Didattica

Cerca

Login

IAFN

Iscriviti alla nostra News Letter

Home
AILF
Contenzione o protezione? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 26 Giugno 2014 13:49

Nelle edicole ed on-line, a questo indirizzo, il nuovo libro della Maggioli editore sulle contenzioni. Un percorso ampio e completo su storia, modalità, esperienze e legislazione riguardo la contenzione.

Tra gli autori il Presidente AIILF, Eugenio Cortigiano.

 

STRUTTURA E CONTENUTI DELL'OPERA

 

­ PREMESSA.

Protezione o contenzione: un percorso condiviso, per una migliore qualità di vita delle persone – Sara Saltarelli

­

 

INTRODUZIONE

- Pietro Segata, Presidente cooperativa sociale Società Dolce, Irene Bruno, Presidente Anaste Bologna e Consigliera regionale Anaste

- Alcuni aspetti di etica nella pratica della contenzione – Carlo Petrini, Responsabile dell’Unità di Bioetica dell’Istituto Superiore di Sanità

- Il problema della partecipazione dell’assistito alla formazione del consenso – Antonio Federici, Direzione Generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute

- Possibili profili di responsabilità giuridica, civile, penale ed amministrativa – Luca Degani, Avvocato e docente di Legislazione sanitaria

- La contenzione nelle strutture per anziani (CRA): la procedura dell’AUSL di Bologna – Marco Sinoppi, Dipartimento Cure Primarie, Azienda USL di Bologna

- La posizione delle Federazioni dei medici sulle contenzioni – Lugi Conte, segretario FNOMCeO, Federazione nazionale Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri

- Il ruolo degli infermieri nel superamento delle contenzioni – Eugenio Cortigiano, presidente AIILF, associazione italiana Infermieri legali e forensi

- La contenzione: aspetto critico nella relazione assistenziale – Renato Dapero, vicepresidente ANOSS

- Le alternative alla contenzione in geriatria

 

DESTINATARI

Il volume si rivolge a tutti coloro che operano in residenze per anziani, psichiatriche, per disabili (operatori, infermieri, medici, terapisti della riabilitazione, coordinatori, animatori), ma anche ai rappresentanti delle istituzioni e alle famiglie degli utenti.

 

MOTIVAZIONI DI VENDITA e PUNTI DI FORZA/ELEMENTI DISTINTIVI

Il libro tratta un tema molto noto agli addetti ai servizi di assistenza alla persona, ma poco discusso: quello delle contenzioni, o protezioni, come oggi si preferisce definirle, cioè strumenti utilizzati per tutelare o proteggere l’incolumità di persone affette da deterioramento cognitivo grave, o disturbi comportamentali.

Dalle cinture, alle sponde da letto, dai tavolini, ai polsini che bloccano le mani, gli strumenti per limitare la libertà di movimento di una persona sono tanti e usati a buon fine, ma talvolta accompagnati da conseguenze negative: depressione, agitazione, rabbia, disperazione. La contenzione, oltre che meccanica, può essere anche farmacologica, praticata con medicinali sedativi.

Il volume è un importante strumento di lavoro per chi ogni giorno si trova a decidere se applicare o meno una misura di protezione a un anziano, o a un disabile.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Giugno 2014 13:51
 
Protestare contro il personale sanitario è "interruzione di pubblico servizio" PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Martedì 24 Giugno 2014 17:56

Dal sito della Federazione Nazionale Collegi IPASVI

Intralciare il lavoro del personale sanitario con pressanti richieste, minacce e tentativi di filmare e diffondere sul web immagini dell'ospedale è un reato.
A stabilirlo, i giudici di Ferrara, che hanno accolto la richiesta di patteggiamento per "interruzione di pubblico servizio" richiesto dai legali di due donne (Katia Bonora e Olga Petrova) che il 21 luglio scorso, al Pronto Soccorso dell'ospedale di Cona, "armate" di smartphone, avevano invaso le sale oltre il Triage per protestare su presunti ritardi del personale nel visitare i rispettivi mariti.
Quella notte - hanno accertato le indagini - al Pronto Soccorso era in atto una vera e propria emergenza, con medici e infermieri impegnati per ore nel tentativo di salvare dalla morte delle vittime di incidente stradale.
Secondo la verità processuale sancita ieri mattina, le due donne "intralciarono il lavoro dei medici. Lo fecero con sgarbo e insistenza, senza capire il perchè dei ritardi di quel momento, quando medici e infermieri stavano cercando di salvare la vita ad un ragazzo, vittima di incidente stradale, che morì durante i tentativi di rianimarlo".

 
Violenza e abuso nelle coppie lesbiche PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Lunedì 16 Giugno 2014 09:02

Proponiamo questo articolo, tratto da LesboBlog, per offrire una visione diversa della violenza domestica.

Solo da poco tempo si comincia a parlare della violenza domestica e dei conflitti all’interno della coppia lesbica, sui rapporti fra denaro e potere, o sui problemi relativi ai compiti domestici.
Ad esempio, a Toronto è attivo un Centro di Consulenza per le lesbiche e i gay. I consulenti di questo Centro hanno cominciato a ricevere un numero sempre maggiore di donne che denunciavano casi di violenza all’interno delle loro relazioni omosessuali, tanto che si è reso necessario costituire dei gruppi di sostegno per lesbiche abusate dalle loro partner.
Il Centro, per valutare l’entità del problema, ha distribuito 550 questionari a donne lesbiche, ottenendo 189 risposte. Le domande riguardavano eventuali maltrattamenti subiti all’interno della relazione lesbica, i tipi di violenza a cui le donne erano state esposte, le reazioni della comunità, i servizi ai quali esse avevano potuto accedere, ecc.
Questa indagine, ha rilevato che il 30% dei soggetti intervistati ritiene che l’omofobia e isolamento sociale nel quale le coppie lesbiche vivono, siano fattori capaci di alimentare la violenza domestica.
Inoltre anche le donne possono essere cresciute in famiglie maltrattanti, con modelli genitoriali violenti e possono avere delle concezioni razziste nei confronti di altre donne o avere sete di potere così come il desiderio di una posizione dominante nella loro relazione di coppia.
Esempi di violenza e di abuso segnalati dal Centro di Toronto sulla violenza domestica nella coppia lesbica: pestaggi, calci, schiaffi, strangolamento, morsi, ustioni, spinte, lancio di oggetti, limitazione del cibo o del sonno, limitazione della libertà della partner o della mobilità, nel caso di una partner disabile; controllo finanziario, furto di denaro, distruzione di beni o effetti personali.
Maltrattamenti psicologici riportati: critiche eccessive e ripetute, umiliazione e atti di sfida, insulti, espressioni di disprezzo, maltrattamento di animali domestici, ecc.
Esistono poi degli abusi sessuali veri e propri: rapporti sessuali forzati, aggressioni sessuali, ecc.
L’indagine del Centro di Toronto rileva che il 66% delle donne (125 su 189 intervistate) ha sentito parlare di lesbiche abusate dalla loro partner e che 37 soggetti, fra i 189 intervistati, ritiene di aver subito abusi dalla propria compagna, soprattutto di tipo psicologico.
Tra i casi in esame, 20 hanno riferito abusi fisici e psicologici e 4 hanno subito aggressioni a sfondo sessuale nella coppia.
Tra le donne che hanno ammesso di aver subito abusi nei loro rapporti, il 38% ha consultato un consulente per imparare a reagire alla violenza. Poche donne si sono rivolte ai tradizionali servizi medici, sociali o legali. Per esempio, nessuna delle intervistate si è rivolta a linee telefoniche di supporto, a rifugi per donne maltrattate o alle forze di polizia. Solo 6 donne (16%) tra coloro che avevano riconosciuto manifestazioni di violenza nel loro rapporto, ha cercato l’aiuto di medici e servizi legali.
Va tenuto presente il dato non secondario che questo campione, limitato e non rappresentativo della popolazione generale, comprende solo donne lesbiche, senza disabilità fisica, bianche e di buon livello sociale ed economico. E’ prevedibile che in gruppi maggiormente svantaggiati i dati possano essere ben peggiori.
Come nelle coppie eterosessuali, la maggior parte delle donne abusate nella coppia lesbica, ritiene di aver provocato tali reazioni da parte della compagna e si sente in colpa per non essere stata capace di creare un buon rapporto di coppia: ansia, tensione, mancanza di energia, depressione, insonnia, cambiamenti nell’appetito, sensi di inferiorità o indegnità sono i vissuti più frequentemente sperimentati. Alcune donne hanno una cattiva immagine di sé in quanto lesbiche: anche per questo non hanno il coraggio di denunciare gli abusi, temendo che la divulgazione di tali notizie possa aumentare lo stigma sociale sulla loro coppia lesbica.
Questa ricerca è stata proposta a Toronto, ma sono convinta che ovunque, anche qui in Italia potremmo riscontrare simili risultati. Donne, vi invito farvi sentire, non rimante sole nella vostra situazione, ci sono moltissimi modi per farvi aiutare….

 
Breve commentario al nuovo codice di deontologia medica PDF Stampa E-mail
Scritto da Tiziana Gusmini   
Mercoledì 04 Giugno 2014 08:28


Il 18 maggio 2014 la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) ha approvato il nuovo codice di deontologia medica, a distanza di 8 anni dal precedente del 2006.

Sono stati introdotti 4 nuovi articoli, che segnano un adeguamento del codice ai progressi della medicina, delle tecnologie e delle modifiche gestionali e organizzative sanitarie:

  • art.76 - medicina potenziativa ed estetica

  • art.77 - medicina militare

  • art.78 - tecnologie informatiche

  • art.79 - innovazione e organizzazione sanitaria

Ma ciò che più ci preme sottolineare sono le modifiche ad alcuni degli articoli già esistenti.

L'art.3 stabilisce, accanto ai doveri del medico, le sue competenze, indicando chiaramente che

....Il medico esercita attività basate sulle competenze, specifiche ed esclusive, previste negli obiettivi formativi degli Ordinamenti didattici dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria, integrate e ampliate dallo sviluppo delle conoscenze in medicina, delle abilità tecniche e non tecniche connesse alla pratica professionale,...”.

In aggiunta a ciò, l'art.6 – qualità professionale e gestionale - , stabilisce l'obbligo di un costante aggiornamento basato sulle conoscenze scientifiche.

Infine l'art.13 sancisce che la prescrizione deve fondarsi su evidenze scientifiche, linee guida e protocolli.

Leggendo questi articoli non possiamo esimerci dal notare alcune similitudini con le modalità di definizione del campo proprio di attività e responsabilità dell'infermiere, definite nella Legge 42/1999, con l'obbligo di aggiornamento indicato nel D.M. 739/1994 e nel Codice Deontologico degli Infermieri del 2009.

Che si stia forse arrivando verso un'equità nella scelta dei parametri per determinare l'autonomia e la responsabilità delle diverse figure di professionisti sanitari?

La legge 42/1999 poneva anche due limiti al riguardo, uno dei quali veniva definito come “le competenze previste per le professioni mediche”.

E queste competenze le ritroviamo sempre dell'art.3 del codice di deontologia medica, dove viene ribadito che “....la diagnosi a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi è una diretta, esclusiva e non delegabile competenza del medico....”, e nell'art.13, riguardante la prescrizione ai fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, connotata dalle stesse caratteristiche di esclusività e non delegabilità.

Qual'è la conseguenza di tutto ciò per noi?

Che finalmente abbiamo un documento ufficiale dove viene chiaramente indicato che le uniche attività proprie della professione medica rispetto alle altre professioni sanitarie sono la diagnosi e la prescrizione di terapie.

Ora non abbiamo più scuse per non far valere la nostra autonomia, le nostre competenze e la nostra responsabilità.

 
Garze in addome: Infermieri responsabili, chirurghi no. PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Mercoledì 11 Giugno 2014 08:04

IL FATTO:

Un paziente, sottoposto ad un intervento chirurgico per una appendicectomia e resezione del fondo cecale.

L’equipe operatoria era composta dall’anestesista, dal chirurgo, da due specializzandi, dall’infermiera “di sala” e dall’infermiera “strumentista”.

Nella scheda “conta garze – taglienti – ferri chirurgici” dell’intervento non sono riportate discrepanze tra il totale carico ed il totale usato (15 topper, 15 lunghette, 2 laparotomiche, 10 tamponi, 2 bisturi).

Nonostante il decorso post-operatorio senza problemi, il paziente veniva nuovamente ricoverato per febbre.

Gli esami strumentali evidenziavano presenza di anse intestinali dilatate con materiale anecogeno all’interno e versamento tra le anse.

Veniva quindi diagnosticata “Occlusione intestinale post-chirurgica”.

Sottoposto a TAC Addome completo senza e con MDC venivano evidenziati esiti di appendicectomia e di resezione del cieco; in sede pelvica sopravescicale, si osservava “formazione rotondeggiante, con diametro di circa 5cm, a contenuto disomogeneo con aria e materiale lineare iperdenso, da riferire in prima ipotesi a garzoma. Non alterazioni volumetriche, morfologiche e strutturali di fegato, milza, pancreas, reni e surreni. Non tumefazioni linfonodali in sede retroperitoneale. Non versamenti liberi di peritoneo”.

Con nuovo intervento chirurgico in laparotomia esplorativa per ascesso pelvico veniva rinvenuto un corpo estraneo (garza) coinvolgente il cieco ed il sigma.

Durante l’intervento viene constatata la presenza di un corpo estraneo nell’intestino tenue. Viene pratica una “resezione ileocecale e sua ricostruzione con anastomosi ileo-ascendente meccanica. Preparazione del retto intraperitoneale a livello del promontorio sacrale e resezione del sigma con anastomosi colo-rettale L-T meccanica. Riperitoneizzazione e toilette del cavo. Emostasi. Drenaggio nel Douglas”.

A seguito di denuncia viene archiviata la posizione del chirurgo mentre vengono rinviate a giudizio l’infermiera di sala e l’infermiera strumentista perché, essendo "l'una infermiera professionale con funzioni di “strumentista” e l'altra infermiera professionale con funzioni di “infermiera di sala” nell’ambito dell’equipe chirurgica dell’Ospedale Civile di XXX, U.O. Chirurgia, che in data 30/3/2010 procedeva nei confronti del paziente ad un intervento di “appendicectomia e resezione del fondo cecale”, per colpa, consistente in negligenza, imprudenza ed imperizia e inosservanza di regolamenti (in particolare: ”Raccomandazione n. 1 per la prevenzione della ritenzione di garze e strumenti o altro materiale all’interno del sito chirurgico” delibera n. 390 del 1/6/2007), effettuando erroneamente la “conta delle garze e taglienti” durante il suddetto intervento chirurgico, cagionavano lo smarrimento in sito di una delle garze utilizzate, garza che doveva essere successivamente rimossa con altro intervento chirurgico e conseguenti lesioni" (n.d.r. "infermiere professionale" è la citazione del Tribunale" sic...).

Le due infermiere imputate nelle loro rispettive vesti professionali di strumentista e di infermiera circolante, erano chiamate a rispondere del reato di lesioni colpose cagionate a seguito di dimenticanza nel corso dell’intervento chirurgico di una garza nell’addome del paziente con conseguente periodo di malattia superiore a 40 giorni.

LA SENTENZA:

Afferma il Tribunale di Pescara che “Il conteggio delle garze, l’accurata ispezione delle viscere esposte e l’utilizzo di tecniche, pure empiriche, idonee a scongiurare fatti gravi e incresciosi come quello accaduto, attengono alla diretta responsabilità degli operatori”. Essendo tratte a giudizio solo le due infermiere è evidente che con la locuzione “operatori” si faccia riferimento proprio alla figura professionale dell’infermiere. L’affermazione che “l’accurata ispezione delle viscere esposte” attenga alla responsabilità diretta degli operatori è manifestamente errata. Tutta la parte del campo operatorio direttamente a contatto con il paziente attiene, in realtà, alla responsabilità diretta del chirurgo primo operatore. Condivisibile invece è il richiamo alla responsabilità del conteggio delle garze e dell’utilizzo delle tecniche per scongiurare il fatto.

Più che tecniche empiriche si tratta infatti di rispetto di precise Raccomandazioni ministeriali e di rigorose check list che lo stesso ospedale aveva recepito con apposita delibera e che impongono precise attività da svolgersi prima di iniziare l’intervento, durante l’intervento, a fine intervento e nell’eventuale cambio dell’operatore o del chirurgo.

La Raccomandazione ministeriale in questione è la n. 2 del marzo 2008 “Prevenire la ritenzione di garze, strumenti o altro materiale all’interno del sito chirurgico” - recepita aziendalmente puntualizza minuziosamente la procedura della preparazione e del conteggio nonché le sue modalità.

Non sono emerse durante la fase di chiusura discrepanze di sorta né quindi furono riferite.

E’ incontrovertibile, motiva il Tribunale di Pescara, che spettasse all’infermiere di sala operatoria e strumentista il compito della conta delle garze.

Se il conteggio delle garze – continua la motivazione della sentenza - ad opera delle imputate fosse stato effettuato correttamente, il paziente “non avrebbe subito le conseguenze oggetto del secondo intervento di rimozione della garza e non solo”.

Puntualizza il giudice abruzzese che “Nessun dubbio sussiste circa la nozione e la durata della malattia procurata dal corpo estraneo abbandonato nell’addome del paziente” perché, dopo l’intervento “il paziente fu soggetto ad uno stato di sofferenza acuto e continuativo, protrattosi per settimane e tale da averlo costretto ad un secondo ricovero, a sottoporsi ad accertamenti diagnostici invasivi, a sottoporli in occasione del terzo ricovero all’intervento chirurgico di estrazione della garza, a subire le conseguenze invasive del secondo intervento almeno per due mesi dopo”.

L’azione lesiva del corpo estraneo è stata particolarmente importante tale da portare alla necessità di amputazione di una parte di intestino. Risulta quindi pienamente provato il nesso di causalità tra lo “stato di malattia del paziente” e la presenza del corpo estraneo che ne ha determinato in “via esclusiva” lo stato morboso.

“Se le imputate avessero tenuto la condotta lecita, l’evento, che doveva ritenersi evitabile, non si sarebbe verificato. E, invece, l’evento si è verificato per effetto della condotta commissiva delle imputate (aver lasciato una delle garze laparotomiche all’interno delle viscere)”.

Conclude il Tribunale di Pescara affermando che la condotta delle due imputate è stata “gravemente negligente, imprudente e imperita” soprattutto in relazione alla “virtuosa pratica terapeutica” delineata dalle Raccomandazioni ministeriali recepite aziendalmente.

In tema di responsabilità professionale legate allo smarrimento e alla dimenticanza di corpi estranei durante un intervento chirurgico, tutte le sentenze si basano su 3 livelli di individuazione delle responsabilità stesse:

1) responsabilità riconosciuta solo al primo operatore, il chirurgo o, al più, estesa al secondo operatore chirurgico sulla base del presupposto che competa al chirurgo l’ispezione del campo operatorio a fine intervento. Attualmente questo livello è caduto in disuso, venendo meno l'ausialiarietà della professione infermieristica ed avendo acquisito una responsabilità propria;

2) responsabilità riconosciuta all'equipe completa. E’ attualmente l’orientamento prevalente;

3) responsabilità riconosciuta ai soli infermieri, strumentista e circolante. Raramente utilizzato e mai confermato dalla Cassazione.

Evidentemente Pescara appartiene alla terza possibilità.

Alle infermiere, responsabili del conteggio dei materiali utilizzati, è stato riconosciuto in toto la responsabilità dell'errore, esentando il chirurgo, responsabile invece della corretta esecuzione dell'intervento.

In questo caso risulta inapplicabile la legge Balduzzi. L'esenzione da responsabilità del sanitario è subordinata all'osservanza di linee guida e buone pratica, non ottemperata in questo caso.

Da notare inoltre come non sia stata imputata alle colleghe il "falso materiale in atto pubblico", avendo esse certificato il corretto conteggio delle garze, ma essendo detto conteggio in realtà errato.

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Giugno 2014 18:37
 
Le nuove Linee guida del Garante della privacy PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 29 Maggio 2014 16:50

Le nuove Linee guida del Garante della privacy: vietato diffondere informazioni sulla salute

Solo dati aggiornati e indispensabili. Sì agli "open data", ma senza pregiudicare i diritti delle persone. Garanzie per i più deboli. Queste le direttive fondamentali attraverso le quali il Garante della privacy ha voluto contemperare le esigenze di pubblicità e trasparenza con i diritti e le libertà fondamentali nonché la dignità delle persone quando vengono diffusi sul web dati dei cittadini. LE LINEE GUIDA

Solo dati aggiornati e indispensabili. Vietato diffondere informazioni sulla salute. Sì agli "open data", ma senza pregiudicare i diritti delle persone. Garanzie per i più deboli. Sui siti on line della Pa solo dati esatti, aggiornati e indispensabili. Vietato diffondere informazioni sulla salute. Sì agli "open data", ma senza pregiudicare i diritti delle persone. Garanzie per i più deboli. Allo scopo di contemperare le esigenze di pubblicità e trasparenza con i diritti e le libertà fondamentali nonché la dignità delle persone, il Garante privacy ha individuato un quadro organico e unitario di cautele e misure che le Pa devono adottare quando diffondono sui loro siti web dati personali dei cittadini.
Le Linee guida, emanate alla luce del recente decreto legislativo n.33/2013, riguardano sia la pubblicazione di dati e documenti che le Pa devono mettere on line per finalità di trasparenza, sia di quelli finalizzati a garantire altri obblighi di pubblicità degli atti amministrativi (es. pubblicazioni matrimoniali, deliberazioni sull'albo pretorio on line, avviso di deposito delle cartelle esattoriali etc.). Su tali Linee guida (in corso di pubblicazione sulla G.U.) il Garante ha sentito il Dipartimento della funzione pubblica, l'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e l'Agenzia digitale.


Ecco in sintesi le principali misure indicate per la trasparenza on line.

Principi generali
Le Pa devono pubblicare solo dati esatti, aggiornati e contestualizzati.
Prima di mettere on line sui propri siti informazioni, atti e documenti amministrativi contenenti dati personali, le amministrazioni devono verificare che esista una norma di legge o di regolamento che ne preveda l'obbligo.
Le Pa devono pubblicare on line solo dati la cui pubblicazione risulti realmente necessaria. E' sempre vietata la pubblicazione di dati sulla salute e sulla vita sessuale. I dati sensibili (etnia, religione, appartenenze politiche etc.) possono essere diffusi solo laddove indispensabili al perseguimento delle finalità di rilevante interesse pubblico.
Occorre adottare misure per impedire la indicizzazione dei dati sensibili da parte dei motori di ricerca e il loro riutilizzo.
Qualora le Pa intendano pubblicare dati personali ulteriori rispetto a quelli individuati nel decreto legislativo n.33, devono procedere prima all'anonimizzazione di questi dati, evitando soluzioni che consentano l'identificazione, anche indiretta o a posteriori, dell'interessato.

Open data e riutilizzo dei dati
I dati pubblicati on line non sono liberamente utilizzabili da chiunque per qualunque finalità.
L'obbligo previsto dalla normativa in materia di trasparenza on line della Pa di pubblicare dati in "formato aperto", non comporta che tali dati siano anche "dati aperti", cioè liberamente utilizzabili da chiunque per qualunque scopo. Il riutilizzo dei dati personali non deve pregiudicare, anche sulla scorta della direttiva europea in materia, il diritto alla privacy.
Le Pa dovranno quindi inserire nella sezione denominata "Amministrazione trasparente" sui propri siti web un alert con cui si informa il pubblico che i dati personali sono riutilizzabili in termini compatibili con gli scopi per i quali sono raccolti e nel rispetto del norme sulla protezione dei dati personali.
I dati sensibili e giudiziari non possono essere riutilizzati.

Durata degli obblighi di pubblicazione
Il periodo di mantenimento on line dei dati è stato generalmente fissato in 5 anni dal decreto legislativo n.33. Sono previste però alcune deroghe, come nell'ipotesi in cui gli atti producano i loro effetti oltre questa scadenza. In ogni caso, quando sono stati raggiunti gli scopi per i quali essi sono stati resi pubblici e gli atti hanno prodotto i loro effetti, i dati personali devono essere oscurati anche prima del termine dei 5 anni.

Motori di ricerca
L'obbligo di indicizzare i dati nei motori di ricerca generalisti (es. Google) durante il periodo di pubblicazione obbligatoria è limitato ai soli dati tassativamente individuati dalle norme in materia di trasparenza. Vanno dunque esclusi gli altri dati che si ha l'obbligo di pubblicare per altre finalità di pubblicità (es. pubblicità legale sull'albo pretorio, pubblicazioni matrimoniali etc).
Non possono essere indicizzati (e quindi reperibili attraverso i motori di ricerca) i dati sensibili e giudiziari.

Specifici obblighi di pubblicazione
Risulta proporzionato indicare il compenso complessivo percepito dai singoli dipendenti (determinato tenendo conto di tutte le componenti, anche variabili, della retribuzione). Non è però giustificato riprodurre sul web le dichiarazioni fiscali o la versione integrale dei cedolini degli stipendi. Esistono invece norme ad hoc per gli organi di vertice politico.
A tutela di fasce deboli, persone invalide, disabili o in situazioni di disagio economico destinatarie di sovvenzioni o sussidi, sono previste limitazioni nella pubblicazione dei dati identificativi.
Vi è invece l'obbligo di pubblicare la dichiarazione dei redditi di politici e amministratori, con l'esclusione di dati non pertinenti (stato civile, codice fiscale) o dati sensibili (spese mediche, erogazioni di denaro ad enti senza finalità di lucro etc.).

Obblighi di pubblicità degli atti per finalità diverse dalla trasparenza
Il rispetto dei principi di esattezza, necessità, pertinenza e non eccedenza, permanenza on line limitata nel tempo dei dati personali, vale anche per la pubblicazione di atti per finalità diverse dalla trasparenza (albo pretorio on line degli enti locali, graduatorie di concorsi etc.).
Al fine di ridurre i rischi di decontestualizzazione del dato personale e la riorganizzazione delle informazioni secondo parametri non conosciuti dall'utente, è necessario prevedere l'inserimento all'interno del documento di "dati di contesto" (es. data di aggiornamento, periodo di validità, amministrazione, numero di protocollo) ed evitare l'indicizzazione tramite motori di ricerca generalisti, privilegiando funzionalità di ricerca interne ai siti web delle amministrazioni.
Deve essere evitata la duplicazione massiva dei file.

 
« InizioPrec.12345678910Succ.Fine »

Pagina 1 di 28

Notizie flash

Corso di aggiornamento: INTERVENIRE SULLA SCENA DEL CRIMINE

Per informazioni contattare la Segreteria AcISF

o l'Ufficio di Presidenza AILF

 

Sono aperte le convenzioni con i seguenti hotel:

- Hotel Cine Music 06.70.39.30.77

Hotel Tuscolana 06.70.22.65.3

Hotel Piccadilly 06.70.47.48.58

Ultimi Articoli


Pubblicità

Link consigliati:


Ultime notizie

I più letti


Powered by Joomla!. Designed by: joomla templates vps Valid XHTML and CSS.