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Mutilazioni Genitali Femminili PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Venerdì 07 Febbraio 2020 09:21

Per mutilazioni genitali femminili si intendono tutte quelle pratiche volte alla parziale o totale rimozione della parte esteriore dei genitali femminili. Esse sono praticate per ragioni culturali, religiose o di altra natura, che non siano però di carattere terapeutico.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha diviso questo genere di pratiche in quattro diversi tipi, classificandoli a seconda del livello di gravità. Essi sono la clitoridectomia (tipo I), l’asportazione (tipo II), l’infibulazione (tipo III) e, infine, altre pratiche di mutilazione genitale non classificate come l’uso di piercing, la cauterizzazione e taglio della vulva e l’uso di acidi, le quali rientrano tutte nel tipo IV.

Le mutilazioni genitali sono generalmente praticate attraverso l’uso di oggetti rudimentali, quali coltelli, forbici, lamette da barba e, di solito, senza l’uso di alcun tipo di anestetico. La maggior parte delle volte, le mutilazioni sono effettuate senza prendere in considerazione le basilari norme di igiene.


Le conseguenze su donne e bambine

Per questi motivi, le donne, le ragazze e, purtroppo, le bambine che sono sottoposte a mutilazioni riscontrano gravi problemi di salute e psicologici. Esse hanno un tasso di mortalità più alto e possono avere gravi problemi durante il parto.

Inoltre, queste pratiche risultano in contrasto con i diritti basilari delle donne, sanciti nei vari trattati internazionali, e attentano all’integrità fisica e alla salute mentale e fisica delle donne. Contrastano anche con il principio fondamentale di non-discriminazione sancito nella Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (Cedaw) e nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia (Crc).

Tra le maggiori conseguenzenegative connesse alla pratica della circoncisione femminile, come accennato, ci sono le alte probabilità di riscontrarecomplicazioni durante il partoche, in casi estremi, possono portare alla morte sia della madre sia del bambino/a.

Tra le conseguenze a breve termine si possono riscontrare emorragie ed infezioni, mentre tra quelle a lungo termine è importante menzionare sterilitàdanni agli organi interni e in casi estremi, morte.


Dati Oms e paesi delle mutilazioni genitali femminili

I dati riguardanti la diffusione di queste pratiche sono allarmanti. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che più di 125 milioni di donne attualmente in vita hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale.

Le percentuali più ampie di mutilazioni genitali si possono riscontrare nell’Africa Subsahariana e nella Penisola Arabica. Alcune statistiche dimostrano che più del 90% delle donne tra i 15 e i 49 anni che vivono in queste due zone hanno subito una qualche forma di mutilazione.


Mgf nel mondo: Somalia, Egitto, Sudan. Ma anche Nigeria e Kenya. E pure Asia, America Latina, Europa

Inoltre, diversi studi documentano l’esistenza di queste pratiche in più di 29 paesi. In alcuni, come la Somalia, l’Egitto e il Sudan, la percentuale di donne, ragazze e bambine mutilate supera l’80 per cento. In Kenya e Nigeria siamo tra il 26% e il 50%, mentre in CamerunNiger e Iraq i numeri scendono fino al 10 per cento.

Le mutilazioni genitali femminili sono praticate anche da alcuni gruppi etnici in Asia e America Latina e, a causa dell’elevato numero di immigrati che si spostano verso l’Europa e il Nord America, anche in queste zone sono stati riscontrati casi di mutilazioni genitali. Nella sola zona dell’Unione europea si stima che circa 500.000 donne abbiano subito mutilazioni genitali.

Mgf: perché si praticano

Purtroppo esiste ancora molta ignoranza nei confronti di queste pratiche, che generalmente sono associate a motivi di carattere religiosoLe ragioni che stanno dietro alla perpetuazione delle mutilazioni, invece,possono essere varie e non necessariamente legate alla religione.

Esse, infatti, sono spesso giustificate da motivi di carattere culturale, come il mantenimento delle tradizioni, il miglioramento della fertilità, la promozione di una coesione sociale e culturale all’interno delle comunità, la prevenzione della promiscuità, la promozione dell’igiene femminile e la preservazione della verginità.

Infine, a volte, anche il movente religioso e l’adempimento di obblighi relativi alla propria religione possono essere motivi alla base della diffusione di queste pratiche. Nella religione musulmana, in particolare, è usanza etichettare le donne non circoncise come “cattive musulmane”, mentre quelle che accettano la pratica vengono ammirate e lodate all’interno della loro comunità (Little, C.M. “Female Genital Circumcision: Medical and Cultural Considerations“, Journal of Cultural Diversity 10.1 (2003): 30-4. Print).

Inoltre, è usanza associare la circoncisione con la purificazione e la pulizia, due requisiti fondamentali dell’Islam, conosciuti con il nome di Tahara. Tuttavia, è importante sottolineare che all’interno del Corano non c’è alcun riferimento alla necessità di praticare la circoncisione alle bambine e ragazze.

Il soffione simbolo della campagna di Actionaid contro le mutilazioni genitali femminili

Il soffione, simbolo di ActionAid contro le Mutilazioni Genitali Femminili

È importante evidenziare che le mutilazioni genitali femminili sono praticate soprattutto in paesi prevalentemente dominati dagli uomini, dove le donne faticano a raggiungere posizioni di spicco e sono generalmente relegate in casa. In questi paesi, il movente religioso e/o culturale si associa alla pressione sociale riguardante la pratica di questa forma di circoncisione femminile. Infatti, a causa soprattutto di motivi religiosi, le donne devono arrivare vergini al matrimonio e quindi, per preservare e proteggere la verginità, sono sottoposte alle pratiche di mutilazione genitale.

In alcuni paesi, infatti, è usanza comune credere che le ragazze che non vengono sottoposte alle mutilazioni non sono in grado di contenere il loro desiderio sessuale e cerchino perciò di avere rapporti sessuali con chiunque. Il paradosso sta nel fatto che, in genere, gli uomini sanno veramente poco di questi rituali, i quali vengono incentivati e portati avanti dalle donne, le quali credono che, una volta circoncise, le loro figlie diventino più belle e rispettabili.

Escluso il motivo religioso, dunque, alcuni studiosi sono propensi a interpretare l’esistenza di queste pratiche come una forma di controllo sociale di donne e ragazze che vivono all’interno di società prevalentemente patriarcali, dove il loro ruolo si riduce a quello di mogli e madri.


Mgf in punto di legge: cosa dice il diritto internazionale

Le mutilazioni genitali femminili sono considerate una violazione dei diritti umani dal 1993, quando, durante la Conferenza mondiale sui diritti umani svoltasi a Vienna, diverse nazioni hanno preso atto dell’esistenza del problema e, di conseguenza, hanno iniziato a legiferare in merito, proibendo queste pratiche.

Prima del 1993, la risposta delle varie nazioni circa l’urgenza di far fronte al problema era stata quella di “medicalizzare” le circoncisioni facendole praticare da medici specializzati, in modo da ridurre il numero di vittime. Solo a partire dalla Conferenza di Vienna, le mutilazioni genitali femminili sono stata definite come una violazione dei diritti umani.

Esse, infatti, violano il diritto alla vita, il diritto all’uguaglianza e alla non-discriminazione sulla base del genere e sono considerate una forma di tortura e di trattamento inumanodegradante.

Durante la Conferenza di Vienna, le mutilazioni genitali femminili sono state classificate come una forma di violenza contro le donne (violence against women, Vaw), la quale, per la prima volta, veniva riconosciuta come una violazione di diritti umani da proteggere attraverso le norme di diritto internazionale.

Purtroppo, come tutte le pratiche radicate all’interno delle società, le mutilazioni genitali femminili non sono facili da abolire e la semplice creazione di norme e leggi, sia a livello nazionale che internazionale, non è sufficiente. Delle solide leggi sono necessarie per punire coloro che continuano a praticare la circoncisione femminile su bambine e ragazze, ma, allo stesso tempo, c’è urgenza di affiancare la creazione di leggi a processi educativi e a cambiamenti socio-economici e attitudinali.

Infatti, spesso queste pratiche vengono giustificate dietro il cosiddetto “relativismo culturale”, secondo il quale è sbagliato imporre idee occidentali volte all’abolizione di queste pratiche strettamente legate alla cultura e alle tradizioni delle popolazioni che le praticano e che solo dai paesi “occidentali” sono definite come violazioni di diritti umani.


Testimonianze di mutilazioni genitali: il caso Dirie Waris

Per tutti questi motivi, le leggi volte all’abolizione delle mutilazioni genitali sono necessarie ed urgenti, ma devono essere accompagnate da processi dal basso verso l’alto, che possano davvero provocare un cambiamento nelle attitudini delle popolazioni. Ciò di cui hanno urgente bisogno gli Stati sono campagne educative, volte al cambiamento di atteggiamento da parte di coloro che ne sono direttamente interessate: le donne.

Campagne informative da parte delle organizzazioni internazionali e non governative sono la chiave per permettere alle donne di esaminare le varie opzioni e le conseguenze delle scelte che andranno a fare, in modo da permettere loro di scegliere consapevolmente se essere sottoposte e/o sottoporre le loro figlie alle mutilazioni.

La buona notizia, in ogni caso, è che c’è un alto margine di miglioramento: tanti Stati hanno adottato leggi che proibiscono le mutilazioni e tanti attivisti e persone influenti si sono schierati contro queste pratiche, facendo campagne educative nelle scuole e nei villaggi per educare e creare consapevolezza nelle bambine, ma anche nei bambini.

Un importante esempio è quello di Dirie Waris, una modella somala che da bambina è stata costretta alla mutilazione dalla mamma e dalla nonna. Scappata a Londra all’età di 13 anni, oggi Dierie è la portavoce della campagna delle Nazioni Unite contro le mutilazioni genitali femminili e denuncia costantemente queste pratiche. Il suo libro, Fiore Del Deserto, in cui racconta la sua storia, è diventato simbolo della sua lotta e della lotta di tante altre donne che non accettano la società patriarcale in cui vivono e decidono di combattere. Non sono per loro, ma per dare un futuro migliore a tutte coloro che verranno dopo.


Tratto da Osservatorio dei Diritti, associazione no-profit.

E' possibile sostenere la redazione dell'Osservatorio con un piccolo contributo.

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Febbraio 2020 09:25
 
Il rischio nell’assistenza extraospedaliera in incidenti che coinvolgono auto elettriche. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Domenica 26 Gennaio 2020 12:59

Abstract

Oggi i veicoli ibridi ed elettrici rappresentano una quota crescente di nuovi veicoli stradali ed hanno un continuo sviluppo. Gli obiettivi dell'introduzione di questi veicoli includono l'abbassamento dell’impatto negativo sull'ambiente e la riduzione dei costi operativi. Questi veicoli però hanno specifiche particolari relative ai rischi legati al loro utilizzo. Questo documento fornisce gli elementi chiave relativi ai rischi legati all’assistenza extraospedaliera in incidenti che coinvolgano veicoli ibridi ed elettrici. Il documento si concentra sull’identificazione del rischio e dei pericoli che possono derivare dai veicoli ibridi ed elettrici, che sono specificamente correlati alle loro differenze tecniche rispetto ai veicoli convenzionali con motore a combustione interna. Tali rischi esistono quando i veicoli sono in uso, ma anche quando il veicolo è spento o peggio incidentato. Vi è quindi l'identificazione di potenziali rischi per il personale di emergenza in caso di incidente con questi tipi di veicoli. Tenendolo presente che le fonti letterarie sono piuttosto scarse e in Italia praticamente non ce ne sono, le conclusioni rappresentano uno sforzo per sistematizzare le conoscenze disponibili al fine di aiutare i professionisti dell’emergenza-urgenza a ridurre i rischi.

Di cosa parliamo.

I veicoli elettrici hanno il potenziale per offrire molti benefici per la società come il miglioramento della qualità dell'aria in città e la riduzione del biossido di carbonio derivante dalle emissioni del trasporto su strada (a seconda della fonte di energia elettrica). Tuttavia sono molto diversi dai veicoli convenzionali e presentano alcuni nuovi pericoli per la sicurezza. I veicoli non sono intrinsecamente pericolosi, né espongono necessariamente il pubblico a rischi maggiori dei veicoli con motore a combustione interna.

Tuttavia posseggono il potenziale per conseguenze indesiderate come sempre quando una nuova tecnologia è introdotta. Se tali conseguenze devono essere ridotte al minimo, quindi, è importante che le norme di sicurezza dei veicoli siano al passo con le novità tecnologiche.

Ai fini del presente documento, "veicolo elettrico" comprende generalmente ibridi e veicoli puramente elettrici. I veicoli ibridi combinano energia elettrica da un ricaricabile di bordo, da un sistema di accumulo di energia (come una batteria) e un motore a combustione interna.

Un "light hybrid" spegne il motore quando il veicolo è fermo e si riavvia quando l'acceleratore è premuto. L’energia della frenata è immagazzinata e può essere utilizzata per supportare il motore a combustione interna durante accelerazione.

Un "complete hybrid" è in grado di funzionare con la sola batteria, anche se di solito per brevi distanze.

Un "plug-in hybrid" può essere caricato direttamente dalla rete e può funzionare a energia elettrica per distanze più lunghe.

Un "extended range electric vehicle" utilizza un piccolo motore a combustione interna esclusivamente per caricare la batteria. Il o i motori alle ruote sono esclusivamente elettrici.

I veicoli puramente elettrici funzionano solo a batteria e non hanno un motore a combustione interna.

I regolamenti tecnici globali delle Nazioni Unite che sono attualmente in atto non prevedono particolari disposizioni per i veicoli elettrici.

Tuttavia, è stata presentata una proposta per istituire due gruppi di studio informali sui veicoli elettrici per creare una base per il possibile sviluppo di un regolamento tecnico globale delle Nazioni Unite.

Un gruppo si concentrerà sulla sicurezza, mentre l'altro si concentrerà sull'aspetto ambientale dei veicoli elettrici.

Le proposte per le disposizioni di sicurezza dei veicoli elettrici sono:

→ Protezione degli occupanti da scosse elettriche;

→ Requisiti di ricarica;

→ Requisiti di sicurezza per l'energia ricaricabile;

→ Sistemi di smaltimento.

Gli argomenti "post-crash" proposti sono:

-         Isolamento elettrico;

-         Integrità della batteria;

-         Best practice o linee guida per i produttori ed i soccorritori;

-         Procedure di scarica della batteria.

 

Rischio elettrico

Le tensioni utilizzate nei veicoli elettrici sono potenzialmente molto pericolose.

Per questo posseggono una serie di caratteristiche di sicurezza per garantire l’incolumità degli occupanti o di altre persone.

Il circuito ad alta tensione è isolato dal telaio del veicolo (e qualsiasi altro conduttore). Questo significa che una persona dovrebbe toccare entrambi i poli positivi e negativi del circuito per ricevere una scossa elettrica. Ciò richiederebbe una perdita di isolamento su entrambi i lati del circuito.

I veicoli possono impiegare vari mezzi per prevenire il contatto diretto con parti in tensione, ad esempio isolanti materiali o barriere fisiche.

Una collisione però potrebbe compromettere questi sistemi e le misure di sicurezza descritte potrebbero non essere sufficienti, facendo aumentare il rischio di scosse elettriche. l'isolamento elettrico potrebbe essere perso, tanto che entrambi i poli positivi e negativi del circuito entrino in contatto con il veicolo o la carrozzeria. Tuttavia è probabile, ma non obbligatorio, che i veicoli siano dotati di un dispositivo che disconnette l'accumulo di energia dal circuito ad alta tensione nell'evento di un incidente. Ciò si ottiene generalmente tramite sensori di rilevamento crash come per attivare i pretensionatori e l’airbag.

Justen e Schöneburg descrivono la filosofia attuata da Daimler nei veicoli ibridi ed elettrici Mercedes-Benz. Due sono state le strategie di spegnimento implementato da Daimler: un taglio reversibile per piccole collisioni e un taglio irreversibile per collisioni più gravi. Un altro esempio è fornito da Uwai, nella descrizione di un sistema di spegnimento sviluppato da Nissan.

Lo scollegamento dell'accumulatore di energia ricaricabile dal resto del circuito ad alta tensione ridurrà il rischio di scosse elettriche durante e a seguito di un incidente, ma sarà anche importante assicurarsi che l'accumulatore di energia ricaricabile non sia danneggiato in modo da non provocare un incendio o un'esplosione. Inoltre, scaricare l'accumulatore di energia ricaricabile consentirà una manipolazione sicura durante l’assistenza agli occupanti ed il recupero del veicolo. Questo è stato illustrato negli Stati Uniti dove un veicolo elettrico ha preso fuoco tre settimane dopo una prova d'urto sul palo. La batteria è stata danneggiata durante l'impatto e liquido di raffreddamento è finito sull'elettronica durante l’impatto. La batteria non è stata scaricata prima che il veicolo fosse posto in deposito e il conseguente incendio ha distrutto il veicolo e diversi altri parcheggiati nelle vicinanze.

La direttiva 96/79 / CE e il regolamento UN 94 stabiliscono i requisiti minimi per l'impatto frontale delle automobili. Entrambi specificano un frontale in cui l'auto viene spinta contro una barriera offset deformabile a 56 km/h.

Allo stesso modo la direttiva 96/27 / CE e il regolamento UN n. 95 stabiliscono i requisiti minimi per l'impatto laterale, tramite un test in cui una barriera mobile deformabile viene spinta contro il lato della macchina a 50 km/h.

Non ci sono disposizioni specifiche per i veicoli elettrici nelle direttive UE.

I veicoli elettrici sono generalmente più pesanti dei veicoli con motore a combustione interna equivalenti.

Il sistema di accumulo dell'energia ricaricabile (ad es. batterie, condensatori, elettromeccanici, volani, ecc.) è la fonte principale di peso aggiuntivo. Un veicolo può anche richiedere alcune caratteristiche strutturali per accogliere il peso del sistema di accumulo dell'energia ricaricabile e queste funzionalità possono aggiungere ulteriore peso. Ci sono numerose pubblicazioni che discutono di potenziali effetti del peso del veicolo sulla sicurezza.

La fisica di base è relativamente semplice: se due veicoli di massa diversa si scontrano, il più pesante subirà una decelerazione inferiore rispetto al veicolo più leggero. La realtà è più complessa e vari fattori possono influire sulle prestazioni di sicurezza secondarie di un veicolo in una collisione, come quello strutturale, l’integrità dell'abitacolo, lo spazio disponibile per assorbire energia, le prestazioni dei sistemi di ritenuta.

Talouei e Titheridge hanno scoperto che un aumento di massa di 100kg riduce il rischio di lesioni in un incidente del 3%.

Sembrerebbe quindi che un veicolo elettrico offra vantaggi secondari di sicurezza ai suoi occupanti (in alcune circostanze). Tuttavia un veicolo più pesante sarà anche più "aggressivo" e quindi aumentando la massa di un particolare veicolo potrebbero aumentare i rischi per gli occupanti di altri veicoli.

Una ricerca del Loss Data Institute negli Stati Uniti ha scoperto che le probabilità di ferirsi in un incidente sono del 25% inferiori per le persone che viaggiano su auto elettriche.

I pericoli legati all’assistenza extraospedaliera

La sicurezza dell’impianto elettrico di un’auto o la protezione contro le scosse elettriche comprende i livelli di tensione nei veicoli e la protezione contro il contatto diretto e indiretto.

I livelli tipici di tensione per auto e piccoli furgoni variano da 48V a 120V, per furgoni di grandi dimensioni da 96V a 240V e autobus da 300V a 600V.

Questi livelli di tensione sono potenzialmente pericolosi e dovrebbero pertanto essere presi in considerazione durante le operazioni di soccorso.

Parti sotto tensione presenti nel sistema di propulsione elettrica devono essere protette dal contatto diretto con persone all'interno o all'esterno del veicolo attraverso l’isolamento o da una posizione inaccessibile.

Il problema del contatto indiretto è strettamente connesso con gli “errori” della carrozzeria. Qualsiasi connessione secondaria tra il circuito di guida e il veicolo è considerato un errore. Gli errori della carrozzeria possono portare a diversi pericoli come corto circuiti, scossa elettrica o funzionamento incontrollato.

La batteria è la parte più critica per i veicoli elettrici.

Presenta numerosi potenziali pericoli: elettrico, meccanico, chimico e pericolo di esplosione.

Il compartimento che ospita le batterie deve essere progettato in modo da evitare qualsiasi contatto diretto, involontario o un corto circuito.

Per quanto riguarda gli aspetti meccanici, poiché la batteria è la parte più pesante, la sua posizione dovrebbe essere determinata in modo da evitare instabilità del veicolo e dovrebbe essere limitata per evitare danni in caso di incidente.

I pericoli derivanti dall'aspetto chimico dipendono dal tipo di batteria.

Le batterie con elettrolita acquoso emettono idrogeno a causa dell'elettrolisi. Ciò si verifica soprattutto al termine della carica e dovrebbe pertanto essere adottato in base a determinate misure per evitare il rischio di esplosione. Durante il processo di ricarica della batteria il veicolo è collegato alla rete di distribuzione principale e si dovrebbero prendere tutte le precauzioni per evitare il rischio di scosse elettriche.

Come detto sopra, i veicoli elettrici e ibridi hanno problemi di sicurezza che non sono collegati ai veicoli convenzionali e comprendono scosse elettriche, esplosioni, inondazioni dell'elettrolito e incendi.

Ci sono esempi pratici si incendi nei veicoli elettrici dopo un incidente o semplicemente nei garage dove sono stati tenuti. In qualche caso ciò è accaduto mentre il veicolo veniva ricaricato.

Indipendentemente dal fatto che il veicolo sia in uso o meno, il problema è l'incertezza associata con lo stato della batteria dopo un danno meccanico.

I connettori potrebbero essere difettosi o rovinatisi dopo l’impatto e perdere la comunicazione con una o tutte le parti della batteria con una quantità sconosciuta di energia che rimane nel sistema. In questo caso la gestione e la rimozione dell’infortunato diventa un problema significativo.

Indicatori relativi al malfunzionamento della batteria dopo il danneggiamento sono soltanto perdite di elettrolita (i solventi di carbonio sono infiammabili), essendo la corrente elettrica invisibile e non rilevabile se non con strumenti appositi.

Altri rischi, come quelli termici (la temperatura della batteria che può essere osservata dopo un malfunzionamento è superiore ai 1200 °) sono ugualmente nascosti e non facilmente rilevabili.

Per ogni tipo di sistemi di batterie comuni di oggi (come il piombo acido, ibrido nichel-metallo e ioni di litio) sono raccomandati metodi di gestione da parte del personale di emergenza, a seconda che l'incidente sia un incendio nella collisione che danneggia l'alloggiamento della batteria o altro evento pericoloso (es.allagamento).

Il fabbricante fornisce spesso dettagli specifici su come gestire le batterie. Tuttavia questa informazione non è sempre coerente e non sempre facilmente accessibile per il personale di emergenza.

Oltre il pericolo che può derivare dall’uso questi veicoli per gli utenti stessi la SAE (Society of Automotive Engineers) ha sottolineato i rischi per i soccorsi in caso di incidente.

Questi rischi includono potenziali scosse elettriche da sistemi danneggiati che vengono spenti durante o immediatamente dopo l'incidente. Per questo motivo l'associazione consiglia ai produttori di veicoli elettrici l’installazione di interruttori che interrompano l'energia in caso di incidente. La posizione di questi switch deve essere standardizzata per la sicurezza.

Il pericolo può essere ridotto se il personale dei servizi di emergenza ha un facile accesso alle batterie e se i produttori di veicoli creano una posizione unica per l'esclusione della corrente in tutti veicoli elettrici e ibridi.

 

Conclusione

È chiaro che l'uso di veicoli elettrici e ibridi nel futuro sarà uno dei principali punti di riferimento nello sviluppo del trasporto. Il loro uso sarà incoraggiato al fine di proteggere l’ambiente e scongiurare esaurimento dei combustibili fossili.

Di fronte a questa tecnologia completamente diversa le persone devono essere pronte per i nuovi rischi che ne derivano.

L'introduzione di veicoli elettrici richiederà la conformità con regole di sicurezza inerenti all'azionamento elettrico, in particolare in caso di incidente.

I professionisti che operano nei servizi sanitari di emergenza-urgenza devono essere addestrato su come reagire in caso di incidente. Dovrebbero essere consapevoli e addestrati per i rischi che si presentano in un incidente che coinvolge un veicolo elettrico o ibrido.


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Ultimo aggiornamento Domenica 26 Gennaio 2020 12:59
 
Le specializzazioni forensi. Il futuro che vorremmo. Ed una critica. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Sabato 25 Gennaio 2020 19:38

 

Diciamolo francamente, come sempre.

Quando si parla di "competenze avanzate" e "specializzazioni infermieristiche", nonostante le dichiarazioni entusiastiche a noi resta sempre l'amaro in bocca per una certa mancanza di coraggio.

E non ultima, una visione piuttosto ristretta e tradizionalistica, oseremmo dire medicocentrica, della nostra professione.

Dice, ma davvero? Ma cosa dite?

Lo diciamo e lo ribadiamo.

Le aree individuate sono basate su una sanità che forse non esiste più e su specifiche dichiaratamente mediche, non infermieristiche.

Oltretutto, nonostante la revisione degli atti e degli accordi, sono rimaste sostanzialmente identiche a quelle citate nella vecchia legge 42 del 2006.

Aree, dicevamo, evidentemente basate su una sanità obsoleta e medicocentrica, o comunque sull'attività medica che si svolge in quella determinata unità.

Sappiamo tutti, credo, quanto sia accomunato lo specifico professionale di un infermiere che lavori in medicina o in chirurgia, mentre è estremamente differenziato tra un collega che lavori in pneumologia ed uno che operi in geriatria.

Eppure con la divisione per aree scelta dagli alti livelli istituzionali i primi 2 sono in 2 aree diverse, gli altri 2 nella stessa area.

Ricordiamole, quindi, queste aree, tanto per chiarirsi:

AREA CURE PRIMARIE – SERVIZI TERRITORIALI/DISTRETTUALI

AREA INTENSIVA E DELL’EMERGENZA URGENZA

AREA MEDICA

AREA CHIRURGICA

AREA NEONATOLOGICA E PEDIATRICA

AREA SALUTE MENTALE E DIPENDENZE

 

Non vi pare manchi qualcosa?

E' abbastanza evidente come siano totalmente omesse tutte le aree "intellettuali" della professione.

Eppure, oggi, nel 2020, abbiamo infermieri che pur non ricoprendo ruoli dirigenziali, che soggiaciono ad altre differenziazioni, lavorano nel rischio clinico, nella formazione, nella gestione dei processi.

Ed abbiamo gli infermieri legali e forensi.

Noi.

Che è vero possiamo essere e siamo trasversali a tutte le aree, ma perchè negare, come ai colleghi citati sopra, una propria aree di intervento?

Non sono solo quisquilie burocratiche, sono determinazioni che identificano il professionista in modo univoco e gratificante.

E permettono uno sviluppo professionale ben più specifico e caratterizzante.

L'Italia è stata forse il primo paese fuori dagli Stati Uniti dove l'infermieristica forense è stata proposta, con ottimi risultati, testimoniati anche dall'attività decennale della nostra Associazione.

Dopo quell'afflato di novità, però, il tempo pare essersi fermato, e con esso la progressione della nostra specializzazione.

Siamo fondamentalmente rimasti al 2008, con la creazione dei primi master.

Ed allora noi, nell'anno internazionale dell'infermiere, rilanciamo la sfida ad Università, Istituzioni e FNOPI.

Riprendiamo in mano il fervore che all'estero anima il nostro specifico professionale e cominciamo a proporre specializzazioni dell'infermiere legale e forense.

Esistono già almeno in 2 paesi, Stati Uniti ed Inghilterra.

Torniamo davvero a quel 2008, che ha visto l'Italia capofila di questa formazione specifica ed introduciamo quelle che sono le nostre aree di specializzazione:

1. Infermieri specialisti correttivi

Forniscono un'assistenza sanitaria efficiente e di qualità alle persone detenute dai tribunali, compresi quelli in carcere, strutture minorili e altre istituzioni correzionali. All'interno di queste strutture, gli infermieri specialisti correttivi possono curare i malati, eseguire esami fisici di routine e somministrare farmaci a persone con bisogni cronici.

2. Infermieri specialisti in clinica forense

Gli specialisti della cliniche forense usano la loro formazione avanzata per servire come esperti clinici, insegnanti, ricerche, consulenti e amministratori in diversi contesti forensi. Possono lavorare in pronto soccorso, nei programmi di esame di aggressioni sessuali, nelle unità di trattamento psichiatrico.

3. Specialisti in gerontologia forense

Gli specialisti in gerontologia forense aiutano a indagare sui casi di abuso, abbandono o sfruttamento degli anziani e lavorano per sensibilizzare sulle questioni legali e sui diritti umani.

4. Infermieri ricercatori forensi

Tipicamente impiegati nell'ufficio di medicina legale, gli infermieri ricercatori forensi esaminano il corpo, studiano la scena, assistono nelle autopsie e raccolgono informazioni sulla storia medica e sociale del defunto al fine di determinare la causa esatta della morte.

5. Infermieri psichiatrici forensi

Sono specializzati nella gestione dei trasgressori con disturbi psicologici, sociali e comportamentali. Valutano e selezionano i pazienti per il trattamento, forniscono cure riabilitative e supervisionano le azioni di un paziente all'interno della comunità. Inoltre possono esaminare e curare gli imputati criminali e assistere i colleghi che hanno assistito ad aggressioni o hanno subito qualche forma di trauma emotivo.

6. Consulenti infermieri legali

Che siano CTU o CTP aiutano gli avvocati, i PM ed i giudici che lavorano in cause civili o penali in cui la legge e la medicina si sovrappongono. Alcune di queste situazioni potrebbero includere negligenza , lesioni personali, indennizzo dei lavoratori e libertà vigilata. I consulenti infermieri legali applicano la loro formazione infermieristica forense e l'esperienza clinica per interpretare, ricercare e analizzare le informazioni clinicamente rilevanti relative a un caso o reclamo, educando gli avvocati su fatti sanitari e fungendo da collegamento tra avvocati, coleghi e clienti.

7. Infermiere coroner o investigatori della morte

Applicano le loro abilità infermieristiche alle indagini sulla scena del crimine. Come primo professionista forense ad arrivare sulla scena di una morte sospetta analizza la scena ed esamina il corpo al fine di approssimare il tempo della morte e trovare indizi medici che potrebbero spiegare la causa.

8. Infermieri con specializzazione SANE (sexual assault nurse examiners)

Offrono cure compassionevoli e tempestive alle vittime di aggressioni sessuali. Qualificati attraverso un'educazione infermieristica forense specializzata, valutano le lesioni che una vittima ha subito; individuano, raccolgono e preservano prove forensi rilevanti per il reato; forniscono informazioni o segnalazioni relative alla cura continua della vittima. In aula, gli infermieri SANE rappresentano la vittima, fungendo da testimoni esperti che offrono testimonianza sulla base delle loro prove documentate.

 

Fonti: American Association of Legal Nurse Consultants; Associazione internazionale delle infermiere forensi; Educazione forense; Bollettino del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, Ufficio per le vittime del crimine; Risorse per l'educazione infermieristica Medi-Smart.


 
Medico di base: può essere reato se non viene a casa. PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Lunedì 23 Dicembre 2019 02:55

Secondo gli ultimi regolamenti non è più legale che il medico di famiglia si rifiuti di venire a casa vostra a visitarvi, almeno in alcune circostanze.

Se il paziente richiede la visita domiciliare del medico entro le 10 di mattina, il dottore è tenuto a presentarsi entro il giorno stesso della richiesta. Al contrario se sono già trascorse le 10, il medico dovrà presentarsi presso il domicilio del paziente entro le 12 del giorno successivo. Secondo i regolamenti menzionati sopra, poi, le visite domiciliari devono essere completamente gratuite specie se il paziente non può presentarsi di persona dal medico. Oppure se si tratta di qualcosa di molto urgente.

Il sabato o nei giorni prefestivi il medico non è tenuto a svolgere attività ambulatoriale, ma deve eseguire le visite domiciliari richieste entro le ore 10 dello stesso giorno e quelle non ancora effettuate, richieste dopo le ore 10 del giorno precedente.

Con una precisazione: se la visita domiciliare è legata al fatto che il paziente non ha voglia di uscire di casa, a quel punto il medico può chiedere un compenso per la visita domiciliare.

È il medico stesso però a decidere se la sintomatologia è abbastanza grave da impedire al paziente di andare direttamente nello studio. E questo rende la legge vaga e poco precisa.

Le condizioni che rendono il paziente impossibilitato ad andare nello studio del medico sono legate, oltre al suo stato di salute, anche ad altri fattori quali, ad esempio, l’età del paziente.

Se il medico valutasse in modo errato le nostre condizioni di salute, rischierebbe una sanzione disciplinare e commetterebbe reato.  Così come ribadito dalla sentenza della Corte di Cassazione, numero 21631/17.

“Il reato di rifiuto di atti di ufficio è un reato di pericolo, onde la violazione dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice al corretto svolgimento della funzione pubblica ricorre ogniqualvolta venga denegato un atto non ritardabile alla luce delle esigenze prese in considerazione e protette dall’ordinamento, prescindendosi dal concreto esito della omissione e finanche dalla circostanza che il paziente non abbia corso alcun pericolo concreto per effetto della condotta omissiva”



 
20? NO! Sui documenti scrivete 2020. PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Domenica 05 Gennaio 2020 22:05

Non abbreviare 2020 nei documenti, può essere pericoloso. Ecco perché

L'avvertimento arriva dagli Usa: "Il rischio di truffe è alto. Se si scrive solo 20, basta aggiungere due cifre per modificare la data".

Come esperti forensi consigliamo di non abbreviare mai la data 2020 quando si firmano documenti importanti, come assegni, certificati di compravendita, mutui ma anche, nel nostro caso, documentazione sanitaria.

Perché i rischi sono tanti e le truffe o le mistificazioni dietro l'angolo. Non dovremmo quindi solo abituarci a non scrivere più 2019 oppure '19, ma siamo obbligati a prestare particolare attenzione perché scrivere soltanto 20 lascia la possibilità ai malintenzionati di completare la data a piacimento, per esempio aggiungendo 21 e facendo così diventare un 2021 il 2020.

Questo problema riguarda quasi unicamente il 2020 perché l’abbreviazione dell'anno scorso, il 2019, come '19 potrebbe essere cambiata solo in una data nel 1900 e l’abbreviazione del 2018 potrebbe essere modificata solo in una data nel 1800. A lanciare l’allarme - come riporta il sito della Cnn - è il dipartimento di polizia Usa (ma vale per ogni Stato) che ha aggiunto alcuni spunti. I revisori dei conti e le forze dell'ordine a stelle e strisce fanno sapere che "è ancora l'inizio dell'anno e non ci sono prove che qualcuno sia stato truffato in questo modo, ma è meglio prevenire che curare. È solo un'altra precauzione, un'altra possibilità per avvertire la gente che ci sono persone là fuori che potranno approfittare di te".

Il sito anti bufale americano, Snopes, ha comunque analizzato approfonditamente questi allarmi, sviscerando fonti e fake news, arrivando a una conclusione pubblicata nel proprio sito: "Scrivere una data per intero è indubbiamente una buona pratica, ma il giudizio se metterla in pratica o meno va esercitato con calma e senza allarmismo alcuno".

Anche Bufale.net scrive che se mai scrivessimo solo '20: "Abbiamo mezzi legali per disconoscere documenti alterati o sospetti".

Il problema è la lentezza ed il costo di tali mezzi.

Vale quindi il consiglio iniziale: iniziate DA SUBITO ad usare la data completa.

 
Luci ed ombre nel Codice Rosso PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Venerdì 06 Dicembre 2019 10:33

Nella G.U. del 25 luglio 2019 è stata pubblicata la Legge 19 luglio 2019, n. 69 (recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”) denominata “Codice Rosso”, entrata in vigore il 9 agosto scorso.

Il testo sarebbe dovuto essere indicativo di incisive disposizioni di diritto penale e di supporto alle vittime di violenza.

Tra le novità in ambito procedurale, è previsto una cosiddetta “riduzione dei tempi” per l’avvio del procedimento penale per alcuni reati: tra gli altri maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, questo con l'intenzione di velocizzare eventuali provvedimenti di protezione delle vittime.

Questa supposta riduzione si esplica in un tempo massimo di 72 ore.

Inoltre:

- la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisce immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale;

- il pubblico ministero, nelle ipotesi ove proceda per i delitti di violenza domestica o di genere, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, deve assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato. Il termine di tre giorni può essere prorogato solamente in presenza di imprescindibili esigenze di tutela di minori o della riservatezza delle indagini, pure nell’interesse della persona offesa;

- gli atti d’indagine delegati dal pubblico ministero alla polizia giudiziaria devono avvenire senza ritardo.

Misure cautelari e di prevenzione

E’ stata modificata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, nella finalità di consentire al giudice di garantirne il rispetto anche per il tramite di procedure di controllo attraverso mezzi elettronici o ulteriori strumenti tecnici, come l’ormai più che collaudato braccialetto elettronico. Il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi viene ricompreso tra quelli che permettono l’applicazione di misure di prevenzione.

- il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (cd. revenge porn), punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro: la pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. La condotta può essere commessa da chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, diffonde, senza il consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, ovvero mediante l’impiego di strumenti informatici.

- il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, sanzionato con la reclusione da otto a 14 anni. Quando, per effetto del delitto in questione, si provoca la morte della vittima, la pena è l’ergastolo;

- il reato di costrizione o induzione al matrimonio, punito con la reclusione da uno a cinque anni. La fattispecie è aggravata quando il reato è commesso a danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero da o in danno di un cittadino italiano o di uno straniero residente in Italia;

- violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, sanzionato con la detenzione da sei mesi a tre anni.

Sanzioni

Si accrescono le sanzioni già previste dal codice penale:

- il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi, da un intervallo compreso tra un minimo di due e un massimo di sei anni, passa a un minimo di tre e un massimo di sette;

- lo stalking passa da un minimo di sei mesi e un massimo di cinque anni a un minimo di un anno e un massimo di sei anni e sei mesi;

- la violenza sessuale passa da sei a 12 anni, mentre prima andava dal minimo di cinque e il massimo di dieci;

- la violenza sessuale di gruppo passa a un minimo di otto e un massimo di 14, prima era punita col minimo di sei e il massimo di 12.

In relazione alla violenza sessuale viene esteso il termine concesso alla persona offesa per sporgere querela, dagli attuali 6 mesi a 12 mesi. Vengono inoltre ridisegnate ed inasprite le aggravanti per l’ipotesi ove la violenza sessuale sia commessa in danno di minore di età.

Inoltre, è stata inserita un’ulteriore circostanza aggravante per il delitto di atti sessuali con minorenne: la pena è aumentata fino a un terzo quando gli atti sono posti in essere con individui minori di 14 anni, in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, pure solo promessa. Nell’omicidio viene estesa l’applicazione delle circostanze aggravanti, facendovi rientrare finanche le relazioni personali.

Le criticità

Come spesso purtroppo accade in Italia le leggi vengono decise da asettici burocrati, quasi sempre del tutto incompetenti in materia, e nonostante si stia parlando di sanità, senza nessun riferimento, o quasi, alle buone pratiche, alle linee guida internazionali o alle evidenze scientifiche.

Andiamo ad analizzare le criticità che abbiamo riscontrato nel testo.

* Il termine di 72 ore per lo start del procedimento. Secondo le best practice un tempo assolutamente lungo, che permette alla vittima di rimuginare, cambiare versione, giustificare o essere perfino nuovamente maltrattata.

* La comunicazione orale al PM. Finora nessuno ha proposto ricorso, ma la “forma orale” non è presente nell'ordinamento e nel codice di procedura penale. Questa forzatura potrebbe essere ritenuta incostituzionale.

* I vari decreti attuati e le indicazioni date alle aziende prevedono una composizione del pool che valuta e gestisce la vittima. Chiunque abbia lavorato con le vittime di violenza o di maltrattamenti sa benissimo che l'ultima cosa che desidera la vittima è essere “circondata” da estranei. Per fare un esempio, la figura dello psicologo, fondamentale e centrale nel percorso di recupero, nella fase della valutazione olistica della vittima è francamente superflua.

* Si permette alla vittima di far entrare una persona di fiducia che assista alla valutazione. Se non è la vittima a denunciare la violenza, ma viene rilevata dal personale sanitario, è altamente probabile che essa permetta l'ingresso proprio a chi quella violenza l'ha agita, essendone succube.

* Non viene riconosciuta nessuna formazione specifica del personale sanitario, e nei protocolli della formazione c'è poco o nullo spazio per la necessaria educazione forense alla raccolta dei campioni e delle prove (abiti, oggetti, ecc.), che potrebbe invalidare un intero processo, impedire una giusta condanna o far finire in galera un innocente.

* Viene previsto un questionario in forma scritta e a risposte chiuse. Esattamente il contrario di quanto prevedono le best practice. La vittima deve essere lasciata libera di esprimersi, va solamente guidata nella sua narrazione in modo da raccogliere tutte le informazioni possibili ma assolutamente senza nessuna forzatura o “ingabbiamento”.

* Non viene previsto uno standard per il kit antistupro o antiviolenza.

* Non è previsto un eventuale supporto economico alla vittima, che spesso non denuncia per la paura del danno economico se l'autore della violenza è l'unica fonte di reddito.

* Non sono previsti corsi obbligatori per il personale delle Forze dell'Ordine e della Magistratura o la stesura di linee guida su come gestire la raccolta della denuncia e l'interrogatorio. Ancora oggi la domanda più diffusa tra gli inquirenti che viene rivolta ad una donna dopo uno stupro è “Come era vestita?”.

Sopratutto viene fatto l'errore classico della legislazione italiana.

La vittima viene immediatamente istituzionalizzata, medicalizzata ed inserita in un percorso standard con pochissime possibilità di adattamento, vuoi per limiti tecnici, vuoi per limiti economici, ma sopratutto per una ignoranza (nel senso letterale del termine), in materia.

Questa legge è evidentemente un passo avanti rispetto a quanto previsto finora, ma è, o meglio era, certamente migliorabile.

Ricordiamo che l'unico corso internazionale per la gestione delle vittime di violenza è il SANE (sexual assault nurse examiner), della IAFN (International Association of Forensic Nurse).

A quel corso, alle linee guida internazionali, agli EBM ed EBN ci si doveva rifare per stendere una legge che fosse al passo con le esigenze della vittima.

La sensazione è invece che sia stata fatta una legge autoreferenziale, accondiscente verso alcune lobby sanitarie, con scarsa copertura economica, ma nella quale la vittima, in fondo, rimane marginale.

 
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