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Sappiamo davvero compilare una cartella? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Venerdì 19 Settembre 2014 06:33

Per chiarirsi le idee su come debba veramente essere compilata una cartella è d'aiuto conoscere alcune sentenze in merito.

 

Cartella clinica aggiornata ad intermittenza? E' falso in atto pubblico

Cassazione penale sez. V, sentenza 11.09.2013 n° 37314

Integra il reato di falso in atto pubblico l'annotazione «ora per allora» apposta sulla cartella clinica del paziente, essendo del tutto irrilevante la veridicità del contenuto della modifica. Precisato che la cartella clinica rappresenta un vero e proprio "diario" contenente tutti i fatti clinici correlati alla malattia del paziente, la falsità punibile si estende anche alle annotatazioni effettuate in un momento successivo senza una valida ragione. E' quanto emerge dalla sentenza 11 settembre 2013, n. 37314 della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione.

 

Nel caso di specie una dipendente ospedaliera è stata sottoposta a procedimento penale per il reato di falso materiale in atto pubblico (art. 476, c.p.), per aver apposto, a distanza di molto tempo, una dicitura specificativa su una cartella clinica relativa all'esito di un esame della quale il paziente non era stato notiziato. All'esito del giudizio di primo grado il Gip assolveva l'imputata, ritenendo assente l'elemento soggettivo del reato, sul presupposto della natura sostanzialmente veritiera della aggiunta apposta sulla cartella clinica, a nulla rilevando la ritardata comunicazione al paziente di quanto rettificato.

I giudici di appello ritenevano, invece, che l'aggiunta incriminata dovesse considerarsi penalmente rilevante, non potendosi ammettere integrazioni della cartella clinica dei pazienti con efficacia «ora per allora», se si considera come la funzione tipica della cartella sia quella di rappresentare, sottoforma di «diario», l'esatto decorso dello stato di salute dell'interessato.

Secondo gli ermellini, in primo luogo, non può dubitarsi della natura di atto pubblico della cartella clinica redatta dal medico di una struttura sanitaria pubblica, in ogni parte di essa, avendo natura di atto pubblico munito di fede privilegiata, con riferimento alla sua provenienza dal pubblico ufficiale e ai fatti da questi attestati come avvenuti in sua presenza; l'atto adempie alla funzione di diario della malattia e di altri fatti clinici rilevanti.

Sulla basi di tali considerazioni, a parere dei giudici della Quinta Sezione Penale, "sussiste il reato di falso ogni qual volta si intervenga con modifiche su di un atto già definitivamente formato, pur quando l'intento dell'agente sia quello di renderne il contenuto conforme al vero. Se così è, ne deriva che la coscienza e la volontà di operare un tale intervento non può non equivalere a quella di realizzare una diretta, effettiva e riconoscibile lesione proprio del bene giuridico protetto dalla norma, a nulla rilevando che, per mero errore di diritto circa la effettiva portata della norma medesima, di detta lesione il soggetto possa non avere piena consapevolezza".

I dati del paziente oltre che corrispondenti al vero, devono essere annotati nello specifico momento in cui rilevano; la cartella, infatti, acquisisce carattere definitivo in relazione ad ogni singola annotazione "ed esce dalla sfera di disponibilità del suo autore nel momento stesso in cui la singola annotazione viene registrata".

 

 

Cartella clinica, atto pubblico, sanitario, pubblico ufficiale, aggiunta, falso materiale
Cassazione penale , sez. V, sentenza 21.11.2011 n° 42917

La cartella clinica, redatta da un sanitario di un ospedale pubblico, è caratterizzata dalla produttività di effetti incidenti su situazioni giuridiche soggettive di rilevanza pubblicistica, nonché dalla funzione della documentazione di attività compiute (o non compiute) dal pubblico ufficiale che ne assume la paternità. Ne deriva che le modifiche, le aggiunte, le alterazioni e le cancellazioni integrano falsità in atto pubblico, punibili in quanto tali. Nessun rilievo può essere riconosciuto all'intento dell'autore, posto che la fattispecie è caratterizzata da dolo generico e non da dolo specifico. (Fattispecie in cui è risultato accertato che successivamente alla data indicata nel diario giornaliero erano stati indicati fatti non contestualmente al loro verificarsi. In tal modo, il diario clinico, dopo la sua definitiva formazione, la contestuale fine dell'analisi clinica e delle disposizioni terapeutiche del medico, dopo l’uscita del documento dalla disponibilità integrativa del suo autore, ha subito successivamente un'aggiunta, che ne ha alterato il contenuto e conseguentemente la funzione. E' stato pertanto ritenuto sussistente il falso materiale ex art. 476 c.p.)

 

Sanitario altera la cartella clinica? Condannato per falso in atto pubblico

Cassazione penale , sez. V, sentenza 21.11.2011 n° 42917

La sentenza 21 novembre 2011, n. 42917 della Cassazione contribuisce a puntualizzare le modalità di tenuta della cartella clinica da parte del medico ospedaliero, individuando i profili di responsabilità penale in ordine alla sua compilazione.

La cartella clinica può essere definita come “documento che contiene, oltre ai dati anagrafici, tutti gli atti e le annotazioni concernenti le prestazioni sanitarie effettuate sulla persona ricoverata; quindi consiste nella registrazione dei rilievi clinici, degli indirizzi diagnostici e dei dispositivi terapeutici: è una costante certificazione di ciò che si rileva e ciò che si fa”. (1)

La cartella clinica, che va annoverata nella categoria degli atti pubblici, e dalla dottrina giuridica considerata di composita natura (atto giuridico dovuto, atto ricognitivo consistente in una dichiarazione di scienza, verbalizzazione), trova del DPR n. 128 del 27 marzo 1969 un importante riferimento normativo. L'art. 7 di detto decreto attribuisce al direttore dell'U.O.  la responsabilità della regolare compilazione delle cartelle cliniche, dei registri nosologici e della loro conservazione.

Nel caso venuto all'esame della corte di Cassazione si è accertato che il medico, successivamente alla data indicata nel diario giornaliero, ha indicato dei fatti non contestualmente al loro verificarsi: da ciò la condanna ad otto mesi di reclusione per il reato di cui all'art. 476 c.p, che punisce il pubblico ufficiale che, nell'esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto od in parte, un atto falso o altera un atto vero. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede sino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni.

 

 

I dati personali contenuti nella cartella clinica debbono essere leggibili
Garante Privacy , newsletter 31.03.2003

Se la cartella clinica è illeggibile per la grafia di chi l’ha redatta, deve essere trascritta in modo che le informazioni in essa contenute risultino chiare per il malato. La leggibilità delle informazioni è la prima condizione per la loro piena comprensione.

Lo ha precisato l’Autorità Garante accogliendo il ricorso di un paziente che lamentava un riscontro inadeguato da parte dell’azienda ospedaliera cui si era rivolto chiedendo la comunicazione in forma intelligibile dei dati personali contenuti nella sua cartella clinica. In risposta aveva ricevuto copia della cartella che, però, a suo parere, risultava illeggibile per la pessima grafia degli autori e quindi incomprensibile.

 

Falsità ideologica del sanitario che non menziona un evento nella cartella clinica

Cassazione penale , sez. V, sentenza 16.06.2005 n° 22694

La Suprema Corte affronta il problema della falsità ideologica in atti, nei quali si tace su un evento, che è invece regolarmente attestato; in virtù dell'ipotesi delittuosa prevista dall'art. 479 c.p. nel caso specifico si è condannato un medico che nel descrivere nella cartella clinica l'intervento di amniocentesi aveva omesso di menzionare l'effettuazione di un primo prelievo ematico.

Difatti la Corte sottolinea la valenza dela cartella clinica, la quale "redatta da un medico di un ospedale pubblico è caratterizzata dalla produttività di effetti incidenti su situazione soggettive di rilevanza pubblicistica, nonché dalla documentazione di attività compiute dal pubblico ufficiale che ne assume la paternità: trattasi di atto pubblico che esplica la funzione di diario dell'intervento medico e dei relativi fatti clinici rilevanti, sicchè i fatti devono essere annotati conformemente al loro verificarsi".

 

 

 

 

 
Privacy: le regole per il trattamento dei dati nelle strutture sanitarie PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 11 Settembre 2014 16:22

Le strutture sanitarie, le case di cura, gli ambulatori medici, le case di riposo sono luoghi dove sono contenute e gestite molte informazioni relative ai pazienti: dai semplici dati anagrafici ai dati relativi allo stato di salute (dati sensibili). 
Questi dati sensibili possono essere molteplici: analisi mediche, referti, cartelle dei pazienti, ricette, immagini riprese con sistemi di videosorveglianza, informazioni relative a patologie specifiche.
Viene da chiedersi se le strutture sanitarie nella gestione di tutti questi dati e informazioni sono in regola con quanto previsto dal Codice della Privacy e dal Garante per la protezione dei dati.
Gli adempimenti sono numerosi e coinvolgono un certo numero di persone: dal personale amministrativo ai medici, dagli infermieri agli ausiliari, non dimenticando tutto quel personale volontario che entra nella struttura sanitaria. 
A tal proposito il Garante a richiamato “le strutture ad assicurare l'adozione di interventi finalizzati ad offrire un servizio più rispettoso dei diritti e della dignità del malato per garantire una maggiore tutela della riservatezza dei malati”.
L' intervenuto del Garante è scaturito da vari casi in cui alcuni pazienti si erano lamentati che nelle strutture sanitarie, dove erano degenti, gli operatori, dopo aver fatto compilare i moduli ai pazienti, chiedevano  la conferma delle malattie ivi indicate dinanzi ad altre persone. Così come altri pazienti avevano lamentato il recapito a casa dall’ospedale pediatrico del referto medico del figlio in busta chiusa, sulla quale era però apposto un timbro con il nome del reparto, il tipo di esame effettuato, nonché la patologia. Su questo punto il Garante ha precisato che “per una migliore tutela della privacy, la consegna dei referti deve avvenire in una busta chiusa senza alcuna indicazione esterna che permetta l’associazione tra malato e patologia”.
Ma perché succedono questi errori all’interno delle strutture sanitarie?
La risposta è semplice. Perché le strutture sanitarie negli ultimi anni hanno prodotto tutta una serie di documentazione che però è molto spesso rimasta lettera morta cioè non è stata diffusa e spiegata al personale.
Risulta necessaria oltre che obbligatoria per legge (allegato B del D.Lgs.196/2003) la formazione per tutto il personale soprattutto in merito alle disposizioni del Garante 
Il Garante ha ribadito (Provvedimento 9 novembre 2005) che al cittadino che entra in contatto con le strutture sanitarie per diagnosi, cure, prestazioni mediche, operazioni amministrative deve essere garantita la più assoluta riservatezza e il più ampio rispetto dei suoi diritti fondamentali e della sua dignità.
Il garante ha inoltre chiarito ed esplicitato che organismi sanitari pubblici e privati (aziende sanitarie  territoriali, aziende ospedaliere, case di cura, osservatori epidemiologici regionali, servizi di prevenzione e sicurezza sul lavoro) una serie di misure da adottare per adeguare il funzionamento e l'organizzazione delle
strutture sanitarie a quanto stabilito nel Codice sulla privacy e per assicurare il massimo livello di tutela delle persone.
Di seguito una sintesi delle misure da rispettare:

  1. Tutela della dignità che deve sempre essere garantita soprattutto per le  fasce deboli (disabili, minori, anziani) e pazienti sottoposti a trattamenti medici invasivi.
  2. Riservatezza nei colloqui tra personale sanitario e paziente (prescrizione di medicine, o rilascio di certificati, consegna analisi, cartelle cliniche, prescrizioni) al fine di evitare che le informazioni sulla salute del paziente possano essere conosciute da terze persone.
  3. Distanze di cortesia devono essere predisposte operazioni amministrative allo sportello (prenotazioni) o al momento dell'acquisizione di informazioni sullo stato di salute.
  4. Le strutture sanitarie possono dare informazioni sulla presenza dei degenti nei reparti, ma solo a terzi legittimati (familiari, conoscenti, personale volontario) e previo consenso informato del paziente, se cosciente e capace, al momento del ricovero che può decidere quali soggetti possono venire a conoscenza del ricovero e del reparto di degenza.
  5. I pazienti, in attesa di una prestazione o di documentazione (es. analisi cliniche), non devono essere chiamati per nome. Risulta utile per svolgere l’attività di chiamata del paziente attribuire un codice numerico al momento della prenotazione o dell’accettazione.
  6. Non possono essere visibili al pubblico liste di pazienti in attesa di intervento e i documenti sulle condizioni cliniche del paziente ad esempio le cartelle infermieristiche poste vicino al letto di degenza.
  7. Le strutture sanitarie per dare informazioni sullo stato di salute a parenti o comunque persone diverse dal paziente hanno bisogni di avere uno specifico consenso del paziente.
  8. I soggetti terzi che hanno accesso alle strutture sanitarie (es. associazioni di volontariato), per poter conoscere informazioni sulle persone in relazione a prestazioni e cure devono rispettare tutte le regole e le garanzie previste dalle strutture sanitarie per il proprio personale, come ad esempio vincoli di riservatezza, possibilità e modalità di approccio ai degenti.
  9. I referti diagnostici, i risultati delle analisi e i certificati rilasciati dai laboratori di analisi o dagli altri organismi sanitari possono essere ritirati anche da persone diverse dai diretti interessati purché munite di delega scritta e con consegna in busta chiusa.
  10. Può essere data l’informazione relativa al passaggio o alla presenza di una persona al pronto soccorso, anche telefonicamente, ma solo ai terzi legittimati, previo consenso informato del paziente (cosciente e capace).
 
Questionario trauma nurses PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 26 Agosto 2014 10:04

Trauma nurses

Siamo un gruppo di infermieri provenienti da diversi stati europei e stiamo cercando di studiare l’interesse degli infermieri italiani sulle tematiche del traumatizzato grave e della sua gestione.
Siamo interessati a capire quali siano le esigenze formative degli infermieri e soprattutto di creare un network italiano ed europeo di infermieri che si interessino al traumatizzato grave in tutti i suoi aspetti.
Questo questionario di poche domande è volto proprio a conoscere quanto interesse c’è nell’associazionismo di settore, nella formazione al trattamento del trauma e la creazione di curricola formativi.
Vorremmo creare una mailing-list per quelli di voi che si renderanno disponibili a confrontarsi con i colleghi italiani ed europei sulle tematiche che ruotano attorno al trauma grave e dell’assistenza al paziente vittima di trauma.
Siamo convinti che soltanto l’associazionismo attivo e partecipe ci possa elevare in formazione e competenze per meglio assistere il paziente vittima di trauma grave.
Nel ringraziare chiunque di voi troverà cinque minuti per compilare questo questionario vi auguriamo buon lavoro e buona vita.
Il questionario è disponibile a questo indirizzo.
 
Contenzione o protezione? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 26 Giugno 2014 13:49

Nelle edicole ed on-line, a questo indirizzo, il nuovo libro della Maggioli editore sulle contenzioni. Un percorso ampio e completo su storia, modalità, esperienze e legislazione riguardo la contenzione.

Tra gli autori il Presidente AIILF, Eugenio Cortigiano.

 

STRUTTURA E CONTENUTI DELL'OPERA

 

­ PREMESSA.

Protezione o contenzione: un percorso condiviso, per una migliore qualità di vita delle persone – Sara Saltarelli

­

 

INTRODUZIONE

- Pietro Segata, Presidente cooperativa sociale Società Dolce, Irene Bruno, Presidente Anaste Bologna e Consigliera regionale Anaste

- Alcuni aspetti di etica nella pratica della contenzione – Carlo Petrini, Responsabile dell’Unità di Bioetica dell’Istituto Superiore di Sanità

- Il problema della partecipazione dell’assistito alla formazione del consenso – Antonio Federici, Direzione Generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute

- Possibili profili di responsabilità giuridica, civile, penale ed amministrativa – Luca Degani, Avvocato e docente di Legislazione sanitaria

- La contenzione nelle strutture per anziani (CRA): la procedura dell’AUSL di Bologna – Marco Sinoppi, Dipartimento Cure Primarie, Azienda USL di Bologna

- La posizione delle Federazioni dei medici sulle contenzioni – Lugi Conte, segretario FNOMCeO, Federazione nazionale Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri

- Il ruolo degli infermieri nel superamento delle contenzioni – Eugenio Cortigiano, presidente AIILF, associazione italiana Infermieri legali e forensi

- La contenzione: aspetto critico nella relazione assistenziale – Renato Dapero, vicepresidente ANOSS

- Le alternative alla contenzione in geriatria

 

DESTINATARI

Il volume si rivolge a tutti coloro che operano in residenze per anziani, psichiatriche, per disabili (operatori, infermieri, medici, terapisti della riabilitazione, coordinatori, animatori), ma anche ai rappresentanti delle istituzioni e alle famiglie degli utenti.

 

MOTIVAZIONI DI VENDITA e PUNTI DI FORZA/ELEMENTI DISTINTIVI

Il libro tratta un tema molto noto agli addetti ai servizi di assistenza alla persona, ma poco discusso: quello delle contenzioni, o protezioni, come oggi si preferisce definirle, cioè strumenti utilizzati per tutelare o proteggere l’incolumità di persone affette da deterioramento cognitivo grave, o disturbi comportamentali.

Dalle cinture, alle sponde da letto, dai tavolini, ai polsini che bloccano le mani, gli strumenti per limitare la libertà di movimento di una persona sono tanti e usati a buon fine, ma talvolta accompagnati da conseguenze negative: depressione, agitazione, rabbia, disperazione. La contenzione, oltre che meccanica, può essere anche farmacologica, praticata con medicinali sedativi.

Il volume è un importante strumento di lavoro per chi ogni giorno si trova a decidere se applicare o meno una misura di protezione a un anziano, o a un disabile.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Giugno 2014 13:51
 
Visite fiscali? Solo una... PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Venerdì 01 Agosto 2014 07:07

Analizziamo uno dei decreti collegati al "famigerato" Decreto 190, quello denominato "Brunetta" per semplicità.

E', come spesso succede, conosciutissimo per quanto riguarda i doveri del dipendente ed ignorato per quanto riguarda i diritti.

Noi infermieri poi siamo bravissimi in questo, vero?

 

IL MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L'INNOVAZIONE

Visto..[omissis]

A d o t t a

il seguente decreto:

Determinazione delle fasce orarie di reperibilita' per i pubblici dipendenti in caso di assenza per malattia.

 

Art. 1

Fasce orarie di reperibilita'

    In caso di assenza per malattia, le fasce di reperibilita' dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L'obbligo di reperibilita' sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi.

     

Su questo articolo poco da dire. Per i dipendenti pubblici le fasce orarie di reperibilità sono estese a questi orari. Il dipendente deve farsi trovare presso l'abitazione o il luogo indicati al momento della compilazione del certificato elettronico di malattia. In caso di assenza deve giustificare all'INPS la motivazione.

 

Art. 2

Esclusioni dall'obbligo di reperibilita'

 

1. Sono esclusi dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilita' i dipendenti per i quali l'assenza e' etiologicamente riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

b) infortuni sul lavoro;

c) malattie per le quali e' stata riconosciuta la causa di servizio;

d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidita' riconosciuta.

2. Sono altresi' esclusi i dipendenti nei confronti dei quali è stata gia' effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

Il secondo articolo invece è decisamente più interessante e meno conosciuto. Ovvio, sono diritti, perchè pubblicizzarlo o leggerlo?

Al comma 1 identifica tutta una serie di situazioni per le quali la visita fiscale non è richiedibile. Gli infortuni sul lavoro ricordiamo soltanto che sono anche quelli in itinere, ovvero quelli accaduti nel periodo necessario a recarsi e tornare dal lavoro.

Il comma 2 è invece l'oggetto del presente articolo.

Per ogni certificato inviato è possibile UNA ED UNA SOLTANTO visita fiscale, purchè il medico inviato dall'INPS confermi quanto dichiarato nel certificato del medico di medicina generale. Il medico INPS che esegue la prima visita fiscale deve quindi sottoscrivere diagnosi e prognosi del certificato elettronico inviato all'agenzia previdenziale.

Validato il certificato, il decreto (che in quanto decreto ministeriale non è sottoposto alla trasformazione in legge per essere adottato) è chiaro. Il dipendente non perde solo il dovere di essere sottoposto a visita fiscale, ma acquista in toto il diritto a non essere più vincolato agli orari di reperibilità.

Per l'interpretazione corretta del decreto ringraziamo l'Ufficio Legale dell'AIILF ed in particolare il Dott. Fabio Prudenzano.

 
Protestare contro il personale sanitario è "interruzione di pubblico servizio" PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 24 Giugno 2014 17:56

Dal sito della Federazione Nazionale Collegi IPASVI

Intralciare il lavoro del personale sanitario con pressanti richieste, minacce e tentativi di filmare e diffondere sul web immagini dell'ospedale è un reato.
A stabilirlo, i giudici di Ferrara, che hanno accolto la richiesta di patteggiamento per "interruzione di pubblico servizio" richiesto dai legali di due donne (Katia Bonora e Olga Petrova) che il 21 luglio scorso, al Pronto Soccorso dell'ospedale di Cona, "armate" di smartphone, avevano invaso le sale oltre il Triage per protestare su presunti ritardi del personale nel visitare i rispettivi mariti.
Quella notte - hanno accertato le indagini - al Pronto Soccorso era in atto una vera e propria emergenza, con medici e infermieri impegnati per ore nel tentativo di salvare dalla morte delle vittime di incidente stradale.
Secondo la verità processuale sancita ieri mattina, le due donne "intralciarono il lavoro dei medici. Lo fecero con sgarbo e insistenza, senza capire il perchè dei ritardi di quel momento, quando medici e infermieri stavano cercando di salvare la vita ad un ragazzo, vittima di incidente stradale, che morì durante i tentativi di rianimarlo".

 
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