Didattica

Cerca

Login

IAFN

Iscriviti alla nostra News Letter

Home
AILF
Evento AIILF Liguria PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 20 Novembre 2014 18:43

Nell'ambito degli eventi sulla violenza di genere, organizzata dal Comune di Savona, il 25 novembre AIILF Liguria presenta un incontro sul Codice Rosa all'interno dei Pronto Soccorso.

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Novembre 2014 18:44
 
Iscrizioni Master UNINT prorogate al 15 febbraio 2015 PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 20 Novembre 2014 18:21

Grazie alla convenzione stipulata tra AIILF e l'Ateneo UNINT i corsi e master in modalità telematica vengono offerti ai soci AIILF, sia ordinari che sostenitori, con il 50% di sconto.

Informiamo inoltre che sono stati prorogati al 15 febbraio 2015 i termini per l'iscrizione all'offerta formativa per il settore sanitario.

In particolare:


  • Il processo di aziendalizzazione delle strutture sanitarie pubbliche ha sottolineato il ruolo centrale della figura del manager sanitario, ossia di un professionista che dimostri il possesso, accanto alla necessaria formazione di base di tipo clinico, anche di approfondite conoscenze, metodologie e strumenti finalizzati a supportare azioni di programmazione, di direzione e controllo finanziario/contabile
  • Il Master ha lo scopo di formare la figura del coordinatore delle professioni sanitarie, di cui alla legge 43/2006. Analizza il management aziendale in tutti i suoi aspetti: direzione, programmazione, gestione, monitoraggio, organizzazione dei servizi, qualificazione degli stessi, attenzione ai bisogni della utenza.
  • Il Master è finalizzato a creare una figura professionale che sia in grado di esprimere pareri, in tema di assistenza infermieristica, ostetrica, ecc., in sede giudiziaria, presso le Direzioni sanitarie aziendali (AA.SS.LL. e A.O.) e presso le Direzioni dei Distretti sociosanitari. Ma soprattutto nell’ambito operativo dell’INPS.


  • Nell’ambito del sistema sanitario nazionale, la formazione dei professionisti sanitari ha sempre giocato un ruolo determinante. Oggi, è ancor più necessario formare tutti quei professionisti – specie se appartenenti alle “nuove professioni sanitarie” - che operano nel settore della formazione continua, sia in qualità di manager, sia come specialisti, sia come tutor e soprattutto se

Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT
Via Cristoforo Colombo 200 – 00147 Roma
C.F. 97136680580 - P.I. 05639791002
UNINT.EU

Informazioni
Ufficio Formazione UNINT
Tel. 06.510.777.400
(Lunedì – Venerdì: 9.30 – 12.30)
Fax 06.510.777.264
Mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Fondazione FORMIT
Tel. 06.51070802
(Lunedì – Venerdì: 10.00 – 12.00)
Fax 06.514.350.12
Mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Novembre 2014 18:21
 
Responsabilità per infortuni nell’uso di macchine non sicure PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 11 Novembre 2014 15:57

 

Commento
Viene ribadito dalla Corte di Cassazione un questa sentenza un principio ormai abbastanza consolidato in giurisprudenza e relativo alla individuazione delle responsabilità per un infortunio occorso a un lavoratore durante l’utilizzazione in azienda di una macchina priva dei requisiti essenziali di sicurezza (RES) richiesti dalle disposizioni di legge in materia di salute e di sicurezza sul lavoro. A rispondere dell’evento infortunistico possono essere chiamati a rispondere sia il costruttore che il datore di lavoro dell’infortunato se quanto accaduto risulta essere collegato ad una carenza delle necessarie misure di sicurezza, il costruttore per avere costruito la macchina senza avere eliminato il rischio che ha portato all’infortunio e il datore di lavoro per avere messo a disposizione di un proprio dipendente una  macchina carente delle misure di sicurezza previste dalle vigenti disposizioni di legge in materia di salute e di sicurezza sul lavoro.

 

Il fatto e il ricorso in Cassazione
La Corte di Appello, in riforma di una sentenza del Tribunale che li aveva assolti, ha condannato l’amministratore unico e legale rappresentante di una ditta costruttrice e il rappresentante legale e datore di lavoro di una società alla pena di un mese e dieci giorni di reclusione, ciascuno con i benefici della sospensione condizionale della pena e della non menzione, per il delitto di cui all'art. 590 c.p., commi 1 e 3. Era stato contestato agli stessi di avere, per colpa ossia per negligenza, imprudenza ed inosservanza di leggi e regolamenti, cagionato lesioni personali gravi a una dipendente la quale, durante le fasi di lavorazione mediante un macchinario, mentre tentava di rimuovere una falda in alluminio mal posizionata all'interno della stazione di saldatura, veniva in contatto con le teste di termosaldatura della macchina, riportando lo schiacciamento e l'ustione dell'apice del dito indice della mano destra con inabilità al lavoro per complessivi 93 giorni. La contestazione aveva riguardato, in particolare, la violazione dell’art. 6 comma 2 del D. Lgs. n. 626/1994 per il costruttore e dell'art. 35 comma 1 del D. Lgs. n. 626/1994 per il datore di lavoro.
Avverso la sentenza della Corte di Appello i due imputati hanno fatto ricorso per cassazione.
Il datore di lavoro ha motivato il suo ricorso sul fatto che quanto accaduto non era a lui imputabile trattandosi di una mera fatalità eccezionale, abnorme esorbitante ed estranea alle mansioni della dipendente determinata da una sua iniziativa imprevedibile e dalla mancanza di comunicazione tra la stessa e la capomacchina. Il costruttore, dal canto suo, ha contestato l'affermazione fatta dalla Corte di Appello secondo la quale la causa dell'infortunio era da ricollegare al mancato rispetto di una specifica disposizione normativa contenuta nel D.P.R. 24/7/1996 n. 459.
Le decisioni della Corte di Cassazione
ricorsi sono stati ritenuti dalla Corte di Cassazione infondati e sono stati, pertanto, rigettati. Secondo la stessa Corte la sentenza impugnata aveva offerto una motivazione ampia e congrua e esente da qualsivoglia vizio logico o giuridico, rifacendosi in merito alla ricostruzione del fatto, a quella, ritenuta corretta, della sentenza assolutoria di primo grado. Tale ricostruzione si era rifatta alle dichiarazioni della persona offesa la quale aveva riferito che il giorno dell'infortunio era addetta a posizionare i grissini all'interno delle vaschette ed a controllare che sulle stesse fosse appoggiata correttamente la falda che poi sarebbe stata sigillata. Essendosi la stessa accorta che una di tali falde non era messa bene e sapendo che ciò avrebbe comportato che l'intera vaschetta sarebbe stata scartata, aveva detto a una  collega di fermare la macchina cosa che in effetti  la stessa ha fatto. La lavoratrice infortunata aveva sistemato la falda ed aveva dato ordine alla collega di riavviare la macchina; tuttavia, accorgendosi, in quel momento, che anche un'altra falda era storta, aveva detto alla collega di aspettare ad azionare il macchinario ma costei lo aveva già fatto, cosicché, all'atto di sistemare anche questa seconda falda, il dito indice della sua mano destra era rimasto schiacciato dalla pressa e l'apice dello stesso veniva ustionato dall'impianto di termo saldatura, poiché quando la macchina era ripartita lei aveva ancora il dito sotto la griglia. L’infortunata aveva poi riferito che seppure le era stato espressamente detto dal datore di lavoro che le falde storte dovevano essere raddrizzate, le era stato anche dato l'avviso che tale operazione avrebbe dovuto essere effettuata a macchina ferma.
La Corte suprema ha fatto presente che, alla luce della deposizione resa da un dipendente del Dipartimento di Prevenzione della A.S.S. che aveva effettuato un sopralluogo a circa 6-7 mesi dall'infortunio, era emerso che, nonostante la corretta attività di formazione del personale organizzata all'interno dell'azienda, il macchinario che aveva cagionato il sinistro non rispettava la normativa sulle protezioni per impedire lesioni alle mani, carenza a cui il datore di lavoro ovviava dopo l'infortunio, dotando il macchinario di una copertura in plexiglass in corrispondenza del passaggio ove era avvenuto il sinistro, copertura apribile schiacciando un microinterruttore che bloccava automaticamente lo scorrimento del nastro.
L'inosservanza di tale regola cautelare, ha fatto presente la Sez. IV, come correttamente del resto ritenuto dalla Corte territoriale, ha implicato la responsabilità di entrambi i ricorrenti che avrebbero ben dovuto acquisire la consapevolezza circa l'inadeguatezza della griglia di protezione esistente all'epoca dell'infortunio, alla luce della oggettiva circostanza che tale presidio era posto a ben 4 cm. dal piano di scorrimento e quindi ad una distanza ampiamente superiore rispetto a quella imposta dalla sopracitata normativa specifica in materia (UNI EN 294). “Né l'intervento manuale, benché imprudente, della lavoratrice”, ha proseguito la suprema Corte, “era idoneo ad interrompere il nesso causale tra la violazione e l'evento dannoso, sicché non si poteva ravvisare una condotta dell'infortunata abnorme ed anomala nonché esorbitante dalle mansioni alle quali la stessa era in concreto adibita e rispetto al procedimento lavorativo, tale da assurgere ad unica ed esclusiva causa dell'infortunio in quanto la sua pur estemporanea iniziativa costituiva comportamento ampiamente prevedibile e compatibile con le caratteristiche tecniche del procedimento produttivo al momento dell'infortunio (da ultimo: Cass. Pen. Sez. 4^, n. 23292 del 28.4.2011, Rv. 250710), onde, al massimo, siffatto comportamento poteva spiegare un'efficienza eziologica concorrente dell'evento lesivo, tenuto conto della oggettiva carenza nel macchinario di appositi strumenti antinfortunistici tesi alla salvaguardia di eventuali lesioni alle mani”.
Considerata la carenza costruttiva riscontrata, ha così concluso la Sez. IV, “non può ritenersi che la ‘Direttiva Macchine’ di cui al richiamato D.P.R. n. 459 del 1996, di tenore palesemente astratto e programmatico, sia stata rispettata in ogni sua parte, proprio perché non risultano ‘eliminati o ridotti i rischi nel miglior modo possibile’, dovendosi, nella previsione dei rischi, includere necessariamente anche quelli scaturenti da gesti che inavvertitamente ovvero istintivamente e finanche imprudentemente (ovvero anche per disattenzione o assuefazione al pericolo: cfr. Cass. pen. Sez. 4^, n. 1352 del 9.10.1992, Rv. 193038), il lavoratore eventualmente ponga in essere durante l'attivazione del macchinario cui è addetto: del resto, la disposizione di cui al D.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, art. 68, che fissa le misure protettive per le macchine con riguardo alle zone di operazione in cui si compiono le normali attività durante le quali gli operai possono venire accidentalmente a contatto con gli organi lavoratori delle macchine, non è stata superata dalla previsione di cui al D.P.R. 24 luglio 1996, n. 459”.

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Novembre 2014 18:43
 
Addio alle ricette lasciate in farmacia o nei raccoglitori. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 11 Novembre 2014 15:46

Da oggi in poi si potrà dire addio alle ricette lasciate in farmacia o nei raccoglitori posti all’ingresso degli studi medici. Una prassi molto comoda per i pazienti - soprattutto quelli cronici che, avendo bisogno sempre della stessa prescrizione, risolvevano con una telefonata e il ritiro del documento (quando lo stesso non veniva fatto uscire dall’ambulatorio e recapitato in un luogo più vicino) - che ora è finita nel mirino del Garante della Privacy, poiché considerata una violazione della riservatezza dei dati personali.

Si tratta di una consuetudine, infatti, che per l’Authority non protegge abbastanza i pazienti visto che né una cassetta incustodita né la presenza della ricetta in farmacia possono escludere con certezza una “sbirciatina” da parte dei terzi.

Questo in teoria.

Nella pratica, invece, può risultare alquanto bizzarro che qualcuno si prenda la briga di curiosare nella prescrizione di un medicinale, di una patologia o di una visita specialistica dei propri concittadini.

 

Ma tant’è. Dura lex sed lex.

E la Fimmg (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale) è corsa subito ai ripari, anche in vista delle verifiche della Guardia di Finanza che hanno già fatto scattare le prime sanzioni (fino a 50mila euro), avvertendo i propri iscritti di conformarsi al rispetto delle norme sulla privacy.

Ad essere consentita, sarà soltanto la consegna “brevi manu” da parte del medico e al massimo della segretaria con buona pace di chi voleva solo evitare, con un po’ di buon senso, code interminabili nelle sale d’aspetto per agevolare i pazienti.



Fonte: StudioCataldi

 
Stato di necessità: lieve patologia non giustifica superamento limiti di velocità PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 11 Novembre 2014 15:52

Cassazione civile , sez. VI, sentenza 24.09.2014 n° 20121

Con la sentenza 24 settembre 2014, n. 20121 la VI Sezione Civile della Corte di Cassazione si è pronunciata sulla doglianza di un cittadino sanzionato ai sensi dell’articolo 142 del Codice della Strada.

Segnatamente, la vicenda fattuale trae origine dal tentativo di un automobilista di evitare la sanzione pecuniaria ed accessoria comminatagli per aver abbondantemente oltrepassato i limiti di velocità, adducendo a propria giustificazione il patimento di violente coliche - originate da piccoli calcoli nel rene sinistro (c.d. renella) - che lo avrebbero costretto a recarsi nel più breve lasso di tempo presso il più vicino ospedale per essere rapidamente soccorso.

Precisamente, secondo il difensore del ricorrente, «Tale stato di cose, in ossequio all’art. 54 c.p. e all’art. 4 L. n. 689/1981, giustificava la condotta del ricorrente, il quale agì in stato di evidente e oggettiva necessità»; aggiungeva altresì che «quand’anche non fosse ravvisabile quello stato di grave pericolo ma soltanto “l’erronea convinzione” e “sensazione di trovarsi”, trovava applicazione l’esimente stante l’erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, persuasione non colpevole in quanto provocata da circostanze oggettive […]» e che «il pericolo per la propria salute rappresenti di per sé, indipendentemente da qualsivoglia ulteriore valutazione […] lo stato di necessità nel senso indicato dalle norme».

Il ricorso veniva rigettato dal primo giudice che riteneva lo «stato di necessità», tanto effettivo quanto putativo, non adeguatamente giustificato, oltre che poco convincente la documentazione clinica versata in giudizio.

Successivamente, anche il Tribunale de L’Aquila rigettava l’appello proposto, ribadendo la precedente statuizione, ed affermando il principio secondo cui «la colica renale ed il dolore prodotto da tale patologia, sicuramente rappresentano uno stato di malattia, ma non possono integrare una ipotesi di stato di necessità di cui alla citata norma, atteso che il danno alla persona, richiesto dalla scriminante, deve essere talmente grave da poter giustificare anche eventuali danni causati a terzi».

Il caso veniva infine portato dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando l’automobilista il mancato apprezzamento, nel corso dei giudizi di merito, della prodotta documentazione medica ospedaliera attestante il suo stato di malattia.

Anche in tale sede, però, il Supremo Collegio rigettava il ricorso, ritenendo che i due giudici di merito, nel pieno della propria libertà di valutazione, avessero già sufficientemente trattato la questione e ben esaminato il bilanciamento degli interessi in gioco utili a verificare se sussistesse o meno l’esimente putativa dello stato di necessità.

Il S.C., distintamente, metteva in evidenza come «il ricorrente andava ad una velocità di 141 Km/h in un tratto di strada in cui vigeva il limite di 70 Km/h, ed in prossimità di una stazione ferroviaria, come correttamente rilevato dal giudice di prime cure. Il comportamento degli interessi in gioco, ovvero, lo stato di salute dell’appellante affetto da una colica renale e la incolumità degli utenti della strada, esposti al potenziale pericolo di danni causati da un’auto che viaggia ad una velocità di 141 Km/h, in un tratto di strada frequentata anche da pedoni, adulti e bambini, non consentono di dare rilevanza giuridica scriminante, alla malattia del ricorrente, che nel caso di specie, non rappresentava, comunque, un pericolo per la vita dell’appellante».

Nondimeno, stante l’incapacità del ricorrente di fornire idonea prova sulla «assoluta necessità di recarsi in ospedale per salvare sé o altri dal pericolo attuale ed immediato di un danno alla persona […]», gli ermellini hanno riconosciuto la corretta applicazione, da parte del giudice dell’appello, dei principi peraltro già precedentemente affermati dalla Corte in materia di sanzioni amministrative, in tema di «stato di necessità» (cfr. Cass. n. 14286 del 2010, rv. 613449: «in tema di opposizione a sanzione amministrativa irrogata a seguito di violazione dell’art. 142, comma 9, Codice della Strada, non vale ad escludere la responsabilità del conducente l’invocato stato di necessità dovuto all’esigenza di rispettare i tempi di una consultazione medica conseguente ad un malore lamentato da un passeggero, qualora l’opponente non abbia provato […] l’imminente pericolo di vita del passeggero medesimo e l’impossibilità di provvedere diversamente alla salvenza di quest’ultimo»; cfr. Cass. n. 15195 del 2008, rv. 603581: «in tema di sanzioni amministrative, la responsabilità dell’autore dell’illecito può essere esclusa anche in caso di erronea supposizione della sussistenza degli elementi concretizzanti una causa di esclusione della responsabilità, in quanto l’art. 3 della legge 689 del 1981 esclude la responsabilità quando la violazione è commessa per errore sul fatto, ipotesi questa nella quale rientra anche l’erroneo convincimento della sussistenza di una causa di giustificazione. Qualora, però, l’interessato deduca una determinata situazione di fatto a sostegno dell’operatività di un’esimente reale o putativa deve provarne la sussistenza, non essendo sufficiente una mera asserzione sfornita di qualsiasi sussidio probatorio»).

I giudici di piazza Cavour, in sintesi, hanno definitivamente ritenuto che lo «stato di necessità» deve sempre tenere conto del contemperamento degli interessi in gioco: da una parte, lo stato di salute del conducente; dall’altro, la incolumità degli utenti della strada, esposti al potenziale pericolo di danni causati da un auto che viaggia ad una velocità elevata in un tratto di strada frequentata anche da pedoni e bambini.

Il procedere a 141 Km/h in una zona abitata con limite a 70 Km/h, in assenza di un reale stato di necessità (p.e. patologia grave), non è, in conclusione, di per sé giustificabile: o la patologia non era così grave da giustificare il superamento dei limiti di velocità, oppure, se davvero grave, avrebbe potuto seriamente compromettere l’idoneità alla guida, con evidente pericolo per l’integrità delle persone.

Per escludere la responsabilità del conducente che ha violato le regole del Codice della Strada c’è dunque bisogno di uno stato di necessità ed un imminente pericolo di vita. Tutte condizioni che, in ogni caso, vanno provate con elementi tangibili, non essendo sufficiente una semplice asserzione sfornita di qualsiasi supporto di prova.

 

Fonte: Altalex

 
Anche Perugia!!! PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Mercoledì 29 Ottobre 2014 18:23

Stamattina si è svolta, presso la Presidenza del Tribunale di Perugia, la riunione per deliberare l'apertura dell'albo CTU e periti per infermieri legali e forensi.

Per un errore del Tribunale non era presente il Collegio IPASVI, ma fortunatamente, grazie al nostro ex Tesoriere Michele Bellaveglia siamo riusciti a metterci in contatto con il Presidente Riganelli.

Dato il minimo preavviso non sono potuti essere presenti, la riunione è comunque proseguita, e...

ANCHE A PERUGIA L'AIILF HA OTTENUTO L'APERTURA DELL'ALBO CTU E PERITI PER INFERMIERI LEGALI E FORENSI.

Un grosso in bocca al lupo alla collega Edith Balogh, prima iscritta nell'albo!

 
« InizioPrec.12345678910Succ.Fine »

Pagina 1 di 30

Notizie flash

AGGIORNAMENTO SITO

BENVENUTI!

IL SITO E' IN COSTANTE AGGIORNAMENTO!!

OGNI GIORNO VENGONO PUBBLICATI NUOVI ARTICOLI E PROPOSTE CHE TROVERETE, IN PARTICOLARE, NELLA SEZIONE "RISORSE"

Ultimi Articoli


Pubblicità

Link consigliati:


Ultime notizie

I più letti


Powered by Joomla!. Designed by: joomla templates vps Valid XHTML and CSS.