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ONU, nuove infezioni da HIV in aumento in alcune regioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Martedì 19 Luglio 2016 07:57

 

Rapporto annuale ONU sulla diffusione del virus HIV e dell'AIDS.

Mentre da almeno cinque anni, il calo delle nuove infezioni da HIV tra gli adulti è in fase di stallo in alcune regioni, Europa dell'est ed Asia centrale, le nuove infezioni sono in aumento.

Questo quanto evidenziato dal rapporto annuale del Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'Hiv/aids (Unaids).

Secondo il ''Prevention Gap report'', illustrato nei giorni scorsi a Ginevra dall'Unaids, circa 1,9 milioni di adulti vengono infettati con HIV ogni anno negli ultimi cinque anni.

''Stiamo suonando il campanello di allarme'', ha commentato Michel Sidibé, direttore esecutivo dell'Unaids. Gli sforzi di prevenzione devono essere aumentati se si intende porre fine all'aids entro il 2030, afferma l'Unaids. ''Se assisteremo a un ritorno di nuove infezioni da Hiv adesso, l'epidemia diventerà impossibile da controllare.

Il mondo ha bisogno di adottare misure urgenti e immediate per colmare il divario di prevenzione'', ha aggiunto Sidibé.

Fortunatamente si stanno compiendo progressi significativi nel fermare le nuove infezioni da HIV tra i bambini, per i quali sono diminuite di oltre il 70% dal 2001 e continuano a scendere, mentre le nuove infezioni da Hiv tra gli adulti sono in aumento in alcune regioni.

In Europa orientale e Asia centrale l'aumento di nuove infezioni è del 57% delle nuove infezioni annuali da HIV tra il 2010 e il 2015 e nei Caraibi, dopo anni di costante declino, l'aumento è stato del 9%. In Medio Oriente e Nord-Africa le nuove infezioni annuali sono aumentate del 4%, mentre delle altre regioni del mondo non ci sono stati cali significativi.

Il rapporto sottolinea che le 'popolazioni chiave' - tra cui gay e uomini che hanno rapporti sessuali con gli uomini, i lavoratori del sesso ed i loro clienti, i transgender, le persone che si iniettano droghe ed i detenuti, rappresentano il 35% delle nuove infezioni da HIV a livello globale (2014).

Per l'Unaids è "essenziale" che le 'popolazioni chiave' abbiano accesso alla gamma completa di opzioni di prevenzione. Dall'inizio dell'epidemia, ricorda l'Unaids, circa 35 milioni di persone sono morte di malattie correlate all'aids e si stima che 78 milioni di persone sono infettati con HIV.

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Luglio 2016 07:59
 
OMS, 1 mld bimbi e adolescenti vittime di forme di violenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Lunedì 18 Luglio 2016 11:24

I dati diffusi dall'OMS sono inquietanti. Secondo le loro stime lo scorso anno oltre un miliardo di bambini e adolescenti, circa la metà del totale, hanno subito qualche forma di violenza nel mondo, con un quarto di questi vittima di abusi fisici.

Ll'Oms ha appena lanciato un progetto per combattere il fenomeno.

L'omicidio, ricorda l'organizzazione, è tra le prime cinque cause di morte per gli adolescenti, e quasi una ragazza su cinque nella propria vita ha avuto almeno una violenza sessuale. Diffusissima anche la violenza sessuali sui maschi, uno su 13.

Le violenze, spiega il documento, possono avere conseguenze durature sullo sviluppo neurologico e sulla salute di chi le subisce, con una predisposizione maggiore all'abuso di alcol e droghe, al fumo e persino all'inattivita' fisica. Anche alcune malattie come diabete e cancro hanno una maggiore prevalenza in chi da piccolo ha subito abusi. "Le informazioni sull'estensione del fenomeno stanno crescendo - spiega Etienne Krug, direttore dell'Oms - ora dobbiamo usarle per costruire un ambiente sicuro, stabile e che permetta una buona crescita proteggendo i bambini e gli adolescenti dai crimini violenti". Tra le misure da adottare, spiegano gli esperti, al primo posto c'e' l'adozione di piu' leggi che proteggano i piccoli, ad esempio limitando l'accesso alle armi e punendo i genitori che abusano dei figli, serve pero' anche un cambiamento culturale, che elimini alcuni stereotipi di genere. Il contrasto alla violenza passa anche dalla costruzione di 'ambienti sicuri' per i piu' piccoli, con l'eliminazione di eventuali 'hotspot' particolarmente rischiosi, dal supporto, anche economico, per le famiglie, dalla rieducazione dei giovani violenti e in generale da una maggiore educazione. L'iniziativa vede tra i partner anche il Cdc americano, a cui si deve la stima sul numero di vittime pubblicata sulla rivista Pediatrics. "Per la violenza serve lo stesso approccio che si ha per malattie come Hiv o Zika - spiega al Washington Post il direttore Tom Frieden - bisogna concentrarsi su cio' che funziona. E per ognuna delle sette strategie ci sono numerosi interventi che sono stati testati e messi in pratica".


Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Luglio 2016 11:30
 
Nasce l’Area Socio Sanitaria per gli OSS. Cosa cambia? PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Sabato 16 Luglio 2016 15:51

Riforma delle professioni sanitarie: OSS riconosciuti nell’Area Socio Sanitaria e infermieri che guadagnano il ruolo di specialisti? Ecco cosa potrebbe cambiare nei prossimi mesi.

 

Rivoluzione in arrivo per leprofessioni sanitarie: gli OSS,Operatori Socio Sanitari, verranno finalmente riconosciuti, mentre gli infermieri potrebbero guadagnare il ruolo di “specialisti”.

 

Si tratta delle novità contenute nel nuovo documento di indirizzo su “Personale dei livelli-Triennio contrattuale 2016/2018”, proposto dal Comitato di Settore Comparto Regioni e Sanità.

È stata la Federazione Migep a darne la notizia, rivendicando i propri sforzi economici necessari per il raggiungimento di questo obiettivo. Nel dettaglio, per i circa 330 mila Operatori Socio Sanitari presenti in Italia (di cui solo 250 mila riconosciuti mentre gli altri in fase di revisione) nascerà l’Area Socio Sanitaria.

Come si può leggere dalla bozza del decreto, gli iscritti a questo nuovo settore avrebbero “una giusta collocazione, risolvendo, alla radice, le questioni controverse legate al loro attuale inquadramento nel ruolo tecnico da una parte e dall’altra porrebbe nella giusta dimensione, il rapporto di collaborazione con le professioni sanitarie e sociali ad iniziare da quella infermieristica”.

Quali novità potrebbe introdurre la nuova riforma delle professioni sanitarie? Cosa cambierà per infermieri e OSS? Ecco i vantaggi che potrebbero scaturire dall’approvazione definitiva del “nuovo documento di indirizzo su “Personale dei livelli-Triennio contrattuale 2016/2018”.

Cosa cambia con la nascita dell’Area Socio Sanitaria?

La Federazione Migep è entusiasta per la nascita, probabile, dell’Area Socio Sanitaria. Infatti, la costituzione reale di quest’area potrebbe portare ad unadivisione più rigida dei ruoli e al riconoscimento formale per operatori e professionisti nella contrattazione nazionale.

L’obiettivo di questa nuova area sarà di individuare un inquadramento adeguato e coerente per quei profili professionali che non sono ancora riconosciuti dall’attuale sistema professionale sanitario, ma che “ricoprono funzioni utili ed efficaci per il piano terapeutico”.

Di conseguenza nascerà un pluralismo professionale più adeguato per la tutela della salute del paziente, “rispondendo così positivamente all’evoluzione della organizzazione del lavoro nella prevista integrazione socio – sanitaria”.

Riforma delle professioni sanitarie: il punto di vista della Federazione Migep

Fanno parte della Federazione Migep non solo gli Operatori Socio Sanitari, ma anche i vecchi infermieri generici, gli infermieri psichiatrici, gli assistenti di base e le puericultrici.

Nei giorni scorsi però gli interventi del Migep si sono concentrati specialmente sulla situazione in cui versano attualmente gli OSS, di cui più volte ha lamentato un “demansionamento”.

Infatti, secondo il Migep, mentre l’infermiere “guadagna un profilo più elevato nello sviluppo di risposte locali, nazionali e internazionali, altre figure assistenziali sono emarginate e demansionati”.

Tuttavia, viste le necessarie modifiche organizzative e assistenziali causate dall’invecchiamento della popolazione, il ruolo di queste figure (OSS, infermieri generici e psichiatrici, e puericultrici) diventa sempre più importante in quanto potrebbero dare un contributo alla trasformazione del sistema assistenziale.

Per questo motivo il Migep ha chiesto più volte di riconoscere le professioni “dimenticate” in una specifica Piattaforma, così da ridefinire in modo coerente il profilo di queste figure anche nell’ambito di “un nuovo contratto di lavoro”.

Fortunatamente sembra che le loro richieste siano state accettate, poiché lanascita dell’Area Socio Sanitaria rappresenta un traguardo importante. Infatti, dopo la reale nascita di quest’area gli OSS e le altre figure che fanno parte del Migep assumeranno un maggiore importanza e le loro competenze verranno riconosciute nei contratti collettivi nazionali di lavoro e nelle leggi.

L’obiettivo futuro, quindi, è di ottenere uno sviluppo sostenibile finalizzato alla promozione del benessere di tutti, attraverso il sistema adottato negli altri Paesi dove tutte le professioni sanitarie “rispondono ai nuovi modelli organizzativi e assistenziali per il benessere del cittadino”. Infine, il Migep ha concluso dicendo:

“Non si può fare lavorare in sostituzione di figure con qualifiche superiori, senza dare loro le medesime opportunità, eventualmente migliorandone la formazione. Riteniamo che anche in Italia venga data quest’opportunità a tutti i profili, poiché la sanità non è fatta solo d’infermieri e medici e, per raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo della qualità assistenziale, il percorso deve essere intrapreso insieme a tutti i profili”.

 
Chiusura dei ROT? NON è competenza infermieristica PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Mercoledì 06 Luglio 2016 07:04

Avevamo già pubblicato questa sentenza sulla nostra pagina Facebook nel 2012

Ora ci sembra il caso di ricondividerla, perchè sempre più spesso ci dimentichiamo quali siano i nostri diritti.

Sentenza del Tribunale di Roma: la chiusura degli halipak è compito degli OTA. Se imposta agli infermieri è demansionamento

Il giudice del lavoro, nel merito, ha ritenuto che “la chiusura dei ROT è mansione che non spetta agli infermieri bensì al personale OTA, come stabiliscono le declaratorie contrattuali” e che “l’utilizzo di personale per lo svolgimento di mansioni inferiori sia possibile solo occasionalmente e con criteri di flessibilità, e comunque sempre rispettando il criterio della qualifica funzionale immediatamente inferiore; nel caso di specie, essendo il ricorrente infermiere professionale, il suo utilizzo sarebbe dunque possibile solo per svolgere mansioni di infermiere generico e non certo di OTA.” Per tali motivi il giudice ha dichiarato che “la mansione di chiusura e confezionamento dei ROT costituisce demansionamento del ricorrente.”

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Luglio 2016 07:07
 
Il dipendente subisce furti ripetuti? Colpa dell'azienda! PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Giovedì 07 Luglio 2016 07:27

Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 18/02/2016 n° 3212

L'obbligo in capo al datore di lavoro di garantire l'integrità del lavoratore si estende anche alla prevenzione delle rapine sul luogo di lavoro.

Ai sensi dell'articolo 2087 c.c., è previsto l'obbligo in capo al datore di lavoro di adottare tutte le misure atte a tutelare l'integrità psicofisica e la personalità morale del lavoratore.

Tale obbligo, si configura anche nel caso cui si renda necessario predisporre adeguati mezzi di tutela del lavoratore per contrastare un'attività criminosa di terzi qualora la prevedibilità di episodi di aggressione a scopo di lucro sia insita nella tipologia dell'attività esercitata alla luce della movimentazione di somme di denaro, nonché, qualora vi siano state reiterate rapine in un determinato arco temporale.

Il ricorso della Società soccombente è stato respinto in sede di giudizio di legittimità proprio alla luce di un'interpretazione estensiva dell'articolo 2087 c.c. imponendo l'articolo 2087 c.c., siccome necessario, l'apprestamento di adeguati mezzi di tutela dell'integrità fisiopsichica dei lavoratori nei confronti dell'attività criminosa di terzi, nei casi in cui la prevedibilità del verificarsi di episodi di aggressione a scopo di lucro sia insista nella tipologia di attività esercitata, in ragione della movimentazione, anche contenuta, di somme di denaro, nonché delle plurime reiterazioni di rapine in un determinato arco temporale (la pronuncia richiama altresì Cass. n. 23793/2015; Cass. n. 7405/2015)

Con la suddetta pronuncia, la Corte riconduce altresì la responsabilità del datore di lavoro nell'ambito della responsabilità di tipo contrattuale con il conseguente onere della prova a carico del datore di lavoro.

Più nello specifico, spetta al lavoratore che agisce avverso il datore di lavoro al fine di vedersi riconoscere il risarcimento del danno come conseguenza di infortunio sul lavoro dimostrare il fatto che costituisce l'inadempimento, il danno verificatosi, ed il nesso di causalità tra l'inadempimento ed il danno mentre, per quanto riguarda la responsabilità del datore di lavoro, questa è sottoposta alla presunzione ex art. 1218 c.c.

L'articolo 1218 c.c. infatti dispone come il debitore (in tal caso inteso come datore di lavoro) sia tenuto al risarcimento del danno se non prova che l'inadempimento o il ritardo sono conseguenza di causa a lui non imputabile.

Pertanto, spetterà al datore di lavoro fornire la prova di aver adottato tutte le cautele necessarie per evitare il danno, intendendo come cautele necessarie, anche quelle misure finalizzate a proteggere il lavoratore da eventuali aggressioni causate da terzi.

.

 
La Cassazione ci da ragione: se non è scritto, non è stato fatto PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Lunedì 04 Luglio 2016 14:54

La Cassazione, con sentenza n. 6209 del 31 marzo 2016, cassa con rinvio una sentenza di merito che assolveva da ogni responsabilità la struttura sanitaria in relazione ai gravissimi danni subiti da una bambina al momento del parto. La sentenza si sofferma, in particolare, sull'onere probatorio e sulle conseguenze dell'irregolare tenuta della cartella clinica.

La materia della responsabilità sanitaria porta inevitabilmente ad esaminare casi particolarmente delicati, come certamente è quello in esame. La figlia dei ricorrenti, al momento del parto, aveva subito un'asfissia prenatale cui erano conseguite lesioni tali da determinare tetraparesi e danni neurologici permanenti. I genitori agivano contro l'Istituto ospedaliero, per ottenere il risarcimento dei danni subiti dalla figlia. Il Tribunale, tuttavia, respingeva la domanda, e la sentenza veniva confermata anche in appello.

La sentenza qui in esame della Corte di cassazione, invece, ribalta completamente l'impostazione dei giudici di merito. Il ricorso viene articolato in sei motivi, di cui il principale è il secondo: omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, nella fattispecie, l'esistenza di “vuoti temporali” ed omissioni nella cartella clinica. La Corte accoglie questo motivo, nonché il terzo ed il quarto, relativi alle regole sulla distribuzione dell'onere probatorio.

Il punto di partenza del ragionamento è la natura della responsabilità. Come noto, da una quindicina d'anni a questa parte la responsabilità medica ha subito un profondo ripensamento, spostandosi dall'area dell’illecito aquiliano all'ambito della responsabilità contrattuale. Le conseguenze di questo revirement (che è stato interamente giurisprudenziale) sono state significative, e, in ambito strettamente tecnico, hanno determinato un completo rovesciamento dell'onere probatorio, ora decisamente favorevole per il danneggiato (o i suoi eredi) e gravoso per il danneggiante.

Come sottolinea la Cassazione, l'applicazione dell'art. 1218 c.c.comporta per la struttura ed i sanitari convenuti in giudizio l'obbligo di fornire la prova liberatoria richiesta dalla norma. Per quanto riguarda, poi, la tenuta della cartella clinica, si tratta di un obbligo che grava sulla struttura, la cui violazione determina un danno per il paziente.

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Luglio 2016 14:55
 
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Notizie flash

Corso di aggiornamento: INTERVENIRE SULLA SCENA DEL CRIMINE

Per informazioni contattare la Segreteria AcISF

o l'Ufficio di Presidenza AILF

 

Sono aperte le convenzioni con i seguenti hotel:

- Hotel Cine Music 06.70.39.30.77

Hotel Tuscolana 06.70.22.65.3

Hotel Piccadilly 06.70.47.48.58

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