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Questionario trauma nurses PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 26 Agosto 2014 10:04

Trauma nurses

Siamo un gruppo di infermieri provenienti da diversi stati europei e stiamo cercando di studiare l’interesse degli infermieri italiani sulle tematiche del traumatizzato grave e della sua gestione.
Siamo interessati a capire quali siano le esigenze formative degli infermieri e soprattutto di creare un network italiano ed europeo di infermieri che si interessino al traumatizzato grave in tutti i suoi aspetti.
Questo questionario di poche domande è volto proprio a conoscere quanto interesse c’è nell’associazionismo di settore, nella formazione al trattamento del trauma e la creazione di curricola formativi.
Vorremmo creare una mailing-list per quelli di voi che si renderanno disponibili a confrontarsi con i colleghi italiani ed europei sulle tematiche che ruotano attorno al trauma grave e dell’assistenza al paziente vittima di trauma.
Siamo convinti che soltanto l’associazionismo attivo e partecipe ci possa elevare in formazione e competenze per meglio assistere il paziente vittima di trauma grave.
Nel ringraziare chiunque di voi troverà cinque minuti per compilare questo questionario vi auguriamo buon lavoro e buona vita.
Il questionario è disponibile a questo indirizzo.
 
Visite fiscali? Solo una... PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Venerdì 01 Agosto 2014 07:07

Analizziamo uno dei decreti collegati al "famigerato" Decreto 190, quello denominato "Brunetta" per semplicità.

E', come spesso succede, conosciutissimo per quanto riguarda i doveri del dipendente ed ignorato per quanto riguarda i diritti.

Noi infermieri poi siamo bravissimi in questo, vero?

 

IL MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L'INNOVAZIONE

Visto..[omissis]

A d o t t a

il seguente decreto:

Determinazione delle fasce orarie di reperibilita' per i pubblici dipendenti in caso di assenza per malattia.

 

Art. 1

Fasce orarie di reperibilita'

    In caso di assenza per malattia, le fasce di reperibilita' dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L'obbligo di reperibilita' sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi.

     

Su questo articolo poco da dire. Per i dipendenti pubblici le fasce orarie di reperibilità sono estese a questi orari. Il dipendente deve farsi trovare presso l'abitazione o il luogo indicati al momento della compilazione del certificato elettronico di malattia. In caso di assenza deve giustificare all'INPS la motivazione.

 

Art. 2

Esclusioni dall'obbligo di reperibilita'

 

1. Sono esclusi dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilita' i dipendenti per i quali l'assenza e' etiologicamente riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

b) infortuni sul lavoro;

c) malattie per le quali e' stata riconosciuta la causa di servizio;

d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidita' riconosciuta.

2. Sono altresi' esclusi i dipendenti nei confronti dei quali è stata gia' effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

Il secondo articolo invece è decisamente più interessante e meno conosciuto. Ovvio, sono diritti, perchè pubblicizzarlo o leggerlo?

Al comma 1 identifica tutta una serie di situazioni per le quali la visita fiscale non è richiedibile. Gli infortuni sul lavoro ricordiamo soltanto che sono anche quelli in itinere, ovvero quelli accaduti nel periodo necessario a recarsi e tornare dal lavoro.

Il comma 2 è invece l'oggetto del presente articolo.

Per ogni certificato inviato è possibile UNA ED UNA SOLTANTO visita fiscale, purchè il medico inviato dall'INPS confermi quanto dichiarato nel certificato del medico di medicina generale. Il medico INPS che esegue la prima visita fiscale deve quindi sottoscrivere diagnosi e prognosi del certificato elettronico inviato all'agenzia previdenziale.

Validato il certificato, il decreto (che in quanto decreto ministeriale non è sottoposto alla trasformazione in legge per essere adottato) è chiaro. Il dipendente non perde solo il dovere di essere sottoposto a visita fiscale, ma acquista in toto il diritto a non essere più vincolato agli orari di reperibilità.

Per l'interpretazione corretta del decreto ringraziamo l'Ufficio Legale dell'AIILF ed in particolare il Dott. Fabio Prudenzano.

 
Contenzione o protezione? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 26 Giugno 2014 13:49

Nelle edicole ed on-line, a questo indirizzo, il nuovo libro della Maggioli editore sulle contenzioni. Un percorso ampio e completo su storia, modalità, esperienze e legislazione riguardo la contenzione.

Tra gli autori il Presidente AIILF, Eugenio Cortigiano.

 

STRUTTURA E CONTENUTI DELL'OPERA

 

­ PREMESSA.

Protezione o contenzione: un percorso condiviso, per una migliore qualità di vita delle persone – Sara Saltarelli

­

 

INTRODUZIONE

- Pietro Segata, Presidente cooperativa sociale Società Dolce, Irene Bruno, Presidente Anaste Bologna e Consigliera regionale Anaste

- Alcuni aspetti di etica nella pratica della contenzione – Carlo Petrini, Responsabile dell’Unità di Bioetica dell’Istituto Superiore di Sanità

- Il problema della partecipazione dell’assistito alla formazione del consenso – Antonio Federici, Direzione Generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute

- Possibili profili di responsabilità giuridica, civile, penale ed amministrativa – Luca Degani, Avvocato e docente di Legislazione sanitaria

- La contenzione nelle strutture per anziani (CRA): la procedura dell’AUSL di Bologna – Marco Sinoppi, Dipartimento Cure Primarie, Azienda USL di Bologna

- La posizione delle Federazioni dei medici sulle contenzioni – Lugi Conte, segretario FNOMCeO, Federazione nazionale Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri

- Il ruolo degli infermieri nel superamento delle contenzioni – Eugenio Cortigiano, presidente AIILF, associazione italiana Infermieri legali e forensi

- La contenzione: aspetto critico nella relazione assistenziale – Renato Dapero, vicepresidente ANOSS

- Le alternative alla contenzione in geriatria

 

DESTINATARI

Il volume si rivolge a tutti coloro che operano in residenze per anziani, psichiatriche, per disabili (operatori, infermieri, medici, terapisti della riabilitazione, coordinatori, animatori), ma anche ai rappresentanti delle istituzioni e alle famiglie degli utenti.

 

MOTIVAZIONI DI VENDITA e PUNTI DI FORZA/ELEMENTI DISTINTIVI

Il libro tratta un tema molto noto agli addetti ai servizi di assistenza alla persona, ma poco discusso: quello delle contenzioni, o protezioni, come oggi si preferisce definirle, cioè strumenti utilizzati per tutelare o proteggere l’incolumità di persone affette da deterioramento cognitivo grave, o disturbi comportamentali.

Dalle cinture, alle sponde da letto, dai tavolini, ai polsini che bloccano le mani, gli strumenti per limitare la libertà di movimento di una persona sono tanti e usati a buon fine, ma talvolta accompagnati da conseguenze negative: depressione, agitazione, rabbia, disperazione. La contenzione, oltre che meccanica, può essere anche farmacologica, praticata con medicinali sedativi.

Il volume è un importante strumento di lavoro per chi ogni giorno si trova a decidere se applicare o meno una misura di protezione a un anziano, o a un disabile.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Giugno 2014 13:51
 
Violenza e abuso nelle coppie lesbiche PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Lunedì 16 Giugno 2014 09:02

Proponiamo questo articolo, tratto da LesboBlog, per offrire una visione diversa della violenza domestica.

Solo da poco tempo si comincia a parlare della violenza domestica e dei conflitti all’interno della coppia lesbica, sui rapporti fra denaro e potere, o sui problemi relativi ai compiti domestici.
Ad esempio, a Toronto è attivo un Centro di Consulenza per le lesbiche e i gay. I consulenti di questo Centro hanno cominciato a ricevere un numero sempre maggiore di donne che denunciavano casi di violenza all’interno delle loro relazioni omosessuali, tanto che si è reso necessario costituire dei gruppi di sostegno per lesbiche abusate dalle loro partner.
Il Centro, per valutare l’entità del problema, ha distribuito 550 questionari a donne lesbiche, ottenendo 189 risposte. Le domande riguardavano eventuali maltrattamenti subiti all’interno della relazione lesbica, i tipi di violenza a cui le donne erano state esposte, le reazioni della comunità, i servizi ai quali esse avevano potuto accedere, ecc.
Questa indagine, ha rilevato che il 30% dei soggetti intervistati ritiene che l’omofobia e isolamento sociale nel quale le coppie lesbiche vivono, siano fattori capaci di alimentare la violenza domestica.
Inoltre anche le donne possono essere cresciute in famiglie maltrattanti, con modelli genitoriali violenti e possono avere delle concezioni razziste nei confronti di altre donne o avere sete di potere così come il desiderio di una posizione dominante nella loro relazione di coppia.
Esempi di violenza e di abuso segnalati dal Centro di Toronto sulla violenza domestica nella coppia lesbica: pestaggi, calci, schiaffi, strangolamento, morsi, ustioni, spinte, lancio di oggetti, limitazione del cibo o del sonno, limitazione della libertà della partner o della mobilità, nel caso di una partner disabile; controllo finanziario, furto di denaro, distruzione di beni o effetti personali.
Maltrattamenti psicologici riportati: critiche eccessive e ripetute, umiliazione e atti di sfida, insulti, espressioni di disprezzo, maltrattamento di animali domestici, ecc.
Esistono poi degli abusi sessuali veri e propri: rapporti sessuali forzati, aggressioni sessuali, ecc.
L’indagine del Centro di Toronto rileva che il 66% delle donne (125 su 189 intervistate) ha sentito parlare di lesbiche abusate dalla loro partner e che 37 soggetti, fra i 189 intervistati, ritiene di aver subito abusi dalla propria compagna, soprattutto di tipo psicologico.
Tra i casi in esame, 20 hanno riferito abusi fisici e psicologici e 4 hanno subito aggressioni a sfondo sessuale nella coppia.
Tra le donne che hanno ammesso di aver subito abusi nei loro rapporti, il 38% ha consultato un consulente per imparare a reagire alla violenza. Poche donne si sono rivolte ai tradizionali servizi medici, sociali o legali. Per esempio, nessuna delle intervistate si è rivolta a linee telefoniche di supporto, a rifugi per donne maltrattate o alle forze di polizia. Solo 6 donne (16%) tra coloro che avevano riconosciuto manifestazioni di violenza nel loro rapporto, ha cercato l’aiuto di medici e servizi legali.
Va tenuto presente il dato non secondario che questo campione, limitato e non rappresentativo della popolazione generale, comprende solo donne lesbiche, senza disabilità fisica, bianche e di buon livello sociale ed economico. E’ prevedibile che in gruppi maggiormente svantaggiati i dati possano essere ben peggiori.
Come nelle coppie eterosessuali, la maggior parte delle donne abusate nella coppia lesbica, ritiene di aver provocato tali reazioni da parte della compagna e si sente in colpa per non essere stata capace di creare un buon rapporto di coppia: ansia, tensione, mancanza di energia, depressione, insonnia, cambiamenti nell’appetito, sensi di inferiorità o indegnità sono i vissuti più frequentemente sperimentati. Alcune donne hanno una cattiva immagine di sé in quanto lesbiche: anche per questo non hanno il coraggio di denunciare gli abusi, temendo che la divulgazione di tali notizie possa aumentare lo stigma sociale sulla loro coppia lesbica.
Questa ricerca è stata proposta a Toronto, ma sono convinta che ovunque, anche qui in Italia potremmo riscontrare simili risultati. Donne, vi invito farvi sentire, non rimante sole nella vostra situazione, ci sono moltissimi modi per farvi aiutare….

 
Protestare contro il personale sanitario è "interruzione di pubblico servizio" PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 24 Giugno 2014 17:56

Dal sito della Federazione Nazionale Collegi IPASVI

Intralciare il lavoro del personale sanitario con pressanti richieste, minacce e tentativi di filmare e diffondere sul web immagini dell'ospedale è un reato.
A stabilirlo, i giudici di Ferrara, che hanno accolto la richiesta di patteggiamento per "interruzione di pubblico servizio" richiesto dai legali di due donne (Katia Bonora e Olga Petrova) che il 21 luglio scorso, al Pronto Soccorso dell'ospedale di Cona, "armate" di smartphone, avevano invaso le sale oltre il Triage per protestare su presunti ritardi del personale nel visitare i rispettivi mariti.
Quella notte - hanno accertato le indagini - al Pronto Soccorso era in atto una vera e propria emergenza, con medici e infermieri impegnati per ore nel tentativo di salvare dalla morte delle vittime di incidente stradale.
Secondo la verità processuale sancita ieri mattina, le due donne "intralciarono il lavoro dei medici. Lo fecero con sgarbo e insistenza, senza capire il perchè dei ritardi di quel momento, quando medici e infermieri stavano cercando di salvare la vita ad un ragazzo, vittima di incidente stradale, che morì durante i tentativi di rianimarlo".

 
Garze in addome: Infermieri responsabili, chirurghi no. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Mercoledì 11 Giugno 2014 08:04

IL FATTO:

Un paziente, sottoposto ad un intervento chirurgico per una appendicectomia e resezione del fondo cecale.

L’equipe operatoria era composta dall’anestesista, dal chirurgo, da due specializzandi, dall’infermiera “di sala” e dall’infermiera “strumentista”.

Nella scheda “conta garze – taglienti – ferri chirurgici” dell’intervento non sono riportate discrepanze tra il totale carico ed il totale usato (15 topper, 15 lunghette, 2 laparotomiche, 10 tamponi, 2 bisturi).

Nonostante il decorso post-operatorio senza problemi, il paziente veniva nuovamente ricoverato per febbre.

Gli esami strumentali evidenziavano presenza di anse intestinali dilatate con materiale anecogeno all’interno e versamento tra le anse.

Veniva quindi diagnosticata “Occlusione intestinale post-chirurgica”.

Sottoposto a TAC Addome completo senza e con MDC venivano evidenziati esiti di appendicectomia e di resezione del cieco; in sede pelvica sopravescicale, si osservava “formazione rotondeggiante, con diametro di circa 5cm, a contenuto disomogeneo con aria e materiale lineare iperdenso, da riferire in prima ipotesi a garzoma. Non alterazioni volumetriche, morfologiche e strutturali di fegato, milza, pancreas, reni e surreni. Non tumefazioni linfonodali in sede retroperitoneale. Non versamenti liberi di peritoneo”.

Con nuovo intervento chirurgico in laparotomia esplorativa per ascesso pelvico veniva rinvenuto un corpo estraneo (garza) coinvolgente il cieco ed il sigma.

Durante l’intervento viene constatata la presenza di un corpo estraneo nell’intestino tenue. Viene pratica una “resezione ileocecale e sua ricostruzione con anastomosi ileo-ascendente meccanica. Preparazione del retto intraperitoneale a livello del promontorio sacrale e resezione del sigma con anastomosi colo-rettale L-T meccanica. Riperitoneizzazione e toilette del cavo. Emostasi. Drenaggio nel Douglas”.

A seguito di denuncia viene archiviata la posizione del chirurgo mentre vengono rinviate a giudizio l’infermiera di sala e l’infermiera strumentista perché, essendo "l'una infermiera professionale con funzioni di “strumentista” e l'altra infermiera professionale con funzioni di “infermiera di sala” nell’ambito dell’equipe chirurgica dell’Ospedale Civile di XXX, U.O. Chirurgia, che in data 30/3/2010 procedeva nei confronti del paziente ad un intervento di “appendicectomia e resezione del fondo cecale”, per colpa, consistente in negligenza, imprudenza ed imperizia e inosservanza di regolamenti (in particolare: ”Raccomandazione n. 1 per la prevenzione della ritenzione di garze e strumenti o altro materiale all’interno del sito chirurgico” delibera n. 390 del 1/6/2007), effettuando erroneamente la “conta delle garze e taglienti” durante il suddetto intervento chirurgico, cagionavano lo smarrimento in sito di una delle garze utilizzate, garza che doveva essere successivamente rimossa con altro intervento chirurgico e conseguenti lesioni" (n.d.r. "infermiere professionale" è la citazione del Tribunale" sic...).

Le due infermiere imputate nelle loro rispettive vesti professionali di strumentista e di infermiera circolante, erano chiamate a rispondere del reato di lesioni colpose cagionate a seguito di dimenticanza nel corso dell’intervento chirurgico di una garza nell’addome del paziente con conseguente periodo di malattia superiore a 40 giorni.

LA SENTENZA:

Afferma il Tribunale di Pescara che “Il conteggio delle garze, l’accurata ispezione delle viscere esposte e l’utilizzo di tecniche, pure empiriche, idonee a scongiurare fatti gravi e incresciosi come quello accaduto, attengono alla diretta responsabilità degli operatori”. Essendo tratte a giudizio solo le due infermiere è evidente che con la locuzione “operatori” si faccia riferimento proprio alla figura professionale dell’infermiere. L’affermazione che “l’accurata ispezione delle viscere esposte” attenga alla responsabilità diretta degli operatori è manifestamente errata. Tutta la parte del campo operatorio direttamente a contatto con il paziente attiene, in realtà, alla responsabilità diretta del chirurgo primo operatore. Condivisibile invece è il richiamo alla responsabilità del conteggio delle garze e dell’utilizzo delle tecniche per scongiurare il fatto.

Più che tecniche empiriche si tratta infatti di rispetto di precise Raccomandazioni ministeriali e di rigorose check list che lo stesso ospedale aveva recepito con apposita delibera e che impongono precise attività da svolgersi prima di iniziare l’intervento, durante l’intervento, a fine intervento e nell’eventuale cambio dell’operatore o del chirurgo.

La Raccomandazione ministeriale in questione è la n. 2 del marzo 2008 “Prevenire la ritenzione di garze, strumenti o altro materiale all’interno del sito chirurgico” - recepita aziendalmente puntualizza minuziosamente la procedura della preparazione e del conteggio nonché le sue modalità.

Non sono emerse durante la fase di chiusura discrepanze di sorta né quindi furono riferite.

E’ incontrovertibile, motiva il Tribunale di Pescara, che spettasse all’infermiere di sala operatoria e strumentista il compito della conta delle garze.

Se il conteggio delle garze – continua la motivazione della sentenza - ad opera delle imputate fosse stato effettuato correttamente, il paziente “non avrebbe subito le conseguenze oggetto del secondo intervento di rimozione della garza e non solo”.

Puntualizza il giudice abruzzese che “Nessun dubbio sussiste circa la nozione e la durata della malattia procurata dal corpo estraneo abbandonato nell’addome del paziente” perché, dopo l’intervento “il paziente fu soggetto ad uno stato di sofferenza acuto e continuativo, protrattosi per settimane e tale da averlo costretto ad un secondo ricovero, a sottoporsi ad accertamenti diagnostici invasivi, a sottoporli in occasione del terzo ricovero all’intervento chirurgico di estrazione della garza, a subire le conseguenze invasive del secondo intervento almeno per due mesi dopo”.

L’azione lesiva del corpo estraneo è stata particolarmente importante tale da portare alla necessità di amputazione di una parte di intestino. Risulta quindi pienamente provato il nesso di causalità tra lo “stato di malattia del paziente” e la presenza del corpo estraneo che ne ha determinato in “via esclusiva” lo stato morboso.

“Se le imputate avessero tenuto la condotta lecita, l’evento, che doveva ritenersi evitabile, non si sarebbe verificato. E, invece, l’evento si è verificato per effetto della condotta commissiva delle imputate (aver lasciato una delle garze laparotomiche all’interno delle viscere)”.

Conclude il Tribunale di Pescara affermando che la condotta delle due imputate è stata “gravemente negligente, imprudente e imperita” soprattutto in relazione alla “virtuosa pratica terapeutica” delineata dalle Raccomandazioni ministeriali recepite aziendalmente.

In tema di responsabilità professionale legate allo smarrimento e alla dimenticanza di corpi estranei durante un intervento chirurgico, tutte le sentenze si basano su 3 livelli di individuazione delle responsabilità stesse:

1) responsabilità riconosciuta solo al primo operatore, il chirurgo o, al più, estesa al secondo operatore chirurgico sulla base del presupposto che competa al chirurgo l’ispezione del campo operatorio a fine intervento. Attualmente questo livello è caduto in disuso, venendo meno l'ausialiarietà della professione infermieristica ed avendo acquisito una responsabilità propria;

2) responsabilità riconosciuta all'equipe completa. E’ attualmente l’orientamento prevalente;

3) responsabilità riconosciuta ai soli infermieri, strumentista e circolante. Raramente utilizzato e mai confermato dalla Cassazione.

Evidentemente Pescara appartiene alla terza possibilità.

Alle infermiere, responsabili del conteggio dei materiali utilizzati, è stato riconosciuto in toto la responsabilità dell'errore, esentando il chirurgo, responsabile invece della corretta esecuzione dell'intervento.

In questo caso risulta inapplicabile la legge Balduzzi. L'esenzione da responsabilità del sanitario è subordinata all'osservanza di linee guida e buone pratica, non ottemperata in questo caso.

Da notare inoltre come non sia stata imputata alle colleghe il "falso materiale in atto pubblico", avendo esse certificato il corretto conteggio delle garze, ma essendo detto conteggio in realtà errato.

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Giugno 2014 18:37
 
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Corso di aggiornamento: INTERVENIRE SULLA SCENA DEL CRIMINE

Per informazioni contattare la Segreteria AcISF

o l'Ufficio di Presidenza AILF

 

Sono aperte le convenzioni con i seguenti hotel:

- Hotel Cine Music 06.70.39.30.77

Hotel Tuscolana 06.70.22.65.3

Hotel Piccadilly 06.70.47.48.58

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