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Crocerossine: si continua a tollerare l’esercizio abusivo della professione! PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Lunedì 15 Aprile 2019 20:30

Sulle "infermiere volontarie" avevamo già pubblicato una nota nel 2011 su Facebook, che riproponiamo integralmente:

--------------------------------------------------

E' stato recentemente emanato in Gazzetta Ufficiale un Decreto Ministeriale sul corso di studi per Infermiere Volontarie della Croce Rossa.

L'analisi del decreto presenta molte criticità e molti punti in conflitto con quelle che sono mansioni, compiti, peculiarità e responsabilità dell'infermiere.

Sotto trovate un estratto del D.M. con riportati solo questi punti critici.

Avvertire il proprio Collegio Provinciale IPASVI, mettendolo al corrente e richiedendo un loro intervento, potrebbe essere la prima cosa da fare.

 

 

 

D.M. 9 novembre 2010

 

 

Disciplina del corso di studio delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana

 

In allegato:

 

G.U. 13/01/2011

 

pag. 17

[omissis] (Il corso) ha lo scopo di preparare operatori sanitari con le conoscenze scientifiche e tecniche necessarie a svolgere le funzioni connesse con l'assistenza infermieristica generale.

 

L'assistenza è di natura tecnica, relazionale ed educativa; è rivolta all'età evolutiva, adulta, geriatrica; riguarda gli aspetti preventivi, curativi, palliativi e riabilitativi.

 

pag. 18

Al termine del Corso biennale l'Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana deve essere:

[omissis]

- in grado di saper rispondere alla domanda del bisogno, in qualsiasi modo e luogo questa venga formulata;

 

pag. 19

(L'Infermiera Volontaria di Croce Rossa Italiana può:)

Insegnare e dare informazione sulla tutela della salute.

 

In assenza dell'infermiere laureato, o in collaborazione con ques'ultimo, ove presente, pianificare, gestire e valutare l'intervento assistenziale infermieristico.

 

pag. 21

(L'Infermiera Volontaria di Croce Rossa Italiana può:)

Identificare il rischio di lesioni da pressione e predisporre il piano di prevenzione e cura.

 

Su indicazione e controllo del medico ovvero, ove presente, prestando collaborazione all'infermiere laureato:

[omissis]

- somministrare terapia (preventiva e curativa) per via enterale, parenterale e topica;

[omissis]

- controllare e cambiare medicazioni semplici e complesse;

[omissis]

- collaborare all'esecuzione di punture evacuative, diagnostiche e terapeutiche;

[omissis]

- provvedere al posizionamento e controllo del cateterino venoso periferico, sondino naso gastrico, catetere vescicale;

- provvedere all'esecuzione degli esami ematochimici sia venosi che arteriosi.

 

pag. 22

L'Infermiera Volontaria [omissis] deve:

- individuare il bisogno di assistenza;

- definire gli obiettivi, pianificare gli interventi, attuare e valutare i risultati [omissis]

 

pag. 37

Al termine del 1° anno, l'Allieva Infermiera Volontaria C.R.I. deve essere in grado di identificare i bisogni [omissis], deve essere in grado di fornire prestazioni infermieristiche [omissis].

 

pag. 38

[omissis] (L'Allieva Infermiera Volontaria C.R.I. al 1° anno deve essre in grado di eseguire:)

14) applicazione dei protocolli per la contenzione fisica della persona assistita;

19) applicazione di sonda ed esecuzione di clisteri evacuanti medicamentosi e nutritivi;

20) esecuzione di lavande;

22) modalità di raccolta e rilevazione dei caratteri dei campioni di secrezioni, escrezioni, escreati e loro conservazione a scopo diagnostico;

25) inalazione e somministrazione di ossigeno;

29) preparazione e somministrazione della terapia orale, intramuscolare e sottocutanea;

 

pag. 52

Alla fine del 2° anno, l'Allieva Infermiera Volontaria C.R.I. deve essere in grado di identificare i problemi individuali che richiedono assistenza infermieristica in settori specialistici [omissis], fornire l'assistenza infermieristica rivolta a persone sane e malate sia in ospedale che nella comunità [omissis].

 

[omissis] (L'Allieva Infermiera Volontaria C.R.I. al 2° anno deve essere in grado di:)

2) elaborazione dei piani di assistenza infermieristica;

8) attuazione di interventi di immobilizzazione (apparecchi gessati, bendaggi, trazioni);

9) attuazione di interventi di mobilizzazione (protesi, riabilitazione);

17) preparazione ed esecuzione del posizionamento del catetere vescicale a permanenza e sua gestione;

18) cura di stomia intestinale e tracheale;

19) rimozione dei punti di sutura in ferita rimarginata;

20) medicazioni dei punti di inserzione di: catetere venoso periferico (ago cannula), catetere venoso centrale, drenaggi;

21) medicazione semplice e complessa di ferita chirurgica;

22) aggiornamento periodico della cartella infermieristica;

26) esecuzione di elettrocardiogramma;

27) preparazione e posizionamento del catetere venoso periferico e sua gestione;

33) esecuzioni di esami ematochimici;

36) modalità di carico e scarico delle sostanze stupefacenti secondo procedure in usa e loro somministrazione;

37) preparazione, esecuzione e controllo della terapia (preventiva e curativa) enterale (orale, sublinguale, rettale); parenterale (ipodermica, intramuscolare, endovenosa); topica (percutanea, transmucosa);

38) preparazione, somministrazione e controllo della terapia infusionale;

40) verifica, sorveglianza e segnalazione dell'effetto terapeutico e/o degli effetti collaterali;

46) assegnazione di codici di priorità (triage) [omissis] ;

 

pag. 55

[omissis]

L'infermiera Volontaria considera la salute come bene fondamentale dell apersona e della collettività e si impegna a tutelarla con attività di prevenzione, cura, riabilitazione, nell'ambito dei suoi compiti.

L'Infermiera Volontaria svolge servizi socio-sanitari presso unità sanitarie territoriali e mobili della Croce Rossa, delle Forze Armate, del Dipartimento della Protezione Civile e, se richiesto, del Servizio Sanitario Nazionale.

 

pag. 56

6) L'Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana è tenuta ad osservare rigorosamente il segreto professionale, in quanto infermiera [omissis] .

 

 

Considerazioni generali:

- la formazione è decisamente sottodimensionata, tranne alcune particolarita della Croce Rossa, come le maxiemergenze, l'intervento in zone di guerra o il diritto internazionale, è il programma di un corso OSS con formazione complementare;

- infermiere laureato è sempre scritto in minuscolo, Infermiera Volontaria invece è sempre scritto in maiuscolo (e non è solo "forma");

- la presenza dell'infermiere laureato non è mai obbligatoria (ove presente), lasciando ampi spazi di autonomia alle volontarie C.R.I.;

- viene citato solo l'infermiere laureato, senza alcun rimando alla norma sull'equiparazione dei titoli;

- non vi è nessuna norma riguardo la responsabilità civile e/o penale;

- vengono definite "operatori sanitari", ma per la legge italiana questi ultimi sono soltanto medici ed infermieri;

- si mortifica la libera professione, consentendo alle Delegazioni C.R.I. di fornire prestazioni infermieristiche complesse in modo gratuito, tramite le Infermiere Volontarie;

- si ghettizza il sesso maschile, essendo impossibile per loro accedere ai corsi per Infermiere Volontarie della C.R.I.;

- per paradosso gli infermieri, anche Specialisti Clinici, che prestano servizio nell'Esercito Italiano sono inquadrati come Sottufficiali, mentre le Infermiere Volontarie sono Ufficiali. In caso di collaborazione quindi, gerachicamente, sono superiori.

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Nonostante le rassicurazioni dell'allora IPASVI nel tempo ci sono giunte moltissime segnalazioni, girate a chi di competenza, su ambulatori e servizi gestiti esclusivamente dalle Crocerossine, senza laurea o altro titolo abilitante.


Nel 2016, con questo articolo avevamo chiarito che le Infermiere Volontarie della Croce Rossa non potevano, in ambito civile, nemmeno esercitare come OSS.


A quanto pare però nulla è cambiato, ed ancora oggi gli abusi di professione infermieristica da parte delle Crocerossine proseguono, sotto l'occhio benevolo del Ministero della Giustizia.

Questo quanto sostiene la componente infermieristica del Sindacato dei Militari, con una lettera aperta che riportiamo integralmente:

 

Il Ministero della Difesa continua a tollerare l’esercizio abusivo delle professioni sanitarie. Dopo il caso degli infermieri militari non iscritti all’Ordine arriva quello delle Crocerossine senza titoli abilitanti.

E’ di queste ore la notizia che nel Policlinico militare ( Celio) alcune appartenenti al Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana effettuino attività infermieristica, anche sotto la supervisione di personale medico, senza la necessaria formazione accademica e senza la relativa iscrizione all’albo degli esercenti la professione sanitaria. Questo non vale per tutto il personale in quanto a nostra conoscenza esiste anche il fenomeno delle Crocerossine arruolate secondo la procedura dettata dall’articolo 1737 del D.Lvo n. 66 del 2010 ma anche la riserva contenuta nello stesso testo normativo, che consentiva la prestazione infermieristica al personale iscritto nei ruoli delle Infermiere Volontarie Cri purché in installazioni militari ed in situazione di emergenza deve intendersi superata dalle norme, più recenti, contenute dalla Legge numero 3 del 2018 anche detta “Legge Lorenzin”.

Al Sindacato dei Militari interessa principalmente tutelare la sicurezza del personale sottoposto alle cure di chi non sia formalmente titolato a farlo ma anche garantire il personale militare ed ausiliario da possibili abusi e condizioni di illegalità che, oltre ad un eventuale sanzione amministrativa ed al risarcimento dei danni, possono comportare una pesante responsabilità penale, come noto assolutamente personale.

Ci stiamo adoperando fin dalla nostra costituzione per garantire il rispetto e l’osservanza delle Leggi dello Stato che in quanto Militari ci siamo obbligati ad osservare. Per questa ragione abbiamo già provveduto a segnalare alle Procure competenti le anomalie riscontrate e conseguentemente, visto il perdurante silenzio della Ministra Elisabetta Trenta, invitiamo il Ministro della Salute Giulia Grillo ad intervenire con la massima urgenza per quanto di sua competenza e chiunque non sia in possesso delle prescritte abilitazioni professionali ad astenersi con effetto immediato da pratiche di tipo sanitario ed infermieristico.

Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Aprile 2019 20:31
 
L'IBOGAINA NEL TRATTAMENTO DELLE DIPENDENZE PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Mercoledì 27 Febbraio 2019 11:52

L'IBOGAINA NEL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DA ABUSO DI

SOSTANZE.

Le proprietà dell'Ibogaina e i potenziali benefici non hanno trovato un posto nel trattamento dei disturbi da abuso di sostanze, nonostante le sostanziali prove basate sulla pratica a sostenerli.

Eppure nel mondo scientifico si sta riaccendendo un certo interesse per questa radice naturale e, allo stesso tempo, aumenta la consapevolezza nei confronti dei trattamenti alternativi per i disturbi da abuso di sostanze, che sono spesso ignorati dalla scienza ufficiale.

L'uso di Ibogaina, un alcaloide trovato in una radice africana, ha avuto origine in alcune culture africane indigene come un potente strumento di guarigione per diversi tipi di disagio fisico ed emotivo.

Negli ultimi tre decenni, ha guadagnato popolarità nel mondo occidentale grazie ai suoi potenziali benefici nel trattamento di problemi di abuso di sostanze.

Sia il lavoro clinico che quello di ricerca hanno dimostrato i benefici dell'ibogaina nel trattamento della dipendenza da oppioidi e, in una certa misura, nel controllo sull'abuso di cocaina e alcol.

Questo articolo offre una recensione degli aspetti più salienti della storia di questo rimedio naturale e una sintesi delle difficoltà sperimentate dai suoi sostenitori, che hanno affrontato conflitti ideologici, problemi economici e sociali nel proporre l'Ibogaina come trattamento legittimo per i problemi di abuso di sostanze.

L'obiettivo di questo scritto è di aumentare il livello di curiosità sul trattamento con l'Ibogaina nel professionista sanitario e stimolare la discussione fuori dai trattamenti “tradizionali”.

Storia

Ibogaina è il nome dato all'alcaloide trovato nella corteccia delle radici della pianta africana Tabernanthe Iboga, ben nota ad alcune popolazioni indigene da molto tempo.

Le popolazioni del Bwiti sono probabilmente i custodi più gelosi della tradizione dei rituali a base di Ibogaina.

Il loro rapporto con la pianta è stato multidimensionale, comprendente spirituale, politico e medicinale.

Molti altri gruppi in terra africana hanno utilizzato la pianta per cerimoniali e

usi terapeutici, portando il numero di utilizzatori abituali a circa tre milioni di

indigeni.

La produzione tradizionale di Ibogaina (essenzialmente la stessa nel corso dei secoli), consiste nel macinare la corteccia delle radici delle piante e masticarla.

(Alpert .et al 2001; Fernadez, 1972; Fernandez, 1982).

Questa cerimonia segna il passaggio dall'adolescenza a età adulta promuovendo una più profonda identificazione con la cultura tribale e lo sviluppo dell '"adulto"

(Fernadez, 1972, Fernandez, 1982).

In altri rituali, l'Ibogaina facilita il risveglio dello spirito tradizionale e lo sviluppo di un rinnovamento personale che porta a un senso di continuità con la Comunità.

Sebbene i rituali abbiano assunto diversi significati antropologici, uno dei loro ruoli essenziali è il raggiungimento di un'identità tribale in cui gli aspetti maschile e femminile si fondono in una sorta di "primordiale" essenza e riemergono come una nuova identità. Di solito, un guaritore esperto guida la cerimonia e, allo stesso tempo, aiuta a prevenire il verificarsi di possibili problemi fisici, effetti collaterali e spiacevoli esperienze psicologiche (Fernandez, 1982, Naranjio, 1974, Pope, 1969).

Sebbene non ci sia documentazione che i Bwiti abbiano trattato problemi di abuso di sostanze, clinici e ricercatori nel mondo occidentale hanno sviluppato un vivo interesse per il suo potenziale utilizzo nel trattamento di abuso di sostanze.

(Alpert .et al, 2001, Alper et al., 2008).

La sottocultura delle droghe degli Stati Uniti negli anni '60 e '70 è stata fondamentale nel riconoscere gli effetti positivi dell'Ibogaina su problemi di abuso di sostanze.

Ibogaina: America e Olanda

Howard Lotsof, anch'egli tossicodipendente, è considerato il padre del trattamento con l'Ibogaina nel mondo occidentale, dopo aver sperimentato i suoi benefici benefici per il suo abuso di oppioidi. I suoi amici tossicodipendenti, dopo il trattamento con l'Ibogaina, confermarono le sue tesi sugli effetti benefici nel trattamento della dipendenza da eroina.

Tuttavia, ci sono voluti circa venti anni per sviluppare un piano praticabile per

studiare il beneficio del farmaco.

Durante questo lungo periodo, l'Ibogaina inoltre era stata dichiarata illegale negli Stati Uniti, ma Lotsof non si arrese e decise di condurre le sue ricerche all'estero.

Negli anni '90, Lotsof ha iniziato una sperimentazione clinica in Olanda, dove, con l'aiuto di medici locali, ha trattato circa trenta tossicodipendenti, alcuni di loro con problemi di abuso di sostanze miste (ad esempio, eroina, cocaina) (Alpert, 2001; Alpert.et al, 2001).

Sfortunatamente, il verificarsi di una morte durante il progetto di ricerca ha causato la fine dell'esperienza olandese.

La conseguente propaganda negativa proveniente dai settori più burocratici e

conservatori della società olandese ha contribuito a dipingere un'immagine oscura e sinistra degli effetti di Ibogaine (Alpert .et al, 2001).

Vale la pena affermare che la causa della morte nello studio di Lotsof non era chiara e lo era probabilmente a causa di una varietà di fattori, tra cui problemi fisici nascosti e abuso di droghe concomitante.

Nella realtà l'esito terapeutico dei trial olandesi ha mostrato, nel complesso, effetti positivi sulla brama ed astinenza principalmente per abuso di eroina e cocaina (Alpert .et al, 2001; Alpert et al., 2008; Bastians, 2004).

Nel frattempo l'Istituto nazionale statunitense per l'abuso di droghe (NIDA) che aveva mostrato un certo interesse ad essere coinvolto in prove di Ibogaina con Lotsof, ha deciso di ritirarsi dal processo, in parte a causa della pubblicità negativa sulla sua presunta mancanza di sicurezza.

Come dimostrato dalla storia, quando la scienza ufficiale marca una modalità terapeutica come inefficace e insicura, la probabilità che possa riacquistare popolarità e status è, nel migliore dei casi, minima.

(Alpert, 2001; Alpert .et al, 2001; Brother Shine et al., 1995).

 

Ibogaina e l'industria farmaceutica.

Come affermato, la controversia in corso con Ibogaina ha allontanato gli interessi dei funzionari del NIDA dallo sviluppo di indagini scientifiche e studi clinici su questo farmaco.

Questa mancanza di interesse corrispondeva a un'analoga negligenza da parte dell'industria farmaceutica, che si esprimeva negativamente sul trattamento con Ibogaina nei disturbi da abuso di sostanze.

In realtà, l'industria stava probabilmente contrastando il fatto che l'Ibogaina sia un composto naturale e quindi, come tale, non brevettabile.

Inoltre, il suo sviluppo sarebbe stato in concorrenza con altri trattamenti farmacologici riconosciuti, fonte sicura di profitto per l'industria farmaceutica.

(Alpert .et al, 2001; Alpert et al., 2008; Brother Shine et al, 1995).

Inoltre le controversie attorno l'Ibogaina costituivano un potenziale " danno di

immagine" per l'industria farmaceutica, che avrebbe potuto essere accusata di

promuovere un esoterico e potenzialmente pericoloso prodotto.

Preoccupazioni simili hanno contaminato il potenziale terapeutico di altri

allucinogeni (es il peyote), che potrebbe avere avuto un ruolo specifico nel

trattamento dei problemi di abuso di sostanze.

Tuttavia, sarebbe errato caratterizzare la controversia che circonda l'uso di Ibogaina proprio in termini di profitti o sicurezza.

Inoltre, anche se un periodo di attivismo politico a favore dell'Ibogaina ha suscitato interesse nel suo uso clinico, tale movimento non ha mai raggiunto un punto critico di massa in grado di suscitare seri interessi da parte di enti pubblici, università e industria farmaceutica.

La classificazione del farmaco come Classe I, e quindi illegale per qualsiasi uso terapeutico, ha relegato ad uno status marginale il suo studio nel campo dell'abuso di sostanze.

Eppure esistono molte cliniche private in tutto il mondo (ad es. il Sud America), che offrono trattamenti con Ibogaina, ma operano con il solo supporto di una sottocultura molto limitata e sono quindi emarginati dalle cure sanitarie tradizionali.


Meccanismo d'azione dell'Ibogaina

Come già affermato, l'Ibogaina è un alcaloide presente in quantità rilevanti nella radice dell'Aboga africana.

Ibogaina HCL, il suo derivato farmacologico, ha suscitato l'interesse di ricercatori e medici.

Nessun ricercatore, clinico o paziente ha mai segnalato problemi tipicamente presenti con altre droghe di sintesi utilizzate come farmaci sostitutivi.

Inoltre, come notato, ci sono risultati incoraggianti sulle sue proprietà terapeutiche.

Come per molti allucinogeni il meccanismo di azione dell'Ibogaina è ancora poco chiara, anche se gli studi sugli animali indicano che il farmaco colpisce diversi neurotrasmettitori .

Gli studi suppongono che i sintomi siano correlati al blocco attraverso l'azione sul sistema NMDA (N-metilD-aspartato); l'effetto positivo sull'astinenza da eroina viene modulato dalla sua influenza sul sistema dopaminergico e dalle proprietà serotoninergiche

(Ali, 2000; Alper; 2001; Glick, et al., 1996; Lieberman, 1999; Mash, et al., 1995; Sershen, et.al, 1997; Popik, et.al., 1995).

Questi meccanismi sembrano essere responsabili della sua efficacia sulla dipendenza da oppioidi, da cocaina e perfino da alcol .

Il “pensiero favolistico” e lo stato di benessere per le visioni è uno degli effetti collaterali più apprezzati per affrontare altre questioni psicologiche frequentemente associate a problemi di dipendenza, ad esempio la depressione.

In passato queste proprietà hanno spinto l'uso di Ibogaina anche come strumento accessorio per la psicoterapia.

A questo proposito, lo psichiatra cileno Claudio Naranjo descrive il ruolo dell'Ibogaina nello sviluppo della consapevolezza dell'inconscio e nella rimozione degli ostacoli che impediscono la crescita psicologica dell'individuo.

(Naranjo, 1969; Naranjo, 1974).

Una revisione della letteratura indica che l'uso di l'Ibogaina potrebbe non essere sufficiente per realizzare un processo di profonda trasformazione personale.

Tuttavia il farmaco può fornire le basi biologiche per lo sviluppo di intuizioni fondamentali per i cambiamenti comportamentali.


Panoramica delle linee guida sul trattamento

Lo scopo di questo articolo non è quello di chiarire in dettaglio gli aspetti tecnici-clinici del trattamento con Ibogaina, ma illustrandone i principali aspetti trasmettere una conoscenza ed una visione più completa delle sue proprietà biologiche e psicologiche

Sebbene l'esperienza clinica con l'Ibogaina sia abbastanza consistente, la definizione delle sue modalità di utilizzo terapeutico è ancora in divenire.

L'Ibogaina è disponibile in capsule come Ibogaine HCL e, come già detto, il trattamento sembra essere efficace, sicuro e non crea dipendenza.

Gli effetti benefici del farmaco possono manifestarsi subito dopo una dose, con una diminuzione dei sintomi da astinenza, brama e l'attivazione di immagini e intuizioni con uno stato di benessere psico-fisico.

E' incentivata l'astinenza per almeno 24 ore prima di iniziare il trattamento.

Potrebbe essere necessario un tempo aggiuntivo per i farmaci con un'emivita più lunga, ad esempio il metadone.

(Alper et. al., 1999; Lotsof, 1985; Lotsof1986; Lotsof, 1989; Lotsof, 1992; Lotsof, 1995).

L'inizio del trattamento deve essere estremamente cauto, nella eventualità che si debbano ancora metabolizzare eventuali farmaci psicotropi.

Nel dosaggio dellIbogaina l'esperienza mostra che le dosi hanno una gamma di 10-20 mg / kg. Anche se le pazienti di sesso femminile di solito richiedono una riduzione di questo dosaggio.

Per esperienza, è consigliabile l'induzione con una dose moderata di Ibogaina prima di iniziare il trattamento vero e proprio.

Questa procedura mostrerà evidenza clinica di maggiore sensibilità al trattamento e quindi può essere utile per evitare effetti collaterali (es. sedazione, instabilità).

Dopo aver stabilito un regime efficace e sicuro, il clinico può iniziare il trattamento in sicurezza.

Sebbene sia possibile somministrare dosi aggiuntive durante il trattamento, ciò richiede un'estrema cautela poiché i dati sul dosaggio multiplo sono piuttosto scarsi.

La presenza di personale sanitario esperto è fondamentale per evitare o diminuire gli effetti indesiderati.

(Lotsof, 1995; Lotsof et al., 2003; Lotsof, 2007; Luciano, 1998).

 

Risposta clinica

Di solito, gli effetti sono visibili dopo trenta minuti dalla somministrazione, anche se in alcuni casi potrebbero essere necessarie fino a due ore.

Il più comune tra gli effetti collaterali sembrano essere atassia, ansia, esperienze acustiche particolari e sensibilità estrema e reattività alla luce.

Alcuni soggetti possono anche mostrare nausea e vomito che, in alcuni casi, possono interferire con l'assorbimento del farmaco.

Inoltre, un leggero aumento della pressione sanguigna è comune, in particolare durante le prime ore dopo la somministrazione.

Questi segni e i sintomi possono essere potenzialmente confusi con un processo di astinenza, per questo la presenza di sanitari con esperienza nel campo dell'abuso di sostanze può essere utile per distinguere i segni di tossicità da Ibogaina.

(Lotsof et al., 2003; Lotsof, 2007; Luciano, 1998).

Gli effetti psicologici ed emotivi diventano visibili in due fasi principali: la prima che svela visioni di natura complessa e contenuti che attraversano la mente.

Gli individui lo descrivono come un film di precedenti esperienze.

Durante questa fase possono sperimentare intense emozioni, che richiedono, a volte, un intervento di supporto da parte dei sanitari.

Lo stadio successivo è caratterizzato da un calo delle immagini vivide e lo sviluppo di uno stato cognitivo che può durare più di dieci ore, caratterizzato da momenti di intuizione sulle abitudini della droga personale e mescolati con temi mistici, contribuendo allo sviluppo di una narrativa sulla propria dipendenza.

(Lotsof et al., 2003; 2007; Luciano, 1998)

 

Impatto sul trattamento dei disturbi da abuso di sostanze.

Dopo il trattamento, il tossicodipendente può sperimentare pochissimi segni e sintomi di astinenza e limitato o addirittura assente desiderio di droga per almeno diverse settimane.

La durata di questo effetto è variabile, secondo l'esperienza dei tossicodipendenti sottoposti a trattamento,

(Lotsof, 2007; Luciano, 1998; Sisko, 1993).

Non dimentichiamo inoltre che originariamente il farmaco fungeva da stimolo biologico per favorire trasformazioni psicologiche, spirituali, culturali e sociali, e quindi solo come un passo nella complessa pratica di guarigione.

(Fernandez, 1972; Fernandez, 1982; Naranjo, 1969).

Dopo la fase iniziale di trattamento l'individuo in recupero ha una finestra di opportunità per l'avvio a lungo termine di ulteriori interventi psicosociali.

Per ora non ci sono prove chiare sull'efficacia di nessun trattamento specifico nella fase di follow-up, il clinico proverà pertanto a definire il follow-up più appropriato per l'individuo prestando attenzione ai suoi aspetti cognitivi, psicologici, etnici, sociali e spirituali come dovrebbe essere fatto in qualsiasi situazione clinica.

Nel considerare la possibilità di una ri-somministrazione di Ibogaina HCL durante il periodo di follow up, vale la pena ricordare che i suoi metaboliti indugiano nel flusso sanguigno per diverse settimane, aumentando la possibilità di effetti collaterali.

Attualmente non sappiamo se un trattamento multiplo sia più efficace di una singola dose.

Inoltre non abbiamo evidenze riguardo l'eventuale miglioramento dei risultati con il passaggio a qualsiasi altro farmaco (es. naltrexone, buprenorfina).

Pur con tutte queste limitazioni delle nostre conoscenze, rimane chiaro che ci sono molte indicazioni cliniche e di ricerca per continuare a studiare questo farmaco, purtroppo attualmente ci sono pochi gruppi in tutto il mondo che cercano di istituire trial clinici.

Discussione

Esistono prove cliniche sostanziali e alcune prove basate sulla ricerca che l'Ibogaina ha proprietà che favoriscono un esito positivo nel trattamento di alcuni problemi di abuso di sostanze.

Sfortunatamente lo studio clinico di questo composto naturale è stato gravemente rallentato, se non irrimediabilmente compromesso, da preoccupazioni per la sicurezza, la propaganda ideologica negativa e la totale negligenza da parte del settore farmaceutico, non disposto ad investire in trattamenti con potenziali di profitto limitati.

L'esperienza con l'Ibogaina ha dimostrato efficacia nel trattamento dell'abuso e della dipendenza da oppioidi e di essere utile alle persone con problemi di cocaina e alcol.

Sembra facilitare il processo terapeutico promuovendo approfondimenti e ciò che si potrebbe definire come un momento di "coscienza superiore", fondamentale nella modifica dei comportamenti patologici.

Ignorare i potenziali benefici di questo farmaco potrebbe costituirebbe un errore scientifico, riconoscibile da qualsiasi professionista sanitario.

 
SONO APERTE LE ISCRIZIONI 2019 PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Mercoledì 30 Gennaio 2019 13:02

Possono iscriversi all'AIILF tutti i professionisti sanitari, anche non infermieri. Gli infermieri che hanno già acquisito il master in infermieristica legale e forense, o equipollente, possono iscriversi come SOCI ORDINARI, gli altri come SOCI SOSTENITORI.

Per diventare soci AIILF è sufficiente compilare il modulo on-line e versare la quota associativa, inviare ricevuta di versamento della quota di associazione.

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La quota associativa per il 2019 rimane di:

- 25€ per i soci ordinari (in possesso del master in Infermieristica Legale e Forense o equipollente)

- 15€ per i soci sostenitori

 
Iscriviti all'Associazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza   
Sabato 12 Dicembre 2009 22:49

SONO APERTE LE ISCRIZIONI 2019

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 30 Gennaio 2019 12:56
 
Il governo ha davvero salvato gli abusivi? PDF Stampa E-mail
Scritto da Consiglio Direttivo AIILF   
Martedì 25 Dicembre 2018 18:44

La notizia, corredata da post allarmistici ed allarmati, ha fatto subito il giro del web, in particolare, come era ovvio, sui social network e sui gruppi infermieristici.


Una buona dose di ignoranza, o perlomeno scarsa preparazione dei giornalisti che hanno pubblicato la notizia, ha fatto il resto.


Vi risparmiamo la selezione di "buttiamo la laurea tanto è inutile", "da domani allora faccio il chirurgo" e l'inossidabile "ma la FNOPI che fa?" apparsi nei commenti dei social come funghi dopo un temporale estivo.


La lettura del solo titolo di una notizia non basta per comprendere e valutare la notizia stessa, ma ancora moltissimi non l'hanno capito (o forse fa comodo non capire).


Come sempre l'AIILF ha atteso di avere tutti gli elementi necessari prima di esprimere una valutazione oggettiva, professionale e non politica del provvedimento.


Ripercorriamo quindi in breve la storia del "famigerato" comma 283bis del maxiemendamento del Governo alla Legge di Stabilità 2019 (la cosidetta "finanziaria").


Iniziamo dal punto che più ci coinvolge: il suddetto comma NON RIGUARDA MINIMAMENTE GLI INFERMIERI.


Sana invece il vuoto legislativo per tutte le professioni sanitarie che fino all'anno scorso non erano dotate di albo ed hanno quindi vissuto in un limbo legislativo a differenza di quanto avvenuto per gli infermieri.


Educatori professionali, dietisti, pedagogisti, insieme alle altre professioni sanitarie non mediche, che avevano frequentato i corsi regionali a loro tempo abilitanti, non avevano mai ottenuto l'equiparazione del titolo a quello universitario necessario dopo la legge 42/99.


Agli infermieri questo "limbo" è stato risparmiato, prevedendo fin dall'inizio l'equipollenza del titolo e quindi consentendo anche ai vecchi diplomati dei corsi regionali di esercitare la professione ed prevedendo il diritto/dovere di iscrizione all'ordine.


Non essendo previsto all'epoca invece nessun albo per quasi tutte le altre professioni sanitarie, il problema è rimasto silente per molti anni.


Finchè uno dei decreti attuativi alla legge firmata dall'ex ministro della Salute Lorenzin, approvata dal Parlamento il 22 dicembre dello scorso anno, ha previsto la costituzione degli Albi delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione:


a) albo della professione sanitaria di tecnico sanitario di laboratorio biomedico;


b) albo della professione sanitaria di tecnico audiometrista;


c) albo della professione sanitaria di tecnico audioprotesista;


d) albo della professione sanitaria di tecnico ortopedico;


e) albo della professione sanitaria di dietista;


f) albo della professione sanitaria di tecnico di neurofisiopatologia;


g) albo della professione sanitaria di tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare;


h) albo della professione sanitaria di igienista dentale;


i) albo della professione sanitaria di fisioterapista;


j) albo della professione sanitaria di logopedista;


k) albo della professione sanitaria di podologo;


1) albo della professione sanitaria di ortottista e assistente di oftalmologia;


m) albo della professione sanitaria di terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva;


n) albo della professione sanitaria di tecnico della riabilitazione psichiatrica;


o) albo della professione sanitaria di terapista occupazionale;


p) albo della professione sanitaria di educatore professionale;


q) albo della professione sanitaria di tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro


La costituzione di un albo della professione porta con sé una serie di requisiti per l'iscrizione, come una "laurea abilitante all'esercizio della professione sanitaria, ovvero titolo equipollente o equivalente alla laurea abilitante".


Nuovi corsi di laurea sono stati introdotti dal 1999 in poi e chi operava già in quei settori dopo aver conseguito un titolo con il vecchio ordinamento, ora con l'istituzione degli albi rischiava di venir escluso dallo specifico albo di competenza, perdendo così la possibilità di poter continuare ad esercitare la professione.


Chi aveva, ad esempio, conseguito un titolo regionale come educatore professionale (magari aggiungendoci anche, nel tempo, un Master Universitario come quello in coordinamento) e poteva quindi operare in strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie come Asl, ospedali o residenze protette, ai sensi della legge Lorenzin avrebbe dovuto acquisire la nuova laurea, attualmente necessaria, per l'iscrizione al nuovo albo e per poter quindi continuare ad esercitare la propria professione, malgrado l'esperienza acquisita negli anni.


Lo stesso esempio si può estendere a fisioterapisti e tecnici di laboratorio, così come a logopedisti ed ortottisti ed altri migliaia di professionisti che, dopo la legge Lorenzin, hanno visto a rischio il proprio posto di lavoro.


Quindi il comma in questione si occupa di professionisti FORMATI ed ABILITATI e NON di ABUSIVI, come ha sbandierato ai 4 venti chi ha fatto solo una superficiale lettura dei titoloni, o peggio chi è dedito alla denigrazione tout court.


Professionisti, ESATTAMENTE come gli infermieri formati con il vecchio ordinamento (diplomi regionali) cui questo "calvario legislativo" è stato risparmiato.


Il comma 283-bis va a modificare la legge vigente e concede una deroga (NON una sanatoria) per l'iscrizione agli Albi da parte dei professionisti senza i titoli attualmente necessari (laurea), a patto che abbiano esercitato quella professione per almeno 36 mesi negli ultimi 10 anni, anche in modo non continuativo. Peraltro si tratterà di "elenchi speciali ad esaurimento", accessibili cioè ORA per coloro che sono in possesso di titoli "antichi"; albi quindi che andranno a scomparire quando gli iscritti verranno posti in pensionamento.


Questi, grazie alla manovra finanziaria, potranno continuare a svolgere la professione a patto che si iscrivano, entro il 31 dicembre 2019, in appositi elenchi speciali che saranno costituiti dal Ministero della Salute entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio. L'iscrizione a queste liste speciali sarà sotto il diretto controllo dell'Ordine di appartenenza ma ovviamente non comporterà un'equiparazione (bensì un'equipollenza) al titolo di laurea.


Permetterà loro quindi di continuare ad esercitare la professione, esattamente come è successo per gli infermieri con i titoli regionali.


NESSUNO quindi potrà esercitare una professione sanitaria SENZA TITOLI, come paventato anche da alcune associazioni professionali (comprese quelle che non rientrano nemmeno in questa modifica).


Viene solamente riconosciuta la formazione precedente alla legge 42/99 e permesso a questi professionisti "senza laurea" di potersi guadagnare da vivere continuando a fare quello che hanno fatto per decine di anni, esercitando la professione che amano.

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Dicembre 2018 18:50
 
Ed alla fine la correttezza ha pagato... PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Lunedì 03 Dicembre 2018 08:23

Da settembre, dalla fatidica pubblicazione dell'Accordo tra FNOPI, CSM e CNF sugli albi CTU nei Tribunali, l'AIILF ha mantenuto lo stesso profilo e comportamento adottato in ogni circostanza: collaborativo ed attendista.

Non abbiamo mai, in nessuna occasione, espresso giudizi ed opinioni basati su preconcetti o su un immaginifico futuro.

Questo ha sempre attirato su di noi critiche e malignità.

Dal 2009, anno della nascita dell'AIILF, siamo stati accusati di essere pro Silvestro e contro la Silvestro, pro Mangiacavalli e contro Mangiacavalli, pro Nursind, pro Nursing Up, contro entrambi, contro uno dei sindacati confederali, ecc.

Anche fosse stata vera una di queste accuse ci chiediamo ancora quale sarebbe stata la nostra colpa...

La realtà, come detto e come evidente a chiunque non abbia preconcetti puerili, è che ci siamo sempre proposti, con chiunque, con idee, sostegno, proposte. Anche critiche, quando necessario, ma sempre improntandole sulla realtà fattuale, sulla correttezza e sulla proposività.

Le valutazioni le abbiamo sempre fatte sui fatti; quelli reali. Non su nostre posizioni pregiudiziali.


A settembre, dicevamo, in occasione dell'uscita dell'Accordo sugli Albi CTU, siamo usciti con una nota che seguiva coerentemente questo atteggiamento.

Abbiamo espresso delle preoccupazioni su alcuni punti, ma anche grande fiducia nell'operato della FNOPI, che fin dall'inizio di questo percorso ci ha coinvolti e che ha sempre esercitato al meglio la sua figura di garante della professione infermieristica.

Mentre altri attaccavano a testa bassa, qualcuno senza nemmeno aver letto attentamente il protocollo, AIILF si confrontava con la FNOPI, poneva domande, richiedeva chiarimenti.

Sopratutto abbiamo atteso che la FNOPI stilasse le "linee guida" per l'operatività dell'accordo.

Ed oggi eccole, queste linee guida.

Una circolare agli OPI che chiarisce il Protocollo e ne disciplina la messa in opera.

Come riportato anche nell'articolo apparso sul sito FNOPI le sicumère di qualcuno si sono rivelate del tutto infondate.

La Laurea Magistrale, pur rivestendo un valore primario nell'iscrizione agli Albi CTU, non è scriminante!

I requisiti, definiti "secondari" per praticità, mantengono quindi un peso specifico più che importante nella valutazione del singolo professionista che desidera iscriversi all'Albo presso il Tribunale.

Nessuna discriminazione quindi per gli Infermieri in possesso del solo master specialistico.

Maggiore valorizzazione della formazione secondaria e dell'esperienza.

Passa la linea che AIILF ha sempre richiesto e che FNOPI ha sempre portato avanti, coerentemente con la mission di rappresentare tutti gli Infermieri, e gli infermieri legali e forensi per quanto ci riguarda.

Crollano miseramente le critiche, premature e pregiudiziali, di chi si era stracciato le vesti, disegnando un futuro dove i laureati magistrali avrebbero occupato ogni posto, lasciando gli infermieri masterizzati al palo.


Eugenio Cortigiano

Presidente Nazionale AIILF

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Dicembre 2018 07:42
 
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