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I diritti negati di infanzia e adolescenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Lunedì 20 Novembre 2017 09:32

Una giornata per i bambini e fatta da bambini.

Questo augurio dell’Unicef per celebrare la 28° Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La stessa organizzazione ha proposto ai bambini in tutto il mondo di «prendere il posto degli adulti» nelle scuole, negli uffici, nelle loro comunità di appartenenza.

Eppure è sempre l’Unicef che ci ricorda che muoiono 15 mila bambini sotto i 5 anni, o che, a causa di una violenza, ogni 5 minuti muore una bambina o una ragazza, e ogni 7 muore un bambino o un ragazzo. La strada per una tutela reale dei diritti dei minori è ancora lunga.

Guerra e povertà: i nemici di bambini e adolescenti

La guerra è nemica giurata dell’infanzia, ricorda l’Unicef. Ancora di più se pensiamo ai conflitti di oggi, che hanno come obiettivo non tanto quello di conquistare un territorio, quanto di distruggere un nemico. Donne e bambini diventano così obiettivi bellici: sterminare bambini significa eliminare i nemici del domani; la violenza sessuale e l’arruolamento di bambini soldato sono armi sempre più diffuse, entrambe con devastanti conseguenze psicologiche sui minori.

La guerra si accompagna alla povertà, altra condizione che impedisce ai bambini di vivere serenamente il loro tempo. In tutto il mondo sono 385 milioni i minori che vivono in condizioni di estrema povertà.

Tra loro, 8,5 milioni di loro sono siriani. Sono in condizioni difficili sia quelli rimasti con i propri familiari in Siria durante la guerra, sia quelli che hanno lasciato il paese e vivono ora da rifugiati nei paesi limitrofi. Tra questi milioni di bambini che vivono in estrema povertà ci sono anche tanti minori yemeniti, sud sudanesi, somali.

Dei bambini che vivono in aree di conflitto, 75 milioni hanno meno di 5 anni.

Infanzia: negato il diritto di nascere e crescere

La mortalità neonatale resta molto alta in particolare in due regioni del mondo: l’Asia meridionale (39%) e l’Africa subsahariana (38%). Eppure la nazione con la più alta percentuale di queste morti è l’India: qui si concentra il 24% dei casi.

Ci sono aree del mondo in cui sotto i 5 anni puoi morire anche per una semplice diarrea o una banale polmonite: ogni anno accade a 1,4 milioni di bambini.

Sono tanti i fattori che condizionano il corretto sviluppo celebrale di un bambino. Tra questi ci sono un ambiente sano e degli stimoli positivi. Purtroppo a molti bambini è negato anche questo: 300 milioni vivono in zone dove l’aria è tossica, mentre in 64 paesi un quarto dei bambini tra i 2 e i 4 anni non può giocare, cantare o leggere. In pratica non ha diritto all’infanzia.

Educazione violenta per bambini e adolescenti

La casa e la scuola dovrebbero essere i luoghi in cui ogni bambino trova rifugio e serenità. Purtroppo non è così. Secondo i dati Unicef raccolti in 30 paesi, 6 bambini su 10 di un anno di età sono regolarmente vittime di un’educazione violenta.

Anche a scuola la violenza fa parte del metodo educativo: 732 milioni di bambini in età scolare (il 50% del totale), vive in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola sono ammesse. E anche nel nostro paese l’organizzazione Save the Children parla di “povertà educativa“.

Spose bambine, vittime di violenza e mutilazioni genitali

Nel caso delle bambine, l’educazione violenta si traduce in violenza sessuale: 15 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni hanno subito molestie o stupri. E nel 90% dei casi queste violenze non arrivano da uno sconosciuto.

I matrimoni precoci sono ancora una realtà difficile da sradicare: nel mondo un quarto delle bambine è costretta a contrarre matrimonio prima di aver compiuto la maggiore età. Una piaga ancora più terribile è il perpetrarsi della pratica delle mutilazioni genitali femminili: le hanno subite 63 milioni di ragazze e bambine.

Diritti dei bambini: in Italia cresce la povertà minorile

Carenza di cure sanitarie adeguate, condizioni abitative non idonee, alimentazione non corretta: ecco cosa significa per un bambino essere povero in un paese come l’Italia.

A questo si sommano anche la mancanza di accesso a luoghi di svago, a un’istruzione di alto livello, a una protezione sociale e di inclusione. La crisi economica ha impoverito le famiglie, la politica non ha saputo garantire questi diritti ai minori. Per questo oggi in Italia la povertà minorile continua a crescere: in termini reali si parla di 2.297.000 minorenni in povertà relativa e 1.292.000 in povertà assoluta.

Migranti: i minori stranieri non accompagnati

Nel 2016 più di 100 mila migranti minorenni hanno attraversato il Mediterraneo per arrivare in Europa. Molti di loro viaggiavano da soli, cioè senza un adulto che lo accompagnasse. Si chiamano “minori stranieri non accompagnati”.

Sono ragazzi e ragazze in fuga dal loro paese, scappano da guerre, povertà, regimi autoritari, violenze, mancanza di un futuro. Sono diretti in Europa e non sempre vogliono fermarsi in Italia. Sono sempre più giovani: hanno anche 12 o 13 anni. Negli anni sta aumentando la percentuale di ragazze che arrivano, quasi tutte nigeriane. Nel 2016 sono arrivati in Italia 26 mila minori stranieri soli. Quest’anno, fino al 25 ottobre, sono stati 14.579 e rappresentano il 90% di tutti i bambini arrivati in Italia.

Migranti minori facili prede della tratta di esseri umani

I migranti minori non accompagnati sono soggetti particolarmente vulnerabili, perché hanno affrontato grandi dolori e grandi cambiamenti. Spesso sono indeboliti, perché arrivano da un viaggio di privazioni e di violenze, e solo in Europa possono sperare di ricevere cure adeguate.

Sono facili prede della tratta: se in tutto il mondo i bambini che finiscono nelle mani dei trafficanti sono un quarto delle vittime totali, il 57% di loro viene subisce tratta mentre sta attraversando i confini: le rotte della tratta a livello globale si sovrappongono alle rotte migratorie.

Diversa la destinazione in base al sesso: il 72% delle vittime di sesso femminile subisce sfruttamento sessuale; l’86% delle vittime di sesso maschile rilevate viene sottoposto a lavori forzati.

Legge Zampa: modello europeo per minori stranieri soli

Nel marzo di quest’anno (dopo uno stallo di 3 anni), l’Italia ha approvato la legge Zampa (dal nome della deputata Sandra Zampa, prima firmataria del provvedimento), che mira proprio a tutelare i minori stranieri non accompagnati.

In sintesi, la legge: sottolinea che i minori soli non possono mai essere espulsi; limita a 30 giorni la permanenza del minore in una struttura di prima accoglienza e alza gli standard per le strutture di seconda destinazione; impone una procedura multidisciplinare per accertare l’età del minore; rafforza il diritto alla salute e all’istruzione; istituisce l’albo dei tutori volontari, per permettere a ogni minore di avere un adulto legalmente responsabile di lui, almeno fino alla maggiore età.

A sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la legge non è ancora completamente implementata, ma con la sua approvazione l’Italia è diventato il primo paese in Europa a dotarsi di un sistema organico che considera i bambini migranti, prima di tutto, bambini.

 
DDL Lorenzin: cosa cambia? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Venerdì 27 Ottobre 2017 07:40

Il Ddl Lorenzin approvato alla Camera dei Deputati ed in attesa di tornare al senato per il voto finale fa nascere finalmente l'Ordine degli infermieri. Nascono anche nuovi Ordini sanitari, OSS e osteopati vengono riconosciuti.

Ma niente infermieri e fisioterapisti in farmacia. Purtroppo.

La riforma gli Ordini professionali del comparto Sanità e le sperimentazioni cliniche sono state approvate dalla Camera dei Deputati.

Benchè in attesa di tornare al Senato per la terza lettura l’approvazione definitiva del testo di legge non sembra più essere in discussione.

Bocciato uin solo emendamento sull'articolo 4 del testo della Legge Lorenzin, quello riguardante la riforma degli ordini professionali.

Oltre ai già esistenti ordini di medici e chirurghi, dei veterinari e dei farmacisti, sono stati introdotti gli ordini:

- biologi;

- professioni infermieristiche;

- ostetrica;

- tecnici sanitari di radiologia medica;

- professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.


Vittoria per i fisioterapisti, che grazie ad un emendamento dell'Onorevole Carnevali del Partito Democratico (fisioterapista, appunto) ottengono di poter chiedere al Ministero della Salute il riconoscimento di un nuovo ordine professionale, che assumerebbe il nome della professione svolta, in caso gli iscritti ad un albo siano superiori alle 50.000 unità.


Escono a testa alta anche gli OSS, che con la nascita dell’Area delle professioni socio sanitarie saranno riconosciuti ed inquadrati a livello legislativo.


Cosa cambia invece per le altre professioni sanitarie? Analizziamo il testo completo del Ddl Lorenzin, articolo per articolo.


Ddl Lorenzin: analisi del testo di legge

Composto da 18 articoli, il testo approvato alla Camera dei Deputati ne contiene solamente 17.

È stato soppresso purtroppo l’articolo 16, con il quale veniva permesso ad altri professionisti della salute, quali infermieri e fisioterapisti, di operare all’interno delle farmacie.


§ articolo 1: delegato il Governo alla revisione della disciplina in materia di sperimentazione clinica dei medicinali per uso umano. Entro 12 mesi deve approvare una serie di decreti legislativi, nel rispetto delle norme dell’Unione Europea e degli standard internazionali per l’etica nella ricerca medica sugli esseri umani;

§ articolo 2: identificati i comitati etici territoriali, in numero massimo di di 40, ai quali si affiancano quelli a valenza nazionale (per un massimo di 3), di cui uno dovrà essere adibito alla sperimentazione pediatrica;

§ articolo 3: viene introdotto un protocollo per la diffusione della medicina attenta alle differenze per sesso e genere,

§ articolo 4: il punto per noi più interessante, perché è qui che si riformano le professioni sanitarie. Viene introdotta la possibilità di istituire nuovi Ordini professionali - definiti come “enti pubblici non economici” - per gli albi con numero di iscritti superiore a 50mila. Ordini che verranno costituiti a livello territoriale;

§ articolo 5: introduce l’area delle professioni socio sanitarie, con il riconoscimento come personale dell'area sanitaria, e non più tecnica, per OSS, assistenti sociali, sociologi ed educatori;

§ articolo 6: stabilite in modo univoco le procedure per la nascita di nuove professioni sanitarie. Tale riconoscimento avverrà in seguito al recepimento di una direttiva comunitaria, oppure su proposta delle associazioni professionali che le rappresentano. La decisione finale sarà del Ministero della Salute,. Una volta istituita una nuova professione bisognerà stabilire il titolo professionale, il campo d’impiego e i criteri di valutazione dell’esperienza professionale.

§ articolo 7: rriconosciute le professioni dell’osteopata e del chiropratico. Sarà un accordo stipulato nella Conferenza Stato-Regioni a stabilire gli ambiti di attività e le funzioni di queste due professioni. Il Ministero dell’Istruzione, entro sei mesi, dovrà invece definire in maniera chiara il percorso universitario necessario per accedere alle due professioni;

§ articolo 8: il Consiglio Nazionale dei Chimici si trasforma in Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici;

§ articolo 9: anche il biologo e lo psicologo sono professioni sanitarie;

§ articolo 10: prevede l’istituzione dell’elenco nazionale degli ingegneri biomedici e clinici presso l’Ordine degli ingegneri;

§ articolo 11: modifica alcune parti del testo della Legge 24/17 (DDL Gelli) sull’azione di responsabilità amministrativa della struttura sanitaria nei confronti del professionista sanitario in caso di dolo o colpa grave.

§ articolo 12: modificato il reato di esercizio abusivo della professione. Aumentate le sanzioni, con quella amministrativa che va dai 10mila ai 50mila euro, più la reclusione da 6 mesi a 3 anni. La pena può aumentare fino ad un massimo di 5 anni di reclusione (e 75mila euro di multa) qualora il professionista abbia indotto altre persone a commettere lo stesso reato. Se l’abuso riguarda una professione per la quale è richiesta un’abilitazione speciale concessa dallo Stato, o di un’arte sanitaria, (e l'infermiere rientra in entrambe le descrizioni) a reclusione va dai 3 ai 10 anni.

§ articolo 13: sanzioni per il farmacista che commercia sostanze dopanti, senza prescrizione medica, con la pena che va dai 2 ai 6 anni di reclusione e dai 5mila ai 77mila euro di multa;

§ articolo 14: introdotta l’aggravante nel delitto colposo se il danno avviene verso persone ricoverate presso strutture sanitarie;

§ articolo 15: introduce disposizioni per la formazione specialistica dei medici extracomunitari. Viene concessa la possibilità ai cittadini stranieri in possesso della qualifica di medico acquisita nel Paese di appartenenza di partecipare alle iniziative di formazione o di aggiornamento, comprese quelle che richiedono un’attività clinica, senza ottenere il riconoscimento del titolo ma con la sola autorizzazione fornita dal Ministero della Salute. Autorizzazione che non potrà avere una durata superiore ai due anni;

§ articolo 17: modificato il ruolo della dirigenza sanitaria del Ministero della Salute, con la riduzione del divario che c’è tra gli stipendi dei dirigenti delle professionalità sanitarie dipendenti da enti ed aziende del SSN e quelli del Ministero della salute;

 

§ articolo 18: “Disposizioni finali” con le quali vengono salvaguardate le competenze legislative delle Regioni, sia a statuto ordinario che statale, e delle province autonome.


Il Ddl Lorenzin approvato alla Camera dei Deputati ed in attesa di tornare al senato per il voto finale fa nascere finalmente l'Ordine degli infermieri. Nascono anche nuovi Ordini sanitari, OSS e osteopati vengono riconosciuti.

 

Ma niente infermieri e fisioterapisti in farmacia. Purtroppo.

 

La riforma gli Ordini professionali del comparto Sanità e le sperimentazioni cliniche sono state approvate dalla Camera dei Deputati.

Benchè in attesa di tornare al Senato per la terza lettura l’approvazione definitiva del testo di legge non sembra più essere in discussione.

 

Bocciato uin solo emendamento sull'articolo 4 del testo della Legge Lorenzin, quello riguardante la riforma degli ordini professionali.

Oltre ai già esistenti ordini di medici e chirurghi, dei veterinari e dei farmacisti, sono stati introdotti gli ordini:

 

  • biologi;

  • professioni infermieristiche;

  • ostetrica;

  • tecnici sanitari di radiologia medica;

  • professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

 

Vittoria per i fisioterapisti, che grazie ad un emendamento dell'Onorevole Carnevali del Partito Democratico (fiositerapista, appunto) ottengono di poter chiedere al Ministero della Salute il riconoscimento di un nuovo ordine professionale, che assumerebbe il nome della professione svolta, in caso gli iscritti ad un albo siano superiori alle 50.000 unità.

 

Escono a testa alta anche gli OSS, che con la nascita dell’Area delle professioni socio sanitarie saranno riconosciuti ed inquadrati a livello legislativo.

 

Cosa cambia invece per le altre professioni sanitarie? Analizziamo il testo completo del Ddl Lorenzin, articolo per articolo.

 

Ddl Lorenzin: analisi del testo di legge

Composto da 18 articoli, il testo approvato alla Camera dei Deputati ne contiene solamente 17.

È stato soppresso purtroppo l’articolo 16, con il quale veniva permesso ad altri professionisti della salute, quali infermieri e fisioterapisti, di operare all’interno delle farmacie.

 

  • articolo 1: delegato il Governo alla revisione della disciplina in materia di sperimentazione clinica dei medicinali per uso umano. Entro 12 mesi deve approvare una serie di decreti legislativi, nel rispetto delle norme dell’Unione Europea e degli standard internazionali per l’etica nella ricerca medica sugli esseri umani;

  • articolo 2: identificati i comitati etici territoriali, in numero massimo di di 40, ai quali si affiancano quelli a valenza nazionale (per un massimo di 3), di cui uno dovrà essere adibito alla sperimentazione pediatrica;

  • articolo 3: viene introdotto un protocollo per la diffusione della medicina attenta alle differenze per sesso e genere,

  • articolo 4: il punto per noi più interessante, perché è qui che si riformano le professioni sanitarie. Viene introdotta la possibilità di istituire nuovi Ordini professionali - definiti come “enti pubblici non economici” - per gli albi con numero di iscritti superiore a 50mila. Ordini che verranno costituiti a livello territoriale;

  • articolo 5: introduce l’area delle professioni socio sanitarie, con il riconoscimento come personale dell'area sanitaria, e non più tecnica, per OSS, assistenti sociali, sociologi ed educatori;

  • articolo 6: stabilite in modo univoco le procedure per la nascita di nuove professioni sanitarie. Tale riconoscimento avverrà in seguito al recepimento di una direttiva comunitaria, oppure su proposta delle associazioni professionali che le rappresentano. La decisione finale sarà del Ministero della Salute,. Una volta istituita una nuova professione bisognerà stabilire il titolo professionale, il campo d’impiego e i criteri di valutazione dell’esperienza professionale.

  • articolo 7: rriconosciute le professioni dell’osteopata e del chiropratico. Sarà un accordo stipulato nella Conferenza Stato-Regioni a stabilire gli ambiti di attività e le funzioni di queste due professioni. Il Ministero dell’Istruzione, entro sei mesi, dovrà invece definire in maniera chiara il percorso universitario necessario per accedere alle due professioni;

  • articolo 8: il Consiglio Nazionale dei Chimici si trasforma in Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici;

  • articolo 9: anche il biologo e lo psicologo sono professioni sanitarie;

  • articolo 10: prevede l’istituzione dell’elenco nazionale degli ingegneri biomedici e clinici presso l’Ordine degli ingegneri;

  • articolo 11: modifica alcune parti del testo della Legge 24/17 (DDL Gelli) sull’azione di responsabilità amministrativa della struttura sanitaria nei confronti del professionista sanitario in caso di dolo o colpa grave.

  • articolo 12: modificato il reato di esercizio abusivo della professione. Aumentate le sanzioni, con quella amministrativa che va dai 10mila ai 50mila euro, più la reclusione da 6 mesi a 3 anni. La pena può aumentare fino ad un massimo di 5 anni di reclusione (e 75mila euro di multa) qualora il professionista abbia indotto altre persone a commettere lo stesso reato. Se l’abuso riguarda una professione per la quale è richiesta un’abilitazione speciale concessa dallo Stato, o di un’arte sanitaria, (e l'infermiere rientra in entrambe le descrizioni) a reclusione va dai 3 ai 10 anni.

  • articolo 13: sanzioni per il farmacista che commercia sostanze dopanti, senza prescrizione medica, con la pena che va dai 2 ai 6 anni di reclusione e dai 5mila ai 77mila euro di multa;

  • articolo 14: introdotta l’aggravante nel delitto colposo se il danno avviene verso persone ricoverate presso strutture sanitarie;

  • articolo 15: introduce disposizioni per la formazione specialistica dei medici extracomunitari. Viene concessa la possibilità ai cittadini stranieri in possesso della qualifica di medico acquisita nel Paese di appartenenza di partecipare alle iniziative di formazione o di aggiornamento, comprese quelle che richiedono un’attività clinica, senza ottenere il riconoscimento del titolo ma con la sola autorizzazione fornita dal Ministero della Salute. Autorizzazione che non potrà avere una durata superiore ai due anni;

  • articolo 17: modificato il ruolo della dirigenza sanitaria del Ministero della Salute, con la riduzione del divario che c’è tra gli stipendi dei dirigenti delle professionalità sanitarie dipendenti da enti ed aziende del SSN e quelli del Ministero della salute;

  • articolo 18: “Disposizioni finali” con le quali vengono salvaguardate le competenze legislative delle Regioni, sia a statuto ordinario che statale, e delle province autonome.

 
«Che indossavi quando ti hanno stuprato?» PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Sabato 30 Settembre 2017 10:20


«Che indossavi quando ti hanno stuprato?» non è più soltanto la domanda più inutile in caso di violenza (l'abbigliamento ai fini dello stupro è totalmente indifferente, nonostante qualche giudice la pensi diversamente).

Nelle prime 2 settimane di settembre è stata anche il titolo di una interessantissima ed illuminate mostra organizzata da Jen Brockman, direttrice del Centro per la prevenzione e formazione sessuale del Kansas, che si pone un obiettivo semplice ma non per questo scontato: annullare il senso di colpa dei superstiti e far capire che non può esserci nessuna giustificazione di fronte a una violenza.

L'esibizione ha permesso di raccontare le storie di violenza sulle donne semplicemente esponendo i vestiti che indossavano al momento dello stupro.

Una rappresentazione cruda ed efficace per smontare uno degli stereotipi più diffusi: "se l'è cercata", soltanto perchè la vittima aveva "osato" indossare una minigonna od un vestito sexy.

Nella realtà mostrata al quarto piano dell'Università i visitatori si sono trovati ad aggirarsi tra un maglione rosso e una gonna nera, tra un costume da bagno e una polo sportiva. Indumenti abituali, di uso quotidiano, esibiti con l’obiettivo di parlare proprio di questo. Della normalità.

18 indumenti esposti alle pareti che non hanno nulla a che fare con vestiti all’ultima moda o di tendenza, ma che si prestano a un fine sociale più grande: dimostrare che una violenza non è mai causata dal guardaroba di chi la subisce.

"Cosa indossavi" demolisce tutti i pregiudizi nel modo più potente possibile: offrendo ai visitatori la risposta, facendoli specchiare in quegli indumenti di uso comune, rendendo tutte quelle storie un po’ più vicine.

“Vogliamo che le persone possano vedere se stesse riflesse nelle storie, negli abiti” ha raccontato Jen Brockman, che insieme alla dottoressa Mary Wyandt-Hiebert ha ideato la mostra nel 2013, presentandola poi di università in università, per lanciare un messaggio forte e chiaro. “Speriamo che gli studenti possano capire che questa credenza così diffusa è in realtà falsa”.

Accanto a ciascuno dei 18 indumenti era presente una targa per raccontare la violenza associata all’abito.

Accanto al maglione rosso ed alla gonna nera si può leggere: “Erano della mia compagna di stanza; me li ha prestati per il mio appuntamento. Ero così eccitata. Lui mi piaceva molto. Pensavo fosse un ragazzo gentile. Ma quando ho detto di rallentare e ho pianto, non si è fermato"

Erano presenti anche storie di uomini. Al lato di un semplice completo sportivo, pantaloncini e maglietta, il commento del proprietario è laconico. "Mi chiedono se l’essere stato violentato significhi che sono gay, o se mi sono opposto o come ho potuto permettere che succedesse."

Poche frasi, tutte d’impatto.

Il commento di Jen Brockman: “Molte vittime grazie alla mostra si sono ritrovate negli abiti esposti e hanno capito che non è stata colpa loro.” Ma il messaggio è arrivato diretto anche a tutti coloro che quella domanda, “Cosa indossavi?”, almeno una volta nella vita se la sono posta. Perché come ha ricordato Brockman “Non è l'abbigliamento che provoca una violenza sessuale, è la persona che fa del male”.

 
Il rischio clinico? Inventato in Italia nel 1700! PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Lunedì 25 Settembre 2017 09:14

Nel 1700, fino al 1800, ricoverarsi negli ospedali era tipico delle persone più povere. I ricchi potevano permettersi di ricevere i medici più noti a casa e compravano medicine e rimedi perché potevano farlo.
Gli ospedali così erano veri e propri "ospizi", in condizioni pessime, igiene inesistente, servizi affidati alla buona volontà dei singoli, ospitavano la gente più disperata in preda a malattie terribili.

Ma non c'era altra scelta (almeno finchè non arriverà sulla scena la "signora della lampada" Florence Nightingale, che insegnerà a tutti l'importanza della cura dell'ambiente e dell'igiene).
La "malasanità" esisteva anche allora ma per un povero o per chi era l'ultimo della società, mettersi contro un potente, un medico o il nobile che gestiva l'ospedale poteva significare la fine e d'altronde non c'era nessuna speranza venisse ascoltata la lamentela di chi non aveva praticamente diritti.

Così qualcuno pensò alla possibilità di denuncia. Verso la fine del 1700, all'esterno di molti ospedali d'Italia apparvero delle cassette nelle quali si potevano depositare denunce di "malasanità". il fenomeno era particolarmente evidente nel nord est d'Italia.

Le loro antenate infatti, note con il nome di Bocche di Leone, in veneziano Boche de LeonBoche per le Denunzie Segrete, erano dei particolari contenitori, simili alle odierne cassette postali, sparse per la città di Venezia e in particolare nei pressi e all'interno del Palazzo Ducale, grazie ad i quali la Repubblica di Venezia riusciva a controllare il proprio territorio. In pratica erano dei bassorilievi di marmo bianco che raffiguravano la testa di un leone o una faccia dall'espressione cattiva. Al posto della bocca vi era una buca per inserire dei fogli di carta con le denunce segrete dei veneziani. Era un sistema semplice ed efficace per vigilare sui propri cittadini non solo dal punto di vista della fedeltà al Doge e alle istituzioni, ma soprattutto dell’onestà, dell’attaccamento alla Repubblica e servivano a raccogliere le denunce segrete destinate ai Magistrati.

Il loro nome deriva dal fatto che questi contenitori riportavano spesso scolpita la bocca di un leone o di una fiera con le fauci spalancate sopra la quale si trovava un dicitura sul tipo di denuncia che tale buca era destinata a raccogliere. Il fatto, poi, che spesso tali bocche fossero rappresentate in forma di muso leonino, servivano a ricordare proprio il Leone di San Marco, simbolo dello Stato veneziano.

Chi pensava di essere stato trattato male o di aver subìto un danno poteva finalmente sfogarsi e sperare che qualcuno rimediasse. Non dimentichiamo che le pene dell'epoca non erano certo tenere e l'impiccagione per un furto di bestiame era considerata normale.

Insomma, un esempio di risk management, o almeno di segnalazione di eventi avversi o sentinella, d'antan.

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Settembre 2017 09:36
 
L'iscrizione all'IPASVI è obbligatoria? PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Venerdì 29 Settembre 2017 09:15

NOTA PRELIMINARE.

Sulla scarsa filiazione tra infermieri e FNC avevamo già scritto un articolo illustrativo per chiarire alcune inesattezze e falsi miti che circolano tra i colleghi. L'articolo, sulle reale funzione della Federazione Nazionale Collegi IPASVI lo trovate a questo link

Sul vincolo di esclusività, che ovviamente è il vulnus della critica all'iscrizione al Collegio, oltre a ribadire che è un problema sindacale su cui l'IPASVI non ha voce in capitolo, riportiamo questo articolo sulla "vittoria" giuridica degli psicologi INAIL che si sono visti riconoscere il diritto a che il pagamento della quota ordinistica fosse a carico dell'ente per il vincolo di esclusività.



L'iscrizione all'IPASVI è obbligatoria per svolgere la professione infermieristica?

Per la legge si.

Ma vediamo nel dettaglio come si giunge a questa conclusione.

Il riferimento è la legge 43/06 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie e infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione  e  delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali”.

All'articolo 2, comma 3, si legge infatti:

"L'iscrizione all'albo professionale è obbligatoria anche per i pubblici dipendenti ed è subordinata al conseguimento del titolo universitario abilitante di cui al comma 1, salvaguardando comunque il valore abilitante dei titoli già riconosciuti come tali alla data di entrata in vigore della presente legge."

Dalla lettura di questa norma pare non esserci dubbi, l'iscrizione è obbligatoria. Punto.

In molti peò criticano questa lettura, sostenendo la non applicabilità di quel comma in quanto il Governo ha disatteso l'art. 4 comma 1, paragrafo A: "

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi al fine di istituire, per le professioni sanitarie di cui all'articolo 1, comma 1, i relativi ordini professionali, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, nel rispetto delle competenze delle regioni e sulla base dei seguenti princípi e criteri direttivi:

a) trasformare i collegi professionali esistenti in ordini professionali, salvo quanto previsto alla lettera b) e ferma restando, ai sensi della legge 10 agosto 2000, n. 251, e del citato decreto del Ministro della sanità 29 marzo 2001, l'assegnazione della professione dell'assistente sanitario all'ordine della prevenzione, prevedendo l'istituzione di un ordine specifico, con albi separati per ognuna delle professioni previste dalla legge n. 251 del 2000, per ciascuna delle seguenti aree di professioni sanitarie: area delle professioni infermieristiche; area della professione ostetrica; area delle professioni della riabilitazione; area delle professioni tecnico-sanitarie; area delle professioni tecniche della prevenzione;"

Il ragionamento alla base di questa interpretazione è questo: considerando che il Governo non ha provveduto alla trasformazione della Federazione Nazionale Collegi IPASVI in Ordine degli Infermieri, non è possibile obbligare gli infermieri all'iscrizione ad un albo che non dovrebbe più esistere.

Nella legge però non esiste nessuna correlazione tra l'obbligo di iscrizione e la trasformazione in ordine. Non esistono legami obbligazionari tra l'art.2 e l'art.4.

Ovvero esistono ognuno indipendentemente dall'altro.

Già nel 2014 l’allora sottosegretario alla Salute Paolo Fadda ha spiegato che “la recente legge n.  43 del 2006,  al comma 3 dell'articolo 2, prevede l'obbligatorietà dell'iscrizione all'albo professionale per gli esercenti le professioni sanitarie, estesa anche ai pubblici dipendenti, quale requisito essenziale ed indispensabile per poter svolgere senza condizioni l'attività sanitaria sia come libero professionista sia nell'ambito del rapporto di servizio in regime di lavoratore dipendente. Pertanto permane valido, allo stato attuale, quanto previsto dalla citata legge n.  43 del 2006.  Per quanto attiene alla operatività della stessa legge n.  43 del 2006 e, di conseguenza, alla possibilità di attuazione dei principi ivi contenuti, si osserva che soltanto l'articolo 4, concernente la concessione della delega al Governo per l'istituzione degli ordini e degli albi professionali, risulta essere inapplicabile, in quanto il termine temporale per la presentazione del relativo decreto legislativo è scaduto.  I restanti articoli della legge n.  43 del 2006, e quindi anche l'articolo 1, sono vigenti”.

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali in una nota, inviata alla Federazione Ipasvi nel gennaio 2009 aveva già sottolineato che: “alla luce di quanto previsto dal dettato normativo della legge 1° febbraio 2006, n. 43, l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo professionale sancita dall’art. 2 gennaio comma 3, estesa anche ai pubblici dipendenti, è requisito essenziale ed indispensabile per poter svolgere senza condizioni l’attività sanitaria sia come libero professionista, sia nell’ambito del rapporto di servizio in regime di lavoratore dipendente”.
E ancora in tal senso si era espressa fin dal 2002 (ancor prima della legge 43/2006, quindi), la Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, affermando che “ nel vigente ordinamento l’esercizio di una professione sanitaria, quale è anche, e senza ombra di dubbio alcuno, quella dell’infermiere, presuppone l’iscrizione al rispettivo (Albo o Collegio professionale), competente per territorio; e questo sia come libera professione che come lavoro dipendente nell’ambito del Servizio sanitario nazionale (decisione C.C.E.P.S. n. 178/2001).
Il Ministero della Salute ha inoltre diffuso una nota con l'interpretazione autentica della legge.
[...omissis] si osserva che, alla luce di quanto previsto dal dettato normativo della legge 1° febbraio 2006, n.43, l'obbligatorietà dell'iscrizione all'albo in conseguenza del mancato esercizio della delega, la norma di cui all'art. 2, comma 3, estesa anche ai pubblici dipendenti, è requisito essenziale ed indispensabile per poter svolgere senza condizione l'attività sanitaria sia come libero professionista, sia nell'ambito del rapporto di servizio in regime di lavoratore dipendente.

Se torniamo poi alla nota iniziale troviamo il link ad un articolo del 2015, nel quale veniva riportata una sentenza della Cassazione a favore degli psicologi INAIL, i quali avendo l'obbligo di esclusività, hanno costretto l'ente a pagare la quota di iscrizione all'ordine. La Suprema Corte non ha sentenziato che laddove vi sia obbligo di esclusività non sussiste l'obbligo di iscrizione, ma al contrario lo ha sottolineato, modificando soltanto il soggetto destinatario dell'obbligo.


Gli ordini non esistono (speriamo per poco ancora) ma i Collegi IPASVI si.

I Collegi provinciali sono enti di diritto pubblico non economico, istituiti e regolamentati da apposite leggi (Legge 29 ottobre 1954, n. 1049, Dlcps 233/46 e Dpr 221/50).

La norma affida ai Collegi una finalità esterna e una finalità interna. La prima è la tutela del cittadino/utente che ha il diritto, sancito dalla Costituzione, di ricevere prestazioni sanitarie da personale qualificato, in possesso di uno specifico titolo abilitante, senza pendenze rilevanti con la giustizia ecc.

I Collegi quindi hanno piena titolarità di legge, essendo enti di diritto pubblico, ad essere ancora il riferimento legislativo per l'esercizio della professione. E quindi a rendere pacifico e a norma di legge l'obbligo di iscrizione agli stessi.

Inoltre, se fosse cassabile l'art 2 della legge 43/06 per il non rispetto dell'art.4, resterebbe comunque in vigore il precedente ordinamento, in questo caso il D.M. 739/94, Profilo professionale dell'Infermiere, che all'art. 1, comma 1, recita:

E' individuata la figura professionale dell'infermiere con il seguente profilo:
l'infermiere è l'operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell'iscrizione all'albo professionale è responsabile dell'assistenza generale infermieristica.

Anche questa norma, come è evidente, prevede l'obbligo di iscrizione all'albo, quindi al Collegio.


Ma chi non si iscrive cosa rischia?

Dando una rapida occhiata si trova il Dispositivo dell'art. 348 Codice Penale


Chiunque abusivamente esercita una professione (1), per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato [2229] (2), è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da centotre euro a cinquec
entosedici euro.

Lo stesso legislatore ha voluto chiarire:

Note
(1) Il requisito dell'abusività richiede che la professione sia esercitata in mancanza dei requisiti richiesti dalla legge, come ad esempio il mancato conseguimento del titolo di studio o il mancato superamento dell'esame di Stato per ottenere l'abilitazione all'esercizio della professione. Integra il reato anche la mancata iscrizione presso il corrispondente albo.

Per il Codice quindi la non iscrizione al Collegio comporta l'esercizio abusivo della professione.

 

1° NOTA FINALE

Come ogni qualvolta parliamo di una norma NON esprimiamo MAI giudizi personali.

Ci limitiamo ad analizzare e cercare di spiegare nel modo più semplice possibile le leggi.

E' poi facoltà di ogni professionista adeguarvisi o meno, cercare di rispettarle o di aggirarle. La responsabilità è personale.

2° NOTA

In riferimento ad alcune assoluzioni in materia occorre fare delle puntualizzazioni. Alcuni oggettivi, altri soggettivi.
Esistono 2 precedenti favorevoli a chi non si iscrive al Collegio. Una richiesta di archiviazione, sulla quale non è possibile per questo ottenere informazioni, ed una sentenza di assoluzione.
Su quest'ultima va soltanto rilevato il fatto che è una sentenza di primo grado, in attesa del processo di appello.
Per valutare nel complesso il fatto occorre quindi arrivare a sentenza definitiva, se verrà portata in Cassazione.
Ricordiamo inoltre che le sentenze non hanno valore giuridico.

A tale rilevazione è necessario aggiungere che la legge è interpretabile dai giudici, i quali a volte, a parere nostro, eccedono con le valutazioni fantasiose ed estensive.

A tale riguardo un piccolo esempio:
LEGGE
Art. 609-bis Codice Penale:
Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

SENTENZA
C'è violenza solo se gridi. Diponibile qui.

A tutto questo aggiungo una mia personale valutazione soggettiva.
Conoscendo i tribunali, ed il pensiero (nonchè l'ignoranza, nel senso letterale) dei giudici, la sensazione è che la valutazione di fondo, nei casi di assoluzione, sia stata più o meno questa : "si, ok, la legge è questa, ma ci vorrà mica una laurea e l'iscrizione ad un albo per lavare culi (scusate l'espressione) e dare 2 pasticche!".

Vorrei, sull'argomento, ricordarvi questa sentenza, che è una delle purtroppo troppe che ci dipingono ancora come 40 anni fa.

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Settembre 2017 07:40
 
Vaccini: quello che c'è da sapere per il ritorno a scuola PDF Stampa E-mail
Scritto da Eugenio Cortigiano   
Giovedì 07 Settembre 2017 14:53

Niente nido o materna per chi non è vaccinato, anche se i genitori pagano la multa, mentre chi vuole che il proprio figlio sia esonerato deve chiedere un certificato che attesti il pericolo dall'immunizzazione al pediatra. Una serie di circolari del ministero della Salute e del Miur fanno chiarezza sui punti dubbi della legge sull'obbligo vaccinale.

DOCUMENTI NECESSARI - Per i genitori che invece hanno fatto fare tutte le vaccinazioni obbligatorie ai propri figli per quest'anno sarà necessario portare a scuola copia del libretto di vaccinazione timbrato dalla Asl o il certificato vaccinale o un'attestazione rilasciata dalla Asl, mentre quando la riforma sarà a regime Asl e istituti scolastici dovrebbero 'parlarsi' autonomamente, scambiando le informazioni sugli iscritti.

SCADENZE - Entro il 10 settembre la documentazione va portata a nidi e materne, mentre il 31 ottobre è il termine per le altre classi della scuola dell'obbligo.

Ecco come comportarsi, cosa accade, cosa è previsto a seconda di dove si vive.

· Val d’Aosta

I genitori di bambini e ragazzi fino a 16 anni riceveranno dall’azienda sanitaria le attestazioni delle avvenute vaccinazioni da portare a scuola. Chi non è in regola verrà invece invitato a contattare la Asl di riferimento, che chiamerà la famiglia ad un incontro dove sarà spiegata l’importanza delle vaccinazioni e saranno fissati gli appuntamenti per regolarizzare la situazione

· Piemonte

La Regione ha già inviato alle famiglie di tutti i bambini non in regola delle lettere con gli appuntamenti fissati per fare i vaccini mancanti, che vanno portate a scuola. Chi li ha già tutti, invece, non riceve niente e deve limitarsi a consegnare alle scuole i documenti o l’autocertificazione utilizzando un modulo che si scarica dai siti delle Asl e della Regione. Già spedite 61mila lettere ai genitori inadempienti

· Liguria
E
Già 55mila lettere recapitate alle famiglie con figli fino a 6 anni per attestare lo “stato di adempienza vaccinale”. A quelle non in regola (circa il 10%) è stato proposto un appuntamento entro il 10 settembre. “Nessun bambino deve rimanere fuori”, dice l’assessora alla Sanità, Sonia Viale. Dopo questa fase, l’assessorato si occuperà in modo analogo dei ragazzi in età di scuola dell’obbligo

· Lombardia

La Regione ha concesso una proroga di 40 giorni per i bimbi fino a 6 anni. Dall’11 settembre, le scuole hanno 10 giorni per comunicare chi non è in regola. Ci sono poi altri 15 giorni per un incontro individuale con degli esperti. A questo punto, nell’arco di altri 15 giorni, il bambino sarà vaccinato. Se la famiglia si sottrae all’incontro con gli esperti e non lo fa vaccinare, sarà escluso da scuola

· Trentino-Alto Adige

In Trentino, i genitori scaricano i documenti sulle vaccinazioni da portare a scuola dal sito del sistema sanitario “FastTreC”. Se hanno problemi si rivolgono alla Asl. In Alto Adige, le Asl inviano alle famiglie l’elenco dei vaccini mancanti e la conferma di quelli eseguiti. Tutti i bambini hanno comunque diritto di frequenza per un anno in via transitoria per l’anno 2017-2018

· Veneto

Le Asl del Veneto hanno già iniziato a scrivere alle famiglie dei bambini e ragazzi fino a 16 anni di età, ma solo per invitarle a presentare a scuola l’autocertificazione oppure a passare a prendere i certificati vaccinali alla Asl. In pratica inviano un vademecum della legge. La Regione ha ritirato il ricorso contro la norma Lorenzin sull’obbligo vaccinale.

· Friuli Venezia Giulia

La Regione segue sostanzialmente la procedura prevista dalla legge. Una modifica riguarda l’autocertificazione, dove è inserita l’autorizzazione delle comunicazioni tra scuola e azienda sanitaria. Poi basterà telefonare alla Asl e dire che si vogliono prenotare i vaccini mancanti per essere in regola e iscriversi a scuola.
Circa 20mila bambini sono senza la l’anti morbillo, parotite, rosolia

· Emilia Romagna

Per i bimbi 0-3 anni tutto pronto perché c’è una legge regionale dal 2016. Le Asl, già in possesso degli elenchi degli iscritti, mandano lo stato vaccinale agli asili o convocano i non vaccinati. Per le materne, invece, la
Regione invia a casa lo stato vaccinale, che va portato a scuola, o fissa un appuntamento se necessario: così si evita la fase della presentazione di un’autocertificazione

· Toscana

Nei giorni scorsi in Toscana è stato siglato un accordo con l’Ufficio scolastico regionale e l’Anci in cui si prevede che gli istituti invieranno entro il 31 agosto alle aziende sanitarie i dati dei propri iscritti, e queste ultime contatteranno solo chi non è in regola. Le famiglie di chi è già vaccinato non dovranno fare nulla.

· Marche

Qui è direttamente la Regione (senza bisogno di ricevere l’elenco degli iscritti alle singole scuole) a scrivere alle famiglie di bambini e ragazzi non in regola per invitare i genitori a prenotare le vaccinazioni mancanti. Chi è già in regola, invece, può limitarsi a scaricare dal sito della Regione Marche il modulo per l’autocertificazione e consegnarlo a scuola entro le scadenze previste

· Umbria

In Umbria, sono direttamente le Asl che inviano a casa alle famiglie dei ragazzi fino a 16 anni i certificati con lo “stato di adempienza vaccinale”, che vanno portati a scuola per essere in regola con le previsioni della nuova legge. Saranno inviate 120mila missive, entro il 10 settembre quelle per i bambini fino a 6 anni e entro il 31 ottobre quelle per gli alunni della scuola dell’obbligo

· Lazio

Saranno i dirigenti scolastici tramite Pec a inviare l’elenco degli iscritti alle Asl, che comunicheranno alle scuole stesse chi è in regola con le vaccinazioni le relative certificazioni. Pronto anche un sito web dal quale scaricare l’autocertificazione necessaria solo a chi deve ancora mettersi in regola. Oggi una riunione con i dg delle Asl per risolvere le criticità, a cominciare dai tempi lunghi per le prenotazioni

· Abruzzo

Per ora in Abruzzo si segue quanto previsto dalla legge, perché l’Ufficio scolastico regionale, dopo una serie di incontri, non ha accettato la proposta di inviare alle Asl i nominativi degli iscritti in ciascuna scuola perché si potessero fare le verifiche direttamente, senza coinvolgere i genitori. Ma la decisione del garante privacy potrebbe sbloccare la situazione.

· Molise

La Regione Molise per ora non ha preso provvedimenti per semplificare, si limita a seguire le
procedure previste dalla legge. Si sta per pubblicare un vademecum per le famiglie nel quale verrà spiegato quali sono gli obblighi e i tempi previsti per la frequenza dei diversi cicli scolastici. La Cgil regionale ha chiesto alla Regione di impegnarsi a semplificare le procedure

· Campania

Le aziende sanitarie della Campania metteranno a disposizione delle scuole il database dell’anagrafe vaccinale e gli istituti potranno fare direttamente i controlli sulla situazione degli alunni. In Campania si stima che siano 90 mila gli alunni che dovranno sottoporsi alle vaccinazioni nei prossimi mesi

· Puglia

Le scuole inviano i nomi degli iscritti alla Regione Puglia, che incrocia questi dati con quelli dell’anagrafe vaccinale delle Asl e rimanda agli istituti gli elenchi dei bambini con dei codici colore: verde per chi è in regola, giallo per chi deve completare i cicli dei richiami, rosso per chi non le ha effettuate mai. Sarà la Regione a inviare alle famiglie inadempienti le lettere di sollecito

· Basilicata

La Basilicata scrive alle famiglie inadempienti invitandole a mettersi in regola, e quindi a presentarsi spontaneamente alle Asl per prenotare le vaccinazioni. Ai genitori dei bambini che invece hanno fatto tutte le iniezioni previste dalla legge, si suggerisce di compilare un modulo in cui dichiarano di essere in regola.
Devono presentarlo alla materna e al nido perché i figli siano ammessi

· Calabria

Per ora in Calabria si segue lo schema previsto dalla legge Lorenzin, ma si sta progettando un accordo con l’Ufficio scolastico regionale per avere i nomi degli alunni che frequenteranno in questo anno scolastico ciascun istituto e far lavorare le aziende sanitarie su quelli. L’idea quindi sarebbe quella di seguire quanto stanno facendo Regioni come Toscana e Sicilia

· Sicilia

Le scuole hanno avuto tempo fino al 5 settembre per inviare i loro elenchi alle Asl, che si sono attivate per le verifiche e contatteranno le famiglie dei bambini non in regola. La procedura di recupero consiste in una convocazione: solo per chi non si presenta, scatta la visita domiciliare prima delle sanzioni amministrative. Si calcola che siano i 191.136 gli under 16 non immuni e nei centri vaccinali è già ressa

· Sardegna

La Regione ha preparato le linee guida per l’applicazione della nuova legge. In Sardegna verrà promossa
l’autocertificazione da parte delle famiglie che sono in regola e entro marzo dell’anno prossimo saranno fatte le verifiche sulle dichiarazioni dei genitori. La Regione ha una copertura piuttosto alta: si stima che i bambini senza vaccini obbligatori siano circa 10mila

 

AUTOCERTIFICAZIONE - Se non si trova il libretto vaccinale si può presentare un'autocertificazione per dichiarare le vaccinazioni effettuate. Sempre entro il 10 settembre per nidi e materne, mentre il 31 ottobre è il termine per le altre classi della scuola dell'obbligo. Per chi opterà per l'autocertificazione c'è tempo poi fino al 10 marzo per portare i documenti ufficiali.

PRENOTAZIONE - Se un bambino (0-6 anni) non ha effettuato una vaccinazione obbligatoria entro il 10 settembre, può frequentare la scuola a patto che dimostri la prenotazione alla Asl. Se un figlio ha tra 6 e 16 anni e non ha effettuato uno dei vaccini potrà frequentare la scuola ma il genitore sarà contattato dalla Asl per un colloquio informativo. Qualora non si provveda verrà applicata una sanzione pecuniaria.

Contrariamente alle speranze di qualche genitore 'no vax' il semplice pagamento della multa non basterà a iscrivere ai servizi per l'infanzia il bambino, mentre per la scuola dell'obbligo l'iscrizione resta possibile.

"La sanzione estingue l'obbligo della vaccinazione - si legge in una delle circolari del ministero della Salute - ma non permette comunque la frequenza, da parte del minore, dei servizi educativi dell'infanzia, sia pubblici sia privati, non solo per l'anno di accertamento dell'inadempimento, ma anche per quelli successivi, salvo che il genitore non provveda all'adempimento dell'obbligo vaccinale".

MALATTIE GIA' CONTRATTE - Se un bambino ha già avuto una delle malattie è sufficiente che il pediatra o il medico di base lo attesti.

LIBRETTO VACCINALE - Se alcune vaccinazioni sono state effettuate privatamente, bisogna recarsi alla Asl per la convalida delle stesse sul libretto.

MALATTIA - In caso di impossibilità definitiva a vaccinare un figlio a causa di una malattia, serve l'attestazione del pediatra. Se è malato in modo temporaneo basterà presentare sempre un'attestazione del pediatra e posticipare la vaccinazione.

Per maggiori informazioni visita il sito www.salute.gov.it/vaccini o telefona al numero verde 1500.

Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Settembre 2017 14:59
 
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