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Permessi 104: cosa cambia PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Martedì 31 Marzo 2015 06:27

Modificato l’art. 33 della legge 104/1992 relativo ai permessi ai lavoratori che assistono familiari con handicap grave. Le modifiche riguardano non solo i dipendenti pubblici ma anche quelli del settore privato.

Vediamo quali sono le modifiche.

Viene sostituito il terzo comma dell’art. 33 legge 104/1992 che definisce i beneficiari dei permessi. Per cui in mancanza di ricovero della persona con handicap grave da assistere, possono godere dei tre giorni di permesso mensile retribuiti e coperti da contributi:

- il genitore;

- il coniuge;

- il parente o l’affine entro il secondo grado, ad esempio i nonni ed i nipoti, i fratelli o sorelle.

I parenti ed affini di terzo grado, zii e bisnonni, possono godere dei permessilavorativi solo ad una delle seguenti condizioni:

a) quando i genitori o il coniuge della persona con handicap sono deceduti o mancanti; il termine “mancanti” è molto ambiguo e si presta alle più diverse interpretazioni.

b) quando i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano più di 65 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti.

La modifica non prevede più il requisito dell’assistenza esclusiva e continuativa, prima richiesto, nel caso il lavoratore non sia convivente con la persona con disabilità. Ne deriva che ora non è necessaria più l’assistenza continua e di conseguenza la convivenza con la persona disabile.

Chi finora ha potuto usufruire dei permessi in base alla normativa precedente si vedrà presto revocare le agevolazioni concesse.

Nel caso dei genitori con bambini di età inferiore ai tre anni  le disposizioni precedenti rimangono invariate: a loro spettano due ore di permesso giornaliero o il prolungamento dell’astensione facoltativa di maternità fino al terzo anno di vita del bambino. Ad esse si aggiunge ora anche la possibilità di fruire dei permessi articolati intre giorni.

Inoltre, ai genitori, il nuovo testo chiarisce che entrambi possono servirsi, alternativamente, dei permessi anche all’interno dello stesso mese.

Il 5° comma dell’art. 33 prevede che il lavoratore che assiste un familiare conhandicap grave ha il diritto di scegliere, qualora sia possibile, la sede più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso.

Il nuovo testo indica, a proposito del domicilio, quello della persona da assistere, e non più il proprio domicilio.

Il settimo comma dell’articolo 33 della Legge 104 aumenta la possibilità di effettuare controlli sulle condizioni richieste per fruire dei permessi lavorativi.

Viene chiarito che il datore di lavoro e l’INPS possono effettuare dei controlli volti ad constatare se l’assistenza al familiare disabile sia effettiva nei giorni in cui si sono richiesti i permessi lavorativi. C’è però da dire che tale controllo di merito è alquanto insostenibile, essendo stato abrogato il requisiti della “continuità ed esclusività” dell’assistenza.
Nel caso in cui, dai controlli, si accerti l’insussistenza delle condizioni, il diritto ai benefici decade e si verificano i presupposti per un’azione disciplinare.

Al seguente link trovate i modelli delle domande da presentare all’Inps per poter ottenere i permessi.

 
Avevamo ragione. ASL sanzionata per le troppe ore di servizio. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Mercoledì 25 Marzo 2015 08:35

 

CHI vorrebbe farsi soccorrere da un infermiere che è alla sua quattordicesima ora di lavoro consecutiva? È giusto che nell'organizzazione di un reparto di emergenza i dipendenti si sottopongano a turni che superano persino le tredici ore massime consentite? Non secondo il procuratore Raffaele Guariniello che al termine dell'ispezione sui turni nell'Asl To5 ha "multato" l'azienda sanitaria proprio per averlo consentito. Una sanzione simbolica, di poche centinaia di euro, ma che promette di gettare in grande crisi l'organizzazione che gli infermieri si erano dati scegliendo di accorpare il più possibile i turni di lavoro per poter poi godere di periodi di riposo più prolungati. Con il benestare dell'azienda che aveva siglato un apposito accordo con tutte le più rappresentative sigle sindacali. E che adesso, alla luce dell'inchiesta della procura, fa un passo indietro: "Siamo già tornati ai turni di otto ore spiega il direttore generale - in modo che non si verifichino più situazioni limite come quelle denunciate. Per l'azienda non cambia assolutamente nulla, erano gli infermieri che avevano chiesto una sperimentazione in tal senso".
La procura di Torino, però, su impulso della denuncia di un sindacato minore evidentemente in disaccordo con i colleghi, ha disposto infatti che fossero esaminati i registri delle timbrature di 500 infermieri in servizio nei presìdi dell'azienda sanitaria con competenza sulle zone di Chieri, Carmagnola, Moncalieri e Nichelino. E ha scoperto che in parte dei casi alcuni turni di servizio erano arrivati a protrarsi non solo fino alle 12 ore (quelle previste dall'accordo) ma ben oltre le 13, il tetto massimo consentito da ogni regolamento. "È possibile che oltre a voler prolungare al massimo il turno normale di lavoro per poi avere un riposo più lungo - spiega il direttore generale dell'Asl, Maurizio Dore - qualcuno abbia dato la disponibilità anche a ricoprire il turno di reperibilità immediatamente dopo. So che la polizia giudiziaria ha messo in evidenza si- tuazioni di questo genere, di infermieri in sevizio oltre la tredicesima ora. Ed è per questo che ci ha sanzionati. Questo ci obbliga a tornare all'organizzazione che avevamo in passato, mi dispiace per il personale che aveva scelto turni lunghi e riposi lunghi ma, con le risorse che abbiamo, non siamo in grado di soddisfare questa scelta senza, evidentemente, sforare oltre ogni limite consentito".
Il caso dell'azienda sanitaria della cintura è scoppiato poco dopo un'altra delicata vicenda: un caposala del Martini colpito da emorragia cerebrale proprio al termine di un massacrante turno da 12 ore. Così magistrati hanno deciso di approfondire la questione, e faranno lo stesso nelle altre aziende sanitarie. Per accertare che ovunque venga salvaguardata la salute dei lavoratori e dei pazienti. Una condizione di eccessiva stanchezza di medici e infermieri, alla fine di tante ore consecutive di lavoro, potrebbero in effetti essere causa di errori dovuti alla mancanza di lucidità e all'eccessiva stanchezza.

 

Da repubblica.it

Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Marzo 2015 08:36
 
Ricoveri in barella: malasanità legalizzata PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Venerdì 27 Febbraio 2015 15:48

Siamo nel 2015, ma le cronache ancora abbondano di casi di  ricoveri, o peggio decessi, in barelle. Parcheggiate tra un letto e l'altro o più spesso direttamente nel corridoio.

Una situazione insostenibile, con picchi che al sud rappresentano ormai una vera emergenza, e che ormai non riguardano più soltanto i Pronto Soccorso ma dilagano anche nelle unità di degenza.

Ma in questo marasma, cosa rischia l'infermiere, può e come difendersi?

Dal punto di vista giuridico le maggiori problematiche legate al ricovero in barella sono:

- il rispetto della normativa sulla privacy, assente in corridoio;

- il rispetto della normativa sulla sicurezza, in quanto la barella non può essere considerato un idoneo appoggio per le manovre assistenziali anche elementari;

- il rispetto degli standard minimi di dotazione dell'unità di ricovero, campanello, luce, presa di corrente;

- il rispetto della normativa sulle dotazioni di personale, legge Donat-Cattin;

- il rispetto della normativa antincendio, basata sulle dotazioni standard di unità di ricovero.

Altre norme, giuridiche o si semplice educazione sanitaria, sono legate alla aumentata possibilità di propagarsi di infezioni, alle modificazioni dei parametri ambientali, alla possibilità di errore terapeutico, ecc. ecc.

La responsabilità dell'accettazione del ricovero è del Medico di Guardia che materialmente firma l'ingresso in unità operativa, ma la responsabilità della sicurezza degli utenti è dell'infermiere in turno.

La questione è complessa ed articolata, comprendente sia la sfera etico-deontologica che quella giuridica.

Cominciamo col richiamare alcuni punti del Codice Deontologico dell'Infermiere.

Articolo 3

La responsabilità dell'infermiere consiste nell’assistere, nel curare e nel prendersi cura dellapersona nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignità dell'individuo.

Articolo 6

L'infermiere riconosce la salute come bene fondamentale della persona e interesse della collettività e si impegna a tutelarla con attività di prevenzione, cura, riabilitazione e palliazione.

Articolo 8

L’infermiere, nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche, si impegna a trovare la soluzione attraverso il dialogo. Qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attività in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, si avvale della clausola di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l’incolumità e la vita dell’assistito.

Articolo 9

L’infermiere, nell'agire professionale, si impegna ad operare con prudenza al fine di non nuocere.

Articolo 10

L'infermiere contribuisce a rendere eque le scelte allocative, anche attraverso l'uso ottimale delle risorse disponibili.

Articolo 17

L’infermiere, nell'agire professionale è libero da condizionamenti derivanti da pressioni o interessi di assistiti, familiari,altri operatori, imprese, associazioni, organismi.

Articolo 26

L'infermiere assicura e tutela la riservatezza nel trattamento dei dati relativi all’assistito. Nella raccolta, nella gestione e nel passaggio di dati, si limita a ciò che è attinente all’assistenza.

Articolo 29

L'infermiere concorre a promuovere le migliori condizioni di sicurezza dell'assistito e dei familiari e lo sviluppo della cultura dell’imparare dall’errore. Partecipa alle iniziative per la gestione del rischio clinico.

Articolo 33

L'infermiere che rilevi maltrattamenti o privazioni a carico dell’assistito mette in opera tutti i mezzi per proteggerlo, segnalando le circostanze, ove necessario, all'autorità competente.

Articolo 47

L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, contribuisce ad orientare le politiche e lo sviluppo del sistema sanitario, al fine di garantire il rispetto dei diritti degli assistiti, l'utilizzo equo ed appropriato delle risorse e la valorizzazione del ruolo professionale.

Articolo 48

L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, di fronte a carenze o disservizi provvede a darne comunicazione ai responsabili professionali della struttura in cui opera o a cui afferisce il proprio assistito.

Articolo 49

L’infermiere, nell’interesse primario degli assistiti, compensa le carenze e i disservizi che possono eccezionalmente verificarsi nella struttura in cui opera. Rifiuta la compensazione, documentandone le ragioni, quando sia abituale o ricorrente o comunque pregiudichi sistematicamente il suo mandato professionale.

Deontologicamente occorre, quindi, vedere se i criteri sono quelli dell' "eccezionalità" oppure no.

Dal punto di vista giuridico, come già asserito, la responsabilità di eventuali cadute è dell'infermiere, ed è certamente una aggravante del reato se la caduta è avvenuta da un mezzo inadeguato e non ritenuto, sempre dalla legge, idoneo a lunghi periodi di degenza.

Ma l'infermiere, le cui possibilità decisionali sono nettamente sottostimate, può e come difendersi?

Come Cassazione insegna, sentenza n. 16260 del 6 marzo 2013, laddove il soggetto portatore di responsabilità non abbia la facoltà o possibilità di intervenire direttamente per la risoluzione del problema, ha l'obbligo di darne comunicazione ai superiori o direttamente all'azienda, pena la piena colpevolezza anche per eventi verso i quali non ha responsabilità diretta.

Al di là dei criteri di eccezionalità, sempre molto difficili da definire, e considerando l'argomento sia dal punto di vista giuridico che deontologico, possiamo concludere che:
l'infermiere deve denunciare al responsabile medico ed alla direzione sanitaria, per iscritto, che si sta lavorando in condizioni critiche e/o con carichi di  lavoro non compatibili con i principi ed i criteri della sicurezza e che tale modalità è perpetrata nel tempo.

Solo una denuncia scritta e protocollata che esponga la propria opposizione ad una consuetudine pericolosa e sbagliata pone il personale infermieristico al riparo da eventuali conseguenza giuridiche.

Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Febbraio 2015 16:28
 
COMUNICATO AIILF PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Mercoledì 11 Febbraio 2015 18:38

L'AIILF, Associazione Italiana Infermieri Legali e Forensi, è sempre stata, e sempre si manterrà, distante dalle logiche e dalle ingerenze di qualsiasi sindacato.

Chi è stato presente ai nostri Congressi avrà senz'altro notato come siano stati sempre accolti, come sponsor, entrambi i sindacati di categoria.

Ciò non toglie che, nell'ottica di una difesa complessiva ed olistica della figura professionale dell'infermiere, alcuni membri del Direttivo Nazionale si siano impegnati nell'attività sindacale.

Coerentemente a queste premesse è stata data la massima libertà ai membri del Direttivo stesso di candidarsi nelle liste per le prossime elezioni RSU nelle aziende pubbliche. La presenza di infermieri appassionati e preparati nelle delegazioni trattanti, ed in maniera più ampia nel panorama sindacale italiano, è comunque auspicabile per tutti.

Questo anche nell'ottica di un ormai imprescindibile riconoscimento dei percorsi post-laurea e delle specializzazioni corrispondenti, tra le quali la nostra.

Ribadendo quindi la totale asindacalità dell'Associazione e contemporaneamente l'assenza di elementi di contrasto tra l'attività sindacale e la presenza nel Direttivo Nazionale AIILF, auguriamo a tutti i colleghi che sono presenti nelle liste sindacali per le prossime elezioni RSU un ottimo risultato ed un buon lavoro.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Febbraio 2015 18:38
 
RUOLO DEL PROFESSIONISTA INFERMIERE IN CASO DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE PDF Stampa E-mail
Scritto da Valdelice Santos Barros   
Giovedì 26 Febbraio 2015 11:01

Master di I° livello in “Infermieristica forense e gestione del rischio clinico”

 

Anno accademico 2013/2014

RUOLO DEL PROFESSIONISTA INFERMIERE IN CASO DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE: DEFINIZIONI, COMPETENZE E METODOLOGIE DI INTERVENTO”.

 

Candidato: Valdelice Santos Barros

Relatore: Prof.ssa Mara Pavan

 

Clicca sul titolo per scaricare la tesi.

 
Legittimo rendersi irreperibili per le ferie PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Venerdì 06 Febbraio 2015 11:16

FINALMENTE!
Dopo anni di lotte per invalidare una norma contrattuale senza senso, la Cassazione mette la pietra tombale su quest'ultima.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 27057 del 3 dicembre 2013, ha affermato sì il diritto del datore di lavoro di modificare il periodo feriale in base soltanto a una riconsiderazione delle esigenze aziendali ma ha al contempo ritenuto che le modifiche debbano essere comunicate al lavoratore con congruo preavviso.
Il caso preso in esame dai giudici di legittimità vede come protagonista un lavoratore licenziato per non aver adempiuto, durante un periodo di ferie, a due ordini di riprendere servizio.
Il datore di lavoro sosteneva che il lavoratore era tenuto, da una precisa norma del contratto collettivo, ad essere reperibile ed il fatto che non vi avesse provveduto rendeva automaticamente conosciute tutte le comunicazioni inviategli al domicilio inizialmente dichiarato, benché non ritirate affermando che il datore di lavoro manteneva sempre il potere di revocare le ferie già concesse e il non aver adempiuto all'obbligo di presentarsi al lavoro rendeva illegittima la condotta contestata.
Evidenziava il datore che l'art. 23 del c.c.n.l. di comparto prevedeva tra i doveri del dipendente quello di "comunicare all'Amministrazione la propria residenza e, ove non coincidente, la dimora temporanea nonché ogni successivo mutamento delle stesse". Ne conseguiva che il dipendente in ferie fosse tenuto a comunicare la sua dimora temporanea ed i successivi eventuali mutamenti.
La norma contrattuale invocata - precisa la Suprema Corte - "tutela il diritto del datore di lavoro di conoscere il luogo ove inviare comunicazioni al dipendente nel corso del rapporto di lavoro e non già, stante la natura costituzionalmente tutelata del bene, ivi comprese le connesse esigenze di privacy, durante il legittimo godimento delle ferie (che il lavoratore è libero, salvo diverse pattuizioni, di godere secondo le modalità e nelle località che ritenga più congeniali al recupero delle sue energie psicofisiche), risolvendosi l'opposta interpretazione in una compressione del diritto alle ferie, costringendo il lavoratore in viaggio non solo a far conoscere al datore di lavoro i luoghi e tempi dei suoi spostamenti, ma anche ad una inammissibile e gravosa attività di comunicazione formale, magari giornaliera, dei suoi spostamenti."  In merito, poi, al fatto che il datore aveva il diritto di richiamare dalle ferie il dipendente con ordine per quest'ultimo vincolante, permanendo, anche durante il godimento delle ferie, il potere del datore di lavoro di modificare il periodo feriale anche a seguito di una riconsiderazione delle esigenze aziendali, come previsto dall'art. 18 del c.c.n.I. che prevede la possibilità per il datore di lavoro di interrompere o sospendere il periodo feriale già in godimento, i giudici di Piazza Cavour, evidenziano che non vi è, nell'art. 18 del CCNL invocato dal datore di lavoro, alcuna norma che preveda un potere totalmente discrezionale del datore di lavoro di interrompere o sospendere II periodo feriale già in godimento, risultando allo scopo insufficiente il generico inciso di cui al comma 11 "Qualora le ferie già in godimento siano interrotte o sospese per motivi di servizio", che nulla dice circa le modalità con cui l'interruzione o la sospensione possa essere adottata e debba essere comunicata.
 
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