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In Nigeria è stata proibita l’infibulazione alle bambine PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Lunedì 29 Giugno 2015 13:48

L’infibulazione, mutilazione del clitoride o “circoncisione femminile”, come viene chiamata in molte nazioni, è una pratica che consiste nell’eliminazione parziale o totale di alcuni degli organi genitali femminili, e più nello specifico del clitoride.

Molte culture, specialmente quelle indigene e africane, hanno realizzato questa pratica atroce fin dall’antichità, come parte delle loro credenze e tradizioni.

Tuttavia, negli ultimi anni si è lottato contro questa pratica e, grazie all’appoggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, molte nazioni e comunità native l’hanno abolita, prendendo in considerazione i grandi rischi che corrono le bambine che vengono sottomesse a questo doloroso procedimento.

Lo scorso 9 Giugno 2015, la Nigeria ha realizzato un grande passo avanti nella storia, trasformandosi nel ventitreesimo stato dell’Africa a proibire l’infibulazione sulle bambine.

È una notizia molto importante per tutti noi e soprattutto per chi lottava già da tempo per l’abolizione di questa pratica. La Nigeria, inoltre, è lo stato più popolato dell’Africa, dove si stima una popolazione di circa 20 milioni di donne e bambine.

È una misura molto importante per mettere fine a questa terribile mutilazione, che purtroppo continua ad essere praticata in 29 stati tra Africa e Asia.

In cosa consiste questa pratica?

infibulazione

Questa pratica viene realizzata su bambine di età compresa tra gli 8 e i 14 anni, che vengono previamente preparate dalle loro madri per entrare in una vecchia e tenebrosa stanza, in cui le condizioni igieniche sono inesistenti.

Lì, una donna effettua con coltellini e lame quest’orribile procedimento, in un tempo massimo di 15 minuti.

Le bambine vengono prese e, nella quasi totale oscurità, vengono mutilate. Tramite coltellini o qualsiasi altro oggetto affilato, vengono eliminati, parzialmente o totalmente, il clitoride, le piccole labbra e parte delle grandi labbra delle bambine.

In queste condizioni, senza nessun tipo di anestesia e senza precauzioni igieniche, la donna mutila le bambine, che non possono fare altro che gridare e piangere per il terribile dolore. All’interno di queste stanze si sparge sangue e dolore, mentre fuori, i familiari ridono e celebrano le loro bambine, che finalmente sono pronte a diventare delle donne.

mutilazione genitale

 
Il 1° di giugno nasce AIILF Lombardia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Martedì 26 Maggio 2015 14:30

Nasce anche in Lombardia il coordinamento regionale AIILF.

Grazie ai colleghi

Adriana Blanco

Patrizia Rossi

Rossella Paola Gara

Valentina Mazzeo

Cristiano Radice

Maria Cristina Currà

Vittorio Mauro, che assumerà il ruolo di Coordinatore,

anche gli infermieri legali e forensi della Lombardia, dove la specialistica è entrata per prima negli atenei, avranno un riferimento sul territorio.

La mail ufficiale di contatto è Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

A tutti i migliori auguri di buon lavoro da parte del Direttivo Nazionale.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Maggio 2015 18:36
 
L'iscrizione all'IPASVI la paga l'azienda! PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Lunedì 25 Maggio 2015 09:25

Vi avevamo già riferito di questa iniziativa di alcuni colleghi alessandrini.

Ora la Cassazione, con la sentenza n. 7776 del 16.4.2015 conferma:

l’Amministrazione deve rimborsare al proprio dipendente il contributo di iscrizione annuale all’Albo.

Vengono dunque smentite le precedenti interpretazioni rese dalla giurisprudenza della Corte dei Conti e viene confermato un precedente favorevole al riguardo, il parere del Consiglio di Stato del 15 marzo 2011 nell’affare n. 678/2010, ove si afferma che quando sussista il vincolo di esclusività, l’iscrizione all’Albo è funzionale allo svolgimento di un’attività professionale svolta nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente, e la relativa tassa deve gravare sull’Ente che beneficia in via esclusiva dei risultati di detta attività.

La sentenza riguarda espressamente la professione forense, ma i principi giuridici contenuti nella sentenza appaiono estensibili anche alla professione infermieristica.

Dalla sentenza difatti emerge il generale principio che se l’esercizio della professione è svolto nell’interesse esclusivo dell’Ente datore di lavoro, il pagamento della tassa di iscrizione all’Albo del dipendente ivi iscritto è a carico dell’Ente datore di lavoro, rientra tra i costi per lo svolgimento di attività che deve gravare sull’Ente stesso, e se tale pagamento viene anticipato dal dipendente deve essere rimborsato dall’Ente medesimo.

L'AIILF attiverà i propri legali per conoscere le reali possibilità di estensione della sentenza e le modalità con le quali proporre domanda e/o ricorso alla propria Azienda.


Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Maggio 2015 09:26
 
Malasanità, in 7 anni 16 operazioni chirurgiche su pazienti sbagliati PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Martedì 28 Aprile 2015 17:41

Interessante articolo di Repubblica sulla malasanità.

In tutto 471 cadute 'fatali' e 295 suicidi. Per 26 volte si è intervenuti sull'arto sbagliato, in 159 casi è stato dimenticato materiale operatorio all'interno del corpo. Sono gli eventi avversi che si sono verificati negli ospedali italiani in sette anni. Emergono dallo studio del Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in sanità

ENTRARE in ospedale per operarsi un rene e scoprire più tardi che non è stato trattato quello giusto. Episodi  di malpractice che riempiono le cronache dei giornali. Errori dovuti a disattenzione che nei casi più gravi possono portare a decesso.  In 7 anni negli ospedali italiani si sono verificate 26 operazioni sulla parte sbagliata del corpo e 16 su un altro paziente. I casi di materiale 'dimenticato' all'interno durante gli interventi che ha costretto a un nuovo intervento sono stati 159 e 135 i decessi o danni imprevisti. Mentre sono  state 471 le cadute 'fatali' che hanno portato a morte o gravi danni e 295 suicidi o tentati suicidi e 135 casi di decessi o danni imprevisti dopo gli interventi chirurgici.

Il resto dell'articolo a questo link.

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Aprile 2015 17:42
 
Centri antiviolenza, Regioni bocciate perché nessuno sa come usano i fondi PDF Stampa E-mail
Scritto da Direttivo Nazionale AIILF   
Mercoledì 29 Aprile 2015 08:45

Chi potrebbe non essere d’accordo sul sostegno alle donne vittime di violenza? Chiunque, ma certo. E quindi via allo stanziamento di fondi per finanziare iniziative varie, dai centri di ascolto alle case per ospitare quelle che a casa loro non ci possono più tornare. Tutto bene? No, per niente. Perché come rileva l’indagine realizzata da ActionAid in collaborazione con Dataninja sulla , «nessuna Regione italiana può dirsi totalmente trasparente nella gestione dei fondi stanziati con la legge 119/2013 per prevenire e contrastare la violenza sulle donne».

 

Continua a leggere l'articolo sul sito de Il Corriere della Sera.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 29 Aprile 2015 08:46
 
Dolo eventuale o colpa cosciente: c'è una bella differenza... PDF Stampa E-mail
Scritto da Ufficio di Presidenza AIILF   
Mercoledì 01 Aprile 2015 07:18

Il dolo eventuale e la colpa cosciente costituiscono due categorie dottrinali che identificano figure, rispettivamente, vicine al concetto di dolo e a quello di colpa.

La colpa cosciente consiste nel “malgoverno di un rischio”. Il soggetto agente agisce, quindi, non adottando le dovute cautele del caso, venendo meno al dovere precauzionale che gli fa capo.

Facciamo un esempio. Tizio decide di guidare la propria automobile percorrendo una strada ad altissima velocità (confidando nelle proprie doti di guidatore) immaginando la possibilità che, accidentalmente, qualcuno possa attraversare immprovvisamente la strada ma credendo, tuttavia, di essere in grado di “gestire il rischio”. Egli quindi non teme che, dalla propria condotta sconsiderata, possa scaturire un evento criminoso (lesione/morte) di un soggetto che accidentalmente si accinga ad attraversare la strada. Sfortunatamente, una vecchietta sbuca all'improvviso e Tizio, pur provando ad arrestare il veicolo, non ci riesce e la investe.

Dall'esempio riportato appare evidente come tizio “confidi un po’ troppo” nelle proprie capacità e nella propria valutazione circa la possibilità, o meno, che un fatto si realizzi come conseguenza della sua condotta e, quando agisce, è convinto che il fatto non si verificherà.

Nella colpa cosciente è quindi presente l'elemento rappresentativo del fatto (presente anche nel dolo -pure nella sua forma eventuale) mancando invece quello volitivo. Un soggetto risponderà quindi, a titolo di colpa cosciente, quando si sia rappresentato la generica possibilità che dalla propria condotta possa scaturire il verificarsi di un evento criminoso ma, confidando nel fatto che questo non si verificherà e non volendo che si verifichi, agisca.

Quanto detto vale anche se la valutazione “a monte” sia stata effettuata con semplice leggerezza o disinteresse. La Sentenza conclusiva del processo Thyssen (Cassazione Penale, Sezioni Unite, 18 settembre 2014 ) ne è un esempio. I Giudici, infatti, hanno stabilito che nel caso in questione la condotta degli imputati non fosse ascrivibile al dolo eventuale ma, piuttosto, alla colpa cosciente.

Infatti, non essendo riusciti a provare l'intenzionalità della stessa (e quindi l'elemento “volitivo”) essa costituisce un esempio di “malgoverno di un rischio”, per tale motivo riconducibile alla colpa cosciente.

Il dolo eventuale consiste, invece, in una “organizzazione della condotta”. Il soggetto agente da un lato si immagina il fatto di reato (elemento rappresentativo) e, dall’altro, deve volere quel fatto (elemento volitivo). Nell’ipotesi di dolo diretto (tizio vuole uccidere caio e gli spara) tizio si immagina la morte di caio (evento naturalistico conseguente alla condotta tenuta) e vorrà tale evento (elemento volitivo). Nell’ipotesi di dolo eventuale, invece, il soggetto “accetta il rischio” che l’ulteriore fatto, non da lui preso direttamente di mira e tuttavia di probabilissima verificazione, si verifichi come conseguenza del fatto realmente voluto.

Facciamo un esempio: tizio vuole uccidere caio e sa che costui passeggia tutti i giorni alle 3 del pomeriggio in una determinata piazza. Decide così di piazzare una bomba proprio in quella piazza. Tizio ha quindi intenzione di uccidere caio (dolo diretto), ma accetta altresì il rischio che dall’esplosione della bomba restino vittima dello scoppio anche persone che non aveva nessun interesse ad uccidere. Tuttavia, al fine di poter portare a compimento la propria condotta omicidiaria, tizio è disposto ad accettare l’ulteriore evento, non direttamente preso di mira, di uccidere anche altre persone.

Questo esempio dimostra come nel dolo eventuale (a differenza di quanto detto in relazione alla colpa cosciente) vi sia non soltanto la rappresentazione di un fatto (quello voluto – la morte di tizio – e quello non necessariamente voluto, ma di cui si accetta il rischio – la morte di altre persone) ma anche la volizione dello stesso: uccidere caio e aderire all’ulteriore evento non direttamente preso di mira (uccisione di altre persone) accettando il rischio che si verifichi.

Nel caso in cui, quindi, tizio effettivamente riesca ad uccidere caio e, altresì, altre persone (a causa dello scoppio della bomba) egli risponderà di omicidio volontario ai danni di tizio, mentre risponderà, sempre di omicidio, ma a titolo di dolo eventuale ai danni degli altri soggetti, morti in conseguenza dello scoppio della bomba.

 

Tratto da Overlex

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Aprile 2015 07:19
 
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Notizie flash

Corso di aggiornamento: INTERVENIRE SULLA SCENA DEL CRIMINE

Per informazioni contattare la Segreteria AcISF

o l'Ufficio di Presidenza AILF

 

Sono aperte le convenzioni con i seguenti hotel:

- Hotel Cine Music 06.70.39.30.77

Hotel Tuscolana 06.70.22.65.3

Hotel Piccadilly 06.70.47.48.58

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