il concetto stesso di "violenza sessuale" è molto più ampio.

Offendere una donna con epiteti che rimandano al sesso, ad esempio (scusate la volgarità) "puttana", in Svezia è considerata violenza sessuale. Anche fare sesso senza preservativo, senza il consenso del partner, è stupro.

Altro dato quindi che lima ancora di più le differenze abissali presenti nel grafico mostrato e commentato dai giornalisti di SKY TG24.

In conclusione, che si parli di violenza sessuale è sempre un bene. E' un argomento che deve trovare ampio spazio nei resoconti giornalistici. Ma invitiamo i professionisti della cronaca ad informarsi un po meglio sull'argomento, per offrire agli spettatori un servizio utile di informazione e formazione.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Gennaio 2017 15:00
 
Tempi di attesa massimi in ospedale per visite, ricoveri ed esami. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Venerdì 18 Novembre 2016 10:08

I tempi d’attesa massimi previsti dalla normativa per visite ed esami diagnostici negli ospedali sono definiti nell’Accordo Stato Regioni dell’11 Luglio 2002. In particolare, tali tempi sono di 30 giorni per le visite specialistiche e di 60 giorni per gli esami diagnostici.

Sussiste il diritto del cittadino – superati i tempi massimi di ottenere la medesima prestazione medica ma con attività libero-professionale in intramoenia senza costi aggiuntivi rispetto al ticket già pagato.

Il modulo per inviare la richiesta all'ASL competente è disponibile a questo indirizzo.

Torniamo ora a parlare dei tempi massimi di attesa a seconda del tipo di patologia e di attività medica richiesta dal malato.

L’intesa Stato Regioni del 2002 fissa anche le classi di priorità per il ricovero e per l’ambulatoriale. Eccole qui di seguito:

Classe di priorità per il ricovero

CLASSE A

Ricovero entro 30 giorni per i casi clinici che potenzialmente possono aggravarsi rapidamente al punto da diventare emergenti, o comunque da recare grave pregiudizio alla prognosi.

CLASSE B

Ricovero entro 60 giorni per i casi clinici che presentano intenso dolore, o gravi disfunzioni, o grave disabilità ma che non manifestano la tendenza ad aggravarsi rapidamente al punto di diventare emergenti né possono per l’attesa ricevere grave pregiudizio alla prognosi.

CLASSE C

Ricovero entro 180 giorni per i casi clinici che presentano minimo dolore, disfunzione o disabilità, e non manifestano tendenza ad aggravarsi né possono per l’attesa ricevere grave pregiudizio alla prognosi.

CLASSE D

Ricovero senza attesa massima definita per i casi clinici che non causano alcun dolore, disfunzione o disabilità. Questi casi devono comunque essere effettuati almeno entro 12 mesi.

Questa categorizzazione, nata per i ricoveri chirurgici, può comunque essere di riferimento anche per i ricoveri di tipo medico.

Classe di priorità per le prestazioni ambulatoriali

Per le prestazioni ambulatoriali, in mancanza di indicazioni internazionali, si possono prendere come punto di partenza i risultati di alcune esperienze italiane e definire le seguenti classi di priorità:

CLASSE A

Prestazione la cui tempestiva esecuzione condiziona in un arco di tempo breve la prognosi a breve del paziente o influenza marcatamente il dolore, la disfunzione o la disabilità. Da eseguirsi entro 10 giorni.

CLASSE B

Prestazione la cui tempestiva esecuzione non influenza significativamente la prognosi a breve ma è richiesta sulla base della presenza di dolore o di disfunzione o disabilità. Da eseguirsi entro 30 giorni per le visite e entro 60 giorni per le prestazioni strumentali.

CLASSE C

Prestazione che può essere programmata in un maggiore arco di tempo in quanto non influenza la prognosi, il dolore, disfunzione, la disabilità. Da eseguirsi entro 180 giorni.

Le prestazioni per le quali non necessita individuare una priorità, tenendo conto che stiamo sempre parlando di primi accessi, sono da considerasi potenzialmente inappropriate e quindi da valutarne con attenzione la prescrivibilità.

Tempi di attesa massimi in ospedale su tutta Italia

Di seguito sono elencati i criteri principali per l’individuazione delle aree o delle prestazioni specialistiche sulle quali lavorare a livello regionale e nazionale:

  • tutte le prestazioni o ambiti le cui liste di prenotazione manifestano tempi di attesa superiori ad un valore limite fissato dalla Regione o ritenuto adeguato a livello nazionale;
  • tutte le prestazioni o ambiti che il livello regionale/nazionale ritiene ad alta complessità diagnostico terapeutica;
  • tutte le prestazioni o ambiti che il livello regionale/nazionale ritiene di alto valore socio sanitario;
  • tutte le prestazioni o ambiti connesse a particolari patologie per le quali il livello regionale/nazionale ha dichiarato di concentrare una particolare attenzione sulla tempestività dell’esecuzione.

Gli ambiti e le prestazioni di interesse nazionale sono:

Patologia oncologica

Questa tematica è molto sentita a livello nazionale e rappresenta un problema significativo per molte realtà regionali. La tempestività della diagnosi e della terapia oncologica, in termini di capacità di riduzione dei tempi di accesso alla diagnosi definitiva e alla conseguente terapia.

Le prestazioni di quest’area dove individuare obiettivi comuni sono le seguenti:

  • Effettuazione della prima visita specialistica per sospetta neoplasia entro 2 settimane dalla richiesta di prenotazione;
  • Effettuazione dell’intervento chirurgico di asportazione di neoplasia maligna, entro 30 giorni dal momento in cui è stata posta l’indicazione all’intervento da parte dello specialista;
  • Inizio del trattamento chemioterapico e/o radioterapico per neoplasia e, comunque, in accordo alle indicazioni previste nel singolo caso, entro 30 giorni dal momento indicato da parte dello specialista.

tempi appena esposti sono massimi da garantire su tutto il territorio nazionale.

 

Prestazioni ambulatoriali

Le prestazioni selezionate sono le seguenti:

  • RMN della colonna = tempo massimo di attesa 60 giorni
  • TAC cerebrale = tempo massimo di attesa 60 giorni
  • Ecodoppler dei tronchi sovraortici e dei vasi periferici = tempo massimo di attesa 60 giorni
  • Visita cardiologica = tempo massimo di attesa 30 giorni
  • Visita oculistica = tempo massimo di attesa 30 giorni
  • Esofagogastroduodenoscopia = tempo massimo di attesa 60 giorni
  • Ecografia addome = tempo massimo di attesa 60 giorni

 

Prestazioni di ricovero

Si ritiene che il tempo di attesa massimo nazionale si debba concentrare su poche prestazioni di ricovero che, per la loro rilevanza clinica e sociale siano particolarmente garantite (fatti salvi specifici casi con caratteri di emergenza/urgenza clinica o con criteri di priorità elevata che prevedono attese inferiori).

Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Novembre 2016 10:10
 
Franca Viola: una ribellione di 35 anni fa. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Martedì 08 Novembre 2016 08:42

Il coraggio della diciassettenne Franca Viola nel 1966, esattamente 50 anni fa, che disse no al matrimonio con il suo stupratore, per la prima volta e pubblicamente, facendo condannare l’uomo a Trapani, in Sicilia. E poi le lotte in Parlamento, a Roma, per l’abrogazione della norme del codice penale vigente che portarono alla legge 442, promulgata nell’agosto del 1981, 35 anni fa.

Così l’Italia si sbarazzò in un sol colpo di ‘nozze riparatrici’ e di ‘delitto d’onore’, risvegliandosi, finalmente, un paese più moderno, grazie alla nuova legge del 5 agosto del 1981 (“Gli articoli 544, 587 e 592 del codice penale sono abrogati”, recita l’articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 442, “Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore”).

Il legislatore cancellò quanto previsto dal codice Rocco, eredità del Ventennio, che in due articoli del c.p., il 544 e il 587, normava su “matrimonio riparatorio” e “delitto d’onore”, prevedendo l’estinzione della pena per la violenza sessuale, se seguita da nozze ‘salva-onore’ e pene ridotte, invece, per chi commettesse omicidio, ‘in stato d’ira’, nei confronti del coniuge, figlia e sorella, a seguito di ‘illegittima relazione carnale’. Il via libera alla 442, con l’abrogazione degli articoli del codice Rocco, fu la fine di un percorso lungo, con tutti i precedenti tentativi andati a vuoto, a partire da quello in pieno ’68, con il ministro della Giustizia, il repubblicano Oronzo Reale, che insieme al socialista Giuliano Vassalli avevano tentato di abrogare le norme, senza riuscirci a causa della caduta del governo Moro.

Un passo che arrivava dopo il referendum sul divorzio (1974), dopo la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), e dopo il referendum sull’aborto, quando il Paese stava profondamente cambiando, sull’onda del rinnovamento politico e sociale che caratterizzerà gli anni ’60 e ’70.

Per arrivare, infine, a considerare per legge lo stupro non più come un reato ‘contro la morale’, bensì come un reato ‘contro la persona’, si dovrà attendere il 1996.

“Io non sono proprietà di nessuno, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. Furono queste le parole di Franca Viola durante il processo a carico del suo rapitore e stupratore, che diedero grande forza al cambiamento di quelle norme, mentre l’aggressore, membro di una famiglia mafiosa del trapanese, cercava di avvalersi dell’articolo 544 del codice.

Un articolo che prevedeva che “per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530 (violenza sessuale, ndr), il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.

La giovane Franca non ci sta e l’uomo viene condannato a 11 anni di carcere. La donna, per anni lontana dai riflettori, è stata insignita al Quirinale dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel 2014 “per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese”. Con la ribellione di Franca Viola si metterà in moto un processo che porterà anche alla abolizione dell’articolo 544 e del 587, sul cosiddetto delitto d’onore, nato nello stesso humus della norma precedente, quella sulle nozze riparatrici, che prevedeva invece come “chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.

 
Mastrogiovanni: una sentenza di dignità, anche professionale. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Giovedì 17 Novembre 2016 17:32

Più volte abbiamo stigmatizzato alcune sentenze, giudicandole troppo severe nei confronti degli infermieri, non preparati e sopratutto non competenti, per legge, a conoscere in maniera approfondita la terapia.

D'altro canto siamo sempre stati convinti, essendo la realtà, che l'infermiere sia un professionista autonomo, dotato di un proprio corpo di conoscenze e responsabilità.

La sentenza di appello che ha condannato gli 11 colleghi coinvolti nel caso di Franco Mastrogiovanni rientrano senz'altro nelle seconde valutazioni espresse.

Al processo di primo grado è stata sostenuta la tesi che gli infermieri non avevano il coraggio di disobbedire, anzi applicavano alla lettera le prescrizioni. In dodici saranno assolti perché hanno ritenuto di “obbedire a un ordine legittimo” e “non potevano prendere l’iniziativa” di sciogliere i lacci della contenzione, “tenuto conto della totale impreparazione scientifica, non avendo seguito corsi di aggiornamento”.

Questa tesi è stata giustamente contestata nel processo di secondo grado, dove il Giudice ha sostenuto, condannandoli, che gli infermieri “non sono meri esecutori di ordini dei medici, ma professionisti autonomi che avevano il dovere di rendersi conto delle condizioni del paziente”.

Il processo Mastrogiovanni, quindi, è un processo di dignità.

Dignità per una persona uccisa dall'incuria, dalla paura e dall'ignoranza (professionale), ma anche un riconoscimento, ancora una volta, della professionalità e del corpo di competenze degli infermieri.

La contenzione, già citata in nostri diversi articoli "Contenzione o protezione?", "Il consenso informato e le misure di contenzione", "Strategie di coinvolgimento di utenti e familiari nei servizi psichiatrici a porte aperte", "Legge Basaglia: l'infermiere, il TSO e la contenzione fisica.", NON è un atto medico (che peraltro NON esiste), ma una decisione da prendere in equipe, con il coinvolgimento dell'utente e dei familiari, di cui TUTTI i sanitari sono responsabili.

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Novembre 2016 17:32
 
Tar Lazio: boccia l’Omceo e apre agli ambulatori “See&treat” PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Martedì 25 Ottobre 2016 09:49

Il Tar del Lazio, con la sentenza 10411/2016 pubblicata il 19 ottobre, ha respinto il ricorso dell'Ordine dei medici di Roma che nel 2015 aveva chiesto l'annullamento della determinazione n. 384 del 20 marzo 2015 con cui l'Asl RmC ha disposto l'attivazione degli ambulatori infermieristici “See&treat”.

Il See&treat è un modello ampiamente sperimentato dal 2010 in molte Asl della Toscana e in altre Regioni italiane e da quasi 40 anni in Gran Bretagna e Stati Uniti.

Per la presidente del Collegio Ipasvi di Roma, Ausilia Pulimeno, questo modello «ha dato ottimi risultati fornendo una risposta efficace ai bisogni dei cittadini, garantendo una maggiore rapidità dell'intervento, la sua sicurezza e un minor costo per le aziende sanitarie, tutte cose che ora sono riconosciute anche a livello di giurisprudenza. I medici non abbiano paura di perdere potere e siano più collaborativi nel processo di cambiamento di cui la nostra sanità ha un gran bisogno».
La presidente nazionale Ipasvi, Barbara Mangiacavalli, ha aggiunto: «Le guerre di posizione tra professioni, le minacce giuridiche e gli attacchi mediatici non servono a nessuno, né ai professionisti né ai pazienti e alla migliore organizzazione dei servizi. Meglio sarebbe sedersi a un tavolo e concordare le soluzioni migliori salvaguardando e, anzi valorizzando, le peculiarità di entrambi le professioni. Il See and Treat è un percorso chiaro e senza equivoci, che non può generare rischi per i pazienti, ma al contrario abbatte interventi impropri, liste di attesa, code ai pronto soccorso (evitando l'afflusso di circa il 70% dei codici bianchi inappropriati). È un tassello del nuovo modello che dovrà caratterizzare il Servizio sanitario nazionale».

 
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